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“TRAME DI ACCOGLIENZA” per sostenere e costruire il futuro dell’affido dei minori non accompagnati

“TRAME DI ACCOGLIENZA”, è un evento del progetto FAMI Intessere, che si terrà sabato 9 maggio dalle ore 09:00 alle 14:00 presso la Sala Sintonia dell’Associazione Comunità Progetto Sud (via Antonio Reillo 5, Lamezia Terme).

L’iniziativa è promossa dal Coordinamento Nazionale delle Comunità Accoglienti, dall’Associazione Comunità Progetto Sud, dalla Fondazione don Calabria per il Sociale ETS e da Res Omnia e punta a promuovere l’affido familiare dei minori stranieri non accompagnati e  il mentoring di neomaggiorenni stranieri soli. L’appuntamento rappresenta un momento centrale del progetto “In Tessere”, a conclusione di un primo percorso formativo per aspiranti affidatari e mentori, rivelatosi dinamico e partecipato, in cui famiglie, cittadini e operatori del settore potranno confrontarsi attivamente.

La mattinata sarà scandita da tre pilastri fondamentali per l’inclusione:

  • Affido familiare e mentoring: strumenti per creare legami autentici e offrire supporto concreto ai giovani migranti nel loro percorso di crescita.
  • Responsabilità condivisa: una riflessione sul ruolo cruciale che la comunità territoriale nei percorsi di inclusione e autonomia dei giovani migranti.
  • Formazione: intesa come un’opportunità di attivazione collettiva e crescita per tutti gli attori coinvolti.

“Partecipare significa essere parte di una rete che accoglie, sostiene e costruisce futuro”, spiegano gli organizzatori. L’obiettivo è trasformare la solidarietà in un’esperienza condivisa, capace di generare nuove possibilità di accoglienza e una società più inclusiva.

Come partecipare

L’incontro si terrà in modalità mista. Per ragioni organizzative, è richiesta la conferma della partecipazione tramite la registrazione al seguente link:

 https://us06web.zoom.us/meeting/register/SnBuumZQQd2NLw5UqdGC8A

2026 limbadi maria chindamo

“Maria 10 anni dopo: Illuminiamo la sua voce, la verità e la giustizia”

Si svolgerà il 6 maggio in contrada Montalto a Limbadi alle ore 10.00 il sit-in dal titolo “Maria 10 anni dopo: Illuminiamo la sua voce, la verità e la giustizia”

A 10 anni dalla scomparsa di Maria Chindamo una rete di scuole, cittadine e cittadini, istituzioni, associazioni e cooperative, si incontrerà nel luogo nel quale Maria venne aggredita e poi fatta sparire, luogo oggi diventato spazio simbolo di rinascita, luce e speranza per un intero territorio.

Lo scorso anno, proprio davanti al cancello delle terre di Maria Chindamo, è stata inaugurata la struttura permanente dell’artista Luigi Camarilla e che rientra nel progetto “Illuminiamo le terre di Maria” promosso dal comitato “Controlliamo Noi le Terre di Maria” e realizzato grazie a CCO – Crisi Come Opportunità.

Anche quest’anno l’iniziativa è stata organizzata dalla famiglia Chindamo e da una eterogenea rete composta da Libera- Associazioni nomi e numeri contro le mafie, Centro Comunitario Agape, GOEL Gruppo cooperativo, Comunità Progetto Sud, Comitato Controlliamo Noi Le Terre Di Maria, Penelope Italia Odv, Crisi come Opportunità, Fondazione Una Nessuna Centomila, Centro di Women’s Studies Milly Villa – Unical, Comune di Limbadi.

L’iniziativa che si svolgerà dalle ore 10.00, oltre ai saluti delle autorità ed istituzioni, prevede gli interventi programmati di Arcangelo Badolati (Gazzetta del sud), di Nicodemo Gentile (Penelope-Avvocato della famiglia Chindamo), di Chiara Colosimo (Presidente commissione nazionale antimafia) e di Vincenzo Chindamo. Ad arricchire la giornata, il monologo dell’attrice Anna Mannella – estratto dello spettacolo teatrale “Se dicessimo la verità” di Giulia Minoli ed Emanuela Giordano. Prevista inoltre, la presenza delle rappresentanze delle scuole del territorio.

L’iniziativa assume quest’anno particolare rilievo per il decennale della scomparsa di Maria Chindamo, ricordando che si sta celebrando il processo per il femminicidio di Maria Chindamo presso la corte d’Assise di Catanzaro.

Il 6 maggio è diventato un momento ormai istituzionalizzato di memoria che rinnova un impegno che non si è mai fermato: rappresenta ora più che mai, un momento non solo di commemorazione ma anche e soprattutto di conferma della volontà di non spegnere la voce di Maria Chindamo, mettendo in luce la forte richiesta di verità e il vivo desiderio di giustizia.

Per informazioni Benedetta Genisio

benedetta.genisio@crisis-oportunita.org 3938886755

servizio civile universale

Calendario colloqui selezione Servizio Civile Universale

Sono di seguito pubblicati i calendari dei colloqui per la selezione dei candidati a svolgere il SCU 2026

La pubblicazione del calendario sul sito HA VALORE DI NOTIFICA DELLA CONVOCAZIONE ed i candidati che, pur avendo presentato la domanda, non si presentano al colloquio nei giorni stabiliti senza giustificato motivo, sono ESCLUSI DALLA SELEZIONE per non aver completato la relativa procedura.

Clicca sul titolo del progetto e scarica il calendario:

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Petali. Aprile 2026. Società liquida versus Comunità di cura

di  Giacomo Panizza

Penso “comunità” e mi arrivano alla mente due o più volti fino a una marea di persone collegate da un filo che le unisce ma non lega, pur regalandomi sensazioni di appartenenza e di libertà.

Sono due parole che vengono più volte contrapposte, nondimeno portano in sé significati potenti che smuovono persone di paesi e culture dissimili a prendersi reciprocamente cura le une delle altre.

Fare comunità comporta principî discordanti tra chi incoraggia una “società liquida” e chi promuove comunità di cura, aperte e solidali.

Eppure, etimologicamente “comunità” (da cum munus) è parola aggregante e non escludente perché il termine latino munus indica soggetti responsabili di compiti pubblici che svolgono un servizio oppure sono portatori di doni utili alla communitas, cioè a una società calibrata su relazioni e legami forti.

Il vocabolo Comunità si situa tra società (parola un po’ fredda poco coinvolgente) e comunione (parola calda e impegnativa come fraternità e sorellanza) richiamando così quella “solidarietà politica, economica e sociale di un Paese”[1] come l’Italia fatta dalle persone che la compongono.

Insomma, il sostantivo società viene con faciloneria rinforzato dall’aggettivo liquida instillato da comportamenti egoistici e dall’indifferenza di una parte della “società civile” (sic!)

Fare comunità, invece, richiama relazioni umanizzanti e non imbarbarenti. E non si fa comunità solo quando «l’unione fa la forza» ma principalmente perché arricchisce l’esistenza umana attraverso appartenenze reciproche e libertà liberanti; una società liquida invece si compone di persone “chiuse”, povere di qualità umanizzanti.

La maturità delle relazioni umane, amanti del vivere, aspira a orizzonti di comunione.

Ad aprile del cinquantesimo anno della Comunità Progetto Sud, Marina Frigerio e Angela Muraca ci offrono dei componimenti di paragone con le storie di appartenenza e libertà rinvenibili anche in una poesia di Khalil Gibran[2] che riporto con alcune righe iniziali:

I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di sé stessa.
Essi non provengono da voi, ma attraverso di voi.
E sebbene stiano con voi, non vi appartengono.
Potete dar loro tutto il vostro amore, ma non i vostri pensieri.
Perché essi hanno i propri pensieri.

[…]

[1] Cfr. Costituzione italiana Artt. 2, 3, 4, 32, 34, 117, 118, ecc.

[2] K. Gibran, Il profeta, “I figli”, 1923

Petali è la newsletter della Comunità Progetto Sud curata da Maria Pia Tucci, giornalista e ufficio stampa di Comunità Progetto Sud

L’immagine di copertina: “El plan internactional de viaje para gente que se siente joven”, ISIS, particolare poster.

angela muraca foto di maria pia tucci

La Comunità Progetto Sud è «una casa, con le porte sempre aperte»

di Maria Pia Tucci

Angela Muraca è psicologa e psicoterapeuta, si è occupata per molti anni di tossicodipendenze e più di recente di multi-dipendenze, è stata responsabile della Comunità terapeutica Fandango. É entrata nel mondo di Comunità Progetto Sud nel 1991, di cui è oggi socia e psicologa volontaria nell’area della salute mentale. Da settembre 2025 è impegnata nel progetto “Intrecci – Abitiamo il Lametino”.

La sua esperienza professionale punta lo sguardo sulla dinamicità, di quei fenomeni definiti “liquidi” da una certa sociologia -da Bauman in poi-, sia interni che esterni, di un territorio locale e globale come quello di cui è parte la Comunità Progetto Sud.

«All’età di 14 anni mentre frequentavo il gruppo parrocchiale, grazie alla suora che ci guidava, abbiamo avuto l’opportunità di scoprire contesti sociali diversi da quelli che conoscevamo fino ad allora. Abbiamo iniziato a relazionarci con gruppi che si occupavano di persone in condizione di disagio o fragilità: anziani soli, persone non vedenti, la comunità rom e, tra queste realtà, proprio la Comunità Progetto Sud, fin da subito è stata una presenza attiva sul territorio lametino: una casa con le porte sempre aperte, pronta ad accogliere chiunque ma anche capace di tessere relazioni profonde con persone e gruppi diffusi su scala regionale».

Angela, qual è il valore di essere una Comunità, di nome e di fatto?
«La parola “comunità”, presente nel nome stesso della nostra organizzazione, rappresenta il motore di tutto ciò che è stato costruito in questi cinquant’anni. Dal mio punto di vista, l’obiettivo dei soci fondatori non era semplicemente quello di creare in Calabria una struttura per persone con disabilità, ma quello di “fare comunità” insieme a loro, alle persone con disagio psichico, ai tossicodipendenti, ai volontari e alle istituzioni. Per questo, gli interventi sociali che pensiamo, progettiamo e realizziamo sono sempre stati – e continuano a essere – un processo dinamico e intenzionale, mai un’erogazione passiva di servizi».

Solidarietà e partecipazione sono punti focali delle relazioni: come si costruiscono i legami di fiducia dentro e fuori la comunità?
«I legami di fiducia si costruiscono attraverso la condivisione: si fanno insieme le lotte, si celebrano le conquiste e si affrontano le sconfitte. In questi anni la CPS ha espresso solidarietà in contesti molto diversi, dai più quotidiani ai più complessi, come la missione di pace in Ucraina a cui partecipa don Giacomo o l’impegno durante l’emergenza Nord Africa. La nostra scelta è sempre quella di stare al fianco delle persone, costruendo con loro e non per loro. Questo significa “sporcarsi le mani” e, a volte, rischiare la propria vita. Sarebbe molto più semplice limitarsi a una raccolta firme o alla consegna di un pacco alimentare; stare in prima linea significa invece contribuire affinché ogni persona possa trovare la propria strada e realizzare il progetto di vita sognato e desiderato».

 

 Ha incontrato, in questo lungo cammino, punti di forza e di debolezza?
«Non riesco a fare l’analisi dei punti di forza e di debolezza del contesto. Ogni contesto è il frutto del periodo storico, politico ed economico che sta vivendo. Se penso alle continue evoluzioni che la stessa Progetto Sud ha attraversato in questi 50 anni, mi fa dire che la forza della CPS è stata quella di non rinchiudersi su sé stessa ma l’essere sempre stata attiva e attenta non solo nel leggere le evoluzioni e i cambiamenti ma di contribuire, sempre insieme ad altri, al cambiamento del contesto. Se devo individuare un punto di forza è la dinamicità della CPS che nello stesso tempo può rappresentare un punto di debolezza perché richiede un forte consumo di energie e la capacità di “adattarsi” al cambiamento».

 Su cosa si è lavorato in questi anni e su cosa si lavora da oggi in poi?
«In due parole: giustizia sociale. Questo è il principio in assoluto che sta alla base della Comunità Progetto Sud, e saranno quelle che continueranno a guidarci verso il futuro».

Foto di copertina, intervista e montaggio: Maria Pia Tucci

Marina Frigerio: «Io sono qui per amicizia, per convinzione, per amore e per ribellione»

di Maria Pia Tucci

Creare legami, ricucire spazi, annullare distanze.

La vita sociale di una comunità aperta, quale è quella della Comunità Progetto Sud, è fatta di confronti e scambi culturali, di un viavai di persone che una volta arrivati decidono di restare o di tornare spesso. Persone che scelgono di condividere un impegno sociale riconoscendosi nei valori della Comunità.

È questo il caso di Marina Frigerio, psicologa e psicoterapeuta, con un dottorato sui temi delle migrazioni e integrazione delle minoranze che, a Berna durante un evento sui temi della legalità organizzato dall’Associazione Pecore Nere, di cui faceva parte, ha incontrato don Giacomo Panizza.

Di madre italiana e padre svizzero, Marina Frigerio ha una storia familiare importante che ha segnato anche la scelta del suo percorso professionale.

«Mio papà era figlio di un reduce della Prima guerra mondiale che è tornato pazzo dalla guerra ed è morto in quelli che una volta erano i manicomi e questa storia ci ha segnati profondamente.

La mia mamma viene da un paesino della Valtellina che si chiama Buglio al Monte, che è stata la prima repubblica partigiana che è durata una settimana quando lei era una bambina ed è stata traumatizzata da quello che è avvenuto dopo, dalla repressione, dai morti, hanno bruciato le case e lei ha visto tutto. Io sono cresciuta con una ribellione verso queste violenze e anche con una spiccata sensibilità; infatti, mi sono occupata subito di persone rifugiate dalle guerre e dalle dittature e sono stata anche molto fortunata nella mia vita. Ho avuto un professore universitario che si chiamava Heinz Stefan Herzka, che era un bambino ebreo scappato da Vienna. Lui aveva una sensibilità incredibile verso i profughi e anche verso i figli degli immigrati e si era scelto il suo gruppo di studenti proprio tra queste “minoranze”. Ci ha sostenuti e aiutati, fino alla fine è stato mio supervisore tutta la vita, è morto tre anni fa.

Io penso di stare dove sto anche per queste storie qui.

Tutto questo connubio di storia familiare, di incontri fortuiti mi ha dato dei valori etici e anche tanto coraggio che mi accompagnano sempre e adesso che sono sulla via della vecchiaia anch’io mi rendo conto che è mio compito ridare queste cose a chi è più giovane, dare il coraggio di mettersi di traverso».

Dall’incontro con don Giacomo alla scelta di venire a conoscere la Comunità Progetto Sud…
«Io sono qui per amicizia, per convinzione, per amore e per ribellione. Dopo aver conosciuto don Giacomo e averlo sentito parlare di questa realtà mi è venuta l’idea. Avevo bisogno di staccare e ho chiesto di venire a Lamezia a lavorare come volontaria. Mi hanno assegnata alla Comunità LunaRossa che era appena stata fondata e ho fatto i rimpiazzi durante le ferie estive. Mi è piaciuto tanto e sono rimasta attaccata qui.

Poi ho lavorato anche su altro, come ad esempio alla nascita del Centro Autismo grazie al contributo di una Fondazione svizzera che voleva investire nel sociale in Calabria».

Quale gesto l’ha colpita per prima arrivando qui, sia del contesto che delle persone?
«Una parola sola è difficile trovarla per esprimere quello che ho provato venendo qui ma ho trovato come un cocktail di cose buone che mi corrispondono, che rappresentano un ideale per me e che qui si può realizzare. Una cosa che mi piace molto qui è che nessuno ti chiede: perché lo fai? o perché ti impegni così tanto? o non ti riposi mai? Lo faccio perché mi va di fare, perché non potrei essere diversamente da come sono e qui sono circondata da persone così e questo mi fa molto bene».

Come vive dall’interno la Comunità considerando i grandi e veloci cambiamenti sociali che ci portano a definire i nostro un tempo liquido?
«Io mi sento sempre più interna, devo dire e da tempo dico un po’ ridendo che sono la filiale svizzera della Comunità Progetto Sud e la cosa buffa è che la comunità calabrese in Svizzera, quelli che sono vicini mi conoscono, in qualche modo mi considerano un po’ calabrese!

Io ho fatto una vita in mezzo alle comunità migranti sempre sentendomi parte di loro e nello stesso tempo parte della società in cui sono cresciuta, in cui mi sono formata e io penso che questo sia un grande vantaggio, sia una fortuna, e questo per me è il concetto di società liquida nel quale mi sono trovata.

La strada è più in salita per i migranti però quando ce la fai e quando riesci a sentirti a casa in più posti hai delle competenze che tanti altri non hanno.

Ho preso il mio dottorato di ricerca sulla questione dell’integrazione e abbiamo coniato dei termini riferiti alle seconde generazioni e uno dei termini che mi piace di più è quello delle generazioni camaleonte che sono capaci di adattarsi, non cambiare colore nel senso politico o proprio di attaccamento ma proprio nel senso di sapere come ti comporti in un certo luogo e come ti comporti in un altro. Padroneggiare le lingue, capire le culture e riuscire a costruire ponti. Per me è una cosa grandiosa e che viene troppo poco riconosciuta alle seconde generazioni che vengono spesso catalogate per quello che mancherebbe e non per quello che hanno».

E, in questi termini, quanto è camaleontica la Comunità Progetto Sud?
«La comunità Progetto Sud secondo me ha un grande pregio e cioè quello di non incaponirsi sulle cose ma di saper cambiare, di sapersi adattare, di saper recepire i bisogni del territorio e cercare risposte».

Questo vi accomuna dell’essere migrante e quindi adattarsi in qualche modo?
«Sì, mi accomuna la mia esperienza nell’ambito migratorio però anche nella mia esperienza professionale e umana, l’essere flessibili, non essere dogmatici e il rispondere a bisogni e non partire con un’idea già prefissata. È una cosa essenziale per riuscire a lavorare in un modo efficace, sensato e che serva a qualcosa per tutti e per i più fragili».

E cos’è la fragilità?
«Per me la fragilità è tante cose, non vedo la fragilità soltanto come segno di debolezza o di bisogno di aiuto ma la vedo anche come grande sensibilità e quello è un plus. Se fossimo tutti più fragili non ci sarebbero state la guerra che c’è adesso in Ucraina, non ci sarebbe stato Gaza, non ci sarebbero state le dittature, Trump non sarebbe al posto in cui siede adesso.

La fragilità è il senso dell’essere umani, del sentirsi umani».

Foto di copertina, intervista e montaggio: Maria Pia Tucci
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Le conseguenze della guerra, le opportunità per la pace

LUNEDÌ 20 APRILE 2026 | LAMEZIA TERME (CZ) | ORE 9:00 | PTP RAMBALDI – DE FAZIO |
ORE 18:00 PARROCCHIA DI S. FRANCESCO

Lunedì 20 aprile, il Movimento Umanità in Ricerca – di cui Comunità Progetto Sud, Agesci, Azione Cattolica, Pax Christi, Mago Merlino, Coop. Soc. In Rete, sono tra gli enti promotori – in collaborazione con i SAI Ordinari “Due Soli” di Lamezia Terme e “Terre Sorelle” di Miglierina e il SAI per Minori Stranieri Non Accompagnati “Luna Rossa” di Lamezia Terme, promuove un doppio incontro sulle conseguenze del conflitto in corso in Sudan dal 2023.

A 3 anni dall’inizio delle tensioni armate poco si conosce di una guerra che, ad oggi ha causato 400.000 vittime e oltre 10milioni di sfollati e che rappresenta, a livello globale, una tra le più gravi crisi umanitarie con 33 milioni di persone bisognose di assistenza.

«L’impegno per la pace parte dal racconto della guerra, – dicono gli organizzatori – anche di quelle più dimenticate. Non sempre questi conflitti, seppur così devastanti e che hanno notevoli conseguenze sul piano umanitario, migratorio, economico e sociale, trovano spazio nel dibattito e nella pubblica informazione e – sottolineano – neanche lo sforzo per la pace della comunità internazionale. Per questo è necessario parlarne e aprire occasioni pubbliche di dibattito con i cittadini e con i giovani».

All’incontro mattutino, (dalle 9:00 alle 10:40) riservato alle classi V dell’Istituto Rambaldi – De Fazio, gli operatori di Comunità Progetto Sud e del Movimento Umanità in ricerca saranno in compagnia del cooperatore internazionale in Sudan Francesco Tropea che porterà la sua testimonianza e si aprirà alle domande di studenti e studentesse.

Alle 18, l’incontro aperto al pubblico si terrà invece nel Salone della Parrocchia di San Francesco a Lamezia Terme. Anche in questo momento di confronto sarà protagonista Francesco Tropea, che dialogherà con Michela Vottari di Comunità Progetto Sud, offrendo ulteriori spunti di riflessione e approfondimento sul conflitto e sulle prospettive di pace.

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Nasce RADiCa: quindici realtà del Terzo Settore calabrese uniscono le forze per l’accoglienza diffusa

Costituita il 14 aprile a Lamezia Terme la “Rete Accoglienza diffusa Calabria – R.A.Di.Ca.”, associazione che raggruppa cooperative sociali e associazioni impegnate nel Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI) in tutta la regione.

Quindici tra cooperative sociali e associazioni di Terzo Settore calabresi hanno firmato oggi l’atto costitutivo della Rete Accoglienza diffusa Calabria – R.A.Di.Ca., una nuova associazione che si propone di diventare il soggetto unitario di coordinamento, rappresentanza e tutela degli interessi comuni degli enti che operano nel Sistema di Accoglienza e Integrazione in Calabria.

La Rete nasce con l’obiettivo di trasformare la frammentazione che ha caratterizzato finora il settore in forza collettiva: mettere insieme esperienze, competenze e voci per rappresentare i diritti di migliaia di richiedenti asilo e rifugiati presenti sul territorio regionale, e per affermare il modello dell’accoglienza diffusa come leva concreta di sviluppo locale, contrasto allo spopolamento e innovazione sociale.

I quindici soggetti fondatori sono: MoCI Cosenza APS, Agorà Kroton Società Cooperativa Sociale Onlus, Orizzonti Nuovi Società Cooperativa Sociale, Strade di Casa Società Cooperativa Sociale Onlus, Atlante Cooperativa Sociale, Associazione Comunità Progetto Sud ETS, LiberaMente ETS, Le Nove Lune Società Cooperativa Sociale Onlus ETS, Kroton Community Società Cooperativa Sociale Onlus, Eurocoop Servizi Società Cooperativa Sociale, Baobab Società Cooperativa Sociale Onlus, Associazione Don Vincenzo Matrangolo ETS, Pathos – G.A.M. Teresa Vesuviano Società Cooperativa Sociale, Associazione Coopisa e Prociv Arci Isola di Capo Rizzuto.

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I soggetti fondatori hanno sottoscritto uno statuto che riconosce la mobilità umana come diritto fondamentale e inalienabile della persona, e impegna la Rete a promuovere l’accoglienza non come semplice gestione del bisogno, ma come scelta di civiltà e motore di crescita per i territori calabresi.

«Oggi compiamo un passo che aspettavamo da tempo. Chi lavora nell’accoglienza in Calabria lo sa bene: ogni ente, da solo, può fare molto, ma insieme possiamo fare qualcosa di diverso. RADiCa non è solo una struttura di rappresentanza: è l’inizio di una politica condivisa. L’accoglienza diffusa non è un problema da gestire – è una risposta intelligente allo spopolamento, al lavoro che manca, alle comunità che si svuotano. Abbiamo dimostrato che si può fare, e ora vogliamo dirlo a voce alta, insieme.»

Francesca Rocca, Presidente di Associazione “Rete Accoglienza diffusa Calabria – R.A.Di.Ca.”,

La nuova associazione si candida a interlocutore qualificato presso le istituzioni regionali e nazionali, e si propone di sviluppare iniziative comuni di formazione, advocacy e comunicazione per promuovere una cultura dell’accoglienza radicata e consapevole in tutta la regione.

R.A.Di.Ca. nasce come rete aperta: l’obiettivo è aggregare progressivamente altre organizzazioni del Terzo Settore che operano nel campo dell’accoglienza e dell’integrazione in Calabria e che condividano i valori e la visione espressi nello Statuto.

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Comunità e salute. Il ruolo delle Case della Comunità in Calabria

Martedì 21 aprile 2026, dalle ore 9 alle 16, in Sala Sintonia della Comunità Progetto Sud a Lamezia Terme, il convegno: “Comunità e salute. Il ruolo delle Case della Comunità in Calabria”, promosso dalla rete regionale Comunità Competente e dalla rete nazionale Prima la Comunità. 

Dall’individuazione all’interno del PNRR all’entrata in vigore del DM 77/2022, l’idea originaria delle Case della Comunità sembra oggi affievolita, mentre la proposta normativa nasceva da una visione ben più ampia e trasformativa: una nuova idea di salute come processo globale, costruito insieme alla comunità e fondato sull’integrazione tra dimensione sanitaria e sociale.

La vera innovazione risiede proprio nella parola comunità: un “noi aperto”, fondato sulla reciprocità, in cui la salute viene generata attraverso il coinvolgimento attivo delle persone, delle istituzioni e di tutte le risorse presenti sul territorio, secondo l’approccio dei determinanti sociali della salute promosso dall’OMS.

La Casa della Comunità, in questa prospettiva, non è solo un luogo fisico, ma uno spazio di alleanza in cui costruire un disegno condiviso di salute capace di garantire equità, inclusione e sostenibilità. Un modello che richiede scelte tecniche e organizzative partecipate e coerenti
con il principio dell’integrazione sociosanitaria, all’interno di un più ampio disegno di welfare di comunità.

Il convegno del prossimo 21 aprile sarà occasione per interrogarsi sullo stato dell’arte in Calabria, condividere esperienze, criticità e buone pratiche, e rilanciare il ruolo delle Case della Comunità come presidio fondamentale per una sanità territoriale realmente vicina alle persone.
La Comunità Progetto Sud, nella rete regionale Comunità Competente e nella rete nazionale Prima la Comunità, partecipa a questo percorso contribuendo alla promozione di un modello di salute come bene comune, basato sulla corresponsabilità e sulla valorizzazione delle persone quali autrici delle comunità e dei territori.

Sarà possibile seguire i lavori in remoto collegandosi al link:

https://us06web.zoom.us/j/81161668271?pwd=nOf87imWnSkGg50rMBhQbrDm19v1lB.1

PER INFO: Lorena Leone | 339 206 8186 | segreteria.direzione@comunitaprogettosud.it
è gradita conferma di partecipazione entro il 17 aprile

Scarica la locandina con il programma

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“Una comunità si costruisce, insieme. INTRECCI di storie nel cuore del Lametino”

Martedì 31 marzo alle ore 18:00, presso l’Hub Casa della Cultura!

L’iniziativa, organizzata in collaborazione con Arci Lamezia Terme Vibo Valentia APS, si inserisce nell’ambito della rassegna cinematografica “Cinema e Cinema – Proiezioni di Comunità”.

Il programma prevede la proiezione del film “A Ciambra”, anticipata da un talk di approfondimento dal titolo: “Una comunità si costruisce, insieme. INTRECCI di storie nel cuore del Lametino”.
Saranno presenti:

– Antonio Scaramuzzino, Presidente Arci Lamezia Terme Vibo Valentia APS
– Marina Galati, Direttrice Progetto INTRECCI – Abitiamo il Lametino
– Domenico Isabella, Co-Direttore Artistico “Cinema e Cinema”
– Nada Amato, Mediatrice Progetti Intrecci – Abitiamo il Lametino e Presidente Associazione RomZianà