DON ITALO CALABRò, UN RICORDO DI VITA A TRENT’ ANNI DALLA SUA SCOMPARSA.

Educatore, sacerdote, amico. Ecco chi era don Italo Calabrò

Social Talk di Avvenire di Calabria dedica una puntata speciale a don Italo Calabrò, educatore, sacerdote, amico, in  occasione del trentesimo anniversario dalla sua morte.
Nel video le testimonianze di chi lo ha conosciuto e al suo fianco è cresciuto in Fede e Amore:
▶️ Don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera;
▶️ Corrado Calabrò, fratello di don Italo;
▶️ Cesare Diano, imprenditore reggino;
▶️ Don Giacomo Panizza, fondatore Progetto Sud.

SANITA’ IN CALABRIA: PROPOSTE NECESSARIE E REALIZZABILI

Gli interventi di Don Giacomo Panizza, di Italo Reale e Rubens Curia, moderati da Maria Pia Tucci, durante la conferenza stampa del 22 maggio, tenutasi a Lamezia in Sala Sintonia, hanno puntato l’ attenzione sulla Sanità per tutti e su una riforma che la Calabria non può più attendere.

Dalla lettera al Ministro della Salute Roberto Speranza, alla raccolta firme, alla stesura di un documento condiviso con 5 punti essenziali che diventato proposte necessarie  e realizzabili per un nuovo corso della Sanità in Calabria.

Ad oggi  120 Sindaci, da tutte le cinque province Calabresi, hanno appoggiato e condiviso la petizione lanciata il 10 maggio scorso (e che può ancora essere firmata): Diritto alla salute in calabria. Lettera aperta al Ministro Speranza, che conta  3923 firme sulla piattaforma change.org a cui si aggiungono le 111 iniziali e le 1000 fuori piattaforma.

“La salute come questione democratica e competente” – ha sottolineato il presidente della Comunità Progetto Sud, Don Giacomo Panizza-. “La salute ha a che fare con la scuola, con la strada, con la vita, con le fragilità, che sono  determinanti sociali  quanto il lavoro e l’ambiente”.

“Un obiettivo comune  e condiviso in rete con Persone, Associazioni e Istituzioni Calabresi”, ha detto  Italo Reale nel suo intervento – La nostra proposta non è ideologica ma volutamente costruttiva perché le Istituzioni sono chiamate ad affrontare e risolvere la questione Salute in Calabria, come bene comune”.

“Più assistenza domiciliare e meno RSA”,-  sottolinea Rubens Curia– “Sanità territoriale e l’ impiego dei fondi CoVID-19 destinati alla regione Calabria  per incrementare le cure domiciliari, la sorveglianza e la diagnosi con il potenziamento delle virologie, microbioligie e dei laboratori di patologia clinica, dei dipartimenti di prevenzione e delle terapie intensive”.

da sx Italo Reale, Maria Pia Tucci, Rubens Curia, Don Giacomo Panizza

Le nostre proposte necessarie e realizzabili

Perché una “Lettera aperta” al Ministro della Salute Speranza? Perché una petizione che in una settimana ha raccolto circa 5.000 adesioni di cittadini e cittadine, rappresentanti delle Istituzioni (121 Sindaci), attori sociali, operatori sanitari, docenti universitari, uomini della Chiesa e molti uomini di buona volontà?

Perché aver delegato la tutela della salute a una classe dirigente in gran parte incompetente e, talvolta, corrotta ha causato la mancata attuazione dell’articolo 32 della nostra Costituzione a favore dei calabresi e, addirittura , come recita la sentenza del novembre scorso della Corte Costituzionale contro il ricorso presentato dalla Regione Calabria attinente alla Legge 60/19 (Decreto Calabria), ha costretto lo Stato a attivare una disciplina temporanea in forza dell’articolo 117 della Costituzione che tutela “i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”! Insomma i calabresi, pur pagando ogni anno oltre 100 milioni in più di IRPEF e di IRAP perché commissariati, non godono pienamente dei diritti civili e sociali!

La sentenza della Consulta non è stata una sorpresa per quel 20% di calabresi che annualmente sono costretti a curarsi fuori regione producendo una mobilità passiva di 304.858.262 milioni di euro; per quelle donne che da oltre 15 anni attendono che il Servizio Sanitario Regionale garantisca lo screening organizzato del carcinoma della mammella tramite la mammografia; che venga attuata in tutta la regione la ricerca del sangue occulto delle feci per la prevenzione del carcinoma del colon-retto; che sia attuata la ricerca dell’HPV DNA per la prevenzione del carcinoma della cervice dell’utero. Che dire a quei calabresi” cui non sono garantite le “Cure domiciliari” che hanno ascoltato il Ministro Speranza dichiarare che nel Decreto “Rilancio” le cure domiciliari dovranno essere garantite al 6,7% della popolazione ultrasessantacinquenne quando in Calabria non si raggiunge il 4% previsto dai LEA e nella ASP di Reggio Calabria da oltre un anno non viene garantito il Servizio? Che dire a quei calabresi ultrasessantacinquenni che attendono oltre due giorni prima che la frattura della testa del femore venga ridotta come da anni ci indicano i LEA?

Che dire alle famiglie delle persone con disabilità mentale che hanno subìto negli anni la spoliazione del personale dei Servizi di salute mentale? Che dire di Presidi Ospedalieri che non hanno una TAC?

È ora di dire basta! Di mettere in campo un progetto che RIFORMI la sanità calabrese non solo organizzativamente, ma eticamente premiando le competenze e non le appartenenze. Noi avanziamo una proposta che abbiamo discusso in questi ultimi 10 mesi in oltre 30 incontri con tutti i calabresi che si sono voluti confrontare, perché, tenuto conto della drammaticità in cui versa il nostro Servizio Sanitario Regionale serve una forte unità  delle Istituzioni, della Società Civile e degli operatori sanitari che si battano per una “Nuova Cultura della Tutela della Salute” che valorizzi il ruolo della sanità quale fattore di coesione sociale, di promozione del benessere, di eguaglianza nell’accesso ai Servizi e nelle cure, di contrasto a quei “determinanti sociali di salute” che pesano molto in Regioni povere come la Calabria.

La Sanità calabrese è stremata da quasi 11 anni di “Piano di rientro dal debito” che ha prodotto una “desertificazione della Medicina Territoriale” senza che fossero attivate le “Strutture Sanitarie Territoriali Intermedie” quali le “ Case della Salute” e le “Reti Territoriali per patologia”, o fosse tutelata e sviluppata la “Rete dei Consultori familiari” o fossero istituite le” Unità Complesse di Cure Primarie”( UCCP) che, finalmente, dopo oltre 9 anni sembrano affacciarsi nella organizzazione della sanità calabrese, grazie alle battaglie dei MMG e di “Comunità Competente”. La Rete Ospedaliera con il blocco delle assunzioni, il mancato utilizzo degli Investimenti nell’Edilizia Sanitaria e nell’acquisto delle Attrezzature biomedicali ha resistito alla Pandemia da Covid-19 grazie all’impegno degli operatori sanitari, però così non è più possibile andare avanti!

I Calabresi non vogliono mai più delegare! Con il sostegno delle firme dei calabresi chiediamo un confronto, ognuno per le proprie competenze, al Ministro Speranza e alla Governatrice Santelli affinché si discuta in merito ai seguenti punti su cui abbiamo elaborato delle proposte concrete, necessarie e fattibili.

1 – LA PARTECIPAZIONE

Per riannodare il “rapporto di fiducia” che si è interrotto tra i calabresi e il Servizio Sanitario Regionale è necessario attivare tutti gli strumenti di partecipazione che rendano trasparente il Settore e coinvolgano i cittadini e le Istituzioni mediante l’implementazione di pratiche di partecipazione inclusive su programmi rilevanti. Inoltre è fondamentale che la Regione e le Aziende Sanitarie si dotino di sistemi di gestione delle relazioni con il cittadino che abbiano come obiettivo quello di migliorare la comunicazione e la trasparenza sull’efficienza dei percorsi clinici e amministrativi.

2 – LA MEDICINA DISTRETTUALE

Il nostro mantra è: “dalla desertificazione a un verde giardino”. Valorizzare la “SANITÀ TERRITORIALE” con quei modelli organizzativi che pongono al centro i bisogni di salute del paziente cronico, della tutela della salute della donna, delle bambine e dei bambini, dei pazienti fragili. È fondamentale riorganizzare l’Assistenza Territoriale con modelli integrati che garantiscano la presa in carico globale della persona e sia assicurato un raccordo funzionale tra “Piano Regionale della Prevenzione e Piano Regionale della Cronicità”. Parliamo di Sanità Territoriale e non già di Medicina Territoriale perché oggi oltre al ruolo importante del MMG deve essere riconosciuto il ruolo dell’infermiere di quartiere, dell’assistente sociale, della ostetrica, del fisioterapista e di altre figure che compongono una équipe formidabile perché il paziente sia seguito presso le “Strutture Sanitarie Territoriali Intermedie” o nel proprio alloggio.

3 – GLI OSPEDALI E L’ORGANIZZAZIONE A RETE

I rilevanti cambiamenti sociali, epidemiologici e tecnologici che stanno attraversando la sanità con estrema velocità consentono di curare in modo più efficace ma comportano un impegno economico che tende a concentrare le tecnologie più costose presso alcuni ospedali. Nel contempo è necessario garantire presso i Presidi Ospedalieri Spoke alcune tecnologie, determinate prestazioni e un qualificato aggiornamento che una nuova organizzazione a “RETE” può dare. Infatti, questo tipo di strutturazione concepisce la Rete Ospedaliera come un insieme di nodi collegati tra loro e prevede un coordinamento tecnico-scientifico tra gli ospedali che ne fanno parte valorizzando i Dipartimenti Ospedalieri delle Aziende Sanitarie Ospedaliere (ASO). In questa rete sarà garantita la qualificazione dei presìdi ospedalieri di piccole dimensioni che potranno svolgere anche una funzione mono-specialistica tenuto conto dei bisogni di salute del Territorio.

4 – RIDETERMINAZIONE DEI PIANI DEL FABBISOGNO DEL PERSONALE DELLE AZIENDE SANITARIE

L’articolo 3 del D.L. 14/20 prevede, alla luce dei nuovi bisogni assistenziali che la Pandemia ha fatto emergere, una riscrittura dei “Piani del fabbisogno Aziendali” che superano i “Piani Aziendali” pervenuti al Dipartimento Tutela della Salute entro il 29 febbraio scorso. Infatti il Fabbisogno di posti letto delle Terapie Intensive e Sub-Intensive, il ruolo centrale dei Dipartimenti di Prevenzione, la centralità delle  Cure Domiciliari (più cure domiciliari meno RSA!), il Rafforzamento delle Microbiologie e delle Virologie, il ruolo delle Radiologie  e della Specialistica Ambulatoriale anche al fine di ridurre drasticamente le “Liste d’Attesa” rendono in parte superati i “Piani” inviati al Dipartimento: non cogliere questa opportunità che il Governo offre alla Calabria sarebbe imperdonabile.

5 – NUOVA FASE DEL COMMISSARIAMENTO

Dopo quasi 11 anni di “Piano di rientro dal debito” gestiti, con ampi poteri, dal susseguirsi di svariati Commissari affiancati da KPMG, dall’AGENAS e dai Ministeri della Salute e della Economia e Finanze, la Sanità Calabrese non solo non adempie ai LEA, ma nel 2018 ha prodotto un disavanzo di 203 milioni di euro nonostante il blocco del turn over del personale e altri “risparmi” (vedi il blocco del bando delle ore di specialistica ambulatoriale). È evidente che il Commissariamento ha fallito pienamente ed è necessario andare a un superamento di questo strumento ripristinando le responsabilità programmatorie e di controllo della Regione e quelle gestionali delle Aziende Sanitarie. A tal fine nel “Patto per la Salute 2019-2021” il Governo e le Regioni hanno sancito di “elaborare apposite Linee guida” per la cessazione dell’esercizio dei poteri commissariali…” che dovranno avere una serie di passaggi istituzionali. Partendo da questa riflessione abbiamo deciso , tenuto conto delle gravi difficoltà in cui versa la sanità calabrese, di non poter attendere e di chiedere al Ministro Speranza di aprire una “nuova fase” del Commissariamento che superi il mandato economicistico che è stato fallimentare in merito alla tutela della salute dei calabresi e per le finanze regionali e si avvii da subito, con un innovativo mandato, una fase di profonda Riforma della sanità che manca alla Calabria da 16 anni! che per la sanità significa un lasso di tempo immenso, tenuto conto dell’evoluzione scientifica ed epidemiologica che si è verificata in questo frangente.

Questo e altro chiederemo al Ministro, pronti ad ascoltare e a confrontarci con tutte le persone e le realtà calabresi che vogliono arricchire questo nostro viaggio nel mondo della sanità perché l’autoreferenzialità e l’incompetenza, oltre alla corruzione, sono mali spesso evidenti e talvolta oscuri dai quali dobbiamo liberarci e lo vogliamo fare insieme alle nostre Istituzioni democratiche e competenti.

Conferenza stampa del 22 maggio 2020 – Lamezia Terme “Sala Sintonia”

Persone e Associazioni della società civile in Calabria

SCARICA IL DOCUMENTO

2020_29_05_invito_conferenza stampa

CONFERENZA STAMPA. DIRITTO ALLA SALUTE IN CALABRIA

DIRITTO ALLA SALUTE IN CALABRIA. LETTERA APERTA AL MINISTRO SPERANZA.

Venerdì 22 maggio 2020 | Ore 11.30 | Sala Sintonia  via A. Reillo, 5  | Lamezia Terme (CZ)

La petizione “DIRITTO ALLA SALUTE IN CALABRIA. LETTERA APERTA AL MINISTRO SPERANZA” lanciata da “Associazioni e Persone della società civile in Calabria” sulla piattaforma  change.org il 10 maggio scorso, iniziata con già 111 firme, si è conclusa con un numero importante di adesioni, tra cui 120 Sindaci.

Ad illustrare i contenuti e consegnare alla stampa il documento elaborato, che insieme alla lettera oggetto della petizione saranno consegnate al Ministro della Salute Roberto Speranza,  saranno:

 Dott. Rubens Curia | Medico, già Dirigente Regionale Dipartimento Tutela della Salute

Don Giacomo Panizza | Presidente Comunità Progetto Sud

Italo Reale | Avvocato

Modera: Maria Pia Tucci | Ufficio Stampa Comunità Progetto Sud

In allegato

Lamezia Terme (CZ), 19 Maggio 2020

Persone e Associazioni della Società civile in Calabria

ripartire

SOS CALABRIA E MERIDIONE: LE PROPOSTE URGENTI PER RIPARTIRE

L’epidemia da coronavirus che stiamo attraversando sta infliggendo un terribile costo di vite umane in tutta Italia, in particolare nelle regioni del nord alle quali va tutta la nostra solidarietà e vicinanza. Il Sud e la Calabria finora non sono stati significativamente colpiti dal contagio, e se lo fossero stati avremmo avuto un’ecatombe: all’inizio dell’epidemia la Calabria poteva contare su appena 107 posti di terapia intensiva su circa 2 milioni di abitanti. 

Abbiamo compreso e condiviso le opportune misure che il Governo e le regioni hanno adottato per il contenimento dell’epidemia. La quarantena è stata indispensabile. Oggi tutti speriamo che le restrizioni radicali non tornino ad essere necessarie e che l’epidemia non si espanda nuovamente. È, quindi, il momento di occuparsi delle conseguenze economiche e sociali del lockdown in Italia.

Come “GOEL – Gruppo Cooperativo” e “Comunità Progetto Sud” scriviamo per mettere in evidenza la situazione drammatica in cui versano il Meridione e la Calabria, dopo il lockdown.

Già prima, il Sud e, in particolare, la Calabria erano sull’orlo del collasso economico, mai davvero ripresisi dalla crisi economica degli ultimi anni: la Calabria aveva il P.I.L. più basso d’Italia ed era la 7a regione in Europa per disoccupazione giovanile (48,6%). Il lockdown ha, probabilmente, inflitto un colpo letale alla già debole economia e occupazione del Sud e della Calabria. Le misure di sostegno ai lavoratori dipendenti e ai titolari di partite IVA hanno avuto un effetto limitato in una regione con la più alta percentuale di lavoro sommerso d’Italia. In questi due mesi, nei territori abbiamo visto assottigliarsi o esaurirsi i risparmi delle famiglie (laddove c’erano), e oggi la gente è in una situazione di emergenza e di povertà.

Le imprese hanno maturato perdite notevoli, provenendo da una situazione economica pregressa in cui già facevano fatica a pareggiare i propri bilanci. Le importanti misure pubbliche di accesso al credito e alla liquidità, o di rinvio del pagamento delle imposte, non riteniamo siano una risposta sufficiente in questa situazione. Non si può far fronte alle perdite di un’impresa con l’indebitamento. Ovviamente, tutti gli imprenditori, pur di far sopravvivere la propria impresa, hanno acceduto alla liquidità delle banche o alla posticipazione delle imposte. Ma questi soldi sono dei prestiti che andranno restituiti proprio durante la più grande fase di recessione economica degli ultimi anni: comprendiamo tutti che è assolutamente inverosimile che, in quella fase, le imprese producano margini tali, non solo da pareggiare i bilanci correnti, ma anche da ripagare il debito finanziario maturato in questi mesi. Il “Decreto Rilancio” diminuirà i costi delle imprese, ma temiamo che questo non basterà a rendere sostenibili le perdite e l’indebitamento al Sud.

In Calabria (ma anche in molte regioni d’Italia) è presente e operante la ‘ndrangheta, che non ha certo problemi di liquidità e, anzi, ha grandi quantità di denaro da impiegare per assoggettare famiglie e imprese. È facile intuire lo scenario probabile che potrebbe configurarsi, in Calabria, ma anche in altre regioni del nord dove essa si è infiltrata. Non dobbiamo consentirglielo.

Non abbiamo scritto questa lettera, però, solo per porre al centro dell’attenzione della comunità nazionale la situazione drammatica del Sud e della Calabria. Non ci piace evidenziare i problemi senza proporre delle soluzioni. Vorremmo, quindi, contribuire a un pensiero strategico sulla “ripartenza” che, francamente, al momento, non riusciamo a cogliere. Il successo della “ricostruzione”, infatti, non dipende solo dalle risorse economiche. Da questo punto di vista, infatti, riconosciamo al Governo il notevole sforzo messo in campo attraverso i vari interventi e, in particolare, il “Decreto Rilancio”. Tuttavia, se non vi sono idee forti su come far ripartire il Paese, e poi un pensiero specifico per le sue aree più fragili, i soldi non basteranno. Bisogna predisporre subito una strategia che rilanci l’economia, non solo dal punto di vista dei consumi e della liquidità, ma anche dal punto di vista della competitività, dell’innovazione e della capacità di adattarsi a un mondo che la pandemia ha cambiato.

In questi anni, lottando contro la ‘ndrangheta e contro l’emarginazione sociale, promuovendo imprenditorialità in Calabria, abbiamo imparato a pensare positivamente, a cogliere e sfruttare ogni opportunità che si intravede, anche nelle situazioni più drammatiche. Ecco, dunque, alcune idee pensate per la Calabria, ma non solo.

Infrastrutturazione digitale. Abbiamo assistito in questi due mesi a una imponente alfabetizzazione informatica delle imprese, forzata dalla necessità di continuare a mantenere in vita alcune attività. In poche settimane le imprese hanno imparato che è possibile incontrarsi, lavorare, vendere e concludere affari a distanza. Le persone sono, invece, massicciamente ricorse agli acquisti online, in ambiti nuovi e con una frequenza senza precedenti.

Le imprese calabresi hanno sempre sofferto la marginalità geografica rispetto ai mercati e agli snodi economici nazionali e internazionali. Invece che lasciare affievolire l’attitudine maturata in questi due mesi, bisogna sfruttare la “rincorsa” senza fermarsi, continuando determinati in questa stessa direzione, ovvero: un grande piano di infrastrutturazione tecnologica e digitale per le imprese calabresi, per portarle nel giro di un anno al centro dei mercati b2b e b2c mondiali.

Oltretutto l’infrastrutturazione digitale potrà rafforzare l’accesso all’istruzione e alla formazione continua dei bambini e dei giovani che abitano nelle aree interne della Calabria.

Agricoltura biologica. Durante i due mesi di quarantena, le vendite di alimentari biologici sono aumentate molto di più delle vendite degli altri prodotti convenzionalivi. La stessa cosa era accaduta negli anni della crisi, dopo il 2008. Da questi dati, si ha l’impressione che, a fronte di situazioni economiche o sanitarie sempre più critiche, le persone reagiscano preferendo un’alimentazione salutare e biologica. Ebbene, la Calabria e la Sicilia sono le prime regioni d’Italia come numero di produttori biologici. Qualunque sia lo scenario “sanitario” che si profilerà nei prossimi mesi e nei prossimi anni, sarebbe intelligente, e quasi ovvio, un massiccio investimento di potenziamento e qualificazione del comparto agroalimentare biologico in Calabria.

Turismo. È chiaro a tutti che bisogna lasciarci alle spalle il vecchio modello di turismo di massa. Anche nel turismo la salute giocherà un ruolo importante. In Calabria, la scarsa densità della popolazione, i piccoli centri, il fatto che sia stata la regione in Italia con la percentuale più bassa di contagiati e di deceduti per Coronavirus, le tante case sfitte nei bellissimi centri di mare e di montagna, diventano i presupposti per un altro turismo, indirizzato ai singoli e alle famiglie, di media durata, non “mordi e fuggi”, orientato alla salute, all’aria, al sole, alla rigenerazione personale, al buon cibo, ai ritmi lenti. Questo implica però: professionalità, infrastrutturazione organizzativa e tecnologica, qualità ecologica di territori e ricettività, che si fanno oggetto di politiche pubbliche di investimento mirate e intelligenti.

Sanità. In tutto questo, non possiamo attendere la prossima emergenza sanitaria per prendere atto che viviamo in uno stesso Stato, dove i cittadini che vivono al Sud, però, non fruiscono di pari diritti in ambito sociale e sanitario. Bisogna immediatamente avviare un piano d’investimenti di rafforzamento strutturale della sanità al Sud, per consentire di poter efficientare la spesa sanitaria rendendo sostenibile il criterio dei cosiddetti “costi standard”, abbandonando definitivamente, nel contempo, ogni folle progetto di regionalismo differenziato che mini il principio costituzionale di perequazione fiscale.

Mutualismo. Consumare locale, consumare meridionale, consumare italiano, sono i presupposti di un mutualismo intelligente e coerente anche con la sostenibilità ambientale. Per le imprese questo vuol dire avere la capacità di prediligere accordi b2b di fornitura locali o italiani, senza rincorrere a tutti i costi la riduzione dei costi del lavoro attraverso la delocalizzazione nei paesi poveri, dove vi sono scarse garanzie sindacali.

Ma mutualismo vuol dire anche il rilancio di economie locali che saranno “immobilizzate” dalla mancanza di denaro circolante: nei prossimi mesi non ci saranno soldi, ma paradossalmente ci saranno tanti bisogni insoddisfatti e tanti prodotti, servizi e lavoro che non riusciranno a collocarsi sul mercato. Abbiamo già pronto un sistema che consente alle imprese e ai singoli di comprare e vendere, prodotti e servizi, in euro, senza possedere denaro, e siamo disponibili a metterlo a disposizione di chi lo voglia utilizzare per rivitalizzare i territori.

Democrazia e sussidiarietà. In questi mesi abbiamo fronteggiato il dramma che si è abbattuto su di noi anche grazie ad un’Italia splendida, che si mette spontaneamente in moto ogni volta che c’è bisogno, una “cascata” di partecipazione che a livello regionale, territoriale, comunale, di quartiere, di isolato, di contrada, ha aiutato l’Italia a reggere e a gestire questo dramma collettivo. La persone si sono consultate, hanno riflettuto, si sono mobilitate, hanno organizzato risposte e servizi laddove non ce n’erano. Quest’Italia della partecipazione, quest’Italia della sussidiarietà, non va “licenziata” dopo la crisi; al contrario, bisogna che sia ascoltata, valorizzata e mobilitata anche per la ripartenza. Lo Stato non è fatto solo di istituzioni, lo Stato è fatto di società civile, di comunità territoriali, e se abbiamo una possibilità di farcela, sarà solo con la partecipazione di tutti: nessuno salverà il Meridione o l’Italia senza la sussidiarietà della società civile. Da questo punto di vista, anche il terzo settore è chiamato a lanciare il cuore oltre l’ostacolo, senza chiudersi nei propri problemi e nelle proprie difficoltà del momento, che potranno essere superate solo ritornando a “farsi territorio” e animando e organizzando le comunità di appartenenza.

È quello che vogliamo fare anche noi e fin d’ora ci rendiamo disponibili a fare la nostra parte, chiedendo alla Commissione Europea, al Governo e alla Giunta Regionale della Calabria di aprire un’urgente interlocuzione costruttiva su questi temi.

 Comunità Progetto Sud e GOEL – Gruppo Cooperativo 

PETIZIONE_per sito cps

DIRITTO ALLA SALUTE IN CALABRIA. LETTERA APERTA AL MINISTRO SPERANZA

Da centoundici a più di mille in 24 ore.

Siamo tra i promotori e primi firmatari della petizione “Diritto alla salute in Calabria. Lettera aperta al Ministro Speranza“, partita domenica 10 maggio con 111 firmatari sotto la sigla  Persone e associazioni della società civile in Calabria.

Lanciata sulla piattaforma change.org  ha contato in poco meno di 24 ore quota 1000 firme, oggi (12 maggio)siamo a più 1600 e tra queste quella di 55 sindaci di tutte le province calabresi.

«Chiediamo un nuovo corso per attuare il diritto alla salute in Calabria» è l’incipit della lettera, che dopo un excursus sulle criticità, sulle responsabilità regionali e anche dello Stato, e sulla opportuna proposta di un cambio di rotta, si conclude con l’appello: «Sig. Ministro, abbiamo davanti cinque mesi utili per programmare e dare attuazione a una risposta che inizi anche a trasformare la sanità calabrese in un sistema più capace di tutelare la salute e sia utile anche per gli anni a venire. Le chiediamo quindi di intervenire ora, perché il diritto alla salute è un principio fondamentale della Carta Costituzionale e come cittadini Italiani richiediamo che venga riconosciuto e garantito anche in Calabria».

C’ è tempo per aderire fino a lunedì 18 maggio p.v.

Di seguito il link alla petizione su change.org

Persone e Associazioni della Società civile in Calabria

In allegato

Lettera al Ministro Speranza

File con i primi 111 firmatari 

Lamezia Terme, 12 maggio 2020

2020_legambiente_25 aprile

25 APRILE: LIBERAZIONE ECOLOGICA.

LiberAZIONE Ecologica
Aprile 25  |  dalle  17 alle  19  
L’idea è quella di fornire esempi di buone pratiche per una ripartenza virtuosa.
L’iniziativa è promossa dalla collaborazione tra Comune di San Lorenzo Bellizzi, Associazione I Ragazzi di San Lorenzo Bellizzi, Legambiente Calabria, Ente Parco del Pollino, RiCalabria, Legambiente Basilicata,
qui il link per connettersi
 
L’incontro virtuale si terra tramite la piattaforma ZOOM, ed inizietà alle 17.00
La diretta sarà trasmessa online sulle pagine:
E Legambiente Calabria
e qui l’evento facebook;

PROGRAMMA

Introduzione Domenico Vito
Saluti e Presentazione : Antonio Cersosimo | Sindaco di San Lorenzo Bellizzi
Intervento dell’Ente Parco del Pollino: Domenico Pappaterra  | Presidente Parco del Pollino
L’esperienza di Legambiente: Katiuscia Eroe |  Legambiente Nazionale
Caterina Cristofaro, Anna Parretta | Legambiente Calabria

Esperienza Virtuose
L’esperienza di Ri- Calabria:  Maria Pia Tucci |  Don Giacomo Panizza Presidente Comunità Progetto Sud
ScamBioLoGICo: L’innovazione delle Green Station |  Marco De Biasi, Amministratore di ScamBioLoGIco

 

L’ evento sarà registrato e reso disponibile il link per la condivisione

progetto sud logo. ok

GARANTIRE UNA VITA DIGNITOSA ALLE PERSONE FRAGILI

La Comunità Progetto Sud tra i primi firmatari dell’ appello 

«La Comunità Progetto Sud è tra i primi firmatari dell’appello “Ricostruiamo il Paese!” per affermare l’importanza di garantire una vita dignitosa alle persone più fragili. Non si tratta di aiutarle a sopravvivere ma a vivere appieno. Nessuno escluso e in fretta.  Siamo convinti – dice don Giacomo Panizza, presidente della Comunità Progetto Sud – che la crisi attuale indotta dal Covid-19 richieda tanta cura ma anche riabilitazione, tanti interventi sanitari ma anche sociali tra cui quelli da rivolgere alle persone più fragili».

Don Giacomo Panizza
Don Giacomo Panizza

La Comunità Progetto Sud si caratterizza come un’impresa sociale impegnata a superare questo periodo di emergenza, che opera con personale assunto e volontariato perché per sostenere i deboli bisogna sostenere anche i loro famigliari, le infrastrutture, gli operatori e i servizi sociali e sanitari.

«Condividiamo questo appello  – conclude Panizza – affinché vengano sveltiti i tempi che trascorrono nei passaggi tra Stato, Regioni, burocrazie varie e Comuni nell’ attuazione degli interventi urgenti e indifferibili di cui le persone hanno subito bisogno e diritto».

FIRMA L’ APPELLO

2020_RICOSTRUIAMO IL PAESE

RICOSTRUIAMO IL PAESE! TRA I PRIMI FIRMATARI DON GIACOMO PANIZZA

Sei proposte a costo zero per rafforzare le infrastrutture sociali

In Italia vi sono oltre 20.000 imprese sociali, con più di 500.000 occupati e oltre 12 miliardi di valore
della produzione aggregato impegnate nel welfare, nella cultura e nell’inserimento lavorativo di oltre
50.000 persone svantaggiate. Sono imprese che stanno dando un contributo importante nell’affrontare la crisi indotta da Covid-19, impegnate nella gestione dell’emergenza sanitaria e sociale.
In poche settimane hanno modificato la propria offerta di servizi e si sono impegnate per assicurare servizi essenziali ai cittadini e alle comunità in cui operano, ponendo particolare attenzione alle fasce più deboli della popolazione.
Sono organizzazioni in prima linea nel contrasto della pandemia e nello stesso tempo stanno pagando un importante prezzo economico. Molte di queste realtà hanno registrato un crollo del fatturato dell’80% e registreranno forti perdite di bilancio nel 2020 che rischiano di provocare il default di molte imprese. Le più colpite sono quelle che inseriscono al lavoro persone svantaggiate – in larga parte disabili e persone con disturbi psichici – che, perdendo il lavoro garantito dalle imprese sociali, rischiano di essere definitivamente espulsi dai processi produttivi e di inclusione sociale.
Superata l’emergenza le imprese sociali potranno dare un importante contributo alla riorganizzazione del sistema sanitario ed alla ricostruzione del sistema economico ponendo attenzione alle persone più fragili, ai bisogni ed alle risorse presenti nella comunità. La ricostruzione del Paese, infatti, non sarà solo una questione di risorse disponibili ma anche di modelli e di strumenti utilizzati.
Crediamo che per affrontare la situazione attuale e ricostruire il Paese non siano sufficienti gli interventi a protezione del reddito delle famiglie e a sostegno delle imprese ma che siano necessarie anche misure che difendono e rafforzano le infrastrutture sociali, di cui le imprese sociali sono un elemento fondamentale.

Per queste ragioni chiediamo al Governo ed a tutte le forze politiche presenti in Parlamento l’adozione
– in tempi rapidi – di alcune misure a sostegno delle imprese sociali, molte delle quali sono a costo
zero.

Proroga dei contratti e delle convenzioni
Introdurre la proroga sino al 30 giugno 2023, anche in deroga alle normative in materia di contratti
pubblici, di tutti i seguenti atti qualora già scaduti o in scadenza prima di tale data:
a) contratti per la fornitura di servizi socioassistenziali, sociosanitari e socioeducativi e legati alle
politiche attive del lavoro;
b) contratti per la fornitura di servizi erogati da organizzazioni che garantiscono l’inserimento
lavorativo di persone svantaggiate ai sensi dell’art. 5 della legge 381/1991 o dell’art. 112 del d.lgs.
50/2016;
c) accreditamenti in ambito socioassistenziale, sociosanitario e socioeducativo, fatto salvo il
mantenimento, da parte degli enti accreditati, dei requisiti previsti per l’accreditamento;
d) convenzioni con Enti del Terzo settore per la realizzazione delle attività di interesse generale di cui
all’art. 5 del d.lgs. 117/2017.
Le proroghe si intendono a condizioni invariate fatti salvi eventuali adeguamenti derivanti da rinnovi
contrattuali.

Co-progettazione e moratoria degli appalti
Stabilire che, al fine di promuovere il coinvolgimento della società civile nell’emergenza da Covid19 e
nella ricostruzione del Paese:
a) L’acquisto o la promozione da parte di tutte le amministrazioni pubbliche di beni o servizi di
interesse generale di cui all’art. 5 del d.lgs. 117/2017 sono di norma realizzate tramite
procedimenti di coprogettazione ai sensi dell’art. 55 del d.lgs. 117/2017;
b) nei casi in cui si renda necessario procedere tramite affidamento di servizi, tale scelta deve essere
motivata dall’amministrazione pubblica, in questo caso è preferibile, laddove compatibile, il ricorso
alle forme di affidamento di cui all’art. 143 del d.lgs. 50/2016;
c) sino al 30 giugno 2023 è fatto divieto alle amministrazioni pubbliche di utilizzare forme di
affidamento dei servizi disciplinate dal d.lgs. 50/2016.

Tutela dei lavoratori dei servizi di welfare
Stabilire che, al fine di garantire la qualità del lavoro e la qualità dei servizi in ambito educativo, scolastico, socioassistenziale, sociosanitario, sanitario, socioeducativio e delle politiche attive del lavoro sia nel periodo dell’emergenza Covid-19 che nel periodo successivo all’emergenza, i contratti tra amministrazioni pubbliche e enti privati gestori si adeguano automaticamente al rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative.
Definire, inoltre, che le rette dei servizi educativi e scolastici, socioassistenziali, sociosanitari, sanitari e
socioeducativi si adeguano automaticamente nella componente del costo del lavoro al rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative.

Tutela delle persone svantaggiate nell’emergenza da Covid19
Stabilire che, al fine di tutelare i percorsi di inserimento lavorativo di persone svantaggiate ai sensi dell’art. 4 della legge 381/1991 o dell’art. 112 del d.lgs. 50/2016, in caso di sospensione di attività causata dalle misure di contenimento dell’emergenza Covid-19 realizzate da imprese sociali che inseriscono al lavoro persone svantaggiate ai sensi dell’art. 4 della legge 381/1991 o dell’art. 112 del d.lgs. 50/2016 le pubbliche amministrazioni corrispondono comunque il pagamento dell’importo contrattualmente dovuto, attingendo alle risorse iscritte a bilancio preventivo per l’esecuzione del contratto, a condizione che le imprese interessate attivino percorsi formativi o laboratoriali per tutti i propri lavoratori e mantengano in funzione le strutture produttive, anche sulla base di una rimodulazione concordata con le amministrazioni pubbliche, che sia finalizzata soprattutto a costruire opportunità di inclusione lavorativa per le persone che, a seguito dell’emergenza Covid-19, si trovano
in condizione di marginalità sociale, economica e lavorativa.

Appalti e concessioni riservate
Stabilire che, al fine di tutelare i percorsi di inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, nella ricostruzione del Paese le amministrazioni pubbliche e le società controllate dalle amministrazioni pubbliche ogni anno applichino l’Art. 112 del d.lgs. 50/2016 in procedure di appalto e concessione che rappresentano almeno un decimo del valore delle procedure totali poste in essere nell’ anno.

Sostegno finanziario e fiscale
Estendere a tutte le organizzazioni del Terzo settore le misure di sostegno finanziario e fiscale previste dai diversi provvedimenti adottati dal governo per fronteggiare l’emergenza da Covid19 – moratoria dei debiti bancari, moratoria dei versamenti fiscali e interventi a sostegno della liquidità.
La situazione di emergenza che stiamo vivendo può, inoltre, rappresentare l’occasione per introdurre delle innovazioni di processo – anche queste a costo zero – che potrebbero generare innovazione nell’intero Terzo settore. Tra queste crediamo che sia rilevante sperimentare procedure per la certificazione delle competenze in contesti formali, non formali (sono gli apprendimenti intenzionali acquisiti tramite attività di tirocinio, volontariato, etc.) e informali (sono gli apprendimenti non intenzionali acquisiti in contesti familiari, indirettamente nei contesti lavorativi o nel tempo libero) in modo da sfruttare la vocazione all’inclusività delle cooperative sociali di inserimento lavorativo che rappresentano delle realtà imprenditoriali capaci di includere, oltre agli svantaggiati ex art.4 L.381/91, anche tutte le persone che da questa crisi si troveranno a vivere (ancora o per la prima volta) una condizione di marginalità e povertà.

Primi Firmatari
Marco Gargiulo, Consorzio Nazionale Idee in Rete – Michele Vignali, Consorzio COOB – Riccardo De
Facci, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza – Andrea Bernardoni, Legacoopsociali
Umbria – Giacomo Panizza, Comunità Progetto SUD – Georges Tabacchi, Consorzio Sociale Abele
Lavoro – Giacomo Smarrazzo, Consorzio GESCO – Mauro Perissini, Consorzio Il Mosaico – Alessandra
Garavani, Cooperativa Il Poliedro – Simmaco Perillo, Consorzio NCO – Felice Romeo, Consorzio Eventi
e trenta – Sergio Mondello, Consorzio Sol.Co. RISS – Gigi Bettoli, Legacoopsociali FVG – Patrizia Bussi,
ENSIE – Dario Parisini, Consorzio Interland – Salvatore Stingo, Agricoltura Capodarco – Paolo Peruzzi,
Cooperativa Koinè – Luigi Piccoli, Consorzio Leonardo – Liana Cicchi, Cooperativa Asad – Stefano
Trovato, Cooperativa Polo 9 – Davide Iasing, Cooperativa La Collina – Claudio Martini, Consorzio ASTIR
– Roberto Bonifazi, Consorzio ABN – Franco Bissaro, Consorzio EVT – Andrea Massino, Consorzio Coeso
– Lucio Cimarelli, Consorzio Solidarietà – Dino Barbarossa, Fondazione Ebbene – Sandro Corsi,
Cooperativa ACTL – Paolo Maroso, Cooperativa La Traccia – Angelo Filipponi, Consorzio Co.M.Uni.Co. –
Lorenzo Sibio, Legacoopsociali Calabria – Alessio Nincheri, Cooperativa Humanitas – Gianfranco
Piombaroli, Consorzio Auriga – Giuseppe Catalano, Cooperativa Corinzi 13 – Serenella Banconi,
Cooperativa Il Cerchio – Antonella Brandone, Consorzio Il Sestante – Pietro Borghini, Cooperativa La
Formica- Gabriele Mecheri, Cooperativa Betadue – Elena Saglietti, Consorzio Compagnia di Iniziative
Sociali – Angelo Canini, Cooperativa Aton – Roberto Romano, Cooperativa San Paolo – Albano Grilli,
Cooperativa CIPSS – Valentina Bellomaria, Cooperativa Il Sicomoro – Francesco Saverio Santangelo,
Consorzio Athena – Matteo Tortolini, Cooperativa Nuova Giovanile – Carlo Alberto Rossetti,
Cooperativa Borgorete – Alessandra Rinaldi, Cooperativa La Senape e il Gelso – Edvica Ponticelli,
Cooperativa Le Ali della Vita – Luca Bartolini, Cooperativa Futura – Giancarlo Belotti, Cooperativa
Castiglionese – Fausto Spilla, Cooperativa B+ – Paolo Marraghini, Cooperativa Il Cenacolo – Maria
Grazia Belli, Cooperativa Il Girasole – Andrea Bonci, Cooperativa La Mano Amica – Moreno Magrini,
Cooperativa Margherita+ – Stefano Arcangeli, Cooperativa Alba – Fabiola Mocetti, Cooperativa Il
Quadrifoglio – Paolo Giovannini, Cooperativa Oasi – Luciana Laudi, Cooperativa Siun – Lorenzo
Cerboni, Cooperativa Isola – Gianluca Tomassi, Cooperativa La Torre – Giovanni Passaniti, Cooperativa
La Proposta – Gisella Sciabolini, Cooperativa Colap – Francesco Galluzzi, Collecoop – Anna Camarri,
Cooperativa Il Quadrifoglio – Francesco Ferretti, La Gerbera Group – Giampaolo Tomassoli,
Cooperativa Sopra il Muro – Stefano Notari, Cooperativa Alis – Maria Bastioli, Cooperativa Nuova –
Maria Teresa Cavallino, Cooperativa Casaligha – Maurizio Tiberio, Cooperativa Solidarietà – Alberto
Brugi, Cooperativa Solidarietà e Crescita – Sandra Fracchia, Cooperativa Santa Barbara – Massimo
Iacci, Cooperativa Il Melograno – Silvia Rossi, Cooperativa Linea Aperta – Daniela Cappelletti,
Cooperativa Idea 2000 – Laura Giannelli, Cooperativa L’Albero e la Rua – Niccolò Balducci, Cooperativa
Pegaso – Luca Pieramonti, Cooperativa Albatros – Claudio Esposito, Consul Service – Consuelo
Buggiani, Cooperativa Samarcanda – Lucia Astegiano, Cooperativa La Foglia del Te – Piero Morini,
Cooperativa Servizi e Territorio – Floriana Ricciarelli, Cooperativa Cassiopea – Luciana Citarrei,
Cooperativa Welfare – Fabrizio Dionigi, Cooperativa Ariel – Cristiana Marchetti, Cooperativa
Borgorete.

Per aderire all’Appello:
FIRMA LA PETIZIONE
oppure scrivere a: appello.imprese.sociali@gmail.com

rbt

“FACCIAMO SQUADRA”

L’ emergenza, da coronavirus ci ha catapultato in una nuova realtà, dove le regole alle quali eravamo abituati non valgono più, o solo in parte.
Certamente una cosa rimane valida oggi più che mai “fare squadra”!
Quando parliamo di comportamenti e strategie di intervento Psico Educativo con i minori la sinergia tra famiglie, strutture socio sanitarie, professionisti e politiche di inclusione si rivela la strada maestra che apre scenari di possibile futuro.

Rossella Galati nella puntata di #LaCSalute ha dato voce ai tanti che in questo periodo difficile non lasciano soli le famiglie. tra le interviste la dott.ssa Chiara Carnovale, coordinatrice del centro Psico Educativo Autismo.

La puntata andata in onda venerdì 17 aprile 2020

Lac Salute – Coronavirus in età pediatrica

cps_Pasqua _immagine in evidenza_ ok_800x533

AUGURI DI BUONA RESURREZIONE!