La Comunità Progetto Sud è «una casa, con le porte sempre aperte»

di Maria Pia Tucci

Angela Muraca è psicologa e psicoterapeuta, si è occupata per molti anni di tossicodipendenze e più di recente di multi-dipendenze, è stata responsabile della Comunità terapeutica Fandango. É entrata nel mondo di Comunità Progetto Sud nel 1991, di cui è oggi socia e psicologa volontaria nell’area della salute mentale. Da settembre 2025 è impegnata nel progetto “Intrecci – Abitiamo il Lametino”.

La sua esperienza professionale punta lo sguardo sulla dinamicità, di quei fenomeni definiti “liquidi” da una certa sociologia -da Bauman in poi-, sia interni che esterni, di un territorio locale e globale come quello di cui è parte la Comunità Progetto Sud.

«All’età di 14 anni mentre frequentavo il gruppo parrocchiale, grazie alla suora che ci guidava, abbiamo avuto l’opportunità di scoprire contesti sociali diversi da quelli che conoscevamo fino ad allora. Abbiamo iniziato a relazionarci con gruppi che si occupavano di persone in condizione di disagio o fragilità: anziani soli, persone non vedenti, la comunità rom e, tra queste realtà, proprio la Comunità Progetto Sud, fin da subito è stata una presenza attiva sul territorio lametino: una casa con le porte sempre aperte, pronta ad accogliere chiunque ma anche capace di tessere relazioni profonde con persone e gruppi diffusi su scala regionale».

Angela, qual è il valore di essere una Comunità, di nome e di fatto?
«La parola “comunità”, presente nel nome stesso della nostra organizzazione, rappresenta il motore di tutto ciò che è stato costruito in questi cinquant’anni. Dal mio punto di vista, l’obiettivo dei soci fondatori non era semplicemente quello di creare in Calabria una struttura per persone con disabilità, ma quello di “fare comunità” insieme a loro, alle persone con disagio psichico, ai tossicodipendenti, ai volontari e alle istituzioni. Per questo, gli interventi sociali che pensiamo, progettiamo e realizziamo sono sempre stati – e continuano a essere – un processo dinamico e intenzionale, mai un’erogazione passiva di servizi».

Solidarietà e partecipazione sono punti focali delle relazioni: come si costruiscono i legami di fiducia dentro e fuori la comunità?
«I legami di fiducia si costruiscono attraverso la condivisione: si fanno insieme le lotte, si celebrano le conquiste e si affrontano le sconfitte. In questi anni la CPS ha espresso solidarietà in contesti molto diversi, dai più quotidiani ai più complessi, come la missione di pace in Ucraina a cui partecipa don Giacomo o l’impegno durante l’emergenza Nord Africa. La nostra scelta è sempre quella di stare al fianco delle persone, costruendo con loro e non per loro. Questo significa “sporcarsi le mani” e, a volte, rischiare la propria vita. Sarebbe molto più semplice limitarsi a una raccolta firme o alla consegna di un pacco alimentare; stare in prima linea significa invece contribuire affinché ogni persona possa trovare la propria strada e realizzare il progetto di vita sognato e desiderato».

 

 Ha incontrato, in questo lungo cammino, punti di forza e di debolezza?
«Non riesco a fare l’analisi dei punti di forza e di debolezza del contesto. Ogni contesto è il frutto del periodo storico, politico ed economico che sta vivendo. Se penso alle continue evoluzioni che la stessa Progetto Sud ha attraversato in questi 50 anni, mi fa dire che la forza della CPS è stata quella di non rinchiudersi su sé stessa ma l’essere sempre stata attiva e attenta non solo nel leggere le evoluzioni e i cambiamenti ma di contribuire, sempre insieme ad altri, al cambiamento del contesto. Se devo individuare un punto di forza è la dinamicità della CPS che nello stesso tempo può rappresentare un punto di debolezza perché richiede un forte consumo di energie e la capacità di “adattarsi” al cambiamento».

 Su cosa si è lavorato in questi anni e su cosa si lavora da oggi in poi?
«In due parole: giustizia sociale. Questo è il principio in assoluto che sta alla base della Comunità Progetto Sud, e saranno quelle che continueranno a guidarci verso il futuro».

Foto di copertina, intervista e montaggio: Maria Pia Tucci