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UPS: Un posto sicuro. Nuove rotte di comunità

Un Posto Sicuro (UPS). Cosenza, Crotone, Lamezia Terme, Reggio Calabria. Quattro provincie, Diciassette partner di progetto con l’Associazione Comunità Progetto Sud di Lamezia Terme soggetto Capofila, le ASP e i comuni delle città Capoluogo di provincia, Istituzioni scolastiche, l’Università della Calabria e la Mediterranea per un progetto sostenuto da CON I Bambini attuatore del “Fondo per il contrasto della Povertà Educativa Minorile” Interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD.

L’idea portante del progetto Un Posto Sicuro (UPS) è la creazione o il potenziamento, laddove già esistono strutture e servizi, nei territori prescelti, di presidi di benessere. Luoghi pensati e costruiti per rispondere ai diversi bisogni educativi e alle criticità ricorrenti tra gli adolescenti entro i processi di socializzazione, diversificazione e identificazione propri di questa fase così importante e delicata dell’età evolutiva.

In quelli che abbiamo voluto chiamare: “Posti sicuri”  i ragazzi e le ragazze, in età compresa tra i 13-17 anni, grazie alla presenza organizzata di équipe multiprofessionali, potranno sperimentare un nuovo modello relazionale tra e con i ragazzi e, tra questi e gli adulti nei loro contesti di vita quotidiana, a partire dalla scuola.

Focus dell’azione progettuale sono l’agire in modo preventivo sui fenomeni di disagio e sui problemi di salute mentale, per individuarli precocemente e prenderli in carico, prima che scaturiscano in isolamento, attraverso un coinvolgimento della sanità territoriale e degli stakeholders del territorio; rendere i ragazzi protagonisti della loro vita e attivi nella costruzione di relazioni tra pari e con gli adulti, per rafforzare l’ autostima e aumentare l’autodeterminazione; operare indirettamente sui determinanti sociali della salute attivandosi per garantire a tutti condizioni di eguaglianza nella cura della salute mentale.

IL PARTENARIATO

La partnership progettuale pubblico-privata è composta da 17 partner:

  • Associazione Comunità Progetto Sud – Lamezia Terme – Soggetto Capofila
  • Cooperativa Sociale Strade di Casa – Cosenza – Partner
  • Cooperativa Sociale Noemi – Crotone – Partner
  • Cooperativa Res Omnia – Reggio Calabria – Partner
  • Asp di Catanzaro
  • Comune di Lamezia Terme
  • Asp di Crotone
  • ACE
  • Asp di Cosenza
  • Comune di Cosenza
  • Comune di Crotone
  • Una scuola superiore per ogni provincia coinvolta
  • Università della Calabria
  • Università degli Studi Mediterranea
Immagine di copertina generata con AI
post fb si alla pace! stop genocidio cps 22.09.2025 (post di facebook)

Stop genocidio. Comunità Progetto Sud per Gaza

«Comunità Progetto Sud ETS aderisce allo sciopero nazionale di oggi, 22 settembre 2025, in segno di solidarietà con il popolo palestinese e per richiamare l’attenzione su una crisi umanitaria che non può lasciarci indifferenti.
Alcuni di noi interromperanno le attività per partecipare direttamente allo sciopero e alla manifestazione che si terrà a Cosenza – Piazza Loreto, ore 17:30. Altri invece, che non possono lasciare scoperti i servizi considerata la loro alta funzione sociale, hanno deciso di esprimere comunque un gesto di solidarietà, devolvendo una quota simbolica delle ore lavorate a sostegno degli aiuti umanitari.
Ognuno è libero di scegliere se e come partecipare. Ciò che conta è non restare indifferenti e continuare a costruire insieme percorsi di pace e giustizia. Stay human, Stop Genocide».
call revisore rom

Avviso di selezione comparativa per nomina di n. 1 revisore indipendente su progetto

Avviso Selezione Revisore Indipendente  (scarica l’avviso)

Oggetto: Avviso di selezione comparativa per il conferimento di un incarico professionale di revisore indipendente a supporto degli uffici coinvolti nella gestione del progetto “Inclusione e integrazione dei cittadini di etnia ROM, insediati nella baraccopoli stabile in località Scordovillo, nel Comune di Lamezia Terme” CIG B18697263B- CUP J81H24000040006 A VALERE SULLE RISORSE DEL PR CALABRIA FESR FSE+ 2021 2027

Premesso

  • Che in conformità con quanto previsto nella DGR n° 109 del 25/03/2024 e del conseguente Decreto n°. 4779 del 09/04/2024, in attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale, sancito dall’Art. 118, quarto comma, della Costituzione e in coerenza con l’approccio che mira a valorizzare la qualità del servizio e del lavoro sociale a garanzia di risposte efficaci ai bisogni, la Regione Calabria intendeva, per il superamento del “Sistema Campi” dotarsi di un progetto regionale “ Inclusione e integrazione dei cittadini di etnia ROM, insediati nella baraccopoli stabile in località Scordovillo, nel comune di Lamezia Terme”, attraverso la selezione comparativa, in ossequio ai principi di trasparenza, imparzialità, partecipazione e parità di trattamento, finalizzata alla costituzione di un partenariato per la co-progettazione prevista dall’art. 55, comma 3 e s.m.i., del codice de Terzo Settore. L’avviso inquadrato nell’Obiettivo specifico ESO4.12. “Promuovere l’integrazione sociale delle persone a rischio di povertà o di esclusione sociale, compresi gli indigenti e i bambini (FSE+)” e nell’Azione 4.l.1 “Misure volte a promuovere l’integrazione sociale delle persone a rischio di povertà o di esclusione sociale, compresi gli indigenti e i bambini del PR CALABRIA FESR FSE+ 2021 2027”.
  • Che per il perseguimento dell’obiettivo di cui sopra è stata effettuata la selezione di un unico soggetto partner, in forma singola o associata, per la co-progettazione del progetto regionale integrato per come previsto all’art. 55, comma 3 e e s.m.i., del Codice del Terzo Settore,
  • Che con DDG-N° 13480 DEL 26.09.2024 la Regione Calabria ha approvato l’avviso di manifestazione di interesse, relativo alla selezione di partner per la redazione e realizzazione del progetto “Inclusione e integrazione dei cittadini di etnia ROM insediati nella baraccopoli stabile in località Scordovillo, nel Comune di Lamezia Terme” – CIG B18697263B- CUP J81H24000040006;
  • Che con DDG N. 18610 del 16.12.2024 la Regione Calabria ha approvato la graduatoria provvisoria e i risultati delle selezioni, e con successivo DDG n. 631 del 20.01.2025 in modo definitivo ha individuato l’Associazione Comunità Progetto Sud ETS, in qualità di Capofila dell’ATS costituenda, quale soggetto beneficiario ammesso alla co-progettazione;
  • che con Decreto n°. 4855 del 03.04.2025 è stata chiusa la fase di co-progettazione e approvato il Progetto unitario, esecutivo per complessivi 8.000.000,00 di euro;
  • che con Decreto n°. 9206 del 25.06.2025, a seguito della riapertura della fase di co-progettazione è stato approvato il nuovo progetto esecutivo unitario ripartito in fasi attuative, alla prima delle quali è stata assegnata la copertura finanziaria di 4.000.000,00 di euro;
  • che le attività inerenti il progetto saranno realizzate per un periodo massimo di 36 mesi, a decorrere dalla sottoscrizione della convenzione, con facoltà delle Parti (Regione e ETS) di prolungare la durata del rapporto collaborativo di ulteriori 24 mesi previa valutazione sugli esiti di progetto e verifica di copertura finanziaria;
  • Che La dotazione finanziaria per l’attuazione del presente Avviso ammonta complessivamente a € 8.000.000,00 a valere sulle risorse del PR CALABRIA FESR FSE+ 2021 2027;

Tanto visto, premesso e considerato, l’Associazione Comunità Progetto Sud ETS (di seguito “Associazione”), in qualità di ente Capofila dell’ATS “Abitiamo il Lametino”, avvia una procedura di selezione comparativa per la selezione e il conferimento di n. 1 incarico individuale di revisore indipendente da conferire ad esperto di particolare e comprovata specializzazione  per lo svolgimento di attività a supporto degli uffici coinvolti nella gestione del progetto ““Inclusione e integrazione dei cittadini di etnia ROM, insediati nella baraccopoli stabile in località Scordovillo, nel Comune di Lamezia Terme” CIG B18697263B- CUP J81H24000040006 A VALERE SULLE RISORSE DEL PR CALABRIA FESR FSE+ 2021 2027.

  1. Requisiti Obbligatori
    Il candidato (persona fisica o società di revisione) dovrà possedere i seguenti requisiti:
  • Iscrizione al Registro dei revisori legali istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
  • Indipendenza assoluta dall’Associazione, in conformità ai principi di cui all’art. 10 del D.Lgs. 39/2010, con esclusione di qualsiasi legame diretto o indiretto che possa compromettere il giudizio professionale.
  • Comprovata esperienza nella revisione, attestata attraverso il curriculum vitae e l’elenco degli incarichi precedenti.
  • Assenza di sanzioni disciplinari o altre irregolarità che possano pregiudicare l’esercizio della professione.
  1. Criteri di Valutazione Comparativa
    La selezione sarà basata sulla valutazione comparativa dei seguenti elementi:
  • Qualità professionale: Valutazione del curriculum vitae, dell’esperienza maturata, del piano proposto per l’incarico e della coerenza con le esigenze del Progetto.
  • Proposta economica: Chiarezza, congruità e trasparenza della proposta economica per lo svolgimento dell’incarico, tenendo conto del mercato e delle caratteristiche dell’attività di revisione.
  • Indipendenza e etica: Affermazione esplicita dell’indipendenza e della piena osservanza del codice di condotta professionale e dei requisiti normativi.
  • Proposta di valore: Presentazione di un piano di revisione che dimostri un approccio proattivo, un elevato scetticismo professionale e una chiara comprensione delle specificità della Società.

 

  1. Documentazione da Presentare
    Ciascun candidato dovrà presentare la seguente documentazione:
  • Domanda di partecipazione indirizzata all’Associazione.
  • Curriculum vitae dettagliato del candidato (persona fisica o struttura della società).
  • Dichiarazione di indipendenza e di rispetto dei requisiti di cui al punto 1.
  • Proposta economica dettagliata e qualificata.
  • Elenco degli incarichi di revisione legale svolti negli ultimi 3 esercizi.
  1. Termini e Modalità di Invio
    Le candidature complete di tutta la documentazione richiesta dovranno pervenire entro e non oltre il giorno 26/09/2025 all’indirizzo di posta elettronica progettosud@pec.it
  2. Tempistiche della Selezione
    La Società provvederà ad analizzare le candidature e a contattare i candidati ritenuti idonei per eventuali colloqui e chiarimenti. L’esito della selezione sarà comunicato entro e non oltre il 03/10/2025.
  3. Riferimenti Normativi
    La selezione è effettuata ai sensi della normativa vigente in materia di revisione legale dei conti e del Codice Civile.

Tutte le comunicazioni ed eventuali chiarimenti, potranno essere trasmessi al seguente indirizzo e-mail francesco.scalfari@comunitaprogettosud.it

La Direzione dell’Associazione

goffredo fofi

Goffredo Fofi. Petali. La newsletter di Agosto 2025

La curatrice a chi legge

di Maria Pia Tucci*

“Gli asini” è una rivista di cultura, politica, educazione e società nata per iniziativa di Goffredo Fofi, che ne è stato il direttore responsabile. Il Chi siamo del sito gliasinirivista.org si presenta in tutta la sua chiara e inequivocabile identità. Compreso il nome e cognome del suo fondatore e Direttore Responsabile.

Goffredo Fofi è stato tra i più grandi intellettuali del nostro tempo. Giornalista, critico teatrale e cinematografico. Colto pensatore e fine disobbediente. È stato Maestro. «Maestro, ripeto Maestro, perché, intellettuale coltissimo, voleva essere soprattutto “intellettuale del fare”». ( https://www.strisciarossa.it/goffredo-fofi-il-maestro-senza-cattedra/) è stato amico ed estimatore delle cose del Sud. È stato e, lo sentiamo ancora nelle cose che ci girano intorno, frequentatore assiduo, consigliere attento, di Comunità Progetto Sud.

A lui, all’uomo, all’amico, all’intellettuale Goffredo Fofi dedichiamo questo numero di Petali, seguendo la traccia dei ricordi, molto presenti, di Marina Galati e di Marco Gatto, con la Preghiera per andare con gli asini in Paradiso di Francis Jammes citata da don Giacomo Panizza nel giorno delle esequie, lo scorso 12 luglio e una mia intervista del 2019 apparsa sul numero 112 di Àlogon  ma ancora molto attuale.

– «Goffredo, me li dedichi 20 minuti per una conversazione?»
– «Che dobbiamo fare, di che dobbiamo parlare?»
– «Di chi parte, di chi resta e di chi va!»
– «E allora non bastano 20 minuti…» e infatti parlammo due ore, anche di cose che poi nell’ intervista non ho trascritto, ma che conservo preziosamente, come il suono di quella risata che caratterizzava ogni sguardo di Goffredo Fofi, e che mi è sempre apparsa timida e leale. Consapevole. Come consapevoli erano i suoi scritti.

Tra le pagine che possiamo leggere in rete pubblicate su Gli asini, l’11 luglio2025 sono apparsi diversi articoli a sua firma, tra questi, per augurarvi buona lettura di questo viaggio intimo e condiviso su Goffredo Fofi, ho scelto “Mura da abbattere”. Una delle sue riflessioni sulla scuola, scuola che sta per iniziare, scuola dalla quale è partito tutto il suo essere maestro, scuola come luogo dove si impara e si sviluppa il pensiero critico e la libertà.

Ciao Goffredo e Grazie di ogni tua disobbedienza!

«È possibile, infatti, sognare alternative forti all’attuale stato delle cose, all’attuale progetto capitalistico. Una scuola dove i ragazzi non siano trattati da prigionieri inchiodati ai banchi e trattati da minorati da professori che della vita e della scienza non sanno molto più di loro, una scuola dove si possano apprendere cose utili e provarsi in attività concrete e formative, al lavoro e alla ricerca affrontati in gruppo, alla scoperta della natura e della società nelle loro molteplici forme, e perfino riscoprendone alcune di quelle uccise dal cosiddetto progresso. Insomma, un discorso enorme che, nel declino e nella veloce agonia di un modello che non merita di sopravvivere, guardi anche al futuro e si preoccupi della preservazione dell’intelligenza umana, che non distrugga tutte le potenzialità  che ogni individuo nell’età  di passaggio potrebbe ancora esprimere se stimolato e assistito da educatori che ne conoscono e rispettano le qualità ,e che hanno la voglia di farlo nella convinzione che È loro dovere farlo e non importa se con o senza il marchio di una laurea che non garantisce nessuna preparazione, anzi spesso il contrario. (g. f.)».

*Maria Pia Tucci, giornalista, ufficio stampa di Comunità Progetto Sud | Foto in evidenza: Goffredo Fofi, di Maria Pia Tucci

goffredo fofi nella sua stanza a via conforti, comunità progetto sud

L’amicizia e gli insegnamenti profondi di Goffredo Fofi

di Marina Galati*

Ci sono amicizie profonde, vissute con “leggerezza”, di quelle che non imbrigliano, ti accompagnano e nutrono il nostro esistere. 

Da più di trent’anni avevi intrecciato la tua amicizia con il nostro piccolo gruppo di “comunitari”. Andavi e venivi dalla nostra casa, dove anche gli angoli ti erano ormai familiari. Negli ultimi anni raccontavi a tutti che, prima o poi, ti saresti ritirato a vivere qui in Calabria. Ci ridevamo su, insieme ad alcuni amici degli Asini, perché non riuscivamo a immaginarti fermo in un solo luogo. Eppure, quando ripartivi, mi telefonavi spesso al mattino per dirmi dove eri, su cosa stavi lavorando, e che presto saresti ritornato. Io ti rassicuravo: “Noi siamo qui”. Tre giorni prima di morire, tu in ospedale, noi a cena abbiamo fatto l’ultima telefonata. Ci hai salutato tutti dicendo: “Tra qualche giorno arrivo, vi voglio bene, siete la mia famiglia.”

È una mattina d’estate, come tante. Mi preparo a sorseggiare il caffè.
Dal portone della comunità in cui vivo intravedo, da un lato, uno scorcio di mare, dall’altro la luce delicata del sole che si leva. In quell’istante, un turbine di immagini e ricordi si affaccia alla mente. Nel silenzio più profondo, avverto la tua assenza.

Eravamo soliti ritrovarci alle sei del mattino, seduti su una panchina nel cortile della comunità, con una tazza di caffè tra le mani. Le chiacchiere ci trasportavano: io ti ascoltavo, attenta, mentre raccontavi di tutto. Storie lontane, persone sconosciute, i giovani dei raduni che organizzavi, i tuoi viaggi in treno, i miei in Africa.

Eri curioso per natura e io desiderosa di intrecciare la mia vita con altre vite, altre esperienze. Non mi sono mai considerata un’intellettuale, come te, ma piuttosto un’operatrice sociale e una ricercatrice: una “persuasa” del lavoro sociale, politico ed etico, come amavi definirmi.

Nei tuoi scritti parlavi spesso dell’impegno delle “minoranze attive”: il dovere di agire accanto a chi fa più fatica, agli esclusi, per aiutarli a riappropriarsi della conoscenza, a trovare voce, a raccontarsi partendo dalle proprie storie di vita. Mi hai sempre spinto a scrivere, anche se ero restia, delle mie esperienze con la disabilità, le persone con AIDS, le donne vittime di tratta, i migranti e la comunità rom. A volte ti scagliavi contro accademici e professori universitari, spesso troppo distanti dalla vita reale, incapaci di generare cultura viva e di formare coscienze critiche.

Quest’anno, in Calabria, ti invitai a partecipare con me a una riunione con un gruppo di giovani rom. Stavamo studiando il documento sulle Strategie nazionali di uguaglianza, inclusione e partecipazione di Rom e Sinti 2021-2030. Quella sera nacque una discussione intensa: interventi per capire meglio, per interrogarsi su cosa fare per il Campo Rom di Scordovillo di Lamezia, il più grande del Sud Italia. Tornando a casa, mi ringraziasti, dicendo: «Questo è fare militanza culturale».

Durante i tuoi soggiorni in Calabria camminavamo a lungo sulla spiaggia, nelle ore chiare del mattino o al calare del sole. Le conversazioni oscillavano tra ricordi e progetti, tra il passato che ci segnava e il futuro che cercavamo di immaginare. Pensavamo al Sud e alle nuove generazioni impegnate nel sociale, divisi tra le contraddizioni del presente e le visioni di un futuro possibile. Sempre al centro, una domanda: Che fare? Cosa leggere, cosa proporre, come riunire persone del Sud per discutere collettivamente, per interrogarsi insieme e, soprattutto, tradurre le idee in azioni concrete. Perché, come mi dicevi: «Abbiamo il dovere di capire, di indignarci, di agire».

Il Sud è stato sempre al centro del tuo interesse. Raccontavi che la tua prima formazione era germogliata lì, a Palermo, accanto a Danilo Dolci. Anche quando la vita ti conduceva a Roma e i tuoi viaggi ti portavano in ogni parte d’Italia, riuscivi sempre a mantenere vivi i legami con le persone, le comunità e i luoghi del Sud. Continuavi a crederlo: proprio qui era ancora possibile coltivare una “resistenza attiva”, dar vita a gesti di disobbedienza civile, immaginare il cambiamento.

Goffredo Fofi, Marina Galati. Foto di Maria Pia Tucci
Goffredo Fofi, Marina Galati. Foto di Maria Pia Tucci

Ti indignavi davanti a operatori sociali e culturali che vedevi ormai “fiacchi e spenti”. Eppure, dopo ogni discorso intriso di pessimismo, sapevi sempre trovare una ragione per continuare ad agire: un’azione concreta da intraprendere, un’idea da mettere in moto, una rete di persone da coinvolgere subito. In fondo, dentro di te — critico e pessimista per vocazione — ardeva sempre una speranza: quella di resistere, di costruire dal basso forme condivise di resistenza, di dare impulso a movimenti culturali e sociali capaci di ridisegnare il senso stesso della collettività.

Ogni tua ripartenza era preceduta da appunti scritti insieme: proposte da avanzare, persone da contattare, date da fissare. L’ultima volta avevamo discusso della pedagogia degli adulti. Mi avevi promesso che saresti tornato ad agosto per completare un testo a cui tenevi molto. Ripetevi con forza: «Oggi più che mai dobbiamo occuparci della pedagogia degli adulti e dell’educazione».

Credo che questa sia la responsabilità che ci affidi: un’eredità collettiva da cogliere, custodire e rilanciare.

*Marina Galati è Direttrice e co-fondatrice di Comunità Progetto Sud

Nell’immagine in evidenza Goffredo Fofi nella sua stanza-studio in Comunità Progetto Sud
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Ricordo di Goffredo Fofi

di Marco Gatto*

Nell’ultimo viaggio assieme verso Lamezia, a maggio scorso, entrambi contenti dell’esito di un bel convegno dedicato ad Alessandro Leogrande che si era svolto all’Unical, Goffredo mi aveva parlato dei progetti a cui lavorare nei mesi successivi. Un nuovo seminario sulla questione meridionale, forse un foglio di rivista su temi urgenti e soprattutto – lo ripeteva con convinzione – una radio capace di farsi megafono militante. Mi chiedeva, come al solito, di cercare giovani capaci e collaboratori attenti. “Più materiale, meno intellettuale!”, mi ammoniva. Era particolarmente felice (ne avrebbe scritto proprio in quei giorni su “il manifesto”) di aver scoperto un’attenzione vera e sincera per l’opera di Leogrande e per le questioni che il Sud solleva oggi nelle menti delle generazioni più esposte alla tragedia dei nostri tempi.

Goffredo è stato un convinto meridionalista. Spesso lo si dimentica. La sua struttura culturale prendeva respiro dall’esperienza in Sicilia con Danilo Dolci negli anni Cinquanta e si prolungava, nel tempo, con la necessità, che sentiva particolarmente pressante, di interrogare i grandi centri meridionali, da Palermo a Napoli, e soprattutto i margini, nei quali provava a riconoscere e a sollecitare germogli di resistenza al torpore normalizzato. Il suo lavoro – un lavoro unico, che lo rende irriducibilmente novecentesco e che, nello stesso tempo, lo indentifica come maestro del domani – è stato quello di esplorare e conoscere in profondità e in presa diretta i luoghi, le persone, le situazioni sociali, i momenti di conflitto, valorizzando le esperienze meno riconosciute, meno legittimate dal discorso istituzionale. In esse vedeva la realtà delle cose, una trasformazione possibile.

Tra i tanti insegnamenti, molti dei quali gli provenivano dai pensatori nonviolenti e da una schietta traiettoria socialista, ne vorrei ricordare due. Il primo, vissuto come imperativo morale, è quello di non accettare, di saper dire di no, di praticare il dissenso; il secondo, che al primo è legato, prevede di essere spietati con se stessi, per resistere alle lusinghe del potere, piccolo o grande che sia. Nella lezione di Goffredo, critica e autocritica convivono, sotto il segno di un fallimento che deve sempre costituire motivo di rilancio e mai di rinvio, mai di deresponsabilizzazione. Ecco perché uno dei suoi inviti da preservare consiste nel difendersi dalla trasformazione della cultura in sterile gioco di società o, come amava dire ultimamente, in oppio del popolo. Se questa mutazione del sapere in spettacolo avviene al Sud, bisogna protestare: perché non di festival, di sagre o di premi qualunquistici, né di sedativi occasionali, buoni per i turisti o per chi resta, avremmo bisogno, bensì di politica – e, per Goffredo, politica e cultura erano sinonimi.

Chiediamoci allora che senso abbia raccoglierne l’eredità. Il suo bastone ci avrebbe indicato due o tre cose da fare (da fare subito e seriamente): mettere insieme le forze, cercare di capire assieme cosa stia succedendo qui e nel mondo, collegare i conflitti, e comprendere che i nostri privilegi coincidono spesso con le sofferenze altrui. Purché lo si faccia senza narcisismi, senza la viltà delle consorterie, senza avere la presunzione di rappresentare i “buoni”. Una rivista, una radio: la costruzione di una collettività che non accetta e che spinge gli altri a non accettare. Per dirgli grazie e per cercare ancora.

*Marco Gatto è Professore Associato  di Critica e Letteratura Comparata all’Università della Calabria

Nella foto in evidenza: Goffredo Fofi e Marco Gatto. Foto dall’archivio di Marco Gatto

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Ciao Goffredo, ci rivediamo nel giorno che dura per sempre, come nella preghiera che mi hai regalato

di Don Giacomo Panizza

Ciao Goffredo, ci rivediamo
nel giorno che dura per sempre,
nell’oltre, eterno senza tramonto,
come nella preghiera che mi hai regalato

     «Quando dovrò venire a Te, mio Dio […] dirò ai miei amici asini: venite dolci amici del cielo sereno […] Fra questi animali voglio comparire al Tuo cospetto […] Arriverò seguito dalla loro miriade di orecchie, seguito da quelli che portano ceste sui fianchi, da quelli che trascinano carrozzoni di saltimbanchi o carrozzelle di piumini e di metallo, da quelli che portano sul dorso bidoni ammaccati. Asine pregne come otri, dalla traballante andatura, da quelli a cui si infilano piccole brache per celare le piaghe livide e infette dalle mosche ostinate che si radunano a grappoli […]

Mio Dio fa che con questi asini io giunga a Te, fa che nella pace, angeli ci conducano verso gli erbosi ruscelli che riflettono tremule ciliegie, lisce come la pelle ridente di fanciulle. E fa che in questo soggiorno di anime, chino sulle Tue Acque divine, io sia simile agli asini che specchieranno la loro umile, dolce povertà nella limpidezza dell’eterno amore».

Brano tratto da: Preghiera per andare con gli asini in Paradiso di Francis Jammes

Nella foto in evidenza don Giacomo Panizza e Goffredo Fofi, nel salone di Comunità Progetto Sud. Foto di Maria Pia Tucci

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CHI PARTE, CHI ARRIVA, CHI STA. Delle migrazioni e della restanza, a Sud. Intervista a Goffredo Fofi

di Maria Pia Tucci da Àlogon 112

“Gli asini”, la rivista diretta da Goffredo Fofi, in collaborazione con la Comunità Progetto Sud, ha organizzato a Lamezia Terme, ad inizio 2019, una tre giorni di confronto sulle tematiche della partenza, dell’arrivo e della restanza, concentrandosi sulla questione delle migrazioni. Le regioni del Sud sono un crocevia, al contempo terra di partenza e terra di arrivo. È oggi impossibile comprendere il Mezzogiorno e agire in maniera sensata per il cambiamento sociale se non si prendono in considerazione la mobilità degli individui, le sue cause, le sue conseguenze.

“Chi parte, chi arriva, chi sta” i tre verbi che hanno guidato la discussione partecipata a questo primo seminario che ha aperto un ciclo di incontri che la rivista Gli asini dedica al Mezzogiorno d’Italia, alle sue trasformazioni sociali, politiche, culturali, economiche, alla sua posizione nel Mediterraneo, alle esperienze e alle possibilità di intervento sociale e politico nelle città e nelle aree rurali.

Come in una narrazione circolare ci si è confrontati con Goffredo Fofi, Marco Gatto, Vito Teti su “Meridionalismi”;  con Enrico Pugliese sul “Chi parte” e con Isaia Sales, Dario Tuorto sul “La politica al Sud oggi”.

“Chi arriva” ce lo hanno detto: Mimmo Perrotta, Alessandra Ballerini, Mamadou Dia, Martina Lo Cascio e “Chi sta”: Marina Galati, Maurizio Braucci, Savino Monterisi.

L’intervista a Goffredo Fofi, direttore de “Gli asini”, ci aiuta così a fissare l´attenzione su alcune problematiche di natura sociale partendo proprio dal tema dello “spostamento delle persone”, “tema universale e senza tempo” – come dice lo stesso Fofi – nel corso della nostra lunga e interessante conversazione.

– Parliamo di Migrazione, di spostamenti di persone…“Un tema enorme, importante. Perché, si muove su due scenari: uno internazionale, quello degli enormi spostamenti di popolazioni che ci sono stati e continueranno ad esserci in questi anni, e l´altro che riguarda l’Italia e anche il Sud, in cui gli spostamenti sono destinati ad aumentare perché, per esempio, con la desertificazione ampiamente annunciata dagli ecologisti di una parte del Nord Africa, i migranti che sbarcheranno in Italia saranno molti di più.

– Non si fermeranno? No, non si fermeranno perché saranno cacciati dalla fame. In genere quelli che migrano vengono perché fuggono dalla guerra o non hanno di che vivere o, semplicemente, hanno la speranza di un futuro migliore.

– Ma la struttura restrittiva dei Decreti del Governo Gialloverde, in materia di migrazione, non pensa che in qualche modo mitigheranno gli arrivi? Io sono molto pessimista, ho letto molta fantascienza e anche molti libri di storia del passato e anche del passato meridionale, e penso che le prossime ondate di migrazione saranno meno pacifiche di quelle che ci sono state fino ad ora. Che non verranno più a baciarci le mani e a chiederci l’elemosina ma verranno rivendicando, quindi probabilmente anche in modi molto più aggressivi di quelli fin ora. Questo porterà nuove forme di barbarie perché certamente la risposta dei nostri governanti sarà non di accoglienza e pacificazione ma sarà di chiusura e di altrettanta aggressività.

Questo è uno scenario, un’ipotesi tra quelle più attendibili, plausibili e in ogni caso anche se così non fosse è chiaro che siamo dentro una mutazione enorme degli ultimi decenni che è quella della finanziarizzazione dell’economia e della forza immensa che ha conquistato la comunicazione soprattutto tramite internet, diventando strumento del potere per condizionare e per renderci consenzienti e addormentati nella sostanza. Poi c’è, ovviamente, l’aspetto antico, ma anche nuovo, che si verifica per la globalizzazione, in modi molto più evidenti, più forti e più generalizzati dovunque: quella degli spostamenti di popolazioni. Il mondo si sta ricomponendo con risposte di vario tipo e con un’assenza di fatto di una politica complessiva.

– E per quanto riguarda l’Italia? Per quello che riguarda l’Italia noi puntiamo da un lato il discorso sull’attenzione al Sud, perché il Sud torna ad essere un luogo di cambiamenti più evidenti più rapidi e anche più forti che non altrove e proprio perché il Sud torna ad essere più discriminato nella politica nazionale rispetto alle zone del paese tradizionalmente più ricche ed oggi infinitamente più egoiste, più chiuse.

L’Italia è stata una Nazione, a mio parere, per poco tempo. È nata con il Risorgimento appena 150 anni fa è cresciuta male. Il Fascismo ha cercato di unificarla con la violenza, il dopo guerra per fortuna ha cercato di creare una situazione di democrazia con uno stemma di valori basato sui diritti e i doveri dei singoli e che procurasse via via anche un accostamento maggiore tra Nord e Sud, insomma tra zone ricche e povere del paese.

Tenendo conto di un fatto: -che la gente dimentica sempre- c’era una legge per le zone depresse del Paese, a cui lo Stato avrebbe dovuto dare aiuto fino ai primi anni 60, zone del Paese che non erano solo il Sud, ma grandi parti della Pianura Padana e valle del Po, ed erano, per esempio, tutto il Veneto.

– E cosa è mancato al Sud rispetto ad un Veneto che comunque oggi è sicuramente una zona con i problemi di ecologia e di altro, ma che ricca lo è? L’Italia è un paese lungo e ha una parte più agganciata all’Europa e l’altra nel cuore del Mediterraneo, insomma sono due realtà che, come dire, hanno sempre faticato a stare insieme. Ci sono stati periodi che il Nord, il Centro e il Sud avevano comunque un dialogo e c’erano forme di civiltà che si intrecciavano di più.

In tempi più recenti invece, l’Europa è l’Europa del Mediterraneo e noi siamo a cavallo tra queste due realtà, dove i traffici e le industrie hanno trovato un grande sviluppo nel Nord grazie alle circostanze storiche ed economiche, ma anche grazie all’emigrazione che è servita a fare il miracolo economico. Avvenuto perché le industrie del Nord avevano a disposizione una mano d’opera a prezzi molto bassi e, come in altre situazioni storiche, si è verificato che quella mano d’opera era perlopiù meridionale o contadina, perché c’erano anche i veneti a Torino. L’immigrazione veneta è stata molto forte, insieme ai toscani e poi, in massa, è arrivato il Sud. C’è stato anche un periodo di accostamento, mi ricordo gli slogan del ´68: “Nord e Sud uniti nella lotta”.

– Invece oggi sembra essere il contrario. C’è una rivendicazione territoriale… C’è stata una rivendicazione che, come dire è il rifiuto della globalizzazione da parte, per esempio, di ungheresi, polacchi e degli stessi tedeschi. Questo non è un fenomeno isolato, ma un fenomeno di paura che questa unità possa in qualche modo avvantaggiare i più ricchi e svantaggiare gli altri.

– Ma, secondo lei, quanto è vero questo? C’è una situazione di mescolamento generale in cui il Sud viene penalizzato ancora una volta, perché i Governi sono in mano ai più aggressivi, ai più abili politicamente, tenendo conto che fenomeni come la Lega non sono circoscritti, ma sono internazionali e che le classi dirigenti meridionali, piuttosto mediocri e succubi rispetto alle altre, non hanno una chiarezza, non hanno una proposta e non hanno capacità di convinzione popolare.

Questo si trasforma in difesa di ciò che è proprio per la paura di perderlo, perché ci sono altri più affamati che vengono “a toglierci quel poco”, e poi perché i ricchi sono avari, molto più avari dei poveri, molto meno generosi e aperti.

– E per entrare ancora di più in merito alla questione Nord-Sud?  C’è a livello Nazionale un nuovo sganciamento Nord e Sud molto preoccupante, perché la classe dirigente che ha in mano la situazione è più spavalda, più moderna di quella del Sud da cui però i collegamenti con la ‘ndrangheta sono indubbi. Dove poi le Banche che riciclano i soldi di tutti, della ‘ndrangheta, della camorra e della mafia però poi sono venete ma in funzione del potere locale, generando una classe dirigente di merda sia a livello nazionale che locale. È anche questo il problema. Dopo il suicidio della Sinistra dopo il Veltronismo e il Renzismo dopo Berlusconi e Di Pietro e con Grillo e Salvini con la Lega e con Bossi ecc. insomma…

Abbiamo avuto un periodo luminoso che va dal `43, dalla Resistenza fino agli anni 70, una classe dirigente molto migliore, quella che ha fatto la Costituzione, la Repubblica, la Democrazia, il voto alle donne e scuola obbligatoria fino a 13 o 14 anni e in più una scuola unica per i figli dei poveri e quella dei ricchi: la scuola pubblica. Insomma, una classe dirigente che ha fatto grandi riforme fino a quella della sanità, allo statuto dei lavoratori, riforma abbandonata perché la storia ha preso altre direzioni e l’economia ha spazzato via quel tipo di organizzazione dei lavoratori che c’era. Ma questo non è un discorso meridionale, stando nel Sud ti accorgi dei difetti della classe dirigente del Sud ma stando nel Nord ti accorgi dei difetti, e a volte delle infamie, della classe dirigente del Nord. Siamo veramente un Paese dove lo sforzo unitario si è un po’ allentato dopo gli anni 80 e forse dopo i ´70 si è di nuovo talmente allentato da rendere, come dire, anche fantascientificamente non del tutto improbabile l’ipotesi di crisi dell’idea di Nazione.

Il problema del Sud è quello della formazione di una classe dirigente che sia all’altezza dei compiti storici che abbiamo di fronte. La formazione di una classe dirigente Nazionale e locale è ancora un compito enorme.

– Come si può sopperire a questa mancanza, non avendo più, come Lei dice, lo strumento della formazione politica? In molti modi. Per esempio, sul piano sociale, con questa ipocrisia collettiva (del sociale appunto) sopperiamo alle mancanze dello Stato con i giovani che entrano nelle Associazioni che si occupano del sociale. Non c’è il lavoro nelle forme tradizionali, sono scomparse le industrie, perfino l’agricoltura è totalmente cambiata, l’artigianato è quasi inesistente… e la gente dove trova lavoro? Trova lavoro nel sociale e nel culturale. Sono campi estremamente ambigui, dove la motivazione ideale positiva è il bene degli altri, ma ha alla base una motivazione economica, in cui si cerca la soluzione al problema di trovare un posto di lavoro.

In tutto questo secondo me il nemico principale è forse la cultura, nel senso che cultura oggi è intesa come modo per addormentare e non come modo per svegliare. L’Università è una grande mafia organizzata, la cultura serve per mantenere dei privilegi. E oggi la comunicazione è importantissima, si governa tramite la comunicazione, si rende la gente un po’ stupida per poterla manipolare meglio. Il messaggio è: comprate, siate d’accordo con chi propone questo tipo di società, siate consenzienti con chi propone questo tipo di società e così via… Questo è uno degli inghippi di quest’epoca.

– Chi parte, chi arriva, chi sta. Che valore ha questa iniziativa? Questa iniziativa che noi facciamo, piccolissima, minima, è la confluenza di più richieste, una è proprio questa: formare dei giovani più intelligenti di quanto non li formi l’Università, che si rendano più conto della gravità dei problemi, dell’urgenza di intervenire e anche di una visione, diciamo pure, morale ed etica del loro intervento.

Ma anche una visione della politica come responsabilità collettiva, che corresponsabilizzi rispetto alla Polis e non rispetto alla propria famiglia, alla propria mafia, al proprio gruppo di potere.

Questo, riguardo ai giovani, è particolarmente urgente perché loro sono in una situazione in cui da un lato vedono cambiamenti enormi sotto i loro occhi ma non hanno gli strumenti né per capirli né per intervenire. Dall’altro vedono ondate di migranti e ovviamente la reazione leghista può attrare molti di loro con la difesa contro quello che arriva da fuori e che può mettere in crisi il loro equilibrio. Allo straniero attribuisci tutti i mali del mondo. Dall’altro c’è però che sei in una situazione globalizzata in cui ti puoi muovere. E questo è il loro grande vantaggio. Anche se non riescono a dare un ordine a tutto ciò, a capire e a cogliere le coordinate, hanno la possibilità di vedere il mondo molto di più delle generazioni precedenti. E emigrano, soprattutto i giovani, o quantomeno lo fanno per primi. Ma oggi dal Sud emigrano anche adulti e poi ci sono quelli che stanno qui e che si fermano.

– Chi sono quelli che restano? …Bisogna un po’ chiederselo ma più che questo: che cosa fanno, che cosa toccherebbe a quelli che restano? Il problema è tutto un po’ da discutere.

“Il cosa tocca” mi fa pensare, cosa gli tocca nel senso: che cosa gli rimane o cosa gli tocca fare?

Oggi ci sono più povertà. Cioè: prima si individuava la povertà economica e si individuava forse una povertà culturale, oggi?

– Oggi? … Oggi il problema, secondo me, siamo noi. Non siamo quelli che vanno ad aiutare gli altri, siamo noi che dobbiamo contemporaneamente salvare noi stessi e salvare gli altri, ecco. Non si riesce a rispondere alle aspettative, forse. Oppure, nel tempo, si sono create così tante aspettative rispetto a quello che è poi in realtà?

– Qual è la contraddizione più grande? Il problema è che noi dobbiamo essere più lucidi nelle analisi delle nostre contraddizioni: noi non siamo i buoni, siamo dei buoni ambigui perché facciamo, lavoriamo per il bene altrui, ma anche per il nostro interesse, perché altrimenti non sappiamo dove infilarci se non emigrando, per l’appunto. Questa è la contraddizione del sociale. Che oggi riguarda milioni di persone. Una volta eravamo quattro gatti (ad occuparci di sociale, ndr), adesso ci sono milioni di persone organizzate in associazioni che spesso sgomitano tra di loro. Ma quella che è morta è la politica. Una volta potevamo fare cose, come dire, vincenti, perché avevamo la sponda della politica. C’era qualcuno che si interessava di sociale, oggi, anche questo è un grande vuoto: noi non abbiamo delle sponde.

– Questa tre giorni, se pur nel piccolo, come diceva all’inizio, ci può aiutare a comprendere questo scenario e anche ad agire? Perché ovviamente dopo la comprensione c’è bisogno dell’azione. Non lo so. Quello che si può fare è discutere senza le ipocrisie e gli infingimenti della cultura e del sociale, senza la chiacchera a vuoto per far bella figura, senza la chiacchera “universitaria”. C’è qualche professore universitario, ma abbiamo chiamato quelli di cui ci fidiamo e c’è, come dire, una parità. Gli utenti sono tali e quali ai professori, non c’è una grande differenza tra questi ragazzi che sono iscritti e noi che andremo a raccontargli delle cose, perché sarà una specie di tavola rotonda continua, in cui ognuno dirà la loro perché sono portatori di esperienze diverse, anche dalle nostre.

Anche come metodo c’è da operare un cambiamento: siamo tutti discenti e docenti oppure detto in altre parole: siamo tutti nella merda e come il Barone di Münchhausen si tira fuori dalla merda tirandosi su da solo dai capelli.

Nella foto in evidenza un momento di convivialità in Comunità Progetto Sud, da sx: Angela Regio, Maria Pia Tucci, Giacomo Panizza, Goffredo Fofi, Isabella Saraceni, Marina Galati, Emma Leone, Marisa Meduri.
evento prevenzione progetto gap

Progetto GAP 2021: evento nei giardini della Comunità Fandango di Lamezia Terme

“La bellezza di mettersi in gioco” è stato il tema dell’evento conclusivo del progetto Gap (Gioco d’azzardo patologico), annualità 2021.

Si è svolto nella sede delle Comunità terapeuta Fandango di contrada Cutura dell’Associazione Comunità Progetto Sud, a Lamezia Terme, nell’ambito delle previste azioni di prevenzione, coordinate dalla Cooperativa Zarapoti, con la presenza dei rappresentanti del Ser.D. di Lamezia Terme, degli operatori della stessa cooperativa, di quelli della comunità terapeutica Progetto Sud, degli ospiti della comunità Fandango, di genitori e di cittadini.
Il progetto Gap è diretto da Michele G. Rossi, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze, e da M. Giulia Audino, direttrice dei Ser.D. dell’Asp di Catanzaro. La stessa Asp ha coinvolto i servizi pubblici, il privato sociale accreditato e il volontariato: il Serd di Catanzaro con le sub-articolazioni di Soverato e Lamezia, le Comunità Terapeutiche accreditate (Centro Calabrese di Solidarietà e Progetto Sud) e la Cooperativa Sociale Zarapoti – Servizio accreditato di “Unità di Strada”.
Tra le attività previste dal progetto vi è una buona parte dedicata alla prevenzione. L’evento lametino ha riscosso molto interesse soprattutto per la modalità informale con la quale si è tenuto. Dopo l’accoglienza degli ospiti (genitori, giovani, cittadinanza) e i saluti da parte degli organizzatori, si sono alternati gli interventi dei referenti del progetto Gap, Roberto Gatto, responsabile area dipendenze dell’Associazione Comunità Progetto Sud; Ampelio Anfosso, presidente della Cooperativa Sociale Zarapoti; Mariarita Notaro, coordinatrice progetto Gap. I ragazzi presenti hanno partecipato attivamente all’iniziativa, portando le varie testimonianze attraverso poesie, dediche, manifesti a tema e una breve rappresentazione teatrale. Gli intermezzi musicali sono stati curati dal gruppo “Banda Ballò” di Lamezia Terme, con rinfresco conclusivo.
La cooperativa sociale Zarapoti intende ringraziare la comunità terapeutica Fandango per aver coadiuvato l’iniziativa attraverso un’organizzazione congiunta tra le due realtà che ha prodotto l’ottimo risultato finale. L’evento sarà probabilmente replicato nei prossimi mesi nelle piazze di Lamezia Terme.
Comunicato stampa Ser.D. (Servizio per le Dipendenze) Catanzaro – Asp Catanzaro
Settingiano_Casale Carolea

AMBIENTE. Petali: la newsletter di luglio 2025

La curatrice a chi legge. Di Maria Pia Tucci

In Italia, il Ministero dell’ambiente è stato istituito dalla legge 349 del 1986. Prima ancora, dal 1983, esisteva il Dipartimento per l’ecologia: una istituzione senza portafoglio.

Nel tempo, alla parola latina ambiente ambiens–entis, «andare intorno, circondare», i vari Governi gli hanno messo vicino altri termini: tutela, territorio, mare, transizione ecologica. Oggi l’Italia ha il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica.

Segno del cambiamento dei tempi e dello sguardo che le politiche, le sollecitazioni dal basso, le urgenze legate al clima e anche alle opportunità (?) e agli investimenti economici, determinano intorno al tema.

La parola che resta fuori dalla definizione, ma non dal dibattito è: salvaguardia.

In Calabria, quello che sta intorno il “bio” si declina in molte e differenti diversità. Sono stati individuati ben 74 habitat, sui 230 che popolano l’intero vecchio continente. La Calabria è dunque, una vera e propria Oasi della Biodiversità d’Europa.

Conoscere e tutelare, vivere l’ambiente come ecologia integrale in maniera rispettosa ed ecosostenibile è, fin dalla sua fondazione, uno dei valori alla base della mission di Comunità Progetto Sud e che, da alcuni anni, porta avanti in collaborazione con GOEL – Gruppo cooperativo.

In questo numero di Petali il nostro ambiente sarà percorso tra gli eventi e attività che hanno rafforzato quella visione che dal 1976 ci accompagna, così come sottolinea il bilancio sociale 2024 proprio alla voce ambiente.

Abbiamo poi aperto le porte, e lo racconta Francesco Bevilacqua, del Casale Carolea, a Settingiano, ad un evento letterario nel cuore dell’Istmo d’Italia. La prima volta per la prima del nuovo libro del cercatore di luoghi perduti: Calabria esotica – il paesaggio rivelato; Rubbettino edizioni.

E siccome l’estate è anche tempo di trasferte e di premi, siamo felici di farvi conoscere il Premio Don Giovanni Iantorno, assegnato A don Giacomo Panizza e alla Comunità Progetto Sud, a Sapri, lo scorso 28 luglio.

Buona lettura!