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CUTRO: 26 febbraio 2023 — 26 febbraio 2026

Tre anni fa, all’alba, il mare di Steccato di Cutro restituiva alla riva i corpi di 94 persone.

Decine di altri corpi neanche ce li restituiva.
Uomini, donne, bambini. Partiti da lontano, con il cuore pieno di futuro.
A Cutro si sono spezzati nomi, storie, sogni.
Non solo una traversata. Non solo un viaggio.
Si è spezzata la possibilità di una vita nuova.
Cutro non è solo una tragedia del mare.
È il segno di un tempo in cui attraversare un confine può diventare impossibile, un delitto.

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Di un’Europa che fatica a trovare strade comuni di accoglienza e umanità.
Di politiche che troppo spesso non riescono a trasformare la paura in responsabilità condivisa.
La strage di Cutro non è solo una data da ricordare.
È una ferita ancora aperta.
È una domanda che continua a interrogarci:
chi erano quelle persone?
Perché il mare è diventato l’unica scelta possibile?
Da questa domanda è nato il Movimento Umanità in Ricerca.
Per non lasciare che l’indignazione si spegnesse nel silenzio.
Per rimettere al centro la persona, la sua storia, la sua dignità, il suo diritto a esistere.
Perché ogni vita spezzata ci riguarda.

Oggi ricordiamo le 94 vittime, ma anche le decine di altre scomparse quella notte, e con loro le
migliaia di donne e uomini che in questi anni hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere una
riva sicura. Nomi che il mare non ha restituito, ma che esistono. E contano.
Vogliamo continuare a camminare, a costruire cultura, a generare consapevolezza.
Il mare divide le rive.
L’umanità le avvicina.

cutro foto da twitter

Naufragio di Steccato di Cutro: Comunità Progetto Sud tra le Associazioni che depositano l’esposto collettivo in Procura

Oltre 40 associazioni della società civile italiana ed europea hanno presentato un esposto collettivo alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Crotone per chiedere di fare luce sul naufragio di domenica scorsa a Steccato di Cutro, costato la vita ad almeno 72 persone, tra cui molti bambini.

“Davanti a così tanti morti e chissà quanti dispersi, è doveroso fare chiarezza” dichiarano le organizzazioni. “Vogliamo dare il nostro contributo all’accertamento dei fatti, non ci possono essere zone grigie su eventuali responsabilità nella macchina dei soccorsi”.

Le associazioni, infine, rinnovano il loro appello all’Italia e all’Europa: per ridurre drasticamente il rischio di nuove tragedie è necessario mettere in piedi al più presto un sistema di ricerca e soccorso in mare adeguato e proattivo.

Le associazioni e sigle firmatarie dell’esposto sono:

AOI – ASSOCIAZIONE ONG ITALIANE
Associazione Contro gli Abusi in Divisa (A.C.A.D.)
Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (A.S.G.I.)
Associazione Clinica Legale per i Diritti Umani
Associazione Progetto Accoglienza,
ARCI
Borderline-Europe
Casa dei Diritti Sociali
CIAC
Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos
Legambiente Nazionale
Consorzio Italiano di Solidarietà – ufficio rifugiati ONLUS (ICS)
Emergency
Fondazione Gruppo Abele
Gruppo Lavoro Rifugiati
International Justice and Human Rights Centre
Legal Team Italia
Medici Senza Frontiere
Associazione Don Vincenzo Matrangolo
Rete Comunità Solidali
Open Arms Italia
Oxfam Italia
SOS MEDITERRANEE Italia
Progetto Mem.Med – Memoria Mediterranea
Mediterranea Saving Humans
PROGETTO DIRITTI
WatchTheMed Alarm Phone
Sea-Watch
Sea Eye
RESQ – PEOPLE SAVING PEOPLE
Diritti di Frontiera – Laboratorio di Teoria e Pratica dei Diritti
Fondazione Roberto Franceschi
A Buon Diritto
Confederazione Unione Sindacale di Base
Iuventa-crew
Louise Michel
Associazione Comunità Progetto Sud
Medici del Mondo Italia
Campagna LasciateCIEntrare
Melting Pot
MoCi Cosenza
Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza
La Petite Bibliothèque