Cattivi maestri. Presentazione a Squillace il 15 settembre

Mercoledì 15 settembre 2021 ore 17.30 | Castello di Squillace (CZ)

Ingresso libero al Castello di Squillace per la presentazione di Cattivi maestri. La sfida educativa alla pedagogia mafiosa libro di Don Giacomo Panizza edito   Dehoniane Bologna, con la prefazione di Goffredo Fofi.

L’ evento si colloca nella seconda edizione della Rassegna Letteraria “Alla corte dei Borgia” diretta da Salvatore Grillone.

Dialogheranno con l’ autore Mario Vallone e Carmela Commodaro.

La discussione sarà intervallata dalla lettura di brani tratti dal libro a cura di Maria Macrì e Noemi Carello e accompagnata dalle musiche eseguite dal M° Tony Schito.

Il libro
In molti luoghi del nostro Paese la mentalità mafiosa si insinua nel modo di pensare comune. È la mentalità dei boss, delle donne di mafia e dei giovani in carriera nelle cosche, ma anche quella che si respira nelle relazioni, nelle parole e nei silenzi delle città. Piegate al raggiungimento degli scopi criminali dei clan, le regole «educative» criminali si impongono nelle comunità locali e insegnano il potere della forza, l’importanza di riprodurre modalità rigide e ripetitive di comportamenti sociali – come la riscossione del pizzo – mostrano che chi apprende, dopo essere stato messo alla prova, ottiene fiducia e fa carriera. L’educazione dei giovani criminali, allenati a collocare in secondo piano i sentimenti e l’amicizia, avviene sul campo, anche attraverso le condanne, pure feroci, di coloro che sbagliano, dimostrazioni lampanti che uno sparuto gruppo di persone riesce ad «ammaestrare» interi quartieri e intere città. Una vera e propria «pedagogia mafiosa» che si può contrastare solo con un’educazione alternativa.

RIGHT WAY. Le sfide dell’ Europa per contrastare la tratta degli esseri umani.

Il seminario on line “Donne nigeriane e processi di integrazione. Nuove chiavi di lettura in una prospettiva europea” che ha unito virtualmente l’ Italia in un confronto virtuale, ma reale, sulle azioni di contrasto alla tratta degli esseri umani ricade nel più ampio progetto europeo RIGH WAY Building integration pathways with victims of human trafficking  coordinato da Comunità Papa Giovanni XXIII, include i seguenti partners:  Associazione Farsi Prossimo (Faenza), Associazione Diakonia onlus (Vicenza), Comunità Progetto sud onlus (Lamezia Terme), Fondazione Caritas onlus dell’Arcidiocesi di Pescara – Penne, Fondazione Caritas di Senigallia onlus, Fondazione diocesana Caritas di Trieste onlus, ICMC Europe (Belgio).
Da Lamezia Terme, sede organizzatrice di questo convegno, a Trieste passando per Pescara e oltrepassando le frontiere arrivando a Berna, in Svizzera, il convegno ha fatto il punto sugli interventi, in particolare, a favore dell’ integrazione delle donne nigeriane vittime di tratta.
Un focus visto dai territori,  che ha tracciato una sintesi metodologica e di confronto tra realtà sociali che intervengono quotidianamente per individuare e arginare processi di schiavizzazione delle donne che arrivano in Italia.
Donne vittime di tratta che da noi rimangono o che altrettanto di sovente, dopo un primo periodo di accoglienza si spostano nei Paesi Comunitari.
Interventi sociali complessi che abbracciano il vissuto delle donne in accoglienza e che si sviluppano grazie al faticoso esercizio della fiducia.
Un’ indagine  che riflette anche il volto dell’ offerta e della risposta in termini di “consumo sessuale” ma anche il tema dei “Bambini invisibili” e del coinvolgimento delle mafie.
Grazie al progetto Right Way è stato possibile sostenere percorsi di integrazione per 50 beneficiarie sopravvissute alla tratta di nazionalità nigeriana.
Il 18 ottobre, Giornata Europea contro la tratta degli esseri umani,  è stata l’ occasione per diffondere l’ handbook  OPPORTUNITA’ E SFIDE: Linee guida sull’integrazione delle sopravvissute alla tratta a fini sessuali, di nazionalità nigeriana. Dal recupero all’autonomia che partendo dal punto di vista delle beneficiarie propone buone prassi operative di integrazione e inserimento lavorativo.

qui il video del Webinar

 

Webinar. Donne nigeriane e processi di integrazione

“DONNE NIGERIANE E PROCESSI DI INTEGRAZIONE. NUOVE CHIAVI DI LETTURA IN UNA PROSPETTIVA EUROPEA”

Sabato 17 ottobre dalle 10.30 alle 12.30 il webinar potrà essere seguito in diretta sulla pagina  Facebook di Comunità Progetto Sud.

Il progetto RIGHT WAY. Building integration pathways with victims of human trafficking”  è un filo che unisce il tema sociale della tratta umana, con particolare attenzione alle donne nigeriane, e tesse legami di competenza ed esperienze in diversi territori italiani ed europei.

RIGHT WAY. Building integration pathways with victims of human trafficking” finalizzato a sviluppare un percorso di integrazione olistico e duraturo per l’inclusione sociale ed economica di donne nigeriane sopravvissute alla tratta. Il progetto, coordinato da Comunità Papa Giovanni XXIII, include i seguenti partners:  Associazione Farsi Prossimo (Faenza), Associazione Diakonia onlus (Vicenza), Comunità Progetto sud onlus (Lamezia Terme), Fondazione Caritas onlus dell’Arcidiocesi di Pescara – Penne, Fondazione Caritas di Senigallia onlus, Fondazione diocesana Caritas di Trieste onlus, ICMC Europe (Belgio).

Gli interventi, che saranno coordinati dal gruppo di lavoro di Comunità Progetto Sud, vedranno la partecipazione di tutte le realtà coinvolte e,  in concomitanza alla Giornata europea contro la tratta, che si celebra ogni anno il 18 ottobre, sarà presentato e scaricabile online dai siti di tutte le organizzazioni coinvolte il manuale ” OPPORTUNITA’ E SFIDE: Linee guida sull’ integrazione delle sopravvissute alla tratta a fini sessuali, di nazionalità nigeriana. Dal recupero all’ autonomia che partendo dal punto di vista delle beneficiarie propone buone prassi operative di integrazione e inserimento lavorativo.

Facciamo nostre le raccomandazioni del Rappresentante speciale dell’OSCE e Coordinatore per la lotta alla tratta di esseri umani, Valiant Richey: «L’impatto della crisi COVID-19 sulla tratta di esseri umani è profondamente preoccupante. Le nostre raccomandazioni mirano a sostenere gli Stati partecipanti all’OSCE nella lotta alla tratta di esseri umani durante e dopo l’attuale crisi, poiché le vulnerabilità si aggraveranno nelle settimane e nei mesi a venire».

«Come organizzazioni aderenti al progetto europeo Right Way siamo consapevoli della drammatica verità di queste parole, in particolare nell’ industria della prostituzione, settore più a rischio, e nei riguardi delle sopravvissute che, pur essendone uscite, necessitano di percorsi duraturi d’inclusione lavorativa per non essere ri-vittimizzate. Ecco perché non ci siamo mai fermati, ma abbiamo continuato a stare al fianco delle sopravvissute tutti i giorni, puntando sull’ integrazione, su iniziative di formazione professionale ed eventi di sensibilizzazione anche online».

E’ possibile registrarsi online al seguente link –> Webinar: Donne nigeriane e processi di integrazione. Nuove chiavi di lettura in una prospettiva europea

Interventi:

Donne Nigeriane in Europa e Buone pratiche di Integrazione

Irene Ciambezi |Referente comunicazione dell’ambito antitratta | Associazione Papa Giovanni XXIII

Chi sono i bambini invisibili? L’esperienza della Fondazione Diocesana Caritas Trieste Onlus

Vera Pellegrino |Responsabile Casa la Madre |Fondazione diocesana Caritas Trieste onlus

Le conseguenze della separazione dei bambini dalle mamme. Esperienza di lavoro in Svizzera

Marina Frigerio|Etnopsicologa

“Opportunità e Sfide”. Linee guida sull’ integrazione delle sopravvissute alla tratta a fini sessuali, di nazionalità nigeriana. Dal recupero all’autonomia.

Maria Elena Godino | Psicologa | Comunità Progetto Sud

Modera: Marina Galati | Direttrice | Comunità Progetto Sud

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RIPARTIRE HA IL SAPORE DEL DONO

Ricordate questo episodio? https://www.comunitaprogettosud.it/news/furto-alla-comunita-progetto-sud/
Poi, in mezzo, il lookdown, ma anche la fioritura dei terreni e la produzione che non si è fermata…

Perchè la terra ha i suoi tempi… Ma anche la generosità e la vicinanza di tanti non si è mai fermata e domani 18 giugno 2020 alle 11 due imprenditori calabresi consegneranno in dono alla Comunità Progetto Sud un trattorino e un tagliaerba.  Attrezzi necessari per la lavorazione dei campi.

Era stato l’ ennesimo episodio di furto con scasso a danno della cooperativa Le Agricole ma si è rivelato un incubatore per l’ ennesimo gesto di sostegno da parte della Calabria più bella. La consegna avverrà presso i terreni della Comunità terapeutica Fandango.

UNA RETE DI CONTRASTO ALLO SFRUTTAMENTO SESSUALE E LAVORATIVO

150 milioni di dollari l’ anno è la cifra che fattura la tratta umana a scopo di sfruttamento sessuale.
Informazione, confronto, formazione e divulgazione sono stati i focus del tavolo tematico organizzato nell’ambito del protocollo di intesa “Osservazione e programmazione di interventi sui fenomeni della TRATTA di ESSERE UMANI, dello SFRUTTAMENTO SESSUALE e LAVORATIVO, dell’ACCATTONAGGIO delle persone presenti sul territorio della Provincia di Catanzaro” sottoscritto da alcuni enti gestori del progetto In.C.I.P.I.T. (Iniziativa Calabra per l’Identificazione, Protezione ed inclusione sociale delle vittime di Tratta) della Regione Calabria (finanziato dal Dipartimento delle Pari Opportunità) e dall’ASP di Catanzaro ed è promosso dall’equipe tratta-area Lamezia Terme afferente all’Organismo Immigrazione dell’ASP di Catanzaro, la Cooperativa Sociale Il Delta, l’Associazione Mago Merlino e l’Associazione Comunità Progetto Sud onlus.

 

L’evento ha coinvolto i servizi sanitari, alcune associazioni e alcuni Comuni del territorio lametino, le a Forze dell’ordine, con l’obiettivo di sistematizzare la riflessione comune sul fenomeno della tratta a scopo di sfruttamento sessuale e favorire la creazione di circuiti di rete virtuosi tra i diversi enti e organismi che operano sul territorio, al fine di creare una governance di contrasto al fenomeno.

“Tra sacro e civile il teatro cerca l’uomo” di Alessandro Zaccuri

La condivisione del monologo “Acquasantissima”, spettacolo prodotto dalla compagnia pugliese URA Teatro, diretto e interpretato da Fabrizio Pugliese, sui testi di Francesco Aiello e dello stesso Pugliese portato in scena ad Ascoli Piceno il 22 giugno, per  l´ edizione 2019  de “I Teatri del Sacro” si é snodata poi nel pubblico dibattito del venerdì 21 giugno alle 12 con ” Voci fuori scena”.  Al dialogare con il pubblico, sul tema Chiesa e ´ndrine, ma anche di protagonismo e impegno sociale in Calabria è stato chiamato a Don Giacomo Panizza.

Di seguito l´articolo apparso su Avvenire domenica 23 giugno 2019 “Tra sacro e civile il teatro cerca l’uomo”  di ALESSANDRO ZACCURI Inviato ad Ascoli Piceno

Santino non vuole andare in chiesa, Christian non dovrebbe andare al pub, Simeone e Samir non possono andare da nessuna parte e allora se ne stanno lì, nella grotta lasciata deserta dal venerabile eremita. Si raccontano storie, nel frattempo, si sfidano a vicenda con favole e apologhi, si scambiano dubbi e rivelazioni sull’Altissimo. È una caratteristica che attraversa molti degli spettacoli in cartellone ai Teatri del Sacro, questa dell’impedimento e dell’erro-
re: la realtà oppone un ostacolo, che prende spesso la forma del conflitto, e soltanto la misericordia permette di andare
oltre, di entrare in una dimensione di condivisione e di riconoscimento dell’altro che è, in definitiva, il cuore stesso dell’esperienza teatrale.
Gli spettacoli che abbiamo provato a elencare sono molto diversi tra loro per ambientazione e soluzioni drammaturgiche. C’è il viaggio all’interno della ritualità ’ndranghetista compiuto da Fabrizio Pugliese in Acquasantissima, c’è la reinvenzione corale della cronaca che Controcanto Collettivo affida alle sequenze di Settanta volte sette, c’è l’esplorazione non convenzionale di un episodio storico – l’incontro del 1219 tra san Francesco d’Assisi e il sultano al Malik al-Kamil – realizzata da Alessandro Berti in Simeone e Samir sulla scorta dell’omonimo libro di padre Ignazio De Francesco (lo pubblica Zikkaron: www.zikkaron.com).Ma la gamma dei linguaggi presenti nella manifestazione che si conclude oggi ad Ascoli Piceno è ancora più ampia, ancora più coinvolgente. Si va dal caustico cabaret di Sporco negro, rassegna di pregiudizi e luoghi comuni allestita da Kronoteatro, fino alla poetica
liturgia di Piccoli funerali cesellata da Maurizio Rippa per 369gradi. In 82 pietre il giovanissimo Simone Corso alterna con buon equilibrio comicità e realismo magico, pur rifugiandosi in una conclusione eccessivamente schematica, mentre sullo sfondo di un analogo scenario meridionale U figghiu di Saverio Tavano trasfigura in senso
mistico la misconosciuta e spesso fraintesa esortazione a sopportare pazientemente le persone moleste.

Avvenire, pag 27 del 23 giugno 2019_Alessandro Zaccuri

Per questa edizione 2019, com’è noto, il filo conduttore dei Teatri del Sacro è costituito proprio dalla meditazione sulle opere di misericordia, rappresentate
quasi nella loro interezza dai dieci spettacoli selezionati nel corso degli ultimi mesi. In alcuni casi la corrispondenza è pressoché perfetta, come accade a
in Settanta volte sette, che fin dal titolo si richiama alla difficoltà e necessità del perdono. A riceverlo dovrebbe essere appunto Christian (interpretato da Riccardo Finocchio), un ragazzo semplice fino alla  sprovvedutezza, che nel corso di una terribile serata con gli amici si rende responsabile della morte del coetaneo Luca, la cui memoria viene difesa con feroce determinazione dal fratello Gabriele (l’attore Federico Cianciaruso). Ma Christian ha a sua volta una sorella, Ilaria (impersonata da Martina Giovanetti), che con un
gesto di generosità istintiva riesce a logorare la logica inappellabile del rancore. La riconciliazione rimane una possibilità ancora da attuare, una parola rimasta in sospeso nel parlatorio del carcere. Il racconto procede
per scene di immediatezza quotidiana, in una giustapposizione di contesti umani e sociali che
rende evidente la fatica della comprensione reciproca.
Si tratta di una barriera per molti versi simile a quella che inizialmente separa il brigante musulmano Samir (Sergio Brenna) dal medico cristiano Simeone, al
quale presta il volto lo stesso Alessandro Berti. Come ricordato, sono i giorni in cui Francesco fa visita al sultano, in un tentativo di conversione ed eventualmente di martirio destinato a un apparente fallimento. Ma quel-
lo che accade a Damietta, dove la “cortesia” di al-Malik risponde all’intraprendenza del Poverello, si riverbera misteriosamente anche nella grotta all’interno della quale i due uomini passano, una volta di più, dal so-
spetto alla solidarietà, dal temersi come nemici al sostenersi nella prova. Basato su una documentazione rigorosa e sapientemente sviluppata in chiave narrativa (autorevole studioso dell’islam, padre De Francesco
è da anni impegnato in progetti educativi nel carcere bolognese della Dozza), Simeone e Samir è un altro spettacolo
che consegna allo spettatore la responsabilità del finale. Dopo il loro lungo dialogo notturno, il cristiano e il musulmano non sono più esattamente sé stessi, ciascuno dei due ha assimilato qualcosa dell’altro. La loro storia, forse, comincia adesso. Più perentorio, almeno di primo acchito, può risultare l’assunto di Acquasantissima, un monologo che nasce da un approfondito lavoro di ricerca nell’immaginario religioso della ’ndrangheta. Un esempio riuscito di teatro civile (per commentarlo è arrivato ad Ascoli don Giacomo Panizza, il sacerdote bresciano che dal 1976 coraggiosamente opera in Calabria), ma anche un’immersione nella psicologia distorta di don Salvatore, il boss che non salta una Messa e intanto in paese dispone della vita e della morte, del benessere e della rovina. Pugliese ne propone un ritratto nervoso e sofferto, nel quale l’eco della riflessione di Michel Foucault sul potere si accompagna alla denuncia delle connivenze anche ecclesiali con l’Onorata Società. «Non eravamo più niente, ed eravamo tutto» è la giaculatoria con la quale Salvatore cerca di proteggersi quando Santino, il figlioccio amatissimo e indisciplinato, si macchia di uno sgarro imperdonabile. Ed è, probabilmente, la prima preghiera autentica in una vita costellata da devozioni superstiziose e genuflessioni interessate. Nella sua purezza elementare, il rito è tutt’altro. È, nella fattispecie, la vertiginosa azione scenica di Solitudo, che la compagnia Le Sillabe ha realizzato in collaborazione con la comunità di Bose. Lungo un’ora di silenzio, dalla quale affiorano rare citazioni dagli scritti di Enzo Bianchi, Fabio Castello, Doriana Crema e Raffaella Tomellini adoperano assi di varie dimensioni per alludere simbolicamente ai momenti che scandiscono l’esperienza monastica. Fino a quando quello stesso legno, tagliato e piallato dall’uomo, non torna a essere bosco, natura, dono di Dio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

L´immagine in evidenza: itds19 Fabrizio Pugliese ph_Eugenio Spagnolo 

“È aiutando che si cresce”. La messa in Coena Domini al Dopo di noi.

Il Vescovo della Diocesi di Lamezia Terme, Mons. Luigi Cantafora, indossando i paramenti che sono stati dell´ordinazione sacerdotale di Don Giacomo Panizza e con gli arredi sacri realizzati, in ceramica smaltata molti anni fa dagli ospiti della Comunità Progetto Sud, ha celebrato il rito dell´istituzione dell´Eucarestia e della lavanda dei piedi alla casa famiglia dopo di noi.

Il salone del palazzo di Via Dei Bizantini, bene confiscato alla ´ndrangheta e assegnato alla Comunità nel 2002, è diventato così Cenacolo per il lascito del comandamento e l´esempio supremo di Gesù “come io ho amato voi“.

E nelle parole dell´Omelia di Mons. Cantafora “Solo chi vive la distruzione del peccato può vivere la resurrezione di Cristo. Solo chi si mette ai piedi del fratello può servire la Chiesa e gli altri”  il senso di celebrare con gli ospiti del servizio della casa famiglia la Messa in Coena Domini – “Questa casa aperta è una casa che significa proprio questo. Per chi ha vissuto la morte Dio ha mandato il riscatto per sperimentare la vita e la resurrezione. –  E ancora, dice il Vescovo – La vita si trova soltanto servendo l’altro. Chi lava i piedi ai fratelli è come se celebrasse l´ Eucarestia. –  E conclude  – Sappiate guardate avanti e in alto, ma anche in basso, agli altri, per essere dei  veri risorti”.

Un grazie infinito da parte di tutti noi, della Comunità Progetto Sud, al Vescovo Della diocesi di Lamezia Terme, Mons. Luigi Cantafora per aver scelto di celebrare con noi il rito del Giovedì Santo.

 

19 aprile 2019 TgR Calabria dal minuto 11,40,   Livia Blasi

19 aprile 2019 Avvenire, pag 4 Antonio Maria Mira

19 aprile 2019 LaCnews TgR, Tiziana Bagnato

19 aprile 2019 Gazzetta del Sud,  Maria Scaramuzzino

«La cena del Signore in un bene confiscato alle mafie…»

Don Panizza: «Celebrare la cena del Signore in un bene confiscato alle mafie e insieme alle persone fragili è un gesto religioso, tiene la Chiesa ai piedi dell’umanità crocifissa e interpella i popoli, le culture e i poteri: valutate voi se questo sia anche politica»!

La S. Messa in Coena Domini alla Casa famiglia Dopo di Noi della Comunità Progetto Sud 

(Via dei Bizantini, 99 Lamezia Terme -CZ-)

Giovedì 18 aprile 2019 ore 16

La Chiesa di Lamezia Terme celebra la Messa In Coena Domini nella “Casa-famiglia Dopo di noi” della Comunità Progetto Sud, giovedì 18 aprile alle ore 16.

Il palazzo di via dei Bizantini è un palazzo di quattro piani, bene confiscato alla mafia e consegnato alla Comunità Progetto Sud nel 2002. Subito diventato sportello informativo per persone con disabilità, ed in seguito sede della FISH Calabria Onlus e di altre associazioni e realtà del terzo settore è, dal 2009, luogo di accoglienza e di vita per persone sole con disabilità grave e gravissima e prive del sostegno familiare o le cui famiglie non possono prendersi cura di loro.

«Un servizio che vuole creare una quotidianità di senso e che vuole rispondere a bisogni specifici delle persone accolte, ricostruire con loro l´essere famiglia». – dice Elvira Benincasa, coordinatrice del servizio.

Ma è anche casa, dal 2011, per i minori stranieri non accompagnati della Comunità Luna Rossa. Restituito alla collettività, il bene confiscato, si è tradotto in servizi e lavoro. Oggi sono 16, tra operatori, educatori specializzati e personale ausiliario, le persone impiegate nei servizi, ci vivono 18 giovani minori non accompagnati e 6 adulti con disabilità.

Ed è il salone della casa che fu proprietà della famiglia di ´ndrangheta dei Torcasio, il luogo scelto dal Vescovo della Diocesi di Lamezia Terme Mons. Luigi Antonio Cantafora, per aprire le celebrazioni della solennità del Triduo Pasquale.

La funzione religiosa celebrata con gli “ultimi” e in un bene confiscato. Un gesto non solo religioso ma anche politico. È così?

«Il rito dell’ultima cena di Gesù coi discepoli è un gesto religioso. Si compie un rito, ma i cristiani sappiamo i suoi significati sublimi. – dice Don Giacomo Panizza, presidente della Comunità Progetto Sud – Celebriamo il dono a caro prezzo della vita di Gesù data per noi. Veneriamo un Dio che sottomette nessuno ma anzi ama e serve le sue creature. La lavanda dei piedi è un gesto che disegna la presenza attiva dei cristiani nel mondo, li colloca dove ci sono disuguaglianze, ingiustizie, primi e ultimi e indica da quale parte stare. Celebrare la cena del Signore in un bene confiscato alle mafie e insieme alle persone fragili è un gesto religioso, tiene la Chiesa ai piedi dell’umanità crocifissa e interpella i popoli, le culture e i poteri: valutate voi se questo sia anche politica»!

Qual è il messaggio recepito da chi lavora e vive a diretto contatto con i più deboli?

 «A chi svolge una lavoro sociale professionale o di volontariato, “lavare i piedi” a chi è vulnerabile rammenta che è per gli ammalati che esiste l’ospedale, per i bambini che esiste la scuola, per gli ultimi che esistono i primi… e non per mantenerli ammalati, ignoranti, ultimi. Gesù, dopo aver lavato i piedi agli apostoli disse intenzionalmente: “Vi ho dato un esempio, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi”. Il messaggio a chi lavora nel sociale non è solo di aiutare i più deboli, ma è la loro emancipazione; è quello di far strada agli ammalati, ai bambini e agli ultimi affinché essi posseggano a loro volta la dignità di “potere” aiutare e amare gli altri».

Oggi Lamezia è orfana. Politicamente frustrata. La terza città della Calabria, punto nodale, divenuta margine. Come si può indurre, se si può, a un sentimento di resurrezione, e partendo da dove e da cosa?

«I riti della Pasqua mostrano che la resurrezione di Gesù avviene prendendo la croce su di sé, impegnandosi in prima persona. L’insegnamento è che il meglio per la nostra città potrà avvenire se ci orienteremo ad assumere certi impegni, che a mio avviso dovrebbero essere sia individuali che collettivi e collaborativi. La resurrezione non è solo un sentimento, è il cammino di vita delle persone, delle famiglie e dei popoli. Lamezia Terme, città chiusa nei suoi imprescindibili nuclei vitali non crescerà mai, mentre i simboli della Pasqua sono chiari: la resurrezione passa attraverso l’impegno ad aprirsi agli altri, a perdonarsi e a collaborare per una città a dimensione umana. Che poi sia la terza o diventi la quattrocentesima città della Calabria, non importerà più».

Un segnale forte per e con una comunità fragile, che però ha anche saputo trovare nella fede, nella speranza e nella carità la forza del riscatto non solo per se stessa.

AgenSir.it

18 aprile 2019 Gazzetta del Sud 

18 aprile 2019 Il Quotidiano del Sud

ilLametino.it

corrieredellacalabria.it

Lameziaclick.com

Lameziainstrada.com

La Casa Famiglia Dopo di Noi, scelta dal Vescovo Cantafora per la celebrazione del giovedì Santo

La Chiesa di Lamezia Terme celebra la Messa In Coena Domini nella “Casa-famiglia Dopo di noi” della Comunità Progetto Sud, giovedì 18 aprile alle ore 16.

Il palazzo di via dei Bizantini, bene confiscato alla mafia, e divenuto casa di accoglienza e di vita per alcune persone vulnerabili e più sole, per i minori stranieri non accompagnati della Comunità Luna Rossa e Sportello informativo per i diritti delle persone con disabilità, sarà il luogo che apre alle solennità del Triduo Pasquale.

Un segnale forte, voluto da S.E. Mons. Luigi Cantafora, il quale ha scelto di pregare per e con questa comunità fragile, che però ha anche saputo trovare nella fede, nella speranza e nella carità la forza del riscatto non solo per se stessa.

Un gesto assoluto di consegna, di umiltà e di servizio, quello di Gesù che nel lavare i piedi agli apostoli si fa servo amando “sino alla fine”, che si tramuta in azione sociale forte per chi, vivendo la fraternità, sceglie di ravvivarla quotidianamente nel proprio essere un dono, un luogo di persone e di servizio per gli altri.

Lamezia Terme (CZ) 12 aprile 2019

foto in evidenza: Sieger Köder – La lavanda dei piedi , particolare

AgenSir.it

brochureb.u.s.4.02.2016_Pagina_1

Progetto Buone Uscite dallo Sfruttamento

Lamezia Terme 18 Febbraio 2016
B.U.S. è un progetto volto a contrastare la tratta, ai fini dello sfruttamento lavorativo e sessuale e l’accattonaggio all’interno di una strategia regionale che coinvolge i luoghi che, nel centro-nord della Calabria, sono maggiormente esposti a questi fenomeni: piana di Lamezia e litorale, piana di Sibari e litorale, area del crotonese sino a Catanzaro. Si mira a includere le vittime in percorsi di emancipazione e integrazione sociale. 
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