Il Centro Legale Comunità Progetto Sud: dieci anni di diritti e tutela
Fabio Saliceti è consulente legale abilitato all’esercizio della professione forense e responsabile dell’area advocacy della Comunità Progetto Sud, nella quale ricade il Centro di ricerca e tutela legale per i diritti dei migranti e dei lavoratori. In questa intervista traccia il bilancio di un traguardo importante: i dieci anni di attività del Centro, un presidio fondamentale per la difesa dei diritti delle persone migranti in Calabria.
Com’è nato il Centro legale, nel 2016, e a quali esigenze rispondeva?
«Il Centro Legale è stata un’intuizione della Comunità Progetto Sud. È il frutto di una serie di riflessioni maturate sul campo, all’interno delle attività operative che avevamo già in essere: penso ai progetti SAI (allora SPRAR) per minori stranieri non accompagnati e per adulti a Lamezia Terme e Miglierina, oltre che ai progetti di contrasto allo sfruttamento.
Parlo di “intuizione” perché il Centro è nato per rispondere a un bisogno ben preciso: l’esigenza di occuparci in modo più specialistico della materia migratoria e della tutela legale. Volevamo creare un’esperienza che ci permettesse di approfondire queste tematiche anche oltre le ordinarie dinamiche assistenziali e burocratiche dell’accoglienza.
Soprattutto, è stata una risposta alle necessità del territorio. Ci rendevamo conto che c’era bisogno di un presidio di legalità e tutela dei diritti».
Negli anni, spiega Saliceti, l’osservazione prima e i dati che sono venuti fuori dall’impegno del Centro legale poi, hanno fornito una visione più chiara e reale del rischio per le persone migranti di incorrere in circuiti poco leciti per l’ottenimento del permesso di soggiorno o di altre semplici pratiche che impattavano con la vita quotidiana.
Questo ha certamente fatto sì che ci fosse un’evoluzione, dettata dalle circostanze e di adattamento ai bisogni che man mano diventavano più evidenti.
Come si è evoluta, quindi, la vostra équipe in questi anni?
«L’idea che abbiamo portato avanti in questi anni è stata quella di strutturare un vero e proprio servizio, andando oltre la logica dei singoli progetti che, per loro natura, hanno sempre un inizio e una scadenza. Le persone non cessano di esistere o di avere bisogni quando scade un progetto. Il Centro legale ha garantito quella continuità di tutela che prima mancava».
Oggi il Centro lavora attraverso una équipe multidisciplinare con tre avvocati esperti in diritto e fenomeni migratori e conta sulla presenza fondamentale di due mediatrici interculturali specializzate nelle pratiche di regolarizzazione del soggiorno, e di un’operatrice socio-legale. Nel corso del tempo l’équipe e gli interventi si sono ampliati fino a toccare anche la dimensione della salute, dell’abitare e del lavoro, anche per l’insorgenza di situazioni di vulnerabilità sempre più multiformi e complicate, determinate o amplificate dalle politiche in materia migratoria.
«La multidisciplinarità ci permette di non fare una tutela legale astratta, ma di abbracciare la vita della persona nella sua globalità, affrontando le sfide quotidiane che si trova davanti».
Le persone che arrivano in Italia sono consapevoli dei propri diritti? Su cosa c’è più bisogno di lavorare?
«Il problema principale è spesso la totale mancanza di consapevolezza rispetto alla propria condizione legale e ai propri diritti. Questo è il fulcro dei nostri colloqui e dei percorsi di accompagnamento. Molte persone non sono pienamente consapevoli, ad esempio, di trovarsi in una situazione di sfruttamento, o non conoscono i dispositivi che tutelano il loro diritto alla salute. I contesti di provenienza sono radicalmente diversi dal nostro.
Uno degli aspetti centrali del nostro lavoro è proprio quello di stimolare questa consapevolezza. Per noi la persona non è mai “un foglio di carta” o un semplice permesso di soggiorno da rinnovare, ma un essere umano nella sua interezza. C’è un forte lavoro culturale da fare: dobbiamo fare da ponte tra i contesti di provenienza, le comunità ospitanti e i soggetti territoriali. È un processo che trasforma tanto la persona migrante quanto il territorio stesso».
C’è un’esperienza in particolare, tra le tante di questi anni, che ha dato ancora più motivazione, se possibile, a questo lavoro?
«È difficile sceglierne una sola, le storie quotidiane sono tantissime. Però ricordo con particolare intensità uno degli eventi da cui è nata l’idea stessa del Centro legale. All’epoca facevamo principalmente attività di strada — cosa che continuiamo a fare tuttora. Ci imbattemmo in un lavoratore che si era infortunato gravemente sul luogo di lavoro. Andando nel contesto in cui viveva, ci ritrovammo faccia a faccia con i suoi sfruttatori e con persone a loro vicine. In quel momento misero a rischio sia l’incolumità del lavoratore sia la nostra stessa sicurezza. Quell’episodio, così crudo, ci spinse a capire che dovevamo anche strutturare un servizio solido e protetto, capace di preservare e gestire situazioni di tale complessità e pericolo».
Oggi, il Centro legale è una realtà riconosciuta sul territorio sia da parte delle persone migranti che qui si incontrano continuamente, conoscono questo presidio o direttamente o tramite passaparola ed è anche interessante che chi è stato accompagnato in passato, riconoscendo anche il valore del percorso che ha fatto si sia sentito di affidare al Centro legale conoscenti, altre persone che sul territorio erano prive di una rete amicale, familiare o sociale di supporto.
Una realtà che nel tempo è riconosciuta e riconoscibile anche oltre i confini regionali. Il punto di forza è sapere costruire reti?
«Le buone relazioni con i soggetti territoriali con i quali c’è un rapporto costante, penso ai Servizi sociali, penso alle altre organizzazioni del territorio ma anche ad altri soggetti, ad altre istituzioni, sono state e sono fondamentali.
Sono molti i soggetti che entrano in gioco nel percorso di regolarizzazione e di accoglienza di una persona: Uffici immigrazione delle Questure, Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale, Prefetture, Forze di Polizia, Organizzazioni sindacali, Istituti scolastici, Azienda sanitaria, Agenzia delle Entrate.
Un elenco che dimostra come il lavoro del Centro non si esaurisca nelle procedure amministrative legate al soggiorno, ma che a volte, ad esempio, include anche istituti di credito, agenzie immobiliari. Questo per dire che non è appunto una tutela legale propriamente tarata sulla dimensione dell’intervento giuridico ma che ha a che fare con la vita della persona in quanto tale. E anche fuori regione, sia a livello nazionale che internazionale, collaboriamo e portiamo avanti lo studio dei fenomeni migratori come indagine complessa non solo sul campo, ma con un lavoro costante di ricerca e divulgazione scientifica e culturale».
Dunque buon decennale al Centro legale della Comunità Progetto Sud e buon lavoro alle professioniste e ai professionisti che, ogni giorno, contribuiscono a rendere i diritti realmente accessibili, mettendo al centro le persone e la loro dignità.
In copertina: Fabio Saliceti