«Comunità aperte vuol dire territori che crescono». Stefano Consiglio, Presidente della Fondazione con il Sud

di Maria Pia Tucci

 Stefano Consiglio è Economista e Professore di Organizzazione aziendale alla Università Federico II di Napoli. Dal 2023 è Presidente di Fondazione con il Sud, Ente non profit privato nato nel 2006 dall’alleanza tra le fondazioni di origine bancaria e il mondo del Terzo Settore e del volontariato, per promuovere l’infrastrutturazione sociale del Mezzogiorno, cioè percorsi di coesione sociale e buone pratiche di rete per favorire lo sviluppo del Sud.

La Comunità Progetto Sud è stata sostenuta, negli anni, nell’avviare progettualità sociali e culturali, dalla Fondazione con il Sud e ancora oggi sono attive azioni e progettualità condivise.

Presidente Consiglio, qual è il ruolo della Fondazione con il Sud nei territori del Mezzogiorno?
La Fondazione con il Sud nasce con un obiettivo molto chiaro: stare al fianco di chi, nei territori del Sud Italia, prova concretamente a migliorare le cose. Noi crediamo profondamente che le comunità debbano essere affidate alle comunità stesse, in particolare a quelle realtà del Terzo Settore che operano ogni giorno sul campo. Il nostro lavoro non è sostituirci a chi vive e conosce i territori, ma sostenere, accompagnare, rafforzare quelle esperienze che lavorano nelle comunità e per le comunità.

In questo senso, una delle realtà più significative è sicuramente Comunità Progetto Sud, attiva in Calabria e in particolare nel territorio di Lamezia Terme. È un esempio importante, una testimonianza concreta del fatto che anche in contesti complessi, spesso raccontati solo per le loro difficoltà, esistono enormi opportunità e straordinarie energie positive.

2023 Stefano Consiglio visita il Centro autismo
2023_Stefano Consiglio visita il Centro autismo

Come è nato l’incontro tra la Fondazione e Progetto Sud?
È un incontro che risale a molti anni fa. Come accade per tutte le esperienze più solide, non è stato un episodio isolato, ma l’avvio di un percorso costruito nel tempo. Progetto Sud ha una caratteristica che noi riteniamo fondamentale: la capacità di intercettare sia le problematicità sia le opportunità del territorio. Non si limita a registrare i bisogni, ma li trasforma in occasioni di crescita collettiva.

C’è un aspetto che considero decisivo: l’approccio aperto. Troppe comunità rischiano di chiudersi, di ripiegarsi su sé stesse, di voler fare tutto esclusivamente con risorse interne. Questo è il modo peggiore per crescere. Una comunità deve certamente valorizzare ciò che possiede al proprio interno, ma deve anche sapersi aprire all’esterno, al diverso, a nuove competenze, a nuove persone, a nuove possibilità. Progetto Sud ha sempre dimostrato questa capacità di apertura, e anche grazie al nostro supporto è riuscita a realizzare interventi molto importanti sul territorio.

Qual è l’insegnamento più importante che esperienze come Progetto Sud offrono ai territori del Sud?
L’esperienza di Progetto Sud è una delle esperienze di riferimento per la nostra Fondazione. In questi anni abbiamo sostenuto oltre settemila realtà: alcune più strutturate, altre più piccole, ma tutte dimostrano che si può agire sui territori in maniera continuativa e incisiva.

C’è una frase che riassume bene questo spirito: nessuno da solo può fare niente. È necessario mettersi insieme, costruire alleanze, superare diffidenze. Si possono fare cose positive, si possono risolvere problemi complessi, ma occorre un lavoro collettivo e una visione condivisa. E soprattutto bisogna imparare a guardare alle fragilità non solo come limiti, ma come risorse da cui partire per costruire percorsi nuovi.

Qual è, secondo lei, l’elemento cruciale per lo sviluppo delle comunità?
La parola chiave è fiducia. Costruire fiducia all’interno delle comunità è l’obiettivo principale. Senza fiducia non c’è cooperazione, non c’è progettualità, non c’è futuro. Per questo la Fondazione sceglie consapevolmente di stare sempre un passo indietro. Non vogliamo essere protagonisti, ma facilitatori. Possiamo agire solo se sui territori esistono presìdi solidi, interlocutori credibili, organizzazioni capaci di dialogare con le famiglie, con le istituzioni, con il mondo economico e sociale. Presìdi come Progetto Sud erano importanti prima, oggi sono diventati indispensabili. In un tempo segnato da incertezze e fragilità crescenti, avere punti di riferimento affidabili significa dare stabilità e prospettiva alle comunità. Ed è proprio su questa alleanza tra Fondazione e realtà territoriali che si gioca la possibilità di costruire un Sud più coeso, più giusto e più capace di valorizzare le proprie energie migliori.

Quest’anno Comunità Progetto Sud compie 50 anni. Qual è il messaggio che la Fondazione desidera rivolgere in questa occasione?
Quando si raggiunge un traguardo come questo, la prima cosa da fare è fare i complimenti. Cinquant’anni sono un percorso lungo, impegnativo, che richiede visione, perseveranza e capacità di lavorare insieme. Noi, come Fondazione, compiamo 20 anni: siamo più “giovani”, ma in questi vent’anni siamo fieri di aver potuto dare una mano, di aver accompagnato questo cammino.

Il mio pensiero va a Don Giacomo Panizza, ma soprattutto a tutto il gruppo. Perché nessuno, da solo, può fare nulla. Le organizzazioni solide nascono e crescono grazie a comunità di persone che condividono valori, responsabilità e obiettivi. Il mio è quindi un augurio collettivo, a nome di tutta la Fondazione con il Sud e anche dell’impresa sociale “Con i Bambini”, per il lavoro fatto finora e per quello che verrà.

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