PER PIÙ SALUTE CURIAMOCI DELLA SANITÀ. Àlogon n°112

È online il nuovo numero di Àlogon  (anno XXX n°112)

di Don Giacomo Panizza

Le persone non autosufficienti in Italia sono oltre un milione e in progressivo aumento. Avanza come inesorabile la negazione dei diritti di cura e di assistenza, ma non è il frutto di un destino crudele al quale rassegnarsi. C’è tanta salute da difendere, creare o rigenerare, per tutti e tutte sia negli ospedali che negli altri luoghi deputati della sanità, e anche nei territori, nell’ambiente, nelle pratiche di vita individuali e sociali.

Questo articolo inquadra la questione non ancora del tutto risolta nel Paese di numerose persone non autonome e non autosufficienti, bisognose di accudimento e cure, ricoverate ma abusivamente dimesse dai presidi dedicati a causa di carenze organizzative o economiche o altro. Abbiamo il diritto-dovere, per umanità, per legge e professionalità, di attivarci per fronteggiare e risolvere al meglio le scorrette situazioni di dimissioni da ospedali o da altri luoghi di ricovero di persone non autosufficienti, le più deboli del “Sistema sanità”, e quindi le più esposte in totale dipendenza dagli altri.

Stiamo dunque parlando di cronicità, non autosufficienza, Alzheimer e altre forme di demenza senile, malattie che hanno colpito numerosi soggetti, e di altre gravi patologie che hanno avuto come esito la devastante compromissione della loro autosufficienza e pertanto hanno in tutti i casi esigenze sanitarie e socio-sanitarie indifferibili in relazione ai loro quadri clinici e patologici.

Si tratta di persone ammalate necessitanti di essere alimentate (spesso mediante imboccamento), curate nella loro igiene personale (sovente è presente la doppia incontinenza), movimentate (allo scopo di evitare l’insorgere delle piaghe da decubito), nonché bisognose di ricevere tutte le prestazioni necessarie in base alle loro personali necessità. Purtroppo, molte sembrano destinate a morire nel giro di pochi giorni qualora non ricevano le necessitanti prestazioni diagnostiche (rese spesso complesse dall’impossibilità degli infermi di segnalare la durata, l’intensità e a volte anche la localizzazione delle loro sofferenze) e terapeutiche (da monitorare con attenzione e con continuità soprattutto nei casi in cui esse non siano in grado di comunicare l’efficacia dei trattamenti effettuati). Se, come avviene per i malati posti in illegittime e crudeli liste di attesa, esse non muoiono, ciò è dovuto esclusivamente al fatto che intervengono i congiunti, che non hanno però alcun obbligo giuridico di svolgere le attività affidate dalla legge al Servizio sanitario nazionale. Infatti l’articolo 23 della Costituzione stabilisce che «nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge», e mai il Parlamento ha approvato norme per assegnare ai parenti degli infermi compiti attribuiti alla Sanità.

La conseguenza è che spesso sempre più famiglie cadono insituazioni di povertà o addirittura di miseria. Risulta quindi evidente il ruolo fondamentale dei familiari che volontariamente assumono il compito di assicurare le prestazioni domiciliari e dei medici di medicina generale che non solo conoscono le esigenze dei pazienti, ma anche le capacità e i limiti dei familiari disponibili. In base alle norme vigenti (L. 833/1978, Decreto L.vo 502/1992 e art. 54 della L. 289/2002) gli anziani cronici non autosufficienti e le persone con la malattia di Alzheimer o altre forme di demenza hanno il pieno e immediato diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie senza limiti di durata. Le Asp calabresi sono obbligate dalle leggi sopra richiamate a curare le persone non autosufficienti. Infatti, come accade per gli altri malati l’accesso alle prestazioni socio-sanitarie domiciliari o residenziali non può essere condizionato dalla situazione economica del malato non autosufficiente, né da quella dei suoi familiari. Chi deve curarli? Attualmente il Servizio sanitario nazionale deve assicurare 24 ore su 24 le prestazioni sanitarie e socio-sanitarie indispensabili e indifferibili, per cui non possono essere assolutamente messi in lista d’attesa come sta accadendo in Calabria e non solo. Sono malati molto gravi che hanno necessità di diagnosi precise, terapie idonee anche allo scopo di evitare aggravamenti, ridurre in tutta la misura del possibile le sofferenze e rispettare la loro dignità di persone malate. Può capitare a ciascuno questa condizione come esito di un ictus, un infarto, un incidente d’auto o sul lavoro, una malattia degenerativa o un tumore.

Dove? A titolo gratuito in ospedale, nelle case di cura convenzionate, con l’assistenza domiciliare integrata e il medico di medicina generale, oppure con la corresponsione del 50% della retta da parte delle Asp che hanno disposto il ricovero in una Residenza sanitaria assistenziale (Rsa). Chi accetta le dimissioni dall’ospedale o dalla casa di cura privata, ecc., si assume a suo carico tutte le responsabilità civili e penali nonché i relativi costi per un ricovero privato presso una Rsa. Per un ricovero privato presso una Rsa la retta mensile può arrivare e superare anche i 3 mila euro al mese, extra esclusi; mentre se il ricovero in Rsa è disposto dall’Asp la sanità deve versare il 50% della retta. Al domicilio deve garantire al malato la presenza di persone per 24 ore su 24 per evitare di venire accusato del reato di abbandono di persona incapace (l’infermo lasciato solo può compiere atti contro sé stesso o altri). Occorre inoltre considerare che le ore della settimana sono 168 e che le assistenti familiari (o badanti) possono lavorare per contratto solo 40 ore (54 se risiedono nell’abitazione dell’infermo); che hanno diritto al riposo giornaliero di due ore, al sabato pomeriggio e domenica liberi oltre alle festività, ferie, malattia, oneri previdenziali. In media la spesa mensile è di euro 1.500 a cui quasi sempre si aggiungono le spese per la tenuta della contabilità della busta paga. Per intervenire a sostegno, il Comune di residenza (oppure il Capo-Ambito territoriale ottimale socio-assistenziale) chiederà l’Isee, e se non sono sufficienti le risorse della persona ricoverata per pagare ad esempio la retta di ricovero in una Rsa, proprio in base all’Isee lo stesso Comune verserà il contributo. La presentazione dell’Isee non può condizionare le prestazioni socio-sanitarie domiciliari e residenziali. Cosa possono fare i parenti? Nei casi di emergenza si può ricorrere al Pronto soccorso dell’ospedale di riferimento. Ed è consigliabile la presentazione di un certificato medico che attesti l’esigenza di prestazioni indifferibili, nonché la presenza di un testimone non parente e non affine. Nel caso il medico del Pronto soccorso non voglia ricoverarlo e insista per la dimissione, è sufficiente che i parenti dichiarino di non avere intenzione di assumere oneri che sono del Servizio sanitario nazionale e spedire immediatamente il seguente telegramma: «Segnalo mia assoluta impossibilità accettare dimissioni di [cognome e nome] gravemente malato, con esigenze socio-sanitarie indifferibili e non autosufficiente, e [se del caso] non capace [oppure “non sempre capace”] di programmare il proprio futuro. Segue lettera». Nel caso in cui un ospedale voglia dimettere un congiunto non autosufficiente senza garantirgli la presa in carico dell’Asp di residenza (a casa, oppure in una Rsa) i parenti devono opporsi con raccomandate A/R, telegrammi o Pec, chiedendo la continuità terapeutica delle cure.

In questo modo il congiunto continua a restare in ospedale oppure viene trasferito in un’altra struttura sanitaria o socio-sanitaria fino a quando l’Asp di residenza garantirà la prestazione richiesta in base ai suoi bisogni sanitari e socio-sanitari: se è incontinente, se deve essere alzato e lavato, se deve essere aiutato nel mangiare, se deve controllare le terapie e non riesce ad assumerle da solo. Queste sono tutte prestazioni indispensabili per la sua sopravvivenza, quindi sono indifferibili e fanno parte della cura che deve essere garantita dal Servizio sanitario nazionale. Basta con le false notizie! Non è vero che i parenti hanno l’obbligo di farsi carico della cura di un loro anziano malato non autosufficiente o un infermo con la malattia di Alzheimer o altra forma di demenza senile: devono attivarsi perché il Servizio sanitario nazionale fornisca le indispensabili prestazioni sanitarie e/o socio-sanitarie domiciliari o residenziali.

NB = Può diventare necessario il tutore o l’amministratore di sostegno quando le persone non autosufficienti e impossibilitate ad autotutelarsi a causa della gravità delle loro condizioni di salute non sono rappresentate dai loro familiari (figli, coniugi, fratelli e sorelle, genitori, ecc.). Nessuno può agire in loro nome e per loro conto fino a quando il giudice tutelare ha provveduto alla nomina del tutore o dell’amministratore di sostegno della persona non autosufficiente. Consulta il sito: www.tutori.it. Ringrazio sentitamente la Fondazione Promozione Sociale Onlus di Torino per le preziose informazioni concesse.

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Indice di questo numero:

Difendere i più deboli del “sistema sanità”: scheda di Don Giacomo Panizza 3 •Linee Guida per una Riforma della Sanità in Calabria “Comunità competente” 5 •Salute bene comune: per un nuovo welfare di comunità: documento fondativo del movimento 13 • Il Budget di Salute Conversazione con Assunta Signorelli a cura della Scuola del sociale della Comunità Progetto Sud 16 • Inaugurazione Co-Housing “Convivenza Carolea” 19 • Lamezia, voci e testimonianze nell’Open Day alla Comunità Fandango da Il Lametino 21• Chi Parte, Chi Arriva, Chi Sta – Delle migrazioni e della restanza, a Sud Intervista a Goffredo Fofi di Maria Pia Tucci 25 •Alla ricerca dell’araba fenice: la democrazia organizzativa nel terzo settore italiano di Mara Di Marte 29 •La discrezionalità professionale dell’assistente sociale tra sfide e nuove consapevolezze di Roberta Molinaro 31 • “Vengo anch’io? No, tu no!” Il sostegno alla piena espressione della sessualità delle persone con disabilità” di Marika Castronovi 32 • Il mondo delle possibilità di Maria Pia Sammarco 34 • Sanità: la proposta delle Aree Disagiate e Periferiche 36•riCalabria ideAzioni per il cambiamento 37

UNA CITTÀ CRESCE INSIEME. Il nuovo numero di Àlogon

Un numero speciale di Àlogon per raccontare Luna Rossa nell´esperienza della Comunità Progetto Sud.

“… In nove anni di attività la comunità Luna Rossa ha accolto oltre 150 minori stranieri non accompagnati e neo maggiorenni.

Luna Rossa propone esperienze di vita di gruppo in comunità aperta, in contesti relazionali e in rete con le tante opportunità del territorio, utili alla ripresa psico-fisica dei giovani accolti e al loro accompagnamento verso l’autonomia. Insieme a ciascuno di loro si costruisce un progetto educativo individualizzato, con l’obietti- vo di superare gli svantaggi che i giovani vivono all’arrivo in Italia, aggravati dalla non conoscenza della lingua italiana e della cultura del nuovo Paese”…

 

Scarica la rivista in PDF Una città cresce insieme

Quarta di copertina, opera di Maurizio Carnevali
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