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Petali. Gennaio 2026. Le metamorfosi della vita in comune

“Harry” è la parola che ha segnato la Calabria e le isole maggiori dell’ Italia in questo mese di gennaio.

La nostra regione, come Sicilia e Sardegna, è stata sferzata da venti di Sud-Est che hanno impattato sulle coste esposte al mare Ionio e causato danni ingenti alle cose.

Un territorio fragile, il nostro, che ha subito un cambiamento dovuto a un ciclone le cui caratteristiche sono più affini alle perturbazioni meteo-marine oceaniche che non a quelle del Mare Nostrum.

Harry potrà essere d’ora in poi nominato anche come una metafora, ed è di questa figura retorica che ci serviamo per intraprendere questo viaggio con cui Petali, la nostra Newsletter, farà compagnia a noi e ai nostri lettori in questo anno 2026.

Nel 1975-76, anni in cui la Comunità Progetto Sud ha preso forma ed è nata, qualcosa è cambiato. E quel cambiamento, generato da scelte di vita e di visione, ha portato a metamorfosi personali, comunitarie e sociali.

E chi sono le persone che hanno fatto quelle scelte e perché?

Chi ha partecipato e partecipa, come e cosa vede e farà?

Le metamorfosi della vita in comune continuano, perché l’impegno nel sociale cambia insieme alla società.

Ci accompagneremo per dodici mesi a narrazioni e visioni di ieri di oggi e di domani; alle persone e alle cose; agli sguardi e ai progetti ambiziosi nel sociale della Comunità Progetto Sud. Da costruire con la Calabria.

In Petali di Gennaio 2026, Don Giacomo Panizza, Angela Regio e Giorgia Gargano ci accompagnano in questo viaggio delle Metamorfosi.

Buona lettura!

Petali è la newsletter della Comunità Progetto Sud. ed è curata da Maria Pia Tucci, giornalista e ufficio stampa di Comunità Progetto Sud

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Don Giacomo Panizza: la nostra metamorfosi della vita in comune

di Maria Pia Tucci

«Si è trattato di una rivoluzione, di un cambiamento. Di una metamorfosi».

Metamorfosi è, più di cambiamento, la parola che convince don Giacomo Panizza, Presidente e co-fondatore della Comunità Progetto Sud, per descrivere quello che tra il 1975-76 è avvenuto in Calabria, a Lamezia Terme, quando un gruppo di persone ha abbracciato l’idea di una vita in comune tra i componenti e aperta al mondo.

Persone “con disabilità e non”, il 20 ottobre 1976 si sono denominate “Comunità Progetto Sud”. «Chi ha studiato e osservato la nostra organizzazione dice che siamo un gruppo adhocratico»

Nella sua definizione adhocrazia è la forma organizzativa fondata su piccoli gruppi di lavoro che aggregano persone in possesso di competenze specialistiche diverse, dotata di un’ampia autonomia operativa e decisionale, e capace di evolvere e di adattarsi velocemente ai cambiamenti dell’ambiente esterno. (Fonte: Treccani.it)

 

Aver saputo vedere i bisogni umani e sociali come segni dei tempi e organizzare la risposta è quello che Don Giacomo traduce, rendendo quel “Ad hoc”, un agire sociale vivo e attento, disponibile a trasformarsi se necessario a riaccendere ideali e interventi efficaci. E nel Don Panizza che scava nei ricordi quando la domanda è: «Cosa è scattato nel suo cuore, mentre lei con gli altri stavate costruendo?» è lucida la risposta: «Quella volta è scattato un cambiamento, un mutamento, perché quando stavamo programmando il “che fare” in Calabria, mentre stavamo ancora a Capodarco dicevamo tra di noi: “Più che far venire nelle Marche i giovani con disabilità dalla Calabria sarebbe meglio far nascere insieme cose nuove là. Questo l’abbiamo fatto, però mancava ancora “chi” sarebbe sceso al Sud. E io, che già andavo e tornavo più volte, mi sono detto: “Ma io ho imparato a vivere dappertutto, dove si sta bene e dove si sta male, so stare con chi ama la felicità della vita propria e altrui, e so affrontare la fatica di combattere il male che fa star male perché in un posto del Nord o del Sud ci stanno i corrotti o i mafiosi. La sfida della metamorfosi era la prossima metamorfosi che avrei vissuto in Calabria».

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Quello che oggi è la Comunità Progetto Sud è quello che avevate immaginato allora?

«Quello che so bene è che quando abbiamo iniziato avevamo in mente poche ma belle cose da fare insieme e sapevamo di essere deboli, che non eravamo all’altezza del compito, ma era scattata una specie di speranza. Avevamo conosciuto l’esperienza di Capodarco, ma non del tutto perché quella comunità nel 1976 aveva già 10 anni e una sua strutturata identità. Ma tra noi era emerso un bisogno di vita nelle persone con disabilità della Calabria che non conoscevano altro se non le loro case o gli istituti o un viaggio a Lourdes».

Che cosa era, allora, tutto quell’andare e venire, quel domandarsi cosa o come fare?

«Si trattava di una rivoluzione, di un rivoluzionarsi nostro interno e esterno, di una metamorfosi. Di un cambiamento che vuol diventare seme di futuro per te e per altri. Parecchi dei giovani in sedia a rotelle calabresi non avevano frequentato le elementari. Non sapevano cosa volesse dire lavorare, si dicevano pensionati perché avevano la pensione mensile di 24 mila e cinquecento lire.

E quelli di noi senza disabilità evidenti, non precisamente volontari ma comunitari, mettevamo nella cassa comune le stesse 24.500 lire. Ecco, ci siamo spiegati insieme così, anche con i loro familiari. Le mamme in particolare mi dicevano: “Cosa ho fatto di male io per avere un figlio così?” Insomma, si trattava di insinuarsi tra mentalità che non aprono riflessioni più in profondo, lì si trattava di reinventarsi nuove visioni della vita!»

E però, parlando della vita che poteva avvenire, quella di prendersi in mano un po’ di lavoro, un po’ di politica senza fare un partito, un po’ di cultura senza scrivere libri – anche se poi i libri sono stati scritti, come anche la rivista Àlogon – il tempo si è riempito di vita, di amicizia e di amore, in piedi o in sedia a rotelle e alcuni hanno fatto famiglia.

 

Quando è avvenuta un’altra metamorfosi?

Un’altra metamorfosi l’abbiamo fatta accadere quando abbiamo scelto di avviare servizi sociali, sociosanitari e culturali. Proprio in questi servizi incontriamo “mezzo mondo”: persone provenienti, ad esempio, dall’Ecuador, dalla Nigeria, dall’Uganda, ma anche — in passato — dai territori dell’ex Jugoslavia durante la guerra, o tra i tanti migranti arrivati negli anni. Abbiamo capito che la metamorfosi non dipende solo da noi, ma anche dai nuovi bisogni che emergono, dai diritti calpestati che chiedono riconoscimento e dalle svolte che occorre inventare nel presente, insieme: con lingue, religioni e culture differenti, mettendo al centro di tutto ogni singola persona.

E adesso?

Adesso che abbiamo compiuto 50 anni, siamo ancora a scommettere di cambiare, tanto, perché i primi tempi si è dovuto crescere insieme, perché eravamo sconosciuti. Adesso invece si tratta che i tanti anni insieme hanno generato un NOI, tra di noi e aperto ad altre e altri. Siamo una comunità di comunità, una comunità di cura che si prende cura di sé stessa e anche al di fuori e al di sopra di noi. La metamorfosi umanizza quando oltre a prendersi cura di sé ci si prende cura degli altri.

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«Costruire la Pace in tempo di guerra»

di Maria Pia Tucci

A Lamezia Terme l’International Migrants Day 2025 è occasione di dialogo e informazione dalle terre che vivono i conflitti

 «Il tema è costruire la Pace in tempo di guerra. Parlare di quello che conosciamo. Di quello che è distante ma anche dei conflitti più vicini a noi. Ma la parola chiave è una speranza messa in atto, non speranza in attesa. Attendere alla Pace è una coscienza collettiva, una voglia di essere umanità di tutte le popolazioni».  Don Giacomo Panizza, testimone e attivista di azioni di Pace, si è espresso così a Lamezia Terme nel corso dell’International Migrants Day 2025.

Incontri mattutini con studenti e le studentesse del Polo Tecnico Professionale Rambaldi–De Fazio e del Liceo Scientifico Galileo Galilei e nel pomeriggio ospiti del salone della Chiesa della Pietà, introdotti dal Parroco don Emanuele Gigliotti. Appuntamenti che Comunità Progetto Sud e SAI hanno costruito in collaborazione con il Movimento Umanità in ricerca e Operazione Colomba per raccontare le “Voci in cammino, tra racconti di migrazione e speranza”.

«Speranze intese come fioritura nella piena umanità», ha sottolineato Salvatore Diodato del Movimento umanità in ricerca. «Sensibilizzare gli studenti, entrando nelle scuole ma anche con incontri aperti ai cittadini ci aiuta a rendere pubbliche le motivazioni di un movimento che si interroga sui molti perché delle migrazioni. Raccogliere le voci – dice ancora Diodato – vuol dire creare condizioni di ascolto e di accoglienza e farlo con la testimonianza di don Giacomo Panizza, di una delle attiviste di Operazione Colomba e di Bakary Dembele ha il significato profondo del cammino che stiamo percorrendo».

Confronto e dialogo sono state le azioni chiave di una giornata-evento che ha messo in relazione giovani, cittadini ed esperti di migrazioni per restituire prospettive e vissuti legati ai confini, ai percorsi migratori e alle pratiche quotidiane di pace nei territori segnati dai conflitti.

«Obiettivo sensibilizzare, non far calare l’attenzione e non far spegnere i riflettori sui territori di guerra». Sono le parole dell’attivista di Operazione Colomba che ha tenuto due incontri nelle scuole e che, nel pomeriggio ha raccontato l’importanza della presenza degli operatori di pace sui territori dove sono in atto le guerre. «Riportare la testimonianza di come e di dove agiamo come Operazione Colomba ha il valore politico di chi può agire, anche da lontano, perché consapevole di quello che accade nelle terre del conflitto. La nostra restituzione di testimonianza, – ha concluso l’attivista – in contesti pubblici, con i giovani, con i cittadini, porta con sé questo grande valore».

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Su Parola di Vita l’editoriale di Don Giacomo Panizza

La povertà della fede, un appello alla Chiesa e al mondo

Don Giacomo Panizza ci porta la sua riflessione sulla complessità del concetto di “povertà” nella Bibbia.
Distinguere tra la povertà oppressiva e quella liberante, assume l’importanza di una ricchezza che non si traduce in egoismo, ma in solidarietà e rispetto per il prossimo e per la creazione.

Don Panizza Cita Papa Leone XIV e Papa Francesco e richiama alla necessità di affrontare le cause strutturali della povertà, invitando la Chiesa e le istituzioni a impegnarsi in un’azione concertata per correggere i sistemi che generano povertà. Un invito che arriva in occasione della IX Giornata mondiale dei poveri. Un’ azione che richiama al pensiero coerente di ogni cristiano.

Qui l’editoriale su Parola di Vita

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Progetto CASA | Conferenza stampa | sabato 11 ottobre ore 11

Sala Sintonia di Comunità Progetto Sud | Lamezia Terme (Via Reillo 5)

Presentato il progetto “La Calabria che accoglie” del Forum regionale associazioni familiari e centro comunitario Agape per rilanciare affido e adozione.

Anche la Calabria, assieme alle altre regioni, è stata coinvolta nel progetto nazionale CASA promosso dal Forum nazionale delle associazioni familiari e sostenuto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Iniziativa   che si propone di   promuovere la cultura dell’accoglienza dei minori e la solidarietà familiare   divulgando e intensificando le esperienze di apertura all’affido e all’adozione nazionale e internazionale. Nella conferenza stampa di presentazione coordinata dalla giornalista Maria Pia Tucci, Claudio Venditti referente regionale del Forum delle associazioni familiari e Mario Nasone del centro Comunitarie Agape  tenutasi alla Comunità progetto Sud hanno ricordato come la Calabria ha già una importante tradizione di accoglienza testimoniata sia in occasione degli sbarchi dei migranti, sia  dalle tantissime famiglie calabresi  che in questi anni hanno avviato esperienze di affido e di adozione.  Un capitale umano e sociale che rappresenta una risorsa per potere dare delle risposte ai tanti minori italiani e stranieri che vivono le diverse forme di abbandono. In un momento storico che registra un calo a livello nazionale e regionale delle disponibilità all’ affido ed all’adozione con questa iniziativa si cercherà di invertire il trend negativo, mettendo al centro il valore della persona umana attraverso il coinvolgimento di reti di associazioni e di volontariato e soprattutto delle istituzioni come gli enti locali e i Tribunali per i minorenni che sono chiamati a favorire e sostenere le famiglie o i singoli disponibili. Per questo fondamentale sarà. Il dialogo che verrà attivato tra istituzioni, servizi e famiglie che può innescare processo che può capace di evidenziare gli aspetti generativi dell’accoglienza dei minori.

L’assistente sociale Alice Pizzi del Centro Agape e referente del progetto ha illustrato le diverse fasi del progetto, le esigenze e i bisogni di accoglienza e di sostegno, le azioni di sensibilizzazione, di formazione e di sostegno diretto alle famiglie che si coinvolgeranno con iniziative diversificate a seconda dei percorsi specifici di preparazione all’affido ed all’adozione.

La presidente dell’ordine regionale degli assistenti sociali, Sonia Bruzzese, ha ricordato il ruolo fondamentale degli ambiti territoriali sul tema dell’affido e dell’azione e dato la disponibilità a collaborare alla realizzazione del progetto.

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Don Giacomo Panizza che ha ospitato l’evento ha affermato che Ci vogliono famiglie motivate all’accoglienza, con bambini che saranno esigenti con te. bambini che hanno già avuto abbandoni. la preparazione all’affido è qualcosa di grandi sentimenti e di grande capacità di ascolto

Dopo la testimonianza di alcune famiglie affidatarie che hanno confermato la valenza affettiva ed educativa che hanno per i minori i percorsi di crescita in una famiglia e con adulti significativi ha concluso l’incontro Adriano Bordignon il presidente nazionale, in merito alla riforma Cartabia ha affermato  che è positivo che si sia scelta una strada che non smantella i Tribunali per i minorenni ma valorizza ciò che funziona, a partire dal contributo fondamentale dei giudici onorari. Tuttavia, non possiamo ignorare le criticità ancora aperte: la carenza di organico, l’assenza di protocolli chiari per gli allontanamenti, la paralisi dell’attività ordinaria, il rischio concreto che, senza risorse adeguate, l’urgenza travolga il resto. I minori non possono pagare il prezzo di riforme a costo zero o di scelte legislative affrettate. Decidere della vita di un bambino significa esercitare un potere altissimo che va bilanciato dà garanzie forti e da strumenti idonei. “Come associazioni incontriamo quotidianamente famiglie fragili e famiglie accoglienti, con loro ci sono bambini, bambine, ragazzi e ragazze che hanno bisogno di un sistema che rispetti i tempi dei loro percorsi personali.

Per dare informazioni e consulenza alle famiglie ed ai singoli interessati su affido ed adozione è operativo uno sportello a cura del centro comunitario Agape, tel. 0965/894706, e-mail segr.agape@gmail.com, sito www.centrocomunitarioagape.it

Il progetto nazionale “CASA”, di interesse e diffusione nazionale, mette al centro la promozione dell’affido e dell’adozione nazionale e internazionale. È promosso dal Forum Nazionale delle associazioni familiari (Ente capofila) con il sostegno del Ministero del lavoro e delle Politiche sociali. In Calabria sarà realizzato dal Centro Comunitario Agape e dal Forum Regionale delle associazioni familiari e avrà come tema “La Calabria che accoglie”.
Alla conferenza stampa erano presenti: Adriano Bordigon, Presidente nazionale delle associazioni familiari; Claudio Venditti, Presidente del Forum Regionale Associazioni familiari; Mario Nasone, Presidente del Centro Comunitario Agape; Alice Pizzi, Assistente sociale, Referente “Progetto CASA”, don Giacomo Panizza, Presidente Comunità Progetto Sud, Sonia Bruzzese, Presidente Ordine Regionale assistenti Sociali e alcune famiglie affidatarie che hanno portato la loro testimonianza.
TgRRai Calabria 

Lametino.it

Giornale Radio Sociale

LaCNews

Corriere della Calabria

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Sapri (SA), a don Giacomo Panizza il Premio Don Giovanni Iantorno

Il Premio Don Giovanni Iantorno, giunto alla sua XIV edizione, è stato conferito a Giacomo Panizza, fondatore della Comunità Progetto Sud di Lamezia Terme. Il riconoscimento, che celebra l’impegno instancabile nella partecipazione sociale e nella promozione dei diritti, è stato conferito durante una cerimonia emozionante il 28 luglio, nella splendida cornice della Villa Comunale di Sapri, alla presenza di autorità locali e appassionati del mondo culturale.

Questo premio, dedicato alla memoria di Don Giovanni Iantorno, un faro di speranza e solidarietà nel Golfo di Policastro, assume un significato ancor più profondo in un momento di dolore per la comunità, colpita dalla chiusura del punto nascita dell’ospedale di Sapri. Don Giovanni, nel 1979, si fece portavoce di una storica mobilitazione per la difesa dell’ospedale dell’Immacolata, diventando un simbolo di resistenza e amore per la propria terra.

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Il Premio nasce con l’intento di valorizzare figure che si sono distinte per l’impegno etico, sociale e culturale, come anche Don Giacomo Panizza, trasferitosi dalla Lombardia in Calabria, negli anni Settanta dove nel 1976 ha avviato la Comunità Progetto Sud insieme a giovani con disabilità e il volontariato. Diventata un “gruppo di gruppi“, la Comunità genera processi di democrazia partecipativa attraverso politiche innovative, realizza servizi sociosanitari ed educativi e promuove culture e pratiche intorno ai temi dell’ecologia integrale. La sua azione ha assunto una forte valenza civile e politica nel 2002, quando Panizza ha deciso di insediare una sede della comunità in un bene confiscato alla ’ndrangheta, diventando bersaglio di minacce e intimidazioni.

Alla cerimonia, il sindaco di Sapri Antonio Gentile ha ricordato, con parole toccanti: «Questo riconoscimento rappresenta la nostra storia. Abbiamo il dovere di ricordare chi ha fatto del bene alla nostra terra». Ha poi celebrato l’intitolazione della scuola Primaria Santa Croce a Don Iantorno, un segnale forte per i giovani, affinché non dimentichino mai le figure esemplari che hanno segnato il cammino della comunità.

Don Giacomo Panizza ha condiviso la sua connessione profonda con Don Giovanni: «Mi ha colpito molto la sua storia. Siamo simili: ciò che si legge nei Vangeli lui l’ha praticato, scegliendo di stare con chi aveva bisogno. È bello scoprire che una simile testimonianza appartenga alla storia del nostro Sud».

La serata, condotta dalla giornalista Maria Emilia Cobucci, è stata arricchita dalle note evocative del gruppo Better Call 2et Soul, che ha accompagnato tutti i presenti in un viaggio di emozioni e riflessioni profonde. In questo modo, il premio ha celebrato non solo l’impegno di Don Panizza, ma anche la forza di una comunità unita e resiliente.

Ansa

Giornale del Cilento

Calabria7

Italia2News

Foto: ufficio stampa Premio Iantorno

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Inaugurazione dei GOEL Biodiversi Labs di Pianopoli: un nuovo passo verso la valorizzazione della biodiversità calabrese

Pianopoli, 13 marzo 2025 – Un altro tassello si aggiunge al cluster “GOEL Biodiversi”: si è tenuto oggi l’evento di inaugurazione dei GOEL Biodiversi Labs di Pianopoli, con un nuovo e moderno impianto di essiccazione e di disidratazione di materia prima vegetale.
L’inaugurazione ha visto la partecipazione delle principali istituzioni locali e dei partner del progetto, impegnati a promuovere lo sviluppo sostenibile e l’innovazione agricola in Calabria.

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I GOEL Biodiversi Labs di Pianopoli sono un impianto all’avanguardia che utilizza processi innovativi, sostenibili ed ecocompatibili per l’essiccazione e la disidratazione di materia prima vegetale che attinge alla straordinaria biodiversità calabrese. L’impianto può produrre anche infusi, tisane, liofilizzati e frutta disidratata.

Il cluster “GOEL Biodiversi” è stato promosso da GOEL – Gruppo Cooperativo e Associazione Comunità Progetto Sud ETS. Si tratta di un sistema integrato, costituito da aziende agricole, stabilimenti di trasformazione e un centro di ricerca – il B.R.I.C.K. – orientato alla valorizzazione delle produzioni vegetali non solo come alimenti freschi o conservati, ma anche come principi attivi farmaceutici, cosmetici e nutraceutici. Un “cluster” capace di valorizzare la biodiversità botanica, sperimentando l’utilizzo agricolo di nuove specie che la grande “tavolozza microclimatica” della Calabria consentirà di implementare.

Alla realizzazione del laboratorio di Pianopoli, oltre Comunità Progetto Sud e GOEL, hanno contribuito anche Fondazione CON IL SUD, ENEL Cuore ONLUS e il PSR della Regione Calabria.
Vincenzo Linarello, Presidente di GOEL – Gruppo Cooperativo, ha evidenziato come il progetto rappresenti una vera e propria sfida per il futuro dell’agricoltura in Calabria: “La Calabria si distingue in Europa per l’eccezionale diversificazione microclimatica e la straordinaria biodiversità, che può e deve diventare un vantaggio competitivo in agricoltura. Con GOEL Biodiversi vogliamo provare a farlo, e questo stabilimento di essiccazione è un tassello fondamentale della filiera integrata”.

Giacomo Panizza, Presidente di Comunità Progetto Sud, ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa: “Comunità Progetto Sud insieme a GOEL ha promosso la nascita del cluster di GOEL Biodiversi. In particolare abbiamo contribuito all’avvio dell’impianto: con un mutuo bancario abbiamo acquistato i due capannoni e li abbiamo messi gratuitamente a disposizione dell’impresa sociale che gestisce l’impianto. Siamo ancora e sempre al fianco di giovani che scommettono sul lavoro produttivo. Qui abbiamo messo in rete una produzione innovativa di materie prime vegetali che nascono in Calabria. Siamo abituati a consumare alimenti che arrivano da fuori regione e da fuori Italia, ma è ora di produrre qui, più e meglio, cibi e principi attivi da vendere dappertutto. In questo impianto, – conclude Panizza – grazie a professionalità specializzate, essicchiamo frutti, verdure e altre materie prime biologiche, di lunga conservazione, e anche da utilizzare per il beauty e il benessere della persona”.

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Stefano Consiglio, Presidente della Fondazione CON IL SUD, ha sottolineato l’importanza delle ricadute sociali di progetti di questo tipo: “ Oggi è una giornata importante. Si inaugura un sito produttivo che offre speranza, per dare occasioni di lavoro, per investire sulle ricchezze del sud e contribuire alla sfida del nostro prossimo triennio, rappresentata dalla rigenerazione demografica. Questa deve basarsi su accoglienza, restanza e possibilità di far tornare al Sud chi è dovuto andare via.“

Filippo Rodriguez, Consigliere Delegato di Enel Cuore, ha sottolineato che: “Enel Cuore sostiene GOEL – Gruppo Cooperativo e Comunità Progetto Sud e i loro progetti in Calabria, perché crede fermamente nell’inclusione lavorativa e nell’impegno di chi restituisce dignità e valore alle persone e ai territori in condizioni di fragilità. Per questo oggi inauguriamo l’impianto di essicazione di Pianopoli  che fa parte del progetto Biodiversi, un’idea innovativa che valorizza la biodiversità, favorisce l’inclusione sociale , sostiene territori e comunità. Anche questo laboratorio è un’impresa sociale che inserisce al lavoro persone svantaggiate”.

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Il dono e la città. Don Giacomo Panizza presenta il suo ultimo libro a Catanzaro

Martedì 19 novembre 2024 | ore 18 | Sala Concerti | Palazzo del Comune  | Catanzaro

Dialogano con don Giacomo Panizza:

Nicola Fiorita, Sindaco di Catanzaro

Nunzio Belcaro, Assessore alle politiche sociali di Catanzaro

Isolina Mantelli, Centro Calabrese di solidarietà

Maria Pia Tucci, Giornalista

Sono previsti interventi dal pubblico e firma copia a margine della presentazione

Le associazioni di volontari non sono destinate a mettere cerotti improvvisati a pubbliche amministrazioni incuranti del welfare e dei diritti di chi ha più bisogno. I corpi intermedi della società non si aggregano per arginare le distrazioni o le malefatte della politica e del mercato. E costituiscono luoghi privilegiati non quando distribuiscono doni consolatori, ma se accompagnano le persone a mettere in moto la solidarietà, la condivisione e l’accoglienza, e quando generano e rigenerano fiducia negli abitanti di un territorio. Dal libro il dono e la città. Sul futuro del volontariato

Il libro, edito da Bibliotheka, uscito lo scorso aprile, è un’occasione per tracciare la storia della nascita del volontariato in Italia, le persone e i protagonisti una svolta sociale che hanno segnato e segnano, ancora oggi in molti territori, “un cerotto” alla mancanza di un welfare pubblico che sia capace di leggere bisogni e attuare azioni politico-sociali.

L’appuntamento di Catanzaro, il prossimo 19 novembre, mette intorno al tavolo il Sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita e l’Assessore alle Politche sociali, Nunzio Belcaro, Isolina Mantelli, Presidente del Centro Calabrese di solidarietà e Maria Pia Tucci, giornalista e ufficio stampa di Comunità Progetto Sud Ente presieduto da don Giacomo Panizza, che  dialogherà con tutti loro e con l’assemblea degli intervenuti che potranno intervenire con domande.

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Buon 2024. Il messaggio di Don Giacomo Panizza

Il Natale ci ha invitato a rinascere, e il nuovo anno ci sollecita a far ripartire la Calabria in maniera eccezionale, finalmente capace di dar vita a diritti e doveri adeguati al 2024.

In questo anno, “quel sociale” che si prende cura di bambini e anziani, di persone con disabilità e famiglie in difficoltà, ha fatto un piccolo passo in avanti insieme alla Regione Calabria la quale ne esce con regolamenti più determinanti, seppur bisognosi di superare un welfare ancora problematico, con servizi disallineati tra comuni, regione, Italia e Europa.

Per il 2024 auguro alla nostra Calabria di veder maturare al meglio i suoi 2 mondi essenziali che sono la società e le istituzioni. Recentemente ci siamo confrontati sul tema “Calabria: il sociale senza società”, dov’è emerso che qui anche “la politica è senza società”.

Auguro al Terzo Settore di far nascere nuovi servizi sociosanitari organizzati e operativi per una società più unita; che si apra a far crescere i diritti e i doveri sociali, e a lottare contro le disuguaglianze e le corruzioni.

Auguro alle Istituzioni la fierezza di governare assumendo un disegno politico chiaro e lungimirante; e a mettere ordine al nostro territorio disorganico (con 32 Ambiti territoriali sociali, 21 distretti sanitari, 5 ASP, altri settori coi Centri per l’impiego, ulteriori geografie per i Piani di dimensionamento scolastico e altro ancora per il lavoro…). Insomma, è tempo di superare gli ostacoli frapposti da troppe cose scompaginate ma mai rimosse da nessun governo locale!

Auguro che Istituzioni e Società possano collaborare di più e meglio a disegnare una regione con servizi utili alle persone, alle famiglie e ai gruppi fragili nelle città e dappertutto nelle zone interne.

Auguro un impegno comune per una Calabria al passo con l’Italia e mai più ultima della fila. Il 2024 potremmo regalarci una regione più desiderosa di prendersi cura di sé e degli altri.

Don Giacono Panizza alla TGR Calabria 29.12.2023

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Don Giacomo Panizza all’inaugurazione dell’ anno giudiziario 2023 in Corte d’Appello a Catanzaro

Una mattinata istituzionale, tornata dopo due anni, nella sede del capoluogo calabrese.

WhatsApp Image 2023-01-28 at 13.37.19 (2)La cerimonia è stata presieduta dal Presidente Vicario della Corte di Appello, Dott.ssa Gabriela Reillo, che ha dato l’incipit ai lavori,  rendicontando l’attività del distretto e analizzando la produzione giurisprudenziale, civile e penale dei sette Tribunali circondariali.

A seguire i Rappresentanti degli Organi Istituzionali (Rappresentante del CSM e rappresentante del Ministro della Giustizia), poi il Procuratore Generale ed infine i Rappresentanti dell’Avvocatura.
Tra i rappresentanti dell’Avvocatura prenderà per primo la parola il Presidente dell’Ordine Distrettuale degli Avvocati di Catanzaro, Avv. Antonello Talerico e successivamente il Presidente della Camera Penale di Catanzaro, Avv. Valerio Murgano.

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Due proposte per la giustizia sociale in Calabria 

“Il mio pensiero è di esprimere due semplici domande sulla giustizia, provenienti da persone desiderose di
vivere una “normale” cittadinanza”. – Da questo incipit, il discorso di Don Giacomo Panizza si snoda tra le domande che diventano riflessioni e proposte.

Una giustizia per il diritto di avere doveri

«La prima richiesta viene dalle persone in difficoltà che premono per ottenere risposte in base a leggi esistenti, che però vengono intralciate da più parti. Sono persone fragili che trovano difficoltà a fruire dei loro diritti essenziali, tra cui ottenere assistenza, educazione, formazione, trasporto, riabilitazione, socializzazione…
Penso agli oltre 23 mila bambini e bambine calcolati in Calabria che presentano difficoltà di apprendimento, di lettura e di espressione. Si tratta di diritti che sono mediati nella loro esecuzione. Dove Enti e Istituzioni non implementano modalità e procedure atte a soddisfare questi diritti… Cosa fa la Giustizia in Calabria?

Penso alla sanità e all’assistenza sociale dove molti diritti non sono diretti ma mediati da interventi, professionisti, attrezzature, organizzazione e altro. Così le scuole di ogni ordine e grado.
Penso alle dipendenze da varie droghe, all’azzardo scambiato per gioco ma compulsivo al punto da venirne coinvolti e sottomessi, in una Regione che non ha recepito tutti i servizi previsti, ad esempio per la doppia diagnosi, le comunità con mamme e bambini, e altri.
Penso al disagio psichiatrico, specie a quando diventa ingestibile dalla persona stessa e dai familiari che si scoprono con pochi aiuti pur avendone diritto sulla carta, ma non sono previsti idonei servizi territoriali intermedi.
Penso alle persone con disabilità o anziane non autosufficienti a vestirsi, lavarsi, passeggiare, e in
solitudine crescente.
Penso soprattutto ai diritti che la Regione Calabria non recepisce nelle sue leggi sociali, non finanzia e nemmeno prevede.

L’esperienza di chi si prende cura di simili situazioni segnala la necessità che la giustizia in generale operi al meglio per la fruizione di questi diritti “imperfetti”, o “condizionati” perché chiamano in gioco leggi, finanziamenti, precise modalità e strumenti, insieme a delle responsabilità istituzionali, sociali, professionali, individuali, e perfino il soggetto fruitore.

Trascurare ciò, fragilizza ulteriormente le persone deboli, e la Sicurezza Pubblica interviene sempre quando il danno è già fatto. Sarà possibile agire prima? Ci si augura che alcune delle sentenze emesse proprio in Calabria pochi mesi fa, possano invertire la rotta.
Infatti, è indispensabile che la Giustizia intervenga per correggere i ritardi e le inefficienze delle Pubbliche Amministrazioni per rendere effettivi quei diritti che rischiano di essere solo diritti sulla carta.

Per questo, per rilanciare il diritto di vivere appieno che spetta a tutte le persone in quanto tali, necessita tirare in ballo anche la Sicurezza Sociale che è precipuamente chiamata a operare in modo che poteri, enti e Istituzioni accompagnino le persone fragili a vivere una vita degna, a fruire dei propri diritti compresa la gratificazione di poter esercitare i propri doveri.

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Una giustizia credibile e partecipata

La seconda proposta viene da associazioni che esprimono la loro cittadinanza in Calabria utilizzando i beni confiscati alle organizzazioni mafiose per fini di solidarietà.
In 134 comuni calabresi, i beni confiscati si traducono in 227 aziende operative mentre 326 sono ferme. Ci sono anche 3.119 beni immobili destinati e altri 1.931 fermi.
L’ultima relazione al Parlamento della DIA ha valutato in 35 miliardi di Euro i 24.693 immobili in Italia che sono in attesa di destinazione. Che fare di tanti immobili così immobilizzati?

Le associazioni di cui parlo sono aggregazioni a motivazione ideale, ambiscono portare la giustizia in una più alta dignità civile, culturale e politica. Sono persuase che i cosiddetti beni tolti ai mafiosi fanno male se li si lascia vuoti e nell’incuria. Domandano fin dove e se sia o no reato lasciarli in uno stato di degrado.


Esse tuttavia si impegnano a corresponsabilizzarsi per unire al meglio paese legale e paese reale. Scongiurano di fare come quei tanti occhi orecchi e bocche che sono rimasti ciechi sordi e muti nei 30 anni di latitanza di Matteo Messina Denaro, perché non vogliono snaturare sé stessi né sottomettersi a qualsivoglia sistema illegale delittuoso. La proposta è la scommessa di impegnarsi per un migliore utilizzo dei beni confiscati, intrecciando differenti soggetti quali lo Stato e le varie Istituzioni, il profit e il non profit, cultura e socialità. Parecchi non sono altro che beni comuni da poter fruire in comune e che si possono trasformare in volano di economia civile.


Sul territorio di ogni comunità, un bene confiscato parla da sé, dice di cittadinanza o di indifferenza, di libertà o di sottomissione, a seconda di come un popolo gli si rapporta. E la credibilità democratica di ogni comunità umana e politica passa anche da qui.».