PARTECIPARE E ACCOGLIERE: LA SOSTANZA DELL’ESSERE CITTADINI
«Sapere che quando finisce il periodo dell’accoglienza sarai utile al territorio che ti ha accolto».
di Maria Pia Tucci
Ousman è arrivato in Italia poco più che ragazzo, 13 anni fa. È stato il suolo isolano della Porta d’Europa, a Lampedusa, il primo calpestato dopo un viaggio che dal Gambia lo ha portato da noi. In 200, su un barcone di legno hanno attraversato la Libia e il Mediterraneo per due giorni e due notti, e prima di arrivare a Lamezia Terme, ospite della Comunità Progetto Sud ed entrare a far parte del progetto di accoglienza della casa per minori non accompagnati Luna Rossa, ci sono stati i centri di accoglienza temporanei.
«All’inizio volevo andare via dell’Italia». Racconta Ousman, ripercorrendo le tappe del viaggio della sua nuova vita. «A fare la differenza sono stati gli operatori e le operatrici di Luna Rossa. Sono loro che mi hanno dato la fiducia e il coraggio di iniziare a crederci. E andare avanti così con la vita».
La calma e la gentilezza sono tratti che rendono agevole la conversazione con Ousman. Anche quando dice, senza giudizio, ma facendo capire che il suo è, oggi, un osservatorio consapevole, di aver capito «L’importanza della scuola, l’importanza delle lezioni e di imparare la lingua». Una lingua pensata e poi parlata con parole attente. «Ho anche percepito che il comportamento di vari stranieri, o possiamo chiamarli ospiti come vogliamo, dipende anche dal centro di accoglienza e il tipo di accoglienza che hanno avuto».
Il diritto di trovarsi in un luogo di cui non si conosce nulla e che non ti conosce, ma dove il modello culturale di prima inclusione fa la differenza di cui parla Ousman tiene in piedi la volontà di partecipazione di tutti gli attori sociali che intervengono nei percorsi di cittadinanza.
«Oggi mi occupo di minori stranieri non accompagnati. Sono un mediatore linguistico-culturale e operatore di anti-tratta per lo sfruttamento lavorativo.
Quando sono arrivato non pensavo di riuscire a raggiungere un livello così importante. Però nella fase dell’adolescenza, e pure dopo, ho capito che quello era un periodo di ansia e per questo ero indeciso. E però poi, piano piano, con l’aiuto di Comunità sono cresciuto».
Un terreno fertile e un seme. Metafora di una parabola antica con la quale Ousman continua a raccontare cosa è stato per lui il percorso da cittadino fatto fin qui.
«Ho percepito così che la differenza è che la persona, quando esce dalla comunità, deve essere un frutto. Un frutto che comunque è cresciuto. La pianta è diventata una pianta cresciuta che deve essere utile poi nei territori. E le strutture come Comunità Progetto Sud sono più impegnative ma più disponibili a dare, a dare sempre per riempire la valigia solo delle cose utili che ti serviranno fuori dell’accoglienza, perché l’accoglienza termina prima o poi».
E, aggiungo io mentre parliamo, si diventa cittadini che partecipano attivamente e nella piena responsabilità alla vita, uscendo dalle ansie e dalle incertezze. Ousman annuisce.
E oso. Ma se oggi tu potessi scegliere di andare?
«Oggi mi sento libero di andare ovunque, ma io sono rimasto sempre qui, in Calabria, in Italia, da quando sono arrivato sono cresciuto sempre qua; è questo il territorio che conosco e qui conosco anche tante altre persone».
E dunque? «Quindi, posso dire che ho una rete qui intorno, quella mi dà la fiducia».
