«IL DENARO E GLI INVESTIMENTI FINANZIARI SONO IMPORTANTI QUANDO AIUTANO A SOSTENERE E A FAR EVOLVERE LE REALTÀ LOCALI»
A tu per tu con Marina Galati socia fondatrice e direttrice di Comunità Progetto Sud e punto di riferimento per la nascita e l‘evoluzione di Banca Etica
di Maria Pia Tucci
Affrontare il tema della finanza etica vuol dire chiarire i punti di contatto tra risparmio, investimento e temi dichiaratamente sociali. Dalla tutela dell’ambiente alla pace, alla responsabilità collettiva. Vuol dire interrogarsi per sapere da cosa nasce e verso chi si muovono i flussi di una finanza che non sostiene gli armamenti e che genera fiducia e reciprocità, trasparenza partecipativa, sviluppo dei contesti territoriali.
Marina Galati è direttrice della Comunità Progetto Sud. All’interno di Banca Etica ha assunto diversi ruoli: dal coordinamento della rete dei soci alla presidenza del Comitato etico, fino alla partecipazione CdA; è stata componente dei consigli di indirizzo sia della Fondazione Finanza Etica in Italia sia della Fondazione Finanza Etica spagnola.
Marina Galati, quando diciamo finanza etica: di cosa parliamo?
«Credo che il tema della finanza etica nasca da due elementi importanti. Il primo riguarda i risparmiatori, che non volevano affidare i propri soldi a banche che finanziavano armi o investimenti illeciti, ma desideravano essere consapevoli della destinazione del proprio risparmio. In altre parole: dove vanno i miei soldi? Che cosa ne fa la banca? Da qui nasce il tema della trasparenza, necessario e centrale. Banca Etica dichiara fin da subito dove vengono indirizzati i soldi raccolti e in quali investimenti vengono impiegati.
Faccio alcuni esempi: le imprese sociali, la cooperazione internazionale, i temi della pace. Sono tutti ambiti fondamentali. In modo trasparente, io ti dico che i soldi che mi consegni, perché io li gestisca, non possono essere investiti ovunque e comunque, ma devono essere destinati a progetti precisi, coerenti con la missione di Banca Etica e con quella delle nostre organizzazioni sociali: i diritti umani, la salute, l’ambiente e tutti quei temi che oggi sono fondamentali e sui quali è cresciuta una maggiore consapevolezza».
Quando nasce l’idea del risparmio etico?
«Prima della nascita di Banca Etica, anche come Comunità Progetto Sud avevamo già sperimentato, attraverso cooperative di autogestione, forme di raccolta collettiva del risparmio. Questo ci ha portato ad avvicinarci ai movimenti di autogestione, al commercio equo e solidale, ai temi della pace. Il mondo che oggi noi rappresentiamo come Comunità Progetto Sud, e che in Italia era rappresentato da molte organizzazioni diverse, ha partecipato e voluto la nascita di una banca rispondente a valori etici. Va ricordato anche un aspetto importante: allora le imprese sociali non venivano finanziate dalle altre banche e, quando accadeva, si rischiava di ottenere finanziamenti a tassi quasi usurai. Sono elementi importanti, per cui questo movimento, molto legato a quello che oggi chiamiamo Terzo settore, ha partecipato fin da subito alla nascita di una nuova banca caratterizzata dalla finanza etica».
Di che periodo parliamo?
«Parliamo di metà anni Novanta: la banca nasce nel 1999. All’inizio si pensava di poter creare una banca di credito cooperativo, ma poi, dovendo operare a livello nazionale, si è scelta la forma di banca popolare. Era quindi necessario raggiungere un capitale sociale maggiore: intorno al 1998 questo obiettivo è stato raggiunto e nel 1999, l’8 marzo, si apre il primo sportello. È una data interessante e importante, perché Banca Etica è sempre stata vicina ai temi delle donne, agli investimenti a favore dell’imprenditoria femminile, alla tutela delle donne vittime di violenza e anche alle sperimentazioni sul microcredito».
Qual è e quale è stato l’elemento fondante?
«Ho parlato del risparmio; l’altro elemento è quello degli investimenti, cioè dove investiamo come Banca Etica. Anche sul sito della banca vengono indicati in modo trasparente quali investimenti vengono fatti e dove sono destinati. Noi non investiamo in alcune attività precise: non investiamo in armi, nello sfruttamento lavorativo o in iniziative che possano danneggiare l’ambiente. Altro elemento fondante della nostra banca, di cui mi sono presa cura per molto tempo, è legato ai processi partecipativi, cioè alla partecipazione dei soci.
Banca Etica è una banca con molti soci: non ci sono pochi azionisti, siamo tutti azionisti e soci. Per noi diventa quindi una responsabilità curarne la partecipazione attiva, affinché possano contribuire a orientare il Consiglio di amministrazione, le scelte politiche e strategiche, gli investimenti e le decisioni che di volta in volta vengono assunte. Il tema dei processi partecipativi e della partecipazione è sostenuto con forza da Banca Etica ed è considerato un tratto distintivo rispetto ad altre banche. L’obiettivo è che il beneficio sia diffuso tra più soggetti, persone e imprese».
In che modo questa visione di banca di prossimità, capace di rendere partecipi coloro che decidono di affidarle il proprio risparmio, ha influenzato positivamente lo sviluppo del sociale, del Terzo settore e delle imprese femminili?
«Per molto tempo Banca Etica è stata considerata la banca del sociale, quasi identificata con l’impresa sociale, l’associazionismo e tutto il mondo del Terzo settore.
Teniamo conto che tra il 1994 e il 1998 in Italia si andava strutturando il Terzo settore e, parallelamente, nasceva Banca Etica. Si tratta di percorsi molto vicini, animati spesso dalle stesse persone. È evidente, quindi, che il tema del sociale fosse fortissimo, anche perché nessuno investiva nel sociale: era considerato privo delle garanzie richieste dal sistema bancario tradizionale e difficilmente si finanziavano le nostre imprese sociali. Penso, per esempio, alla prima struttura che abbiamo acquistato, come Comunità Progetto Sud, quella che oggi è il nostro centro di riabilitazione: l’acquisto è stato possibile proprio grazie a un finanziamento della MAG e poi della stessa banca. Negli anni questi finanziamenti si sono rafforzati, così come si è rafforzato il Terzo settore, acquisendo maggiore capacità di risparmio e di investimento».
Possiamo dire che c’è stato un filo di andata e ritorno: il Terzo settore si è rafforzato perché è nata la banca, e la banca si è rafforzata con il Terzo settore?
«Sicuramente c’è stata reciprocità: molte figure del Terzo settore erano rappresentate anche nel Consiglio di amministrazione e partecipavano attivamente allo sviluppo della banca. Dall’altra parte, attraverso gli investimenti sociali, la banca ha aiutato il Terzo settore a crescere».
Che cosa mancava nelle banche tradizionali secondo la logica della finanza etica?
«Mancavano la visione e la fiducia. La prima questione era legata al fatto che le organizzazioni del Terzo settore non avevano garanzie patrimoniali. Le banche si basavano essenzialmente su quelle garanzie per concedere finanziamenti. Banca Etica, invece, ha investito molto nella fiducia, nella bontà dei progetti e nell’impatto che questi progetti potevano avere sui contesti, sui territori e sulla tutela delle persone vulnerabili. Ci ha creduto e ha portato avanti questa visione, senza rinunciare naturalmente agli strumenti necessari per tutelare i soci e chi investiva nella banca. Un altro elemento importante riguarda l’ambiente. Oggi nel mondo bancario se ne parla molto e tutti ci sentiamo più responsabili, ma fin dagli anni ‘90 Banca Etica aveva già inserito il tema ambientale tra i suoi punti principali, mentre il Terzo settore non aveva ancora maturato pienamente questa consapevolezza. Era molto attento ai temi sociali, forse meno a quelli ambientali. Nel tempo questa sensibilità è cresciuta e credo che anche l’enciclica Laudato si’ abbia contribuito a risvegliare attenzioni e riflessioni specifiche.
Comunità Progetto Sud e Banca Etica si riconoscono nelle evoluzioni avvenute in questi anni? Siamo a cinquant’anni dalla nascita della Comunità Progetto Sud e circa a trent’anni per Banca Etica.
«Faccio un esempio: il rapporto tra sociale e ambiente. I valori fondanti: dai diritti umani al diritto al creato, erano presenti in entrambe le mission, quella di Comunità Progetto Sud e in quella di Banca Etica. Poi ci sono state evoluzioni importanti: l’attenzione non si è limitata a dare una risposta ai bisogni delle persone vulnerabili, ma si è allargata ai contesti, alla società e a ciò che oggi definiamo attenzione all’ambiente e al creato.
Banca Etica è stata ed è molto vicina alle vittime di usura. Anche questo è un tema importante e sta a cuore alla Comunità Progetto Sud, che è tra le fondatrici dell’associazione antiracket di Lamezia Terme.
«Su questo tema, una banca come Banca Etica, insieme alla Comunità Progetto Sud e alle organizzazioni che contrastano l’usura, può avere e ha avuto un ruolo importante. Anche il contrasto alle mafie, l’educazione alla legalità e la lotta all’usura sono alla base sia di Banca Etica, così come per la Comunità Progetto Sud. Penso, per esempio, ai beni confiscati: Banca Etica ha portato avanti linee di finanziamento, supporto e sostegno per le organizzazioni che hanno scelto di assumersi la responsabilità di dare nuova vita e sviluppo a beni sottratti alle mafie.
Se dovessimo indicare tre parole chiave di congiunzione tra Comunità Progetto Sud, Banca Etica e territorio, potremmo parlare di fiducia, partecipazione e sviluppo territoriale.
«Mi stai chiedendo quali siano le parole chiave che stanno al centro di Banca Etica, della Comunità Progetto Sud e dello sviluppo del territorio?»
Sì
«Una parola molto importante è relazione. Ricordo che qualche anno fa, in Banca Etica, abbiamo realizzato una ricerca sulla nuova economia: abbiamo girato l’Italia incontrando organizzazioni sociali, tra cui anche la Comunità Progetto Sud, per osservare il loro rapporto con il contesto e con il territorio. Quando in un territorio sono presenti organizzazioni sociali, esse crescono e fanno crescere altri soggetti; allo stesso tempo, anche quei territori evolvono. Per una banca come Banca Etica, e per la finanza etica in generale, sostenere e supportare progetti di organizzazioni sociali, o oggi anche di organizzazioni attente all’ambiente, significa tutelare i contesti territoriali e soprattutto farli crescere. Il denaro e gli investimenti finanziari sono importanti quando aiutano a sostenere e a far evolvere le realtà locali. Un’altra linea molto interessante portata avanti da Banca Etica riguarda il supporto alle aree interne, cioè a quei territori più svantaggiati. Non si tratta di fare linee di finanziamento generiche, ma di co-progettare insieme ai territori e, nel nostro caso, anche con i soci della banca, per comprendere quali strumenti siano più idonei e adatti a far evolvere queste realtà».