Un po’ di più
di Maria Pia Tucci
Un po’ di più. Suona come un impegno, una volontà, un pensiero che va oltre. Un desiderio. O forse è anche un interrogativo per il presente e il futuro.
«Un po’ di più» è stato il titolo del Laboratorio Formativo 2025 della Comunità Progetto Sud. Un luogo di pensieri e parole dove aprirsi al nuovo anno con la consapevolezza di quanto è accaduto fin qui.
Sala Sintonia, sul finire di ogni dicembre, diventa il luogo della partecipazione condivisa e anche quest’anno, come da cinquant’anni a questa parte, è andata così. Con Parole chiave e parlanti, convivialità ed elaborazione collettiva di prospettive.
Essere ed esserci, agire e pensare ha indicato don Giacomo Panizza. Con queste parole, che diventano citazioni preziose si sono avvicendate le riflessioni guidate da Chiara Carnovale, Lorena Leone, Abdellatif Sayed, Anna Bambara.

Significati profondi che hanno preso spunto dalla penna dell’enorme patrimonio che ci ha lasciato Goffredo Fofi. Una guida che continua a essere, per noi di Comunità Progetto Sud, e non solo per noi, una luce brillante. Una stella polare del pensiero critico al quale ci
ha educati con la sua presenza e anche oggi, che fisicamente non c’è più, sappiamo di essere custodi di un patrimonio da valorizzare e diffondere.

L’EDUCAZIONE È COSA PIÙ VASTA DELLA PEDAGOGIA, È DI PIÙ.
È stato il tema di apertura affrontato con Chiara Carnovale. L’educazione è una dimensione che va oltre la pedagogia e le competenze professionali: è una responsabilità che coinvolge ogni persona nella vita sociale. In un tempo attraversato da crisi profonde, educare significa assumersi un ruolo attivo e consapevole, riconoscendo che le scelte quotidiane incidono sul presente e sul futuro delle nuove generazioni.
Seguendo il pensiero di Goffredo Fofi, l’educazione è una postura fondata sulla responsabilità e sulla relazione, che si esprime nelle pratiche quotidiane e nel reciproco apprendimento tra persone e gruppi. Rafforzare una cultura educativa diffusa significa promuovere comunità corresponsabili, capaci di contrastare superficialità e conformismo e di generare visioni condivise.
LA PACE È COSA PIÙ IMPEGNATIVA DI FIRMARE UN TRATTATO. È DI PIÙ.
Con Lorena Leone siamo entrati nella delicata attualità ma con lo sguardo ampio e della responsabilità.
La pace è un processo complesso che richiede impegno continuativo e non può essere ridotto a un atto formale. Essa si costruisce nei contesti quotidiani, attraverso relazioni fondate sul riconoscimento reciproco e sulla giustizia.
Secondo Goffredo Fofi, la pace autentica non è separabile dalla responsabilità personale e collettiva.
La nonviolenza rappresenta una pratica attiva e coerente, abilitata ad affrontare i conflitti senza negarne l’esistenza e a intervenire sulle disuguaglianze che generano esclusione e violenza. Promuovere la pace significa lavorare nei e con i territori, rafforzare le relazioni e prendersi cura delle fratture sociali, riconoscendo la pace come un cammino condiviso e sempre aperto.
IL PENSIERO È COSA PIÙ UMANA DELLA CULTURA, È DI PIÙ.
Su questo ci ha guidati Abdellatif Sayed. In un contesto sociale segnato dalla rapidità e dalla semplificazione, il pensiero vivo
rappresenta una risorsa necessaria per leggere la realtà in modo consapevole. Ridurre la cultura a un consumo immediato di informazioni rischia infatti di indebolire la capacità critica e di trasformare il pensiero in mera reazione.
Il contributo di Goffredo Fofi richiama invece a un pensiero inquieto e vigile, padrone di esercitare critica e di non accettare passivamente ciò che appare dato.
In questa prospettiva, l’impazienza non è frenesia, ma tensione etica verso il cambiamento e rifiuto dell’indifferenza. Coltivare “pensiero” significa quindi promuovere forme di resistenza culturale che restituiscano valore alla riflessione, all’ascolto delle voci emarginate e alla responsabilità individuale e collettiva.
Guidati da Anna Bambara, abbiamo messo becco nel tema: LA POLITICA È PIÙ COMPLETA DI UN PARTITO, È DI PIÙ.
La politica non si esaurisce nei partiti o nelle istituzioni, ma riguarda il modo in cui ciascuna persona partecipa persuasa alla vita collettiva. Anche la rinuncia o il disinteresse costituiscono scelte che producono effetti sulla società. È quindi necessario riconoscere la dimensione politica delle scelte e delle azioni quotidiane e del modo in cui prefigurare il futuro.
Restituire senso alla politica implica esercitare responsabilità e partecipazione, attraverso il dialogo, la cura dei legami sociali e l’impegno nei contesti di prossimità. L’idea di una “cospirazione del bene” richiama una politica orientata al bene comune, capace di attivare processi di trasformazione sociale a partire dai territori e dalle relazioni.

Ecco, è con questo bagaglio che salutiamo il 2025 e ci prepariamo al 2026, anno in cui spegneremo 50 candeline. O meglio accenderemo la 51esima come fosse l’ennesima stella su cui poggiare sguardi di gentilezza sociale e profonda gratitudine, coraggio ed
esistenze di e con tutte quelle persone che sono passate da qui durante anni di vita insieme. A chi ha gettato semi, a chi è fiorito, a chi brilla in giro per questo universo infinito.