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Lavora con noi. Cerchiamo un tecnico della rendicontazione

POSIZIONE DI LAVORO APERTA: Un tecnico della rendicontazione “ideale” è una persona molto organizzata, che sa svolgere il ruolo in condizioni di autonomia operativa e sulla base di indirizzi dettati dal responsabile d’ area.
REQUISITI RICHIESTI:
  • Ambo i sessi
  • Tra i 30 e i 45 anni
  • Diploma di scuola media superiore
  • Avere esperienza almeno quinquennale nella posizione richiesta

CONOSCENZA DI:

  • Principi di contabilità generale
  • Procedure di gestione dei fondi
  • Regole generali di ammissibilità delle spese
  • Normativa e disciplina della rendicontazione di misure di finanziamento comunitarie, nazionali e regionali
SE POSSIEDI I REQUISITI RICHIESTI
Invia il tuo CV entro l’ 11.12.2020
settore: area management e sviluppo d’ impresa
offerta di lavoro CPS _progettista europeo

Lavora con noi. Cerchiamo un professionista della progettazione europea

POSIZIONI DI LAVORO APERTE:  Un tecnico della progettazione europea “ideale” è una persona molto dinamica, precisa e puntuale, con una forte inclinazione alla relazione interpersonale ed un afflato internazionale.

REQUISITI RICHIESTI:

  • Ambo sessi
  • Tra i 30 e i 40 anni
  • Laurea in discipline sociali, economiche, giuridiche o linguistiche
  • Lingua italiana scritta e parlata

Conoscenza di

  • Almeno due lingue straniere scritte e parlate
  • Fondi, iniziative e programmi comunitari
  • Tecniche di progettazione sociale e delle procedure di budgeting
  • Tecniche di costruzione di messa i n rete di partnership europea

SEDE DI LAVORO: Lamezia terme (CZ)

INVIA il tuo CV entro 11.12.2020

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settore: area progettazione e progettazione europea

Guido Longo

Comunità Competente e Persone e Associazioni della Società Civile in Calabria Sanità in Calabria. Non c’è più tempo da perdere

Continua il lavoro di proposte di Comunità Competente e Persone e associazioni della società civile in Calabria.

Prendiamo atto che finalmente è stato nominato il Commissario per il “Piano di rientro”  e vogliamo  sottoporre all’ attenzione di Sua Eccellenza il Prefetto Guido Longo  una sintesi di quella serie di riunioni, di incontri che abbiamo condiviso con con la società calabrese, anche quella istituzionale e politica in cui abbiamo raffinato e rafforzato l’idea base di una sanità da riformare rendendo più stretto il rapporto con i livelli essenziali  di assistenza e riconoscendo l’importanza delle strutture sul territorio, senza tralasciare il ruolo degli ospedali .

Chiediamo quindi a tutti i Cittadini,  alle Associazioni sociali e politiche, ai Rappresentanti istituzionali, Sindacali, Professionali ed Imprenditoriali di sottoscrivere la lettera indirizzata al Commissario per il piano di rientro della sanità Calabrese, che già parte con 171 firme, per significare la volontà di andare avanti su contenuti che prefigurano una sanità a misura di persona, che aiuti a costruire una nuova Calabria.

Non è un atto finale ma un lavoro in progressione per arrivare a completare un percorso di democrazia e condivisione.

A Sua Eccellenza, dott. Longo auguriamo buon lavoro e, per quanto ci riguarda, saremo sempre pronti a suggerire e a discutere con Lei e la Sua struttura soluzioni per i problemi difficili della sanità calabrese.

In allegato documento con le 171 firme.  La sottoscrizione continuerà sulla piattaforma change.org da cui partì la lettera al Ministro Speranza.

Comunità Competente e Persone e associazioni della società civile in Calabria 

 

A Sua Eccellenza il Prefetto Guido Longo

Sottoponiamo alla Sua attenzione questo Documento perché chiediamo con forza che, alla fine del Suo mandato di Commissario per il “Piano di rientro” che svolgerà nella nostra Regione, i calabresi abbiano una sanità a misura di persona che non costringa il 20% dei nostri concittadini a farsi curare fuori regione, a dover pagare, ogni anno, 98 milioni di IRAP e IRPERF, in più nonostante non siano garantiti i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

Desideriamo rilanciare una serie di proposte che da 8 mesi abbiamo rivolto, parzialmente ascoltati, al governo nazionale e regionale e al Suo predecessore perché, oggi, non c’è più tempo da perdere!

È necessario attivare misure immediate che tutelino la salute dei calabresi e sostengano gli operatori sanitari impegnati in questa difficile battaglia. Già il governo Conte con  le Leggi 27/20 e 77/20 della primavera scorsa aveva perentoriamente indicato alle Regioni come contrastare la Pandemia provocata dal COVID 19, che ha messo in crisi un’organizzazione della sanità ospedalocentrica obbligando, finalmente, a modificare la cifra culturale e organizzativa della sanità valorizzando la Medicina d’iniziativa e di prossimità che pone al centro il paziente e i suoi bisogni di salute, con un forte ruolo della Medicina Territoriale e della Prevenzione. Ciò avrebbe consentito ai Presidi Ospedalieri di curare gli acuti, di sviluppare le specializzazioni, di fare ricerca senza dover surrogare le manchevolezze della Medicina Distrettuale.

Purtroppo la SARS COV 2 ha trovato la sanità calabrese sfiancata da un Commissariamento di 11 anni, governato prevalentemente dal Ministero della Economia e Finanze impegnato in un risanamento finanziario che, tra l’altro, non è stato raggiunto: infatti nel solo 2019 ha prodotto un disavanzo di 225,418 milioni di euro con debiti verso i fornitori che superano il miliardo e 50 milioni di euro che producono cospicui interessi di mora dovuti, anche, ad Aziende Sanitarie che non rispettano i tempi previsti dall’Indicatore di Tempestività di Pagamento (ITP) con ritardi fino a 822 giorni.

Abbiamo una Medicina Territoriale “desertificata”. I medici di medicina generale reclamano da 11 anni un nuovo modello organizzativo basato sulle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) attive h12 e le Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP) h 24 che, in questo momento drammatico, avrebbero svolto un ruolo importante. Finalmente, due settimane fa, è stato sottoscritto con i Medici di medicina generale l’Accordo Integrativo Regionale che finanzia le AFT e le UCCP: attiviamole subito!

In 11 anni di Commissariamento le Case della salute esistono ancora solo sulla carta, i Consultori Familiari, la Neuropsichiatria Infantile, i Servizi delle Dipendenze patologiche e di Salute Mentale sono fortemente carenti di personale: mancano le ostetriche, il 70% di assistenti sociali, il 75% di psicologi psicoterapeutici con un aumento, tra l’altro, della richiesta di prestazioni negli ultimi 9 mesi pari al 60%.

Gli specialisti ambulatoriali interni, sempre meno in alcune Aziende Sanitarie, operano nei Poliambulatori senza adeguate apparecchiature sanitarie. Eppure la Calabria è la regione con la più alta percentuale (23,8%) di persone con almeno 2 patologie croniche. Abbiamo il tasso standardizzato più elevato di persone assistite presso Strutture Psichiatriche (255,1 per 10.000 abitanti contro la media nazionale che è di 155,2) e l’aspettativa di vita in buona salute (52 anni) tra le più basse d’Italia contro i 69 anni della p.a. di Bolzano.

Nella stessa situazione versano i nostri Ospedali con un blocco delle assunzioni, che negli anni ha causato una perdita di 4.000 unità di personale al 31 dicembre 2019, con apparecchiature medicali, in molti casi, obsolete e nuovi ospedali attesi da oltre 13 anni.

La situazione epidemiologica del Covid-19 impone a tutti i decisori politici di fare presto e bene, perché, superato questo difficile momento in Calabria, si attui una “Riforma etica e organizzativa della sanità” che preveda una organizzazione a “Rete” degli Ospedali organizzati in Aziende Sanitarie Ospedaliere (ASO).

È necessario velocizzare la spesa acquistando, con gli 86 milioni di euro stanziati dalla legge 60/19, le apparecchiature sanitarie (TAC/RMN/PET/Mammografi/Angiografi, ecc.), assumendo il relativo personale perché le apparecchiature possano funzionare a pieno regime, anche la domenica, per abbattere le liste d’attesa.

Attuare pienamente il DPGR n° 25 del 29 marzo 2020 che prevedeva l’attivazione di 37 Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA), equipe di medici e infermieri, con il fondamentale compito di tracciamento, di assistenza domiciliare del paziente Covid-19 positivo e altro che le Aziende hanno in parte disatteso pur avendo i finanziamenti finalizzati!

Attivare le AFT e le UCCP sul territorio dando un giusto ruolo, da protagonisti ai MMG, ai Pediatri di libera scelta agli Specialisti ambulatoriali: anche in questo caso ci sono le coperture finanziarie!

Implementare, finalmente, la Telemedicina e potenziare l’assistenza da stazione remota, tenuto conto dei fondi che sono disponibili!

Potenziare la Rete dei Laboratori di Patologia Clinica nei Presidi Ospedalieri di Castrovillari, Rossano, Lamezia Terme, Crotone, Vibo Valentia, Polistena e Locri al fine di processare il maggior numero di tamponi con l’assunzione del personale sanitario e tecnico: più efficiente è il tracciamento prima saranno isolati i positivi riducendo la probabilità di contagio!

Attuare il DCA 91 del 18 giugno e 104 del 29 luglio 2020 che disponeva che le Aziende Sanitarie incrementassero i posti letto delle Terapie Intensive di ulteriori 134 e di 136 delle Terapie Semintensive, che attuassero il restyling dei Pronto Soccorso e l’acquisto delle ambulanze con fondi ad hoc pari a 51 milioni di euro; inoltre venisse assunto il personale medico, infermieristico e delle ambulanze dedicato tenuto conto di 7.688.336,91 di euro finalizzati!

Bisogna rideterminare subito i “Piani del fabbisogno del personale delle Aziende Sanitarie”, come prevedeva il Decreto Conte n° 14 del marzo 2020 e, oggi, il nuovo “Decreto Calabria” assumendo a tempo indeterminato non solo personale nei Presidi Ospedalieri, ma anche operatori sanitari dei Dipartimenti di Prevenzione, dei Dipartimenti di Salute Mentale, dei Consultori Familiari divenuti dei gusci vuoti!

Inoltre, il Decreto 14/20 prevedeva l’aumento delle ore degli specialisti ambulatoriali per ridurre le Liste d’attesa e l’incremento delle Cure Domiciliari per diminuire l’accesso dei malati no COVID 19 negli ospedali ricordando che in Calabria risiedono 414.000 ultrasessantacinquenni molti dei quali soli.

Non possiamo lasciare indietro nessuno trasformando i Presidi Ambulatoriali Territoriali in fortini difficilmente accessibili da parte dei pazienti a causa della dicitura “Urgente” che i MMG e i PLS devono prescrivere. Ricordiamo che in questi ultimi mesi la mortalità per infarto è triplicata!

Per questo chiediamo che i nostri Poliambulatori tornino alla normalità garantendo, dopo 9 mesi, percorsi sicuri ai pazienti. Prendiamo atto con soddisfazione, come da noi richiesto da alcuni mesi, che dal 30 novembre riapriranno gli ambulatori dei Presidi Ospedalieri.

Dobbiamo fare presto! Non si può navigare a vista con conflitti di competenze tra Istituzioni e mancati controlli del Commissario per il “Piano di rientro” nei riguardi delle inadempienze dei Commissari Aziendali! In altri termini, chiediamo a Lei di creare una struttura Commissariarle di qualità capace di affrontare l’emergenza impostando, nel contempo, quella riforma della sanità che noi, come Comunità Competente, proponiamo prevedendo le Aziende Sanitarie Territoriali (AST) e le Aziende Sanitarie Ospedaliere (ASO).

Chiediamo quindi competenza ma anche conoscenza della situazione calabrese aprendo un dialogo costante con chi lavora nella sanità sul territorio e nei presidi ospedalieri senza dimenticare il diritto di parola che spetta ai cittadini e ai pazienti.

In questo grave momento è necessario innescare una risposta comune all’emergenza sanitaria partendo da una indispensabile larga unità per attuare le misure proposte e più volte assentite ma ancora non attuate dai decisori politici e amministrativi.

È necessario attivare tutti gli strumenti di partecipazione che rendano trasparente il Settore e coinvolgano i cittadini e le Istituzioni mediante l’implementazione di pratiche di partecipazione inclusive, come previsto dalle vigenti normative, al fine di riannodare quel “rapporto di fiducia” che si è interrotto tra i calabresi e il Servizio Sanitario Regionale.

Calabria, 30 Novembre 2020

Firmato:

  1. Rubens Curia, Medico già Dirigente Regionale Dipartimento Tutela della Salute
  2. Don Giacomo Panizza, Presidente Comunità Progetto Sud
  3. Carmelina (detta Lia) Ermio, Primario Ostetricia e Ginecologia Ospedale VV
  4. Sissy Facciolà, Dottoressa Presidente AISM provincia RC
  5. Piero Fantozzi, Docente Università della Calabria
  6. Susanna Quattrone, Dottoressa Presidente CONFAPI provincia RC
  7. Vincenzo Linarello, Presidente di Goel – Gruppo cooperativo
  8. Marina Galati, Presidente CNCA Calabria
  9. Italo Reale, Avvocato
  10. Giovanni Pensabene, Forum Terzo Settore della Calabria
  11. Isolina Mantelli, Medico Presidente Centro Calabrese di Solidarietà CZ
  12. Maurizio Iocco, Docente Facoltà Medicina e Chirurgia Università Magna Graecia CZ
  13. Franca Hyerace, Docente
  14. Vita Cupertino, Pediatra ASP Cosenza
  15. Domenico Federico, già Primario medicina interna, Corigliano CS
  16. Maria Francesca Di Bellla, Assistente sociale
  17. Domenico Bilotti, Medico Pronto soccorso
  18. Teresa Corapi, Psicologa Dirigente Consultorio di Soverato
  19. Santo Vazzano, Presidente Consorzio Jobel
  20. Nunzia Coppedé, Presidente FISH Calabria
  21. Mario Franchino, Dottore dirigente Pubblica Amministrazione
  22. Domenica Clemensi, Avvocato Presidente Associazione ” Donne Insieme”
  23. Antonino Spadaro, Docente Facoltà di Giurisprudenza Università Mediterranea RC
  24. Monica Quaresima, Disoccupata
  25. Giovanni Marino, Presidente Fondazione Autismo Calabria
  26. Sabina Licursi, Docente Università della Calabria
  27. Sebastiano Panzarella, Notaio
  28. Rosalba Costantino, Dottoressa
  29. Luigi Alparone, Medico Medicina generale ASP CZ
  30. Luciana Amato, Dott ssa UDi Reggio Calabria
  31. Luigi Anastasio, Primario emerito medici ainterna ASp Vibo Valentia
  32. Mariafrancesca Fiorentino, Presidente Associazione Mago Merlino
  33. Antonino Sprizzi, Professore
  34. Lillo Laganà, Dr. Coordinatore Regionale delle professioni sanitarie Calabria
  35. Ivan Potente, Direttore Patologia Clinica Ospedale Soveria Mannelli
  36. Maria Pia Tucci, Giornalista
  37. Francesco Attanasio, avvocato
  38. Gianfranca Bevilacqua, Avvocato Professoressa Partigiani della Scuola Pubblica
  39. Vincenzo Sibilio, SJ Gesuita
  40. Mimma Sprizzi, Avvocato
  41. Giuseppe Peri, Presidente Federsolidarietà Confcooperative Calabria
  42. Simona Cama Samanttha, Docente
  43. Anna Cardamone, Dott.ssa docente
  44. Immacolata Cassalia, Coordinatrice Unasam Calabria
  45. Domenico Cersosimo, Direttore Scuola superiore di Scienze delle amministrazioni pubbliche, Università della Calabria
  46. Maurizio Ciccarelli, Nefrologo
  47. Francesco Costantino, Ingegnere
  48. Sergio Cuzzocrea, Psichiatra e psicoterapeuta
  49. Anna Di Lorenzo, Dottoressa
  50. Stefania Marino, Dottoressa Presidente Pro Salus
  51. Emanuela Pascuzzi, Docente Università della Calabria
  52. Giandomenico Crapis, Medico di Medicina generale
  53. Carlo Curti, Dottore già Direttore dipartimento salute mentale CZ
  54. Simona Dalla Chiesa, Dottoressa
  55. Sandro Giuffrida, Direttore Dipartimento di Prevenzione ASP RC
  56. Maria Grazia Kropp, Dirigente Medico Aopc Catanzaro
  57. Raffaele Grasso, già Primario di otorinolaringoiatria Ospedale Lamezia Terme,
  58. Nadia Donato, Giornalista professionista
  59. Valerio Donato, Professore di Diritto Privato Università Magna Graecia CZ
  60. Caterina Ermio, Neurologa ASP CZ
  61. Monique Famularo, Avvocato
  62. Elisabetta Felletti, Psichiatra ASP RCSaverio Ferrari, Medico 118
  1. Paolo Pensabene, delegato SUMAI Medicina generale RC
  2. Francesco Filareto, Docente e saggista
  3. Paolo Fiorentino, Avvocato
  4. Nicola Fiorita, Prof docente universitario
  5. Rosetta Colombo, Suore di Maria Bambina
  6. Stefania Fratto, Dottoressa Presidente Associazione ” Donne e Diritti “
  7. Carolina Girasole, Biologa, già direttore laboratorio analisi convenzionato
  8. Caterina Iacopino, Dottoressa
  9. Pino Ippolito, Ingegnere Presidente ” Circolo Armino “
  10. Filippo Maria Larussa, Dottore dirigente medico Segretario Regionale Anaao- Assomed
  11. Pino Le Fosse, Dipendente Cerved
  12. Caterina Lionetti, Vicepresidente Strade di casa Soc. Coop Sociale Onlus
  13. Lina Lizzio, Presidente Associazione Alzheimer RC
  14. Donatella Loprieno, Docente Università della Calabria
  15. Franco Madeo, Ingegnere
  16. Patrizia Maiello, Dottoressa responsabile Agenzia territoriale INPS Soverato
  17. Raffaele Mammoliti, Dirigente regionale CGIL
  18. Ernesto Mancini, Avvocato già Direttore Amministrativo Azienda Ospedaliera VR
  19. Angela Robbe, Dottoressa
  20. Rosanna Verdoliva, Dottoressa già funzionario Dipartimento Tutela della salute Calabria
  21. Paola Suraci, Giornalista
  22. Serena Peronace, Psicologa
  23. Giuseppe Altieri, Avvocato
  24. Domenico Gattuso, docente Facoltà Ingegneria Università Mediterranea RC
  25. Pasquale Squillace, Ingegnere
  26. Lucia Cara, UDI RC
  27. Edoardo Macino, Presidente Regionale ANISAP e vice Presidente nazionale ANISAP
  28. Teresa Massimilla, Scienze politiche dipendente ssa
  29. Domenica Filomena Mollica, Docente Presidente Associazione Altea
  30. Anna Montesanti, Docente
  31. Maria Teresa Napoli, Dirigente Psicologa ASP CZ
  32. Pasquale Neri, Consorzio Macramè
  33. Massimo Ocello, Socio Associazione Pro Salus
  34. Bianca Maria Oliva, Biologa
  35. Ernesto Palma, Prof. Scuola di Farmacia e nutraceutica Università degli studi Magna Graecia CZ
  36. Salvatore Pedullà, Presidente associazione Civitas Mileto
  37. Antonio Costabile docente Unoversità della Calabria
  38. Cesare Perri, Dottore già Direttore Dipartimento Salute mentale
  39. Asnora Porcaro, Dottoressa biologa dipendente Pubblico settore ambiente
  40. Enzo Reda, Avvocato
  41. Federica Roccisano, Economista
  42. Domenico Bilotti Medico
  43. Antonino Sgrò, Bancario in pensione
  44. Peppe Longo, Pensionato Enel
  45. Antonino Tillieci, Avvocato
  46. Renata Tropea, Medico Pronto soccorso
  47. Carmine Zaccaro, Geologo
  48. Lucia Mangeruca, Dottoressa Presidente AIP ar C Melito Porto Salvo Area Grecanica
  49. Gaetano Nicotera, Ingegnere
  50. Giuseppe Peri Presidente Federsolidarietà Confcooperative Calabria
  51. Francesca Fiorentino Associazione Mago Merlino
  52. Santo Vazzano Presidente Consorzio Jobel
  53. Emanuela Pascuzzi docente Università della Calabria
  54. Paolo Fiorentino Avvocato
  55. Suor Rosetta Colombo Suore di Maria Bambina
  56. Suor Michela Marchetti Cooperativa Sociale Noemi
  57. Francesca Furfaro, Medico
  58. Domenica Famà, Ginecologa
  59. Giovanna Vacalebre, Endocrinologa
  60. Giovanna Tripodi Cimellaro, Pediatra
  61. Firme Appello 28 novembre 2020
  62. Serenella Corrado Dirigente scolastica
  63. Maria Vittoria Serranò Professoressa Associata Università Messina
  64. Amalia Cecilia Bruni Direttore Centro Regionale Neurogenetica
  65. Anna Cannizzaro Responsabile Regionale ASS. Celiachia Plus Calabria
  66. Amodeo Vincenzo Direttore f.f. U.O.C. Cardiologia/UTIC Polistena
  67. Stefania Zampogna Pediatra A.O. Pugliese-Ciaccio Vice Pres. Nazionale Simeu
  68. Rocco Chiriano Presidente AVIS Regione Calabria
  69. Caterina Laria FIMMG Catanzaro
  70. 9 ) Giuseppe Foti Direttore U.O.C. Malattie Infettive GOM Reggio Cal.
  71. Monica Zinno Presidente ASS. Infanzia e Adolescenza G.Rodari
  72. Mario Diano Presidente CORSECOM
  73. Anna Maria Rosato Presidente Ass. Italiana Donne Medico -R.C.
  74. Antonino Maglia Presidente Ordine Medici Vibo Val.
  75. Carmela Cortese già Direttore Dipartimento Prevenzione ASP Cosenza
  76. GianFranco Scarpelli Direttore Dipatimento MaternoInfantile A.O. Annunziata C.S.
  77. Francesca Liotta Direttrice f.f. U.O.C. Anestesia e Rianimazione Polistena
  78. Arcà Emanuele Ricercatore Analista
  79. Elena Sodano Presidente Ass. RA.GI.Catanzaro
  80. Rosalbino Cerra Presidente Regionale FIMMG
  81. Francesca Mallamaci Direttrice U.O.C. Nefrologia, TIWS in campo nefrologico GOM Reggio Cal.
  82. Francesco Esposito Segretario Nazionale FISMU
  83. Eleonora Scrivo operatrice sociale
  84. Giorgio Marcello Ricercatore UNICAL/Presidente ASS. San Pancrazio
  85. Bruna Filippone Presidente Comitato “ DifendiAmo l’Ospedale” Locri
  86. Vincenzo Priolo Segretario Regionale SUMAI
  87. Maria Teresa Roto Portavoce Comitato per i “ Diritti dei Malati Cronici
  88. Antonio Laganà Presidente ASS. per la ricerca Neurogenetica
  89. Katia Colica operatrice sociale, scrittrice
  90. Salvatore Miceli docente
  91. Mafalda Pollidori docente Vicepresidente nazionale ANP
  92. Mario Nasone Centro Comunitario Agape
  93. Cristina Ciccone Presidente Cooperativa Sociale Demetra
  94. Francesco Mammì pediatra Ass. LocRinasce
  95. Angela Malvaso assistente sociale ASP Vibo Val
  96. Antonino Zumbo Presidente Regionale Società Mutuo Soccorso “Cesare Pozzo”
  97. Francesca Sottilotta docente
  98. Adriano Mollo, giornalista
  99. Domenica Clemensi avvocato Presidente Ass. “ Donne Insieme” R.C.
  100. Lorenzo Logoteta Presidente Regionale Amnesty International Calabria
  101. Mariella Battaglia Consulente del lavoro UDI R.C.
  102. Pasquale Scarmozzino Dirigente ANED
  103. Lino Caserta medico Responsabile Fondazione Medicina Sociale R.C.
  104. Malara Maria Fortunata già pneumologa GOM R.C.
  105. Domenica Mignuoli Presidente ASS: “ Dall’Ostetrica “ Calabria
  106. Maria Concetta Cancer UDI Reggio Cal.
  107. Caterina Iacopino UDI Reggio Cal.
  108. Maria Antonietta Campennì Amnesty International

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Card PNW_30nov_sito

Welfare di comunità e persona: la proposta di legge sui budget di salute

Lunedì 30 novembre 2020, ore 15.30 Evento on-line dalla pagina facebook di VITA non profit https://www.facebook.com/VitaSocialContent

La Rete Per un Nuovo Welfare, nata ad aprile 2020, è composta da oltre settanta soggetti nazionali.

Promossa da Angelo Righetti e da Angelo Moretti, la Rete ha emanato l’ “Appello della società civile per un nuovo welfare a misura di tutte le persone e di tutti i territori” in cui il “nuovo welfare” è stato declinato in sette position papers pubblicati nell’I-book “Per un nuovo welfare” (www.perunnuovowelfare.it) edito da VITA.

Nella Legge di conversione del Decreto Rilancio, inserito come articolo 1, comma 4-bis, anche grazie alla spinta mediatica e di advocacy di “Per un Nuovo Welfare”, il Budget di Salute è entrato nella tutela legislativa italiana riconosciuto come “strumento innovativo”. Ma non basta.

Adesso “Per un Nuovo Welfare” dialoga con la Commissione “Affari sociali” della Camera dei Deputati per proporre alcuni importanti emendamenti nel testo della Proposta di Legge “Introduzione sperimentale del metodo del budget di salute per la realizzazione di progetti terapeutici riabilitativi personalizzati”, a partire dal concetto di “sperimentazione”: dopo venti anni di applicazione del Metodo dei Budget di Salute in diverse regioni d’Italia, sarebbe opportuno adesso parlare finalmente di “innovazione sociale”.

Uscire dalla cosiddetta “fase sperimentale” dei Budget di Salute e riconoscere il metodo dei Progetti Terapeutici Riabilitativi Individualizzati con Budget di Salute quale strumento di community welfare, di una comunità che “si fa” welfare generando innovazione sociale a partire dalle persone fragili.

Nell’incontro online che si svolgerà il 30 novembre 2020, la Rete “Per un Nuovo Welfare” porterà all’attenzione dell’On.le Celeste D’Arrando, prima firmataria della Proposta di Legge sui Budget di Salute, e dell’On.le Elena Carnevali, entrambe componenti della XII Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati, alcuni punti che ritiene fondamentali per la buona riuscita del metodo:

  • Non parlare più di sperimentazione, ma di innovazione sociale, trattandosi di un metodo già diffuso da venti anni in diverse regioni di Italia
  • Riconoscere un giusto protagonismo ai Comuni per evitare che una prima forma di adesione volontaria al metodo possa escludere anche piccoli comuni virtuosi che intendano innovare le forme della presa in carico
  • Inserire dei precisi protocolli valutativi sulla base degli ICF (International Classification of functioning, disability and health)
  • Collegare il funzionamento dei Budget di salute ai meccanismi della finanza ad impatto e ai sistemi di incentivi economici per le ASL che rispettano i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza)
  • Istituire un Fondo di Garanzia Pubblico per facilitare l’attrazione da parte degli enti cogestori di capitali social impact finalizzati a finanziare innovazione e gli investimenti necessari per lo start up dei programmi socio economici

L’evento ha in programma:
L’Ascolto dalla Calabria, don Giacomo PANIZZA, Comunità “Progetto Sud”
La relazione sulla Proposta di Legge
On.le Celeste D’ARRANDO, Componente della XII Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati
On.le Elena CARNEVALI, Componente della XII Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati
Gli interventi di
Gennaro OLIVIERO, Presidente del Consiglio regionale della Campania
Angelo RIGHETTI, Direttore scientifico della Rete di Economia Sociale Internazionale Res-Int
Angelo MORETTI, Presidente Rete di Economia Sociale Internazionale Res-Int e Presidente Rete di Economia civile Sale della Terra
Leonardo BECCHETTI, Economista, Università degli Studi di Roma Tor Vergata
Giulio SANTAGATA, Economista
Fabrizio STARACE, Direttore del DSM di Modena e Componente Task Force Colao
Don Virginio COLMEGNA, Reti della Carità
Gaetano GIUNTA, Segretario generale Fondazione di Comunità di Messina
Simmaco PERILLO, Nuova Cucina Organizzata
 La moderazione di
Riccardo BONACINA, Funder VITA non profit

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Il video. Case della salute. Rilanciamo la sanità territoriale.

Dopo un primo incontro con il Ministro della salute Speranza, avvenuto a Roma lo scorso luglio, un primo evento online si è svolto  sabato 21 novembre organizzato da Comunità Progetto Sud  in collaborazione con Prima la comunità in cui si è discusso di Case della salute e sanità territoriale, in Calabria.

Relatori sono stati: Mons. Francesco Savino Vescovo di Cassano all’ Jonio, Delegato Conferenza Episcopale Calabra per la Pastorale della Salute, Virginio Colmegna, Presidente Associazione Prima la comunità, Franco Riboldi, Associazione Prima la comunità; Silvia Landra, Casa della Carità, Milano; Guido Giarelli, Università Magna Graecia; Rubens Curia, Portavoce di Comunità Competente, a moderare il confronto Giacomo Panizza,  Presidente della Comunità Progetto Sud.

L’Associazione Prima la comunità,  promuove l’idea di salute intesa come bene comune ed è l’approdo di un percorso iniziato nel 2014 dall’ azione comune di Fondazione Santa Clelia Barbieri di Porretta Alto Reno Terme (Bologna) e Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani” di Milano.

Le due realtà si sono impegnate in un percorso di riflessione sui concetti e le finalità che sono alla base dell’esperienza delle “Case della salute”.

Negli anni l’azione comune si è estesa e ha coinvolto tante altre realtà di tutto il territorio nazionale, sia pubbliche che del privato sociale, le quali hanno dato vita a un vero e proprio movimento culturale con una forte valenza politica sul tema della salute realizzando via via pubblicazioni, appelli, documenti, incontri e seminari, iniziative legislative. (Per altre info primalacomunita.it)

Il 4 luglio 2020 il movimento si è formalmente costituito in Associazione ed ha eletto presidente don Virginio Colmegna, tra i componenti del direttivo don Giacomo Panizza, presidente della Comunità Progetto Sud.

2019_CPS_Fandango_2019

Rafforzare le relazioni, ripartire dalla comunità. Fandango per l’ open day 2020

“Rafforzare le relazioni, ripartire dalla comunità” è tema dell’ open day 2020 promosso dal Tavolo Ecclesiale Dipendenze di cui fanno parte Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Casa dei giovani, Compagnia delle opere-Opere sociali, Comunità Emmanuel, Comunità di Sant’Egidio, Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca), Federazione italiana comunità terapeutiche (Fict), Salesiani per il sociale-Federazione Scs/Cnos, in collaborazione con la Caritas italiana.

In tutta Italia il 14 e 15, il 21 e 22 novembre, diverse strutture delle organizzazioni sono state aperte alla cittadinanza e alle comunità ecclesiali, anche in modalità online a causa dell’epidemia di Covid-19 per fare conoscenza, ascoltare storie e condividere un pezzo di strada insieme. Aprire le porte per raccontare noi stessi, il lavoro che facciamo, le storie di chi anima le nostre strutture e i nostri progetti.

Anche la Comunità Progetto Sud, con la sua Comunità Terapeutica Fandango, che fa parte della rete del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (CNCA), ha trovato il modo per portare fuori dalle mura di Via delle Vigne, il proprio vissuto.

Durante le attività quotidiane in queste settimane abbiamo trovato il tempo di mettere insieme testimonianze di vita e di sentimenti che stanno attraversando i ragazzi e ragazze in questo tempo di pandemia.

Le abbiamo trascritte e oggi, domenica 22 novembre dalle 16.00 alle 17.00 le abbiamo condivise.

È stato fatto un lavoro di gruppo, come spesso avviene qui. Alle sollecitazioni degli operatori hanno risposto le persone che all’ interno di Fandango stanno facendo un percorso di cura  e reinserimento.

Ognuno ha trovato il proprio modo per esprimersi. Tanti hanno scritto e poi letto. Amedeo ha composto “Scriveremo”, musica e parole, per una canzone che racconta come è la pandemia vista da qui.

Un giorno lo racconteremo ai nostri figli o ai nostri nipoti mentre loro lo apprenderanno dai libri di storia e ci chiederanno: «Ma c’eri pure tu? Anche tu portavi la mascherina?» Diremo: «è passato, ma non è stato semplice» e ciò che immagino è che lo racconterò, di sicuro con un sorriso sulle labbra, aggiungendo «sai mi piaceva tanto usare mascherine simpatiche con tanti fiori pur non mostrando il mio sorriso».

Domani sarà così, oggi però il mio sorriso è ancora coperto da una mascherina. Ma oggi non uso più le mascherine di stoffa con i fiorellini, preferisco quelle ffp2 perché sono più sicure e perché il virus sta ancora prendendo troppo piede e perciò bisogna stare molto più attenti. Come dice mia nonna: “è disgraziatu e tu figlicella mia statti attenta”; sorrido ma dentro di me ho paura. Ho paura soprattutto per te, nonnina.

Il mio sorriso traspare ugualmente dagli occhi, ed è bello sentirselo dire dagli altri che se ne accorgono.  Non è facile spiegare che cosa si nasconde dietro la parola “coronavirus”.  Vivere una pandemia nel XXI secolo? Chi l’avrebbe mai detto! Dalla storia dobbiamo imparare e per dirlo con le parole di Alessandro Manzoni “Non sempre ciò che viene dopo è progresso”. È arrivato nel mondo in punta di piedi e improvvisamente ha preso il sopravvento nelle nostre esistenze.

Ha sconvolto il mondo intero, tutta la nostra quotidianità e sta mettendo a dura prova le nostre fragilità. Queste fragilità per molti si stanno trasformando in punti di forza e per tanti altri, purtroppo, si stanno trasformando in dolori difficilmente gestibili.

Il mondo intero si è trovato disarmato. Una mascherina non basta a proteggere le nostre vite. Però la frase, lo slogan di questo periodo “Ce la faremo” ci ha dato e ci dà coraggio.

Tutta questa situazione suscita paura, a me fa paura, a noi fa paura.

Perché? Ho paura per mia nonna, che ha 89 anni, mi fa paura per mio padre che ha problemi respiratori e mi fa paura per tutti quei ragazzi che oggi affrontano nella nostra Comunità un percorso Riabilitativo. Ragazzi e ragazze a cui la droga o l’alcool hanno contribuito a danneggiare la loro salute.

E io porto il carico della responsabilità non solo verso me stessa ma anche e soprattutto verso di loro.

La mattina prima di iniziare il turno entro in comunità disinfettando tutto e inizio la classica vestizione che tutti gli operatori del Sanitario fanno ormai da mesi tutti i giorni.

Come li capisco… capisco quanto sia pesante per ore e ore respirare con una mascherina che però protegge me e gli altri dal Coronavirus.

Una mascherina che protegge ma che mi fa respirare a fatica. Una tuta che mi impedisce di muovermi, che mi fa sentire un caldo assurdo, che mi fa sentire ingombrante. Ho gli occhiali e la mascherina mi impedisce di vedere in modo chiaro: tutto si appanna e io sto lì a pulirli in continuazione, a indossare guanti troppo grandi per le mie manine troppo piccole.

Tutto ciò non mi impedisce però di avere paura. L’attenzione è sempre alta, come ripete sempre la nostra responsabile: «la guardia non va mai abbassata!».

E poi ci sono loro, gli ospiti della Comunità: «Dai Angelì non c’è bisogno che mi stai lontano», «Angelì toglila questa mascherina che si vede che non ce la fai più», «non ti preoccupare che tu Covid non ne hai», a volte è difficile spiegare anche l’importanza che ha lo stare in silenzio, mi chiedo se loro stando ormai da mesi in struttura abbiano la consapevolezza di quello che succede ormai da mesi all’esterno.

Di certo a loro non fa piacere stare “chiusi”, non poter uscire per frequentare corsi di formazione, svolgere attività all’esterno, andare all’Erbaio e dedicarsi alla coltivazione del nostro orto sociale.

Forse non vivere “fuori” permette di non cogliere l’emergenza che ci circonda? Forse stare lontani dal contagio permette di vivere più sereni? Forse mi sbaglio. Forse non so neppure io cosa passa in ognuno di noi e forse ognuno di noi affronta la paura del Covid in modo diverso. Forse se ognuno di noi avesse più amore verso gli altri e verso se stesso riuscirebbe ad avere una soglia di attenzione maggiore? Forse… Quando fai un lavoro come il nostro una pacca sulla spalla di un collega aiuta, e tanto! Uno sguardo compiaciuto di una nonnina ti dà forza! Ma abbiamo imparato che anche un abbraccio, pur solo virtuale, inviato in un sms da un’amica ti dà coraggio, una parola di un ospite in Comunità e l’affetto e la carica che riceviamo ogni giorno ci spinge a continuare a far bene il nostro lavoro.

Chi mi conosce sa che riesco sempre a vedere il bicchiere mezzo pieno, come si dice. E lo so che vedremo la luce in fondo al tunnel anche se ora sembra ci sia solo nebbia. O forse sono gli occhialini che mi appannano la vista 😉

Credo nel senso civico delle persone, anche se è stato necessario attuare misure estreme affinché la distorta percezione del rischio per qualcuno diventasse reale. Credo nel sacrificio che è stato richiesto a ognuno di noi. Credo anche che il Covid stia avendo un rilevante impatto psico-sociale oltre che economico. È una vera battaglia e le vere armi per combattere il virus siamo noi, le persone, la speranza, l’empowerment, il buon senso, i farmaci, i DPI, i professionisti con la loro formazione e professionalità, la responsabilità, la ricerca. Noi continuiamo a lottare insieme, ognuno con le proprie competenze e possibilità.   Forza e coraggio, non solo oggi, ma anche domani. #ANDRATUTTOBENE.

 Angelina Ianchello, operatrice della Comunità terapeutica Fandango, Lamezia Terme.

 

Sono Adriana un’operatrice della Comunità Terapeutica “Fandango”, a Lamezia Terme, in Calabria.

Mi è stato chiesto di raccontare la mia esperienza di lavoro e le mie sensazioni in questo tragico periodo di crisi che sta attanagliando l’umanità a livello globale. Penso non serva specificare a cosa mi riferisco perché purtroppo abbiamo tutti imparato a convivere col termine “Covid-19”. Tutto è partito in Cina a ridosso tra il 2019 e il 2020 quando il telegiornale continuava a parlare di una particolare epidemia che stava decimando la popolazione, mettendo in ginocchio l’epicentro di un’ignota cittadina chiamata Wuhan. Già … in Cina. Ma noi eravamo in Italia giusto? Quindi perché dovevamo preoccuparci per un qualcosa che stava accadendo tanto lontano da noi?

Eppure, ahimè, in brevissimo tempo tutto è cambiato mettendoci di fronte a un’emergenza che in poco tempo avrebbe scombussolato la vita di tutti.

A febbraio l’OMS (Organizzazione Mondiale della sanità) dichiara l’emergenza sanitaria e in brevissimo tempo si sarebbe parlato di “pandemia”, una parola a cui la nostra generazione non era abituata se non per quanto letto sui libri di storia alla voce “Spagnola”.

Da quel momento tutto è cambiato. Dal 10 marzo 2020 l’Italia intera diventerà zona protetta: ci è stato chiesto dal nostro Governo di restare a casa e l’Italia si è fermata! Per limitare il diffondersi della malattia ci viene chiesto di indossare delle mascherine, di mantenere il distanziamento sociale, di lavarsi frequentemente le mani, mantenere puliti i nostri ambienti e di controllare la nostra temperatura corporea. Abbiamo iniziato a indossare le tanto odiate mascherine, da quelle chirurgiche alle FFP2 a quelle di stoffa colorate e fantasiose; all’inizio è stato molto difficile accettare tutto questo ma ora prima di uscire di casa ognuno di noi, oltre a chiavi e cellulare, ha con sé una mascherina!

Durante l’estate tutto è sembrato essere tornato alla normalità… abbiamo messo da parte l’emergenza dimenticandoci del virus.

Ma è arrivato ottobre e il virus sembra essersi risvegliato… Aumento dei contagi, nuovi focolai, di nuovo scatta l’emergenza e l’Italia viene colorata nuovamente: un po’ rossa, un po’ gialla e un po’ arancione.

Questa volta solo alcune regioni si colorano di rosso, tra cui la nostra amata terra Calabra e ci troviamo a vivere nuovamente nella confusione, nell’incertezza e nella paura già provata quest’inverno quando si iniziò a parlare di Covid-19.

Non nascondo di aver attraversato anch’io momenti di paura. A tratti li vivo tutt’ora.

Chissà, forse avranno ragione anche quelli che dicono che la TV esagera e che forse stiamo ingigantendo la cosa, ma al momento mi sento come se la mia “normalità” fosse in qualche modo in standby. Ferma.  Ad aspettare quel pizzicotto che ti sveglia da quell’ incubo assurdo che stai facendo. Insomma, avete presente la tranquillità e la spensieratezza a cui eravamo abituati? Ecco, per ora siamo da tutt’altra parte.

Devo ammettere però che la vita di Comunità ha aiutato molto anche me. Per carità, non nego che sia molto difficile svolgere le normali attività bardati coi DPI, ma ci si adegua e si cerca in tutti i modi di salvaguardare la salute dei nostri ragazzi e ragazze. In fondo, non bisogna dimenticare che per loro siamo noi operatori il pericolo maggiore. Siamo noi quelli che andiamo in giro, e di conseguenza siamo noi che potremmo portare il virus nella nostra struttura rischiando di contagiare gli utenti dei quali ci prendiamo cura ogni giorno.

Ma devo dire che recarmi al lavoro mi fa stare meglio. Con i colleghi e gli utenti, all’interno della struttura, ci sentiamo in qualche modo isolati, protetti, al sicuro. E nonostante i disagi, i dispositivi di sicurezza e le distanze che sempre manteniamo, in qualche modo quello che facciamo mi dà serenità. Infatti, mi chiedo: in questo momento sono io che aiuto gli utenti di Fandango, o sono loro che contribuiscono a non farmi scontrare continuamente col pensiero della pandemia?

Io una risposta non sono ancora riuscita a darmela, ma di sicuro ce la metteremo tutta per salvaguardare la salute dei ragazzi e per ripagarli in qualche modo per l’aiuto che anche loro ogni giorno danno a me. Quando questo nemico invisibile sarà sconfitto anche la confusione e la paura scomparirà lasciando spazio alla spensieratezza e alla libertà!

Non mi arrenderò e non mi abbatterò. Mai mollare … Ce la faremo …!

Adriana Barbarossa, operatrice della Comunità terapeutica Fandango. 


Riflessioni a ruota libera

“Covid” questa è la parola che risuona nelle nostre orecchie, la parola che ci fa pensare, che mette in moto le nostre più profonde paure, attenzione, precauzione, contagio, morte, salvezza, speranza, resistenza, tutto un cocktail di emozioni, gesti e pensieri a cui ci appelliamo per cercare di fronteggiare questa terribile bestia. Persone che hanno gridato aiuto e purtroppo tutto questo non è servito. Pandemia così è stata definita.

Il mondo si è fermato per tre lunghi mesi, nella storia l’umanità ancora una volta è messa alle strette con un qualcosa a cui ancora non trova rimedio e non può fronteggiare.

Chiusi e al riparo da questa tempesta la preoccupazione di poter essere contagiati, la stanchezza di essere rinchiuso, l’amarezza di non poter abbracciare un proprio caro un proprio amico o semplicemente una normale vita quotidiana. Distanziamento, ci dicono, la vita da ora in poi non è più la stessa. La paura ci opprime, il dubbio di non potercela fare ci rende ancora più irrequieti.

L’umanità lotta con tutti i mezzi a disposizione ma senza conclusioni, senza concretezza. Un lockdown continuo, aumentano i morti e i contagi, la morte bussa e la porta è sempre aperta.

Scienziati, infermieri, medici, volontari, lottano quanto meno nella speranza di avere un responso positivo e poter dire che qualcuno c’è l’ha fatta ed è guarito.

La speranza: sì proprio a questa ci appelliamo come nostra unica salvezza, ancora una volta affidiamo la nostra vita in mano ad essa, in mano a un destino che se davvero lo vorremmo non ci volterà le spalle ma ci renderà persone migliori.

Amedeo

Le mie emozioni per il coronavirus che sto vivendo in questo momento: sono paura e ansia anche perché io ho problemi di salute e quindi la paura è doppia. Spero che tutto possa tornare come prima.

Giuseppe

 

Io, questo coronavirus lo sto vivendo con la preoccupazione che nonostante essendo in una struttura protetta gli operatori che sono al nostro servizio, avendo anche loro una vita provata all’esterno della struttura, aumenta il rischio di poter essere contagiati.

Sebastian

 

Io in questo momento sto vivendo la comunità un po’ diversa dai primi tempi, nel senso che si comincia ad avvertire un po’ di ansia perché non si esce più, vedo gli operatori con mascherine e tuta e mi convinco che il rischio c’è ed è reale nonostante siamo tutelati.

Fabio

 

Penso che sia arrivata la fine del “mondo”, non c’è bisogno di andare oltre la frase. Finisce, punto.

Pasquale

 

In questo momento le sensazioni che provo per il coronavirus non sono tante visto che siamo chiusi. Non avendo contatti con l’esterno non mi rendo conto della gravità che realmente si vive fuori visto che la prima ondata l’ho vissuta all’esterno ed è stata una brutta esperienza; non potevo andare neanche dai miei per vederli. Come emozioni si vive ansia, paura e angoscia. Qui dentro non ho provato tutte queste cose ma un po’ di paura quando qualcuno si ammala, io in primis.

Francesco

 

Niente. Io sono entrata in comunità il 9 ottobre. Sono partita che già fuori c’era questa pandemia così brutta da dire, e da vedere tramite il telegiornale. Niente. Sopra a questo punto di vista la cosa più brutta è stato quello di stare chiusa in una stanza per 10 giorni.

Ma prima di succedere ciò sono stata altri 15 giorni a casa da papà e altri 20 all’ospedale … onestamente tutto ciò che mi fa molto paura anche perché con la mia salute attuale che ho ciò mi fa spaventare parecchio.

Mi fa stare male ciò ancor di più. Spero che tutto ciò si possa sistemare nel migliore dei modi e che la vita torna a essere come prima.

Valentina

Questo coronavirus lo vivo male, perché il mio unico pensiero sono i miei figli, per cui vorrei essere vicino a loro per dargli la forza con la mia presenza.

Carmelo

 

A me sinceramente del coronavirus non è che poi me ne frega più di tanto. Anche perché a mio modesto parere, la cosa viene amplificata. Da noi in Svizzera un vero e proprio lockdown non c’è mai stato, perciò non riuscirei nemmeno a spiegare o a raccontare un’esperienza di questo genere. Le devo descrivere la sensazione o l’esperienza che sto vivendo in questa situazione particolare del Covid-19 all’interno della comunità, posso dire che la vivo abbastanza tranquillo. Se proprio dovessi descrivere un momento di ansia o preoccupazione, è ogni qual volta ci viene comunicato dai responsabili lo stato attuale fuori, ma poi passa subito.

Dato che ho un genitore fuori, mio padre, che si sta sottoponendo a degli esami e a delle terapie per un malore, è questa l’unica circostanza che mi fa riflettere e preoccupare un po’. Per il resto, non credo a tutti gli effetti ai media, giornali e notizie sul web. Per non parlare del governo ridicolo, vergognoso, incoerente e corrotto che amministra questo paese. FUCK COVID19. Viva la libertà. Viva la salute.

Gianfranco

 

In questi giorni di quarantena per il coronavirus da quasi un anno, pensavamo che l’avevamo superata tutta questa situazione ringraziando tutti i medici e tutte le persone che si sono dati da fare. C’è stato un periodo di chiusura, si poteva uscire di casa solo per emergenza. Adesso purtroppo la situazione è molto grave rispetto a quella di febbraio, c’è tensione, paura, e se hai febbre o tosse pensi subito al coronavirus. Io adesso sono lontano dalla mia famiglia e penso a quelle persone che hanno perso parenti e figli. Io sono entrata in comunità il 5 novembre del 2020. Ho dovuto fare il tampone prima di entrare e ho fatto 10 giorni di quarantena. È brutto stare in una stanza senza uscire, usare la mascherina, stare a distanza dagli altri.

Io la sto vivendo così in comunità perché dentro non capisci cosa sta succedendo veramente. Sai qualcosa solo tramite i telegiornali, mi fa stare male vedendo i medici carabinieri con quelle tute, con mascherine e guanti di lattice. Io spero che ce la faremo e supereremo questa crisi, e che passerà tutto.

Natascia

 

In questo periodo che sto trascorrendo in comunità viviamo questo grande problema causato dal covid 19. Non essendo la prima comunità ora la sto vivendo malissimo perché a causa di ciò non si può uscire, non si possono fare incontri con i parenti, insomma tutto è in un “circuito chiuso” e bisogna ogni giorno adoperare le dovute precauzioni per la nostra e l’altrui salute. Le sensazioni e le emozioni che mi sto vivendo non sono delle migliori, ci sono giorni tristi che non ho neanche voglia di parlare con gli altri, però poi pensando a quello che sta succedendo fuori di qui mi rianimo e cerco di trovare la forza e la motivazione per ritornare a sorridere e trascorrere le giornate più positivamente. La paura che questo virus possa entrare qui all’interno è altissima, e anche se siamo tutelati l’ansia che provo dentro di me mi fa essere diverso, e a volte anche di notte ci penso e prego perché si riuscirà a studiare un vaccino idoneo e che tutto ritorni nella normalità.

Fabrizio

 

Ai tempi del covid-19 io sono stato fuori e ho avuto difficoltà a vivere con questo coronavirus. Quando sono entrato in comunità ho visto una vita diversa, da fuori ho visto gente che veramente soffre, persone che lavorano in questi tempi difficili. Qui ho visto i nostri operatori fare molti sacrifici per stare con noi.

Andrej

Decido io di entrare in comunità per curarmi: il periodo non è facile, a causa covid incontro qualche difficoltà a entrare… Tampone obbligatorio; esito negativo. Appena entrato: quarantena 10 giorni, brutti, sempre solo e non potevo stare con gli altri. Lì capisco la gravità di ciò che significava covid 19, parola da me sempre ignorata e presa alla leggera. Nemmeno a un mese di distanza mi ammalo di FEBBRE … sono tanti i miei pensieri; visto in tv ciò che succedeva ho temuto di aver contratto il covid 19, isolamento, e di nuovo noia e riaffiorano sensi di colpa e tanta rabbia. Doloroso stare staccato dal gruppo, anche se non ero da solo.

1° tampone nell’attesa del risultato il buio e l’ansia, ma tutto bene negativo. Tachipirina e passa la febbre, ma ancora in isolamento … uff.

2° tampone più approfondito, la stessa sensazione. Negativo per la seconda volta. Tutto si è risolto, momentaneamente. Via dalla quarantena si ritorna a vivere ma con molta prudenza.

Orazio

 

Io credo che la cosa venga “ingigantita”. All’interno della struttura mi sento tutelato perché credo che sia molto difficile essere raggiunti dal virus, ma non si può avere mai la certezza. Comunque confido nelle persone che sono qui a darci una mano, ma non possono farlo in tutto; mi riferisco al fatto che io come tanti altri abbiamo figli fuori e se devo essere sincero vorrei essere lì in questo momento. Tuttavia confido nella mia famiglia e cerco di starmene tranquillo. Per il resto la percezione all’interno della struttura, di quel che succede fuori, la si ha dai nostri operatori che svolgono un ruolo di enorme responsabilità nei nostri confronti e nelle loro famiglie. Per questo mi sento di dirgli grazie perché quello che fanno non è da tutti. Spero vada tutto bene e che si torni prima possibile alla normalità.

Marco

 

Quello che sto vivendo in comunità in questa terribile pandemia è un momento lungo e particolarmente confuso che mi ha costretto a pensare di meditare sulle ineluttabilità ma anche sulle fragilità della vita umana e sulla possibilità sempre più vicina di morire. Quando siamo entrati in emergenza questo inverno sono stata male e ho avuto paura.

Lara

 

Quello che sto vivendo adesso di sicuro è molto diverso dal mese di marzo, perché la prima ondata del virus mi trovavo fuori dalla comunità e quindi non davo molto peso alla cosa. Uscivo sempre senza preoccupazione, per me pensavo solo alla mia famiglia e cercavo di proteggerli il più possibile. Adesso, invece, posso dire che mi ritengo fortunato a essere in un luogo protetto come la comunità perché adesso sembra che la situazione dei contagi specialmente in Calabria sia più grave, vedendo le notizie del telegiornale, perché in questo luogo non si dà peso realmente alla gravità della cosa non vivendo fuori la vita quotidiana.

Il mio pensiero è questo: secondo me stanno esagerando con il divulgare certe notizie perché questo si sa che è il periodo delle prime influenze e dei primi raffreddori, quindi si dovrebbe stare attenti e rispettare tutti i protocolli e le regole ma non si può vivere tutti i giorni con la paura di un semplice raffreddore. Sentendo i virologi parlare in questo periodo, è normale avere sintomi di tosse, febbre, dolori, ecc. quindi di non preoccuparsi più di tanto perché secondo me fanno pure tanto falso allarmismo.

Gianpiero

Inizio pandemia e informazione dicembre 2019, molta confusione e tanta paura. Non si conosce tutt’oggi bene il covid-19, all’inizio aumentano i casi e facevo solo caso ai numeri dei decessi e anche dei guariti e dei positivi. Non erano corrette molte informazioni se non provenienti sul sito del ministero della salute. Molte notizie fake in rete on-line, spesso mi capitava di andare in confusione sull’argomento “mascherina sì, mascherina no”. Poi sentivo dire di restare a casa, con la pubblicità del ministero della salute di restare a casa e che se si avevano sintomi influenzali di comunicarlo al numero dedicato. Avevo molta paura perché non avevo ancora realizzato cosa mi circondava, poi, durante tutte le ricerche e le testimonianze, finalmente esce il “tampone” dove ti dava una speranza per capire se avevi contratto il virus o meno. Fino al 3 maggio 2020 molta paura e chiuso in casa, se si usciva uscivo solo per andare in farmacia o a comprare le sigarette. Con le mascherine introvabili e usando i guanti monouso mi facevo forza e facevo ciò che era opportuno fare. Durante il periodo e dopo il 3 maggio continuavo a far uso di eroina, un po’ per non affrontare la paura e l’ansia.

Il 6 luglio entro in comunità, prima del 6 dello steso mese feci il tampone aspettando l’esito, finalmente “negativo”. Entro in comunità e subito in quarantena per 14 giorni dove ho vissuto in camera solo e con la tv che mi faceva compagnia per tutta la mia quarantena. Non ho avuto sensazioni di malessere perché mi guardavo attorno e vedevo persone negative al covid e mi rassicuravo. Devo dire che la quarantena è stato un tempo per rilassarmi e concentrarmi su me stesso e dove mi trovo. Oggi alla seconda ondata mi sento sicuro e tranquillo perché so che sono in un ambiente protetto, utilizzando prodotti speciali e dovute precauzioni si può attenuare la tensione che si può percepire.

Prima della seconda ondata non ho per niente avvertito il pericolo, proprio perché mi ritrovo per fortuna in una struttura protetta. “Essendo attenti a tutto, non dobbiamo temere il coronavirus, ma egli stesso deve temere noi”.

Daniele

 

Se mi avessero raccontato quello che ho fatto e continua a fare il mondo fuori da qui, ad oggi, non ci avrei creduto. Chi avrebbe mai detto che per entrare in comunità mi sarei dovuto sottoporre ad un, fino ad allora sconosciuto, tampone molecolare, fastidioso grosso “cottonfiok” che ti inseriscono in gola fino a strofinarti le tonsille e poi nel cavo orale, fino a toccare le pareti della laringe. Bene! Spero solo di essere tra quelli che lo potremo raccontare ai propri nipoti come una storia di pura fantasia, ma realmente esistita, con vincitori su tanti purtroppo vinti, da un nuovo virus chiamato CORONA.

CORONA fino ad oggi non era più di un oggetto da principessa o regina o al massimo un cognome. Oggi 17.11.2020, quando lo si nomina fa paura, incute timore e voglia di proteggersi da chi lo pronuncia. Sarà forse la fine? Sarà forse un nuovo inizio? Sarà solo una delle guerre mediatiche? Infine, spero tanto che possa essere solo un fatto da raccontare, con tanto di rispetto e stima per chi non c’è più, e per chi, con tanto sforzo e sacrificio, lavora in condizioni quasi disumane. Che possa essere di monito, per chi come me, finora non ha fatto altro che giocare alla roulette russa con la propria vita, talvolta distruggendola ad altri. Corona: che tu possa presto essere sconfitto …

Paolo

 

Era marzo del 2020 quando sentii parlare per la prima volta di covid-19. Io non mi ero reso conto della gravità, perché essendo chiuso in una comunità terapeutica dal 15/11/19. Prima che scoppiasse questa epidemia la mia reazione fu così: mi ricordo che dissi “sarà la solita influenza che durerà il tempo di un vaccino”, ma rimasi scioccato quando vidi che i mesi passavano e il problema rimaneva anzi peggiorava. Mi ricordo che non solo noi utenti eravamo presi da sgomento, ma anche gli operatori.

Perché vi dico che noi utenti non sentivamo tanta pressione perché essendo chiusi in una struttura terapeutica non si percepiscono tanto le paure del mondo esterno, perché ovattati nel nostro microcosmo. Davvero è difficile capire quello che succede nel mondo, se non attraverso i media, notizie che mettevano i brividi perché confuse e imprecise. Ma devo in questo caso ringraziare i nostri angeli custodi che sono le persone che ci seguono per i problemi di tossicodipendenza che è già un dramma, per noi, ma con l’aiuto loro siamo stati tranquillizzati e il panico iniziale cominciò a scemare senza però sottovalutare questa epidemia, prendendo seriamente il fatto di disinfettare noi stessi e l’ambiente in cui abitiamo. Ora è il secondo lockdown che faccio in comunità spero che le cose ritornino come prima.

Salvatore

 

La vita in comunità in questo momento storico ha subito molti cambiamenti che si sono manifestati in maniera pratica e altresì con impatto psicologico. Noi tutti abbiamo avvertito questo cambiamento nella quotidianità di tutti i giorni, le continue e allarmanti notizie dei media ci hanno bombardato con segnali preoccupanti. I nostri operatori ci hanno continuamente aggiornato sulle situazioni esterne alla comunità, poiché noi viviamo una condizione che si può definire protetta, vivendo in un luogo isolato e abitato con delle persone che non hanno contatti l’esterno. Praticamente le nostre brevi uscite sono state sospese, così come il nostro lavoro in campagna che ci portava per mezza giornata fuori dal nostro ambiente e che ci ristorava con l’esperienza di un contatto con la natura e l’aria aperta.

Le regole all’interno della comunità sono cambiate in quanto abbiamo dovuto adeguarci alle misure di prevenzione. Personalmente questa situazione mi fa un po’ paura. Sentire i bollettini di tanti morti nel mondo e così tanti infetti, che non mancano neanche vicino a noi, mi provoca un senso di confusione e anche di impotenza di fronte ad una minaccia così grande. Temo, più che per me, per i miei cari e sono diventato molto apprensivo.

Raccomando sempre alle mie figlie di essere previdenti e attente, sebbene hanno la loro giovane età sono molto mature.

Spero vivamente che questo orrore possa finire presto, anche se i tempi per un vaccino su scala mondiale si preannunciano lunghi. Beh, che dire … “io speriamo che me la cavo!”

Roberto

 

Non ricordo con preciso, ma è stato prima della mia entrata in comunità, tra il 10 e 15 febbraio, aspettavo un amico in un calcio scommesse al caldo, dovevamo andare a fare la “storia”. Per passare il tempo davo un’occhiata alle news del mondo che davano sullo schermo, là lessi per la prima volta COVID-19.

Questo appellativo inizia ad avere un senso vero e proprio i primi mesi di marzo, quando l’Italia dà l’alba ai primi provvedimenti COVID-19, fino alla chiusura totale, ed io, probabilmente, non me ne rendevo ancora conto della sciagura che tutt’ora viviamo. Una data che ricordo bene è il 18 febbraio, un giorno che per me oggi ha tutta un’altra consapevolezza. Per chi crede nella fortuna, io ho avuto fortuna!

Quel dì entrai in comunità. Di certo il mio fato sarebbe stato diverso da quello di oggi, se non fossi entrato prima del “Lockdown”. Dio solo sa cosa mi sarebbe successo, vivendo l’inferno là fuori: io, il covid e la mia tossicodipendenza, una threesome da urlo. Non da poco, da prendere in considerazione, la prassi che hanno dovuto seguire i miei compagni per entrare in seguito al lockdown, una quarantena di 15 giorni chiusi in una stanza, soli e in piena astinenza da sostanza, probabilmente, conoscendomi, non ce l’avrei fatta. Un giorno, prima dei provvedimenti COVID, vennero in comunità i famigliari di Vincenzo, un utente. Si presentarono con mascherina e restavano a distanza da noi. Il primo pensiero “questi sono matti”, perché per noi il COVID era solo un nome, non un problema. Era ancora il classico pensiero che fai, del tipo, un problema lontano da noi, succede altrove, non certo qua, per noi era ancora solo una notizia al TG.

Si potrebbe pensare che per un ragazzo in comunità, il lockdown dovrebbe essere stato più semplice, tanto è abituato a stare chiuso, lo pensavo anche io, ma non avevo messo in conto alcuni fattori. L’agitazione e la paura che gli operatori ci trasmettevano venendo qua da fuori, perché giustamente loro lo vivevano fuori il dramma, ne erano più consci, e noi sempre tra sogno e realtà, tra realtà e follia. Il non vedere per nulla le proprie famiglie, visite abolite, anche qua pensavo fosse più facile ma non lo è stato e non lo è per niente. Il fattore più importante è la paura dell’ignoto, il non sapere che fare, non saper di che morte morire. Con l’estate il tutto si è mollato un po’, oggi l’angoscia torna, cosa accadrà?

Bernardo

 

È da mesi ormai che si sente parlare di coronavirus (covid-19) esattamente qui in comunità dove mio trovo dal 25/02/20 la quotidianità è venuta a cambiare i primi di marzo, tutto lo staff, gli operatori, i responsabili e lo psichiatra di conseguenza noi utenti, siamo stati costretti a modificare anche le solite abitudini.

Dall’esterno se ne sente parlare molto. All’inizio con la prima ondata di contagi, concentrata più al nord Italia essendo ignoranti sul virus, la comunità ha cercato di ottenere più informazioni possibili per limitare i danni. Personalmente, visto la chiusura e non potendo avere contatti con l’esterno, il concetto di pericolo di contagio vero e proprio non l’ho mai avuto. Con la seconda ondata di contagi esterna, avvenuta da 20 giorni a questa parte, anche il modo di gestire la situazione è stata più accurata, considerando anche il fatto che molte regioni del sud prima non erano zona rossa. Adesso però a livello di contagi abbiamo superato addirittura città del nord, c’è una paura maggiore e si è alzato il livello di prevenzione da parte di tutti, staff e utenti al seguito, soprattutto per una tutela nei nostri confronti e della comunità.

Fin dalla prima riunione di gruppo con Sergio che facemmo nel campo per mantenere la distanza tra di noi, che poi si è rilevata una dinamica non applicabile visto che convivendo insieme nella stessa struttura non è applicabile, perché il contagio ci sarebbe a catena! Quindi gli operatori o chiunque della progetto sud con orari e protezioni varie cercano di svolgere con normalità il loro lavoro. Mentre noi siamo stati educati ad usare delle norme igieniche più accurate ed evitando quanto più possibile il contatto con l’esterno. Il prezzo più alto da pagare per me, ma penso anche per gli altri utenti, è quello di non poter vedere i propri familiari. Con questo è impossibile svolgere le attività di gruppo al di fuori, ed è un altro limite per me difficile da superare, ma ho imparato nella vita ad adeguarmi alle situazioni e quindi pur essendo impossibilitata a vedere i miei figli non potendo andare a casa e rinviando alcuni impegni esterni a quando si potrà di nuovo ritornare alla normalità, “speriamo presto”, impegno il mio tempo concentrandomi su me stessa per adesso. Però ho una prospettiva di visione su come potrà essere il mio futuro una volta che sarò fuori. Infatti, anche da situazioni negative si può trarre spunto e vantaggio ed è quello che ho fatto. L’idea di iscrivermi al corso di OSS è scaturita anche da questo, aiutare gli altri nel sociale soprattutto in questo periodo la richiesta al livello socio-sanitaria è molto richiesta, mi ha acceso la lampadina e ora più che mai nonostante alcune dinamiche di avversità e imprevisti tra cui proprio il coronavirus, che mi sta rallentando, vado avanti. Qui si evita più possibile ogni situazione di contagio, quindi personalmente mi sento limitata, ma al sicuro, aspettando in una somministrazione di cura per tutti i contagiati un augurio che questo periodo finisca e che tutti i cittadini del mondo ritornino a una vita per lo più normale, anche se non sarà facile per i familiari delle vittime del covid-19. Andare avanti è l’unica cosa che mi ci permette di limitare i danni! Vivere il presente anche se con difficoltà per avere un futuro migliore.

Luana

 

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Giornata internazionale diritti per l’ infanzia e l’ adolescenza. IP IP urrà da’ la parola ai bambini di tutto il Paese

Sorridono, hanno espressioni serie o sornione. Chiedono di riabbracciare maestre e amici, i propri affetti più cari, di riavere i propri spazi e soprattutto giocare liberi, come sanno fare solo i bambini. Questa la sintesi del video diffuso dal progetto Ip Ip Urrà, selezionato nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Con i bambini,  di cui fanno parte dieci enti non profit su tutto il territorio nazionale per oltre 23 stakeholder.

Il video è stato realizzato in occasione della Giornata Internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 20 novembre.
“Nell’infanzia risiede la nostra speranza per il futuro, solo se sapremo coltivare, nutrire, proteggere, far camminare. Nell’educazione e nella cura – scrivono i promotori del progetto Ip Ip Urrà – risiedono gli antidoti contro i fenomeni di esclusione e emarginazione sociale, a noi la responsabilità di essere comunità al fianco di chi non ha voce e subisce più degli altri il peso ulteriore di questa crisi. E’ tempo di mettere al centro delle politiche pubbliche l’infanzia e di costruire contesti, città e periferie a misura di bambini e bambine e famiglie competenti che devono poter esser sempre più competenti”.

La ricerca Con i bambini – Demopolis A pagare il prezzo degli effetti a lungo termine dell’emergenza Coronavirus saranno i più piccoli: ne sono convinti oggi i due terzi degli italiani. La mancanza di dispositivi informatici adeguati e di connessioni idonee si è rivelata un problema nel 14% dei casi, un dato che cresce al 22% al Sud. Ma per il 45% le difficoltà della didattica a distanza dipendono dalla scasa capacità di attenzione nel contesto stesso della DAD. Gli italiani restano convinti che le opportunità dell’istruzione non siano oggi garantite equamente per tutti nel nostro Paese: appena il 9% crede che la scuola italiana garantisca oggi tale opportunità. Ma l’educazione dei giovani non è solo questione della scuola. Per il 67% degli italiani la responsabilità dei minori è di tutta la comunità, dato che si attestava al 49% nella rilevazione dello scorso anno. Per il 91% degli italiani la diffusione della povertà educativa è un fenomeno grave e 9 italiani su 10 ritiene oggi importanti, per lo sviluppo del Paese, le azioni di contrasto al fenomeno.

Partner del progetto Chi rom…e chi no (Napoli, capofila), Cooperativa Sociale Il Cantiere (Albino, Val Seriana), Coop 39;Abbaino, Consorzio Mestieri Toscana (Firenze), Coop. Soc. Mignanego (Genova), Ass. Comunità Progetto Sud (Lamezia Terme), Ass. Fermenti lattici (Lecce), EcoS-Med coop. soc. (Messina), La Kumpania (Napoli) Libera Compagnia di Arti & Mestieri Sociali (Pioltello), Associazione 21 luglio (Roma), Coop. Soc. Educazione Progetto (Torino), Fondazione Zancan, Università Federico II centro Sinapsi.
Con i bambini Il progetto è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà
educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD. www.conibambini.org.

La Repubblica

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Lavora con noi

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Conoscenza delle leggi di funzionamento di base
del vivere civile,
del ruolo delle Istituzioni.

Se sei in possesso dei requisiti e hai le conoscenze elencate invia il tuo CV entro il 20 novembre 2020 compilando il form lavora con noi � www.comunitaprogettosud.it/lavora-con-noi/ 
settore: area formazione e ricerca

Sede di lavoro: Lamezia Terme (CZ)

Interventi di contrasto alla tratta della esseri umani. Intervista

Irene Ciambezi, Operatrice antitratta Comunità Papa Giovanni XXIII°; Maria Elena Gòdino, Psicologa della Comunità Progetto Sud ( Lamezia Terme) e Bella,  Ex vittima di tratta nigeriana ospiti di Paola Simonetti nello spazio radiofonico de “Il mondo alla radio” sulle frequenze di radio vaticana.

L’ argomento è la tratta degli esseri umani ed in particolare il lavoro che gli operatori di comunità svolgono per contrastare lo sfruttamento sessuale delle donne nigeriane.

Partire dai bisogni, mettendosi sulla strada a fianco di chi è vittima: è questo il primo passo per chi opera in questo spaccato di sociale spesso riconducibile ad un intreccio di rotte criminali.

Identificare e accompagnare le persone vittime di tratta è un lavoro di rete che mette insieme Associazioni, con operatori che abbiano competenze specifiche e anche un progetto che non sia solo di protezione, ma di recupero fisico e psicologico delle vittime e soprattutto, un percorso che, insieme alle Istituzioni consenta alle persone come Bella (nome di fantasia), che qui porta la sua testimonianza, di avere una vita rinnovata.

CLICCA QUI PER ASCOLTARE IL PODCAST DELL’ INTERVISTA

 

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Infanzia e Covid. IP IP Urrà: una rete nazionale di comunità a sostegno di famiglie e minori.

Napoli, 5 novembre 2020
Dieci città unite – attraverso un viaggio virtuale dal nord al sud del Paese – su tutto il territorio nazionale con un obiettivo comune: favorire e sostenere l’infanzia e le loro famiglie in un momento storico difficile come quello che stiamo vivendo.

È questo il senso del progetto «Ip Ip Urrà Metodi e Strategie Informali per Mettere l'Infanzia
Prima», selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile che vede come capofila l’associazione Chi rom e chi no, nell’ambito del Bando Un Passo Avanti dell’Impresa sociale Con i Bambini – Fondo di contrasto alla povertà minorile, presentato sulla piattaforma zoom e, in collegamento dal
centro culturale e gastronomico Chikù di Scampia (Napoli) – con una conferenza stampa moderata dal giornalista Giuseppe Manzo, a cui dopo i saluti dell’assessore alla scuola del Comune di Napoli Annamaria Palmieri e dell’assessore alle politiche sociali dell’VIII Municipalità Gerardo Avallone, sono intervenuti il vicepresidente dell’impresa sociale Con i Bambini Marco Rossi Doria, la presidente di Chi rom e chi no Barbara
Pierro, la vicepresidente della Fondazione Compagnia di San Paolo Claudia Mandrile, la direttrice della Fondazione Zancan Cinzia Canali, la dirigente scolastica dell’istituto comprensivo Eugenio Montale di Scampia Paola Carnevale, la direttrice del Centro Sinapsi dell’Università Federico II di Napoli Maura Striano.

Il progetto, che avrà una durata di 40 mesi, vede coinvolte 10 regioni e 23 partner. Dalla Val Seriana a Messina, passando per Firenze, Moncalieri, Roma, Lamezia Terme e Lecce: Cooperativa Sociale Il Cantiere (Albino, Val Seriana), Coop L’Abbaino, Consorzio Mestieri Toscana (Firenze), Coop. Soc. Mignanego (Genova), Ass. Comunità Progetto Sud (Lamezia Terme), Ass. Fermenti lattici (Lecce), EcoS-Med coop. soc. (Messina), La Kumpania-Chi rom e chi no (Napoli) Libera Compagnia di Arti & Mestieri Sociali (Pioltello), Associazione 21 luglio (Roma), Coop. Soc. Educazione Progetto (Torino), Fondazione Zancan, Università Federico II centro Sinapsi e tante scuole sparse lungo lo stivale. Nel corso della presentazione sono stati illustrati gli obiettivi di progetto, le azioni e la sfida educativa di comunità che insieme i diversi partner vogliono affrontare con l'intento di costruire una Task Force Kids più che mai necessaria in questo momento di particolare precarietà che potrebbe avere un impatto molto forte sui bambini e la loro crescita sociale, oltre che al loro grado di istruzione.

«Il progetto “festeggia” la famiglia e la comunità come primi e fondamentali fattori protettivi per il benessere dei bambini, in particolare quelli più piccoli e fragili – dichiara Barbara Pierro, presidente dell’associazione capofila Chi rom chi no – è un’esortazione all’infanzia in un momento storico particolarmente complesso in cui la distanza dall’altro viene rappresentata come elemento necessario per sentirsi in sicurezza, per questo rafforza antiteticamente l’importanza di creare spazi in cui i bambini possano attivare e nutrire aspirazioni e desideri». Obiettivi sono «mettere al centro la persona, i bambini perché abbiano al loro fianco adulti consapevoli, con cui sviluppare processi di formazione e di ri-progettazione professionale, di crescita, di partecipazione e reciproca solidarietà tra le famiglie.

Ip Ip Urrà vuole inoltre coinvolgere quanti tra adulti e bambini non sono raggiunti dai servizi, dai circuiti educativi, perché chiusi nei rioni e nelle periferie delle nostre città con strumenti semplici e in qualche modo inediti come il gioco nei luoghi informali e la cultura dello stare insieme. Ancora vuole sviluppare e mettere a sistema un’azione di partecipazione mutualistica chiamata cultura del sospeso, che a Napoli è ben nota».

«La povertà educativa non è semplicemente un “problema”, è il problema base di qualunque democrazia – afferma Francesca Puglisi, sottosegretaria di Stato al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali – È dalla povertà educativa che nascono e si acuiscono le ingiustizie sociali, che aumentano i flussi migratori, che si consolidano le diseguaglianze di genere, che si aggrava la disoccupazione di persone senza istruzione e senza competenze. In questo periodo di pandemia mondiale, è chiaro che il rischio di povertà educativa si allarga, in particolare nelle fasce sociali più fragili e nei territori più difficili. Ecco perché il progetto “Ip Ip Urrà” è importante e trova il mio plauso: mettere al centro la cura dei più piccoli, attraverso un incrocio di idee, collaborazione e attività di associazioni, genitori, enti pubblici, fondazioni, è fondamentale e ci insegna che se oggi dobbiamo forzatamente rinunciare o limitare mobilità e iniziative, non possiamo mai rinunciare a costruire un futuro migliore».

Per Marco Rossi Doria, vicepresidente di Con i Bambini «questo è un momento particolarmente difficile per milioni di bambini e ragazzi in tutto il mondo e i
fondi che abbiamo voluto dedicare a questo, come ad altri progetti, sono proprio per contrastare la povertà educativa minorile. Molti vivono tra povertà relativa e povertà assoluta, è una grande questione nazionale. Lo sviluppo educativo territoriale – ha aggiunto – è la prima missione di Con i Bambini, che interviene nelle zone più deboli del Paese. L’alleanza tra donne, maestre e mamme, ha consentito in questo momento il mantenimento del rapporto educativo tra casa e scuola e noi siamo attenti alla ricaduta di questi progetti anzitutto sui bambini e sui ragazzi, poi sui loro genitori. Stiamo costruendo modelli replicabili, monitorati, operativi che ci fanno essere in una posizione di
avanguardia nel dialogo con le istituzioni».

Cinzia Canali della Fondazione Zancan ha ribadito come «Ip Ip Urrà parta dall’esperienza “sul campo” dei 10 progetti e dai risultati ottenuti nei diversi territori potenziando alcune strategie, tra cui l’informalità dell’offerta, il coinvolgimento di soggetti inediti e il concorso al risultato, la comunità educante».
«Questi sono temi cari alla Fondazione Compagnia di San Paolo – ha sottolineato Claudia Mandrile – che sin dal 2014 ha lanciato tra le sue azioni quella di dare rilevanza all’azione corale per alimentare una comunità di pratiche da replicare, come sta avvenendo con Ip Ip Urrà». Mentre l’assessore alla scuola del Comune di Napoli Annamaria Palmieri ha posto l’accento «sull’importanza di rilanciare progetti come questo mettendosi in rete da nord a sud, specie in una fase delicata come questa dove la povertà educativa è materiale e psicologica e come enti locali dobbiamo assolutamente riallacciarci a queste esperienze».

Il progetto è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD.

www.conibambini.org .