Petali. Aprile 2026. Società liquida versus Comunità di cura
di Giacomo Panizza
Penso “comunità” e mi arrivano alla mente due o più volti fino a una marea di persone collegate da un filo che le unisce ma non lega, pur regalandomi sensazioni di appartenenza e di libertà.
Sono due parole che vengono più volte contrapposte, nondimeno portano in sé significati potenti che smuovono persone di paesi e culture dissimili a prendersi reciprocamente cura le une delle altre.
Fare comunità comporta principî discordanti tra chi incoraggia una “società liquida” e chi promuove comunità di cura, aperte e solidali.
Eppure, etimologicamente “comunità” (da cum munus) è parola aggregante e non escludente perché il termine latino munus indica soggetti responsabili di compiti pubblici che svolgono un servizio oppure sono portatori di doni utili alla communitas, cioè a una società calibrata su relazioni e legami forti.
Il vocabolo Comunità si situa tra società (parola un po’ fredda poco coinvolgente) e comunione (parola calda e impegnativa come fraternità e sorellanza) richiamando così quella “solidarietà politica, economica e sociale di un Paese”[1] come l’Italia fatta dalle persone che la compongono.
Insomma, il sostantivo società viene con faciloneria rinforzato dall’aggettivo liquida instillato da comportamenti egoistici e dall’indifferenza di una parte della “società civile” (sic!)
Fare comunità, invece, richiama relazioni umanizzanti e non imbarbarenti. E non si fa comunità solo quando «l’unione fa la forza» ma principalmente perché arricchisce l’esistenza umana attraverso appartenenze reciproche e libertà liberanti; una società liquida invece si compone di persone “chiuse”, povere di qualità umanizzanti.
La maturità delle relazioni umane, amanti del vivere, aspira a orizzonti di comunione.
Ad aprile del cinquantesimo anno della Comunità Progetto Sud, Marina Frigerio e Angela Muraca ci offrono dei componimenti di paragone con le storie di appartenenza e libertà rinvenibili anche in una poesia di Khalil Gibran[2] che riporto con alcune righe iniziali:
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di sé stessa.
Essi non provengono da voi, ma attraverso di voi.
E sebbene stiano con voi, non vi appartengono.
Potete dar loro tutto il vostro amore, ma non i vostri pensieri.
Perché essi hanno i propri pensieri.
[…]
[1] Cfr. Costituzione italiana Artt. 2, 3, 4, 32, 34, 117, 118, ecc.
[2] K. Gibran, Il profeta, “I figli”, 1923
Petali è la newsletter della Comunità Progetto Sud curata da Maria Pia Tucci, giornalista e ufficio stampa di Comunità Progetto Sud
L’immagine di copertina: “El plan internactional de viaje para gente que se siente joven”, ISIS, particolare poster.