cover bilancio sociale

Giugno: tempo di bilancio sociale!

Verificare l’impatto sociale dei nostri interventi, sostenere il valore del radicamento sociale, favorire la reciprocità di influenza tra il mondo e gli interessi dell’economia e i mondi e gli interessi delle fasce deboli, investire sul capitale sociale, sono questi i capisaldi del Bilancio sociale che ogni anno ci vede impegnati nella redazione di attività generative di impatto sociale e risposte ai bisogno sociali.

Scrivere le pagine che mettono a sistema azioni e visioni ha significato, per noi, l’introduzione di una nuova mentalità operativa capace di creare le condizioni per fare i necessari salti di qualità nel governo dell’organizzazione.

Il bilancio sociale ci permette, inoltre, di conoscere meglio e conservare i diversi fili della memoria che si intrecciano nella nostra organizzazione: favorire e rendere esplicita questa pluralità delle memorie significa accogliere anche la pluralità delle identità
interne che si sono andate costruendo, rendendoci sempre più consapevoli che il “sé” del nostro gruppo non è univoco ma “plurale”.

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teresa mascipinto marina galati danilo monteleone

Teresa Masciopinto: «Finanza etica a sostegno di comunità e imprese. Il lavoro, la dignità delle persone e il rispetto dell’ambiente»

Foto in evidenza di Roberto Gatto

Masciopinto è la presidente di Fondazione Finanza Etica, la fondazione culturale del Gruppo Banca Etica che studia e promuove la cultura di una economia equa e sostenibile.
Il tema della finanza tocca molti aspetti della vita dei cittadini e l’educazione finanziaria è uno degli aspetti di cui si sente sempre più spesso parlare: comprensione dei rischi finanziari, capacità di gestire, investire e risparmiare. Ma da dove parte e in che cosa si
distingue una finanza etica?

Perché e in quale momento la finanza ha bisogno di definirsi: etica?
«Se consideriamo che le origini delle banche moderne risalgono al Medioevo, con la nascita dei Monti di Pietà, possiamo definire la banca come uno strumento creato dall’ uomo per facilitare l’ accesso al credito per persone e imprese in difficoltà. Questo avviene tramite l’ utilizzo dei risparmi di coloro che si trovano in una situazione economica più favorevole. Pertanto, la banca svolge una funzione essenziale e, in ultima analisi, di natura sociale».

Dunque, cosa è successo nel tempo?
«Nel tempo, le banche si sono allontanate dal supporto all’economia reale, concentrandosi sempre più sulla finanziarizzazione. Ora puntano a fare profitto dai soldi piuttosto che sostenere persone e imprese, con l’obiettivo principale di massimizzare i guadagni degli azionisti.
Quindi sempre meno denaro dall’ attività classica che è quella dell’intermediazione creditizia, sempre più redditività per le banche da quello che deriva dal mercato borsistico, dalla speculazione finanziaria, dalla vendita di servizi che è collaterale all’attività bancaria.
La finanza etica ritiene che i risparmi debbano sostenere le comunità, le imprese, il lavoro, la dignità delle persone e il rispetto dell’ ambiente. Tuttavia, la finanziarizzazione dell’ economia spesso favorisce i settori più redditivi, come quello degli
armamenti, dell’economia di guerra e delle fonti fossili, causando danni ambientali che minacciano la nostra sopravvivenza futura».

Quindi da quando la parola etica l'abbiamo dovuta rimettere accanto al tema della finanza?
«Da quando in maniera incontrovertibile si è palesato il fatto che la finanza è sempre più a servizio di un’idea economica che crea disagio, che crea diseguaglianze, che crea sfruttamento e sempre meno a servizio delle persone e dell’ambiente».

Quanto è accessibile a tutti il termine finanza? E in che modo l’educazione finanziaria aiuta poi anche a comprendere le azioni e il dibattito politico a cui abbiamo accennato: tra i temi più attuali la sostenibilità e la corsa agli armamenti?
«La finanza agisce su una massa di denaro ciò dà il senso della sua funzione a favore della collettività. Quando noi parliamo di finanza parliamo di risorse che servono nella prospettiva temporale a finanziare un’impresa, a sostenere uno Stato, a sostenere un progetto.
La finanza è composta dalla somma di tutti i risparmi individuali. Parlare di finanza significa considerare la dimensione collettiva delle risorse, piuttosto che la gestione economica delle risorse personali. Sebbene una singola persona possa pensare che i propri risparmi siano insignificanti, è l’insieme di questi risparmi che costituisce le masse utilizzate nel sistema finanziario.
E allora quando mi chiedi è importante conoscere, certo che è importante conoscere, è importante informarsi. Le classifiche dell’OCSE sono catastrofiche, rispetto allo stato della conoscenza finanziaria degli italiani. Siamo agli ultimissimi posti della graduatoria in termini di educazione finanziaria. E chiaramente la conoscenza produce consapevolezza e quindi produce anche una situazione nella quale con più informazioni agisco una responsabilità, responsabilità che sta in capo ai risparmiatori di scegliere per esempio dove collocare il proprio denaro.

Con Fondazione Finanza Etica abbiamo un portale che si chiama Valorilab, dedicato proprio all’educazione finanziaria. In più però noi ci aggiungiamo la parolina magica che è educazione critica alla finanza. Quindi non solo conoscere quelli che sono gli strumenti, quello che è l’ ABC della finanza, ma anche capire poi che l’uso del denaro non è neutro, che nulla è neutro».

Cosa intende?
«Neutri sono gli strumenti ma non il loro utilizzo. Di fatto gli strumenti ti danno la possibilità di agire in maniera politica il tuo essere risparmiatore e risparmiatrice consapevole.
Partendo soprattutto dal fatto che chi fa finanza etica non lo fa mai da solo, che la finanza etica si basa sull’idea che per poter essere trasformativi è necessario costruire reti, è necessario per esempio nel nostro caso stabilire delle connessioni reali con le
organizzazioni della società civile che si occupano di partecipazione attiva, che si occupano di democrazia, che si occupano di diritti umani. Perché la componente denaro è una componente fondamentale per poter convogliare i valori e ideali su progetti concreti e quindi trasformativi della società».

Qualche esempio concreto?
«Come fondazione finanza etica siamo fondatori, per esempio, della rete pace e disarmo, abbiamo relazioni stabili con tutte le organizzazioni che si occupano di trasformazione ecologica, che si occupano di tutela delle politiche ambientali, perché da soli siamo
normalmente autoreferenziali e sicuramente poco abbiamo meno possibilità di incidere.
Quindi come fondazione finanza etica facciamo educazione critica alla finanza, lavoriamo con le scuole, lavoriamo con le Università, lavoriamo con gli enti locali per poter fare crescere sempre di più la consapevolezza su questi temi e anche trasparenza su queste questioni, perché l’altro aspetto è quello della trasparenza. La trasparenza ci aiuta naturalmente ad acquisire consapevolezza e quindi darci maggiori strumenti per scegliere, per decidere.

Così come siamo molto impegnati sul tema del contrasto dell’esclusione finanziaria per le donne e in generale in tutte le categorie marginalizzate che possono essere persone LGBTQI+ o sicuramente le persone con disabilità.

Nel futuro prossimo cosa c’è?
In un futuro non molto lontano ci piacerebbe ragionare, appunto, sull’esclusione finanziaria delle persone con disabilità che per tante ragioni è un fatto socialmente eclatante, anche se su questo come su altri aspetti già affrontati, ahinoi, non ci sono dati. In ragione di questo stiamo lavorando anche attraverso la costruzione di protocolli operativi con le banche per poter recuperare dati e quindi impostare un lavoro costruttivo e consapevole».

A Lamezia Terme è intervenuta a Trame.14 nel talk “Finanza zero armi”.

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IL coraggio di Contare. Storie di donne, finanza ed etica nell’Italia contemporanea

Fonte: il saggiatore.com

Il coraggio di contare (il Saggiatore, 2025)  è un’esplorazione del denaro come prodotto umano, mezzo di cambiamento, strumento etico: una raccolta di racconti ed esperienze che infrangono il luogo comune secondo cui donne e finanza apparterrebbero a due universi distanti e incomunicabili, alla scoperta di chi ogni giorno lavora per trasformare la ricchezza in qualcosa di tangibile e positivo per la comunità.

In un paese in cui ancora molte donne non hanno un proprio conto corrente e non sono finanziariamente autonome, sono dipendenti dalla famiglia di origine o dal compagno e perciò esposte a fenomeni di violenza economica, è necessaria una presa di coscienza per garantire indipendenza e felicità anche a chi ne è stato storicamente escluso.

Natascha Lusenti ci porta a conoscere studentesse, imprenditrici, lavoratrici del terzo settore, psicologhe che ogni giorno operano con il denaro in funzione della collettività: da chi lotta contro la violenza di genere a chi con il cinema è riuscito a sensibilizzare milioni di persone sul posto nel mondo che a lungo è toccato alle donne, da chi promuove il giusto compenso per superare le divisioni sociali a chi sostiene che il lavoro di cura andrebbe retribuito, dal mondo delle cooperative a quello della finanza etica. Il suo è un cammino che unisce pensatrici femministe come Judith Butler o la premio Nobel Claudia Goldin all’esperienza delle donne che ha intervistato, passando per intellettuali quali Anna Bravo, Audre Lorde, Mark Fisher e Zygmunt Bauman.

Lusenti dà vita a un dialogo tra donne del presente e del passato che hanno immaginato e trovato il «coraggio di contare», indicando un futuro migliore per ogni persona.

 Postfazione di Anna Fasano

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(PRO)Pulsioni Digitali: comunità, formazione, lavoro

30 GIUGNO 2025 – Evento finale del progetto
“(PRO)Pulsioni Digitali: comunità, formazione, lavoro” a Lamezia Terme

Lamezia Terme, 26 giugno 2025. Termina a Lamezia Terme il progetto “(PRO)Pulsioni Digitali: comunità, formazione, lavoro”, promosso da Biblioteche Senza Frontiere Italia in partnership con Rete delle Reti e in collaborazione con il Sistema Bibliotecario Lametino. L’evento finale di progetto sarà ospitato
a Chiostro San Domenico.

Per l’occasione sarà installata l’Ideas Box, la mediateca mobile per la formazione professionale di Biblioteche Senza Frontiere. Grande attesa nel primo pomeriggio con un palinsesto che prevede, oltre alla conferenza stampa, attività di formazione su soft skills e sessioni di coaching per i
beneficiari coinvolti nel progetto.

(PRO)Pulsioni Digitali si appresta a concludere la sua tappa a Lamezia Terme. I risultati del progetto – avviato nel mese di luglio 2024 – saranno presentati ufficialmente al pubblico con una conferenza stampa che si terrà il 30 giugno 2025, dalle ore 17 alle ore 18, nella location di Chiostro San
Domenico, nel centro storico della città.

L’evento, che vedrà la partecipazione di autorità locali, enti del terzo settore e aziende, intende celebrare i 12 mesi di collaborazione tra Biblioteche Senza Frontiere Italia, Rete delle Reti e il Sistema Bibliotecario Lametino nell’ambito del progetto (PRO)Pulsioni Digitali: Formazione, Comunità, Lavoro, selezionato e sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale – Impresa Sociale.

Saranno presenti le realtà che hanno contribuito allo sviluppo del programma formativo e al successo del progetto sul territorio calabrese, in particolare Comunità Progetto Sud, il Centro per l’Impiego di Lamezia Terme, Strutture Residenziali Psichiatriche di Girifalco del Dipartimento Tutela della Salute Mentale e dipendenze – Asp Catanzaro, la Caritas Diocesana e Lamezia Europa.

(PRO)Pulsioni Digitali ha contribuito a formare ed orientare gratuitamente oltre 200 cittadini del Sud Italia – di cui oltre 50 solo nel territorio lametino – di età compresa tra i 34 e i 50 anni, attraverso corsi digitali e trasversali, valorizzazione dei profili dei beneficiari e connessione con le imprese locali. Le regioni coinvolte sono Calabria, Campania e Puglia, con l’istituzione di tre acceleratori professionali inclusivi, per rispondere ai bisogni delle aree più vulnerabili del Sud Italia, contribuendo a ridurre il divario digitale e a potenziare le competenze professionali dei beneficiari.

Ideas Box (PRO)Pulsioni Digitali: Mediateca mobile per la Formazione e l’inserimento professionale
Negli spazi del Chiostro San Domenico sarà allestita l’Ideas Box, tecnologia sociale che facilita l’accesso non solo alle risorse culturali ma anche alla formazione gratuita, al networking e all’integrazione professionale. Disegnata dall’architetto francese Philippe Starck, per l’occasione la mediateca, dotata di dispositivi laptop e accessori per la formazione digitale, supporterà lo svolgimento delle attività di formazione sulle competenze trasversali e di coaching destinate ai corsisti iscritti alle classi (Pro)Pulsioni Digitali.

Programma dell’evento:
● Ore 16.45: Accoglienza e registrazione partecipanti
● Ore 17-18: Conferenza stampa di fine progetto (PRO)Pulsioni Digitali

Saluti istituzionali:

– Mario Murone – Sindaco di Lamezia Terme
– Giacinto Gaetano – Direttore Sistema Bibliotecario Lametino

Presenteranno i risultati del progetto:

– Ilaria Gaudiello – Direttrice Biblioteche Senza Frontiere Italia
– Giuseppe De Righi – Presidente Rete delle Reti
– Andrea Fontana – Project Manager Biblioteche Senza Frontiere Italia
– Donatella Lucia – Referente (Pro)Pulsioni Digitali Calabria

Dialogheranno:

– Marisa Meduri e Andrea Moraca – Comunità Progetto Sud
– Vincenzo Canonaco – Centro per Impiego Lamezia Terme
– Sonia Graziano – Strutture Residenziali Psichiatriche (SRP) di Girifalco
– Don Fabio Stanizzo – Caritas Diocesana Lamezia Terme
– Tullio Rispoli – Lamezia Europa

Interverrà da remoto la Dott.ssa Elisabetta Barzelloni – Responsabile Attività Istituzionali Area
Digitale e Occupabilità del Fondo per la Repubblica Digitale.
Moderazione a cura della giornalista Maria Chiara Caruso.
● Ore 18: Conclusione dell’evento e rinfresco di networking

Invito alla Partecipazione
Invitiamo la cittadinanza, i rappresentanti delle istituzioni e le imprese locali a partecipare a questo importante evento per conoscere da vicino il progetto (PRO) Pulsioni Digitali, le realtà promotrici e celebrare insieme i risultati raggiunti riflettendo su potenziali sviluppi futuri dell’iniziativa.

La partecipazione è gratuita, basta registrarsi gratuitamente a questo link:
https://tinyurl.com/hnmwaa5x

Per ulteriori informazioni:
Andrea Fontana – Biblioteche Senza Frontiere Italia
Email: andrea.fontana@bibliosansfrontieres.org
Telefono: +39 333 8462953

Il Fondo per la Repubblica Digitale è una partnership tra pubblico e privato sociale (Governo e Associazione di Fondazioni e di Casse di risparmio – Acri), che si muove nell’ambito degli obiettivi di digitalizzazione previsti dal PNRR e dal PNC ed è alimentato da versamenti delle Fondazioni di origine bancaria, alle quali viene riconosciuto un credito di imposta. Il Fondo seleziona e sostiene progetti di formazione e inclusione digitale per diversi target della popolazione come NEET, donne, disoccupati e inattivi, lavoratori a rischio disoccupazione a causa dell’automazione, studenti e studentesse delle scuole secondarie di primo e secondo grado, operatori dell’economia sociale, persone detenute e in condizioni di vulnerabilità. L’obiettivo è valutare l’impatto dei progetti formativi sostenuti e replicare su scala più vasta quelli ritenuti più efficaci in modo tale da offrire le migliori pratiche al Governo affinché possa utilizzarle nella definizione di future politiche nazionali. Per maggiori informazioni fondorepubblicadigitale.it.
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Comunità Progetto Sud a Trame.14 con tre appuntamenti che parlano di contrasto alle mafie, accoglienza e disarmo

Comunità Progetto Sud presente anche quest’anno dentro l’edizione di Trame Festival dei libri sulle mafie, in programma a Lamezia Terme dal 17 al 22 giugno prossimi.

Tre appuntamenti, in due diverse giornate, per aprire il dibattito su temi di profonda attualità e urgenza sociale: le rotte migranti, l’accoglienza e la finanza etica.

«Trame è l’occasione di scendere in piazza, discutere, confrontarsi, mettere nelle mani della Città esperienze e visioni di memoria e di libertà – dicono da Comunità Progetto Sud-. E noi, dagli inizi, partecipiamo con l’obiettivo di condividere pratiche e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’esperienza del contrasto alle mafie, e anche approfondimenti ed esperienze concrete con persone migranti e nell’accoglienza reciproca. Faremo così in occasione della Giornata mondiale del rifugiato e allo stesso modo metteremo l’accento sulle pratiche etiche della finanza e sulla necessità di arginare il mercato delle armi e promuovere il disarmo». «Lo spirito – concludono – è lo stesso di quel Liberi Liberi, che traccia il percorso di Trame.14. Portiamo in piazza la tenacia e la forza che sono fortemente rappresentative di due figure simbolo di questa edizione del Festival: il Magistrato di Lamezia Terme Francesco Ferlaino, ucciso dalla ’ndrangheta cinquant’anni fa – al quale è intitolata la sede amministrativa donata a Comunità Progetto Sud- e Giancarlo Siani, cronista senza bavaglio ucciso quarant’anni fa dalla camorra».

Nella giornata di apertura, martedì 17 giugno, dalle ore 19:30, in Piazzetta San Domenico, due gli eventi in programma che vedono l’impegno diretto di Comunità Progetto Sud in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato 2025.

Il dibattito “Il rumore del mare. Una questione troppo umana: storie di salvataggio e di coraggio”. Il talk, condotto da Maria Scaramuzzino (Gazzetta del Sud), vedrà la partecipazione di Don Giacomo Panizza, presidente di Comunità Progetto Sud, Maso Notarianni (Progetto TOM Tutti gli Occhi sul Mediterraneo) e in collegamento con Francesco Cancellato (Fan Page), Andrea Fabozzi (Il Manifesto). Questo appuntamento è in collaborazione con il Movimento Umanità In Ricerca promosso da Associazione Comunità Progetto Sud (SAI Ordinari e Minori Lamezia Terme – SAI Ordinari Miglierina), Pax Christi-Punto Pace Lamezia Terme, AGESCI Zona Reventino, Fondazione Trame, InRete Cooperativa Sociale (SAI Ordinari e Minori Lamezia Terme – SAI Ordinari Miglierina), Associazione ARCI Lamezia Terme/Vibo Valentia, Arci Servizio Civile Lamezia Terme/Vibo Valentia, Associazione Mago Merlino, Azione Cattolica Diocesi di Lamezia Terme.

trame rifugiati

In scena, anche gli attori di Fili – Laboratorio Interculturale con: “Voci di lontano”. Performance teatrale curata da Achille Iera con il supporto tecnico e creativo di Francesco Reale e Chiara Scalise. Evento In collaborazione con Associazione Comunità Progetto Sud (SAI Ordinari e Minori Lamezia Terme – SAI Ordinari Miglierina).

trame voci da lontano

Il 18 giugno 2025 alle 19:30 nel cortile di Palazzo Nicotera, il confronto in collaborazione con Fondazione Finanza Etica, che punta al tema del disarmo e della finanza etica, vede la partecipazione di Marina Galati, Direttrice di Comunità progetto Sud e Consigliera di Amministrazione di Banca Popolare Etica. “Finanza Zero Armi” sarà condotto da Danilo Monteleone (Corriere della Calabria) e vedrà anche la partecipazione Teresa Masciopinto (Fondazione Finanza Etica).

trame finanza
banca etica presentazione filiale reggio 2

Inaugurata la nuova filiale di Banca Etica a Reggio Calabria in Via Aschenez 46

Contro la desertificazione bancaria, Banca Etica rafforza la sua presenza nel Sud Italia con la 22ª filiale, per dare credito a famiglie, imprese e realtà sociali impegnate nella costruzione di un’economia più giusta, inclusiva e sostenibile.

Prima, e tuttora unica, banca italiana dedita esclusivamente alla finanza etica, Banca Etica opera da oltre 25 anni in Italia e in Calabria dal 2006, prima a Lamezia Terme – all’interno di un bene confiscato al crimine organizzato affidato a Comunità Progetto Sud – e ora a Reggio Calabria con la nuova filiale. 

« All’inaugurazione, tante realtà virtuose della Calabria con cui condividiamo da anni un percorso comune: Comunità Progetto Sud, TRAME festival, GOEL – Gruppo Cooperativo, Ecolandia – prodotti biologici ed equosolidali, Lanificio Leo, Rubbettino Editore, MOCI Cosenza, Consorzio Macramè e molte altre – ha dichiarato Marina Galati, consigliera di amministrazione di Banca Etica -. Da decenni la finanza etica è al fianco di organizzazioni virtuose, formando un network di sviluppo collettivo nella Regione».

All’interno della filiale di Reggio Calabria, inaugurata il 5 maggio scorso, una delle sale è stata intitolata a Emma Leone e Tommaso Marino, due figure storiche che hanno contribuito alla nascita di Banca Etica in Calabria.

Banca cooperativa che conta 26 milioni di euro di impieghi in Calabria; quasi 2000 clienti; 600 soci tra persone e organizzazioni
«Investiamo dove c’è bisogno. Dove altri si ritirano, noi scegliamo di esserci» – ha dichiarato Nazzareno Gabrielli, Direttore Generale di Banca Etica.

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Per Maria Chindamo un’opera simbolo di impegno collettivo

di Maria Pia Tucci

Dal 2006, il 6 maggio, è diventata una data di memoria e lotta alla ‘ndrangheta. Una giornata simbolica che, nel nome di Maria Chindamo, uccisa dalla ‘ndrangheta, mobilita cittadini e cittadine, Istituzioni e organizzazioni sociali.

La presenza in contrada Montalto di Limbadi, Vibo Valentia, denota un impegno che si fa presenza e cura di una porzione di terra che rischiava di diventare simbolo di assenza dello Stato e di indifferenza collettiva.

La sparizione di Maria Chindamo è invece, oggi, a nove anni dal suo omicidio, un parlare ad alta voce e il megafono è una rete ampia di partenariato sociale informale, di cui fa parte anche Comunità Progetto Sud.

Illuminiamo noi le terre di Maria è il progetto guidato da Crisi Come Opportunità, che fa seguito a Controlliamo noi le terre di Maria, ed è sposato, nella partecipazione, da: Caritas Diocesana Locri-Gerace, Associazione “Il Samaritano”, Associazione Don Milani, Istituto Penale per Minorenni di Catanzaro, Comunità Progetto Sud, GOEL – Gruppo Cooperativo, Calabria che Cambia, Centro Studi Milly Villa – UNICAL, Fondazione “Una, nessuna, centomila”, Licei e istituti scolastici del territorio del Vibonese, Libera – Presidio di Vibo Valentia, Penelope, Agape, i Comuni di Limbadi e di Rombiolo sono invece i partner istituzionali.

E poi c’è il contributo che resta a simbolo: quello delle arti. Quest’anno, durate la cerimonia del 6 maggio numerose testimonianze si sono intrecciate al reading teatrale di “Se dicessimo la verità” di Giulia Minoli ed Emanuela Giordano, che racconta la storia di Maria Chindamo, della cantastorie Francesca Prestia che ha composto e cantato Maria e dell’installazione dell’Opera – Cancello di Luigi Camarilla, realizzata nelle Officine Paolo Scerbo e illuminata da Artemide. Un processo partecipativo al quale hanno contribuito gli studenti dell’Istituto Itg, Iti e Ite di Vibo Valentia.

Quel cancello ascensionale per Maria Chindamo, nato dalla operosa mente creativa dell’artista siciliano Luigi Camarilla, rimane lì, al centro del giardino e, tra gli uliveti, racconta la trasformazione della materia che diventa messaggio per tutti e tutte.

«Il mio è un viaggio tra sentimento delle origini e impegno civile», ama dire l’artista Camarilla, quando si parla del suo percorso da artista. Di come è nata quest’opera per Maria Chindamo e di quanto l’arte materica può farsi messaggio sociale, ne abbiamo chiesto direttamente a lui.

al lavoro 2Il ruolo sociale dell’arte: un messaggio per parlare a chi? « Non so se la Bellezza salverà il mondo, penso che quella incarnata nell’Arte possa penetrare nell’immaginario dell’osservatore, nel suo universo emotivo, e da lì farsi pensiero, riflessione. Viviamo in una civiltà distratta dai valori: l’Arte, quando è sociale, ha semplicemente il ruolo di sollecitare le coscienze, di richiamare ai valori migliori sulle quali si sono fondate le civiltà. È legittimo che ognuno abbia il diritto di intendere l’arte e il suo ruolo secondo la propria visione. La mia convinzione è che ogni espressione creativa sia innanzitutto salvezza personale per chi la pratica.  Credo sia stato così in ogni epoca».                                                                    Cosa intende per salvezza?
«Per salvezza intendo una condizione interiore che predispone a poter reggere il peso della propria vicenda umana, solo in piccola parte ribilanciata dalle gioie che ad ogni destino in qualche misura sono riservate. Ma chiunque ai nostri giorni abbia fatto di un’espressione artistica il proprio mestiere, secondo me, farebbe bene a guardare con profondità le vicende umane altrui, per poter contribuire ai dibattitti delle società civili del nostro tempo con al centro la condizione dell’umanità contemporanea».

Com’è nato il concept dell’Opera Cancello per Maria Chindamo?

«Quando con Vincenzo Chindamo andai a fare il primo sopralluogo dove sua sorella Maria fu rapita dalla ‘ndrangheta e già lì probabilmente uccisa, mi trovai davanti agli occhi il vecchio cancello di ingresso alla sua terra, arrugginito, con uno striscione appeso sopra che mostrava la foto di Maria sorridente.   Lo guardavo, lo toccavo, era lo stesso che lei stava aprendo per entrare con la sua auto, l’ultima cosa che probabilmente aveva toccato, il testimone materico di quanto era accaduto.

Nei giorni precedenti mi ero posto il problema di quale materiale avrei potuto usare. La mia materia prediletta fino a quel momento era stato il legno delle barche dei pescatori siciliani e dei migranti.

Il limite di questa materia è di non durare a lungo per le intemperie, e la scultura avrebbe dovuto essere collocata in esterno, tra il cancello e la strada. Inoltre, proprio a causa di tale limite che avevo patito nei miei lavori, da tempo coltivavo l’aspirazione di usare il ferro, pur conoscendo poco le sue proprietà.

Lì davanti, mentre Vincenzo mi parlava, l’effetto di ciò che rimuginavo da giorni e la suggestione tattile che mi dava il cancello in quel momento, fulmineamente si saldarono e gli dissi: questo cancello lo trasformeremo e diventerà la scultura che parlerà di Maria!

Immaginai di far sostituire il cancello con uno nuovo, anonimo. Metà di quello vecchio, così com’era con le sue ruggini lo avrei posizionato al centro della scultura come un “testimone”, l’altra metà lo vedevo tagliato a fette, tanti elementi da curvare e unire in modo che componessero una spirale che ascendesse intorno e fin oltre l’altezza del “testimone”, elementi dipinti con colori vivaci. Quella forma colorata e dinamica, simbolicamente, poteva rappresentare la forza e il coraggio di quella parte sempre crescente della società civile che si impegna a combattere l’immobilismo che la cultura patriarcale e mafiosa vorrebbe imporre.

L’ho detto, conoscevo pochissimo la lavorabilità del ferro e così trovai, sempre in Calabria, le “Officine Paolo Scerbo” che, con competenze fuori dall’ordinario, ha costruito la grande spirale di ferro che durante i lavori è stata modificata per ragioni di statica rispetto al modellino che avevo realizzato».

inaugurazioneChe ruolo hanno oggi le installazioni d’artista?
«Quante saranno le persone che visitano musei e altri luoghi deputati a fruire arte?  Non è necessario ricorrere ai dati ufficiali per immaginare che si tratta solo di una parte di popolazione. Le installazioni -intese come opere d’arte tridimensionali che si relazionano allo spazio esterno di un contesto ambientale- sono visibili anche a chi non frequenta l’arte. È come se l’opera d’arte andasse a cercare le persone, e chissà mai che possa anche catturarne l’attenzione, far scaturire qualche emozione. Ricordo che durante la realizzazione della scultura nelle “Officine Paolo Scerbo”, un anziano meccanico di statura ancor più piccola della mia e pacioccone era venuto più volte. Tornò anche il giorno in cui il nostro lavoro fu terminato. Mi si avvicinò e disse che lui non capiva niente dell’arte ma una scultura così bella non ci poteva essere in tutta la Calabria. Quelle parole ovviamente non suscitavano vanità, perché probabilmente quel signore bonario, umile e curioso, non aveva mai visto i potenti Bronzi di Riace a un centinaio di chilometri da lì. Fui colpito piuttosto dal fatto che l’opera poteva aver attivato in lui chissà quale molla emotiva.

Già in passato, durante l’installazione del “Pellegrinaggio d’amore – dalla Passione alla Coscienza” lungo la monumentale Scalinata di Santa Maria del Monte a Caltagirone, era accaduto qualcosa di simile. A metà salita, davanti a una delle 32 stazioni -nella quale era rappresentata un’icona con la pala di ficodindia cuoriforme con tre frutti fiammanti in cima per evocare il Sacro Cuore- una vecchietta d’altri tempi, curva e minuta, si rivolse a me mentre accompagnavo dei visitatori. Timidamente, in siciliano mi disse: “Quella pala di ficodindia è come tutti noi”
Che altro aggiungere!»

Il Mediterraneo è al centro della sua ricerca artistica. Cos’è il Mediterraneo dentro e fuori Luigi Camarilla?
«L’immagine interiore del mio Mediterraneo non è di acqua e di sale, bensì qualcosa che somiglia piuttosto a una stratificazione di sedimenti biografici. Lo strato più profondo è l’infanzia vissuta in una Ortigia d’altri tempi, ancora con l’affollata presenza delle barche variopinte dei pescatori, con i giochi tra le pietre assolate di un passato favoloso che fu abitato dagli stessi Dei ed Eroi dei film mitologici che proiettavano all’oratorio, a fine anni Sessanta. Un‘esperienza che mi ha intriso di memoria struggente, come quella che emanano certi film di Tornatore. Dove sono nato c’è il mare, crescendo ho scoperto che quel mare fu culla delle civiltà. Da allora, dagli anni della mia formazione in poi, il sentimento delle origini ha generato l’attrazione per la mitologia classica e l’iconografia della spiritualità dei popoli mediterranei. Invece nel Tempo presente, ovvero con la maturità, ho sentito di voler esprimere, con la scultura, il mio pensiero su alcuni temi di interesse collettivo, di impegno sociale come quello dell’emergenza umanitaria dei migranti, del dialogo tra le culture, dell’affermazione della Pace come valore universale.

È questo il Mediterraneo che è fuori di me al quale guardo e che interpreto. Non è un caso che i miei lavori li materializzo -a parte alcune eccezioni come la scultura per Maria Chindamo- con i legni delle vecchie barche che hanno vissuto nel Nostro Mare, che hanno servito l’uomo e sono state ricambiate con amore, preservate con strati di vernice ricorrentemente negli anni. In quelle stratificazioni di tanti colori che cerco e faccio affiorare risiede la relazione tra l’uomo e la sua barca, ed è questo uno dei segni dello spirito antropologico che perseguo nella mia ricerca espressiva che oscilla tra sentimento delle origini e impegno civile».

Si ringrazia l’artista Luigi Camarilla per l’invio delle foto

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Asmae Dachan a Lamezia Terme: un’occasione per trovare le parole

di Maria Pia Tucci

«L’accoglienza non è aprire una porta e far entrare qualcuno e poi dimenticarsene. L’accoglienza è davvero aprire la mente, il cuore, le braccia a un’esperienza di vita nuova e fare insieme un cammino. Mi ha colpito l’umanità delle persone che ho incontrato e allo stesso tempo la tenacia».

Se potessimo parlare per sintesi, questa dichiarazione di Asmae Dachan potrebbe bastare per ispirare nuovi incontri capaci di lasciare in eredità il pensiero del come fare e ad interrogarsi sul perché la narrazione dell’accoglienza migrante continui ad avere – come dice ancora Asmae Dachan- «sempre toni emergenziali. E non si entra mai o raramente, nell’approfondimento invece di quello che sono le storie, di quello che sono le relazioni umane che poi nascono dall’incontro tra chi arriva e chi accoglie».

asmae formazione

Il 5 e 6 maggio scorsi, a Lamezia Terme la giornalista e scrittrice italo-siriana Asmae Dachan, ha incontrato operatori, studenti e cittadini. L’Interrogarsi sul ruolo delle narrazioni in contesti di conflitto e migrazione come primo passo per restituire voce e dignità alle storie umane, è stata la riflessione di partenza per la due giorni di confronto, formazione e cittadinanza promossa dai progetti SAI Ordinario Lamezia Terme “Due Soli”, SAI Minori stranieri non accompagnati Lamezia Terme “Luna Rossa” e “Terre Sorelle” di Miglierina, in collaborazione con il Movimento “Umanità in Ricerca”.

Come ha vissuto l’esperienza di Lamezia Terme?

«A Lamezia Terme ho conosciuto una realtà di cui avevo sentito parlare ma mai incontra da vicino. Vivere l’esperienza è stato molto più emozionante, molto più coinvolgente che il solo sentirne parlare. L’esperienza a Lamezia Terme, l’incontro con gli operatori e con i giovani beneficiari del progetto di accoglienza è stata particolarmente toccante. Sono stata anche colpita dalla diversità delle professionalità coinvolte nell’accoglienza. Ogni persona, ogni specialista apporta un contributo importante per rendere la permanenza delle persone richiedenti asilo, delle persone che si lasciano alle spalle storie drammatiche, più piacevole, più serene, più costruttive possibile. Si tratta di minori, di persone vittime di tratta, di persone in fuga da guerre, da povertà, di persone che hanno delle fragilità importanti e quindi avere degli occhi, delle mani, dei cuori dedicati a loro è sicuramente fondamentale».

Cosa porta con sé di questa esperienza?«Ho visto un gruppo di persone lottare. Lottare contro la criminalità organizzata, lottare contro le ingiustizie, lottare contro l’abbandono, questo vuol dire mettersi controcorrente rispetto alla storia, soprattutto in questo particolare periodo storico dove si criminalizza chi cerca di fare qualcosa. L’amore per il bene è persino una parola che spesso viene confusa con buonismo come se fosse una parola dispregiativa, offensiva. Credo che queste realtà possano essere un laboratorio da prendere come riferimento, come modello e da replicare altrove ».
Esiste dunque, una diversa narrazione. Da cosa partire?
« Sono grata agli operatori, agli amici che mi hanno invitata. Credo che anche una diversa sinergia tra gli organi di informazione e gli operatori che sono sul campo possa favorire a cambiare la tendenza, a invertire questa narrazione che è sempre allarmistica. E dare uno spiraglio su quelle che sono tutte le opportunità dal punto di vista umano, della conoscenza che l’incontro con l’altro e l’accoglienza con l’altro offre».
asmae dachan

Due giorni e con tre linguaggi diversi per abbracciare e farsi abbracciare da un pubblico trasversale: gli operatori specializzati, gli studenti e le studentesse del Liceo Scientifico “Galileo Galilei” e del Polo Tecnico professionale Rambaldi – De Fazio e un incontro pubblico al Chiostro di San Domenico, è stata questa l’esperienza con Asmae Dachan a Lamezia Terme. Un’opportunità di incontro e dialogo che potrebbe essere una traccia per un laboratorio permanente.

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Da: Che impresa la scuola! A: Che impresa il futuro! Il progetto riconsegna esperienze, sogni e azioni per la cura del bene comune

L’Auditorium dell’Istituto di Istruzione Superiore Luigi Costanzo di Decollatura e l’inaugurazione di una pensilina per l’attivazione della fermata autorizzata del trasporto pubblico nei pressi dello stesso Istituto scolastico, sono le tappe di un doppio evento che ha segnato il termine delle attività del progetto «Che impresa la Scuola!». Progetto – finanziato dal Dipartimento di Coesione Sociale con fondi a valere sulle risorse del PNRR – che ha visto la Comunità Progetto Sud soggetto responsabile, in partenariato con i Comuni di Decollatura e di Soveria Mannelli, con l’IIS “Luigi Costanzo” di Decollatura e con la Cooperativa Sociale “Le Agricole” di Lamezia Terme, e ha potuto contare sulla collaborazione delle Associazioni Lyra e Dedà e delle Pro-Loco dei due comuni. Un’esperienza progettuale trasversale che, attraverso quattro grandi temi, tutti declinati al futuro: borghi, conoscenza, lavoro, territorio ha permesso di intraprendere un viaggio di due anni con attività che hanno coinvolto studenti e studentesse chiamati a mettere in gioco abilità, competenze, conoscenze e aspirazioni.

«Il progetto Che Impresa la scuola! – ha detto in apertura Maria Francesca Amendola, Dirigente IIS “Costanzo” Decollatura – ha rappresentato per il nostro istituto una grande opportunità per operare insieme a diverse realtà istituzionali, economiche e sociali del territorio arricchendo il bagaglio di esperienze che una scuola come la nostra, decentrata rispetto alla grande città, deve acquisire». «Un ricco scambio di idee e una condivisione proficua di progetti – ha continuato – che rimarranno nel nostro know-how per ulteriori sviluppi futuri. Non resta che ringraziare a nome dei nostri studenti per la bella opportunità di crescita offertaci e magari, – ha chiuso – pensare ad altre collaborazioni a venire». E la restituzione di queste esperienze ha emozionato con video, reading e performance artistiche che hanno messo al centro della scena studenti e studentesse e le loro percezione del presente così come esperito durante le numerose attività progettuali, nell’ottica della costruzione del futuro in relazione alle opportunità offerte dal territorio e dalle iniziative sociali, culturali e imprenditoriali in esso presenti.

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«Il ruolo dell’Associazione Comunità Progetto Sud in questo percorso è stato quello di mettere in connessione diverse realtà del territorio accompagnandole in un processo che è cresciuto grazie all’energia, alla creatività e alla partecipazione di tutti». Ha detto Lorena Leone, responsabile del progetto, durante i lavori di presentazione avvenuti nell’auditorium del Costanzo. – «Il vero valore – ha continuato – è nella rete che si è costruita, nelle relazioni che si sono rafforzate e nei legami nuovi che continueranno a generare cambiamento sul territorio». Ed è grazie a questa rete e alla partecipazione di idee condivise con l’Amministrazione comunale e la Pro Loco di Decollatura, e con le associazioni Audace, l’Asd K.R.A.K TEAM e l’A.S. Pallavolo Decollatura che si è potuta inaugurare Fit Stop la pensilina tematica, pensata come punto di attesa e al contempo come presidio simbolico dedicato allo sport, al benessere e alla valorizzazione del senso di appartenenza. «L’idea di lasciare un segno concreto e duraturo sul territorio, frutto di un progetto coinvolgente che ha visto la partecipazione attiva di tutti i ragazzi del comprensorio ci ha entusiasmato molto. – Ha avuto modo di sottolineare Raffaella Perri, Sindaco di Decollatura -. «La pensilina è il risultato di un lavoro condiviso: ideato, creato e decorato grazie alla sinergia tra l’ente capofila Comunità Progetto Sud, artigiani, artisti, associazioni locali e gli studenti e le studentesse».

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Un’infrastruttura funzionale, ma anche un presidio culturale e comunitario di cui prendersi cura nel tempo.

«Il nostro auspicio è di incidere positivamente nella realtà giovanile del territorio, – sono state le parole di Michele Astorino, Presidente Pro Loco Decollatura – contribuendo alla sensibilizzazione verso la tutela e la valorizzazione del patrimonio locale. Siamo convinti che la crescita socioculturale passi necessariamente attraverso la collaborazione e il confronto tra tutte le realtà attive nel sociale e noi – ha concluso – come Prolo Loco, in un momento così delicato per le aree interne, siamo a fianco al mondo della scuola e del terzo settore».

Fit stop è la seconda pensilina tematica che rimane come presidio culturale e di partecipazione, grazie a questo progetto, dopo quella di Soveria Mannelli.

«Un progetto ‘Che Impresa la Scuola!’ – come ha sottolineato Michele Chiodo, Sindaco di Soveria Mannelli, nel suo intervento di saluto – che ha rafforzato il legame con l’associazione Comunità Progetto Sud e ha favorito percorsi concreti di socializzazione e inclusione e lasciato anche un segno tangibile sul nostro territorio, come le pensiline realizzate grazie all’impegno di tutti». «Ma al di là delle opere, – ha chiuso Chiodo – basta un’idea condivisa per generare integrazione, rete e connessioni vere tra comunità e associazioni del territorio. È questo il valore più grande».

 

 

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