Cinquant’anni di compagnia
di Don Giacomo Panizza
Ci eravamo buttati in un’avventura un po’ giovanilistica – coi miei 29 anni io ero il più vecchio del gruppo. Senza padri né maestri abbiamo condiviso pochi essenziali obiettivi e valori e ci siamo messi in gioco. Ad esempio, quando la Regione Calabria tagliava i suoi già esigui fondi destinati ai servizi socioassistenziali, anche i giovani in sedia a rotelle partecipavano alle proteste e a mettere alla berlina politici e amministratori “insensibili” ai problemi sociali.
Questi eventi mi hanno svelato un’altra Calabria, quella che sa allearsi per cambiare, anche se perderà.
Decidiamo di affrontare certe iniziative cercando alleanze con quei gruppi, partiti, sindacati, settori organizzati della società civile, confrontandoci in Italia e altrove con altri e altre, da cui abbiamo ottenuto e gradito preziosi aiuti e suggerimenti.

Cinquant’anni di compagnia, solidarietà e lotte contro l’esclusione delle persone deboli. Insieme, al tempo in cui leggevamo “Cent’anni di solitudine”, ci siamo impegnati a “fare comunità dall’emarginazione” in Calabria.
Siamo partiti così, persone e gruppi socialmente esclusi ma rappresentanti il sottile filo ideale che ha imbastito mezzo secolo della Comunità Progetto Sud.L’idea si è sballottata in tre occasioni generative durante il 1975.
Inizialmente ci siamo incontrati a un campo estivo nella Comunità di Capodarco di Fermo, successivamente in un campo vacanza e studio sulla Sila e poi, a Lamezia Terme, abbiamo autogestito un campo di lavoro e elaborato proposte
per il futuro.
Insieme, noi di Capodarco con alcuni giovani calabresi in sedia a rotelle e loro amici boys scout, nel 1976 abbiamo dato vita alla Comunità Progetto Sud.
Ne abbiamo combinate tante.
Vissuti imprevedibili ci hanno scaraventato dentro mezzo secolo di una storia della Calabria che è stata anche nostra. L’abbiamo abitata e condivisa.
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