maria elena godino

Minori e comunità educante: la ricercazione come metodo

di Maria Pia Tucci – 

Dalla povertà educativa al benessere psicologico degli adolescenti. Maria Elena Godino, psicologa e psicoterapeuta: «Non caliamo interventi dall’alto, ma costruiamo il cambiamento insieme al territorio»

Stare sulla frontiera, uscire dagli uffici istituzionali e, se necessario, arrivare a parlare sull’uscio di casa delle persone. È questo il fulcro del lavoro sociale che l’Associazione Comunità Progetto Sud porta avanti da decenni sul territorio. Un lavoro complesso, delicato, che oggi si scontra con l’aumento delle vulnerabilità tra i più giovani e con la piaga della povertà educativa.

A tracciare un bilancio di questa esperienza, tra metodologie concrete e nuove sfide, è la dottoressa Maria Elena Godino, psicologa, psicoterapeuta e coordinatrice di progetti nel campo dei minori, lavora con la Comunità Progetto Sud da vent’anni.

Alla base di ogni intervento della Comunità Progetto Sud non ci sono modelli teorici calati astrattamente dall’alto, ma un approccio dinamico e partecipativo: la ricercazione.

«Il nostro lavoro quotidiano sul campo si basa sulla ricercazione», spiega Maria Elena Godino. «Significa andare concretamente nel territorio ad osservare i fenomeni, progettare azioni specifiche per rispondere ai bisogni emersi e, subito dopo, osservare di nuovo il cambiamento prodotto per riprogettare e correggere il tiro. È una serie di cicli continui che punta a produrre cambiamenti il più stabili possibile».

Questo metodo, applicabile in qualsiasi campo del sociale, permette di non imporre soluzioni preconfezionate: «In questo modo le azioni vengono costruite con le persone stesse, che smettono di essere semplici beneficiari e diventano esse stesse protagoniste del cambiamento».

Per formare operatori capaci di padroneggiare questo strumento, un ruolo cruciale è affidato alla Scuola del Sociale dell’associazione: «Fin dal mio inserimento, vent’anni fa, la Scuola del Sociale è l’ente che cura fortemente la formazione, spingendo i coordinatori e le nuove figure professionali a prendersi cura dell’aumento delle proprie competenze e a fare cultura sociale sul territorio».

 Quando si interviene su bambini e adolescenti, la chiave del successo non risiede mai nel rapporto isolato con il minore, ma nella capacità di attivare l’intero contesto che lo circonda.

«Non si lavora mai soltanto con i minori, ma con l’intera comunità educante», sottolinea la psicoterapeuta. «Parliamo di tutti quegli adulti che fungono da educatori: i genitori, gli insegnanti, gli allenatori, persino l’educatore del catechismo. L’obiettivo è far sì che tutti questi attori alleati concorrano insieme, in modo coeso e co-partecipato, per la crescita serena e il benessere del ragazzo».

Unire le forze serve anche a rompere due grandi nemici del lavoro sociale: la frammentazione degli interventi e la solitudine degli adulti. Di fronte a un’emergenza o a una vulnerabilità, un genitore o un insegnante da solo rischia di non trovare risposte. Sentirsi parte di una comunità, invece, aumenta l’efficacia dell’intervento e sostiene l’adulto, attivando un circolo virtuoso in cui gli adulti si educano tra loro per intervenire sul bambino.

 Un esempio concreto di questo approccio è il progetto “Un posto sicuro”, finanziato nell’ambito del bando Benessere da Impresa sociale CON i bambini e rivolto alla fascia adolescenziale dai 14 ai 18 anni. L’obiettivo centrale è il benessere psicologico dei ragazzi, un tema drammaticamente urgente oggi.

«I dati ci dicono che i comportamenti a rischio, l’isolamento, i gesti autolesionistici o i pensieri suicidari sono in forte crescita tra gli adolescenti», avverte Godino. «Per questo una delle azioni su cui stiamo lavorando intensamente è la costruzione della capacità degli adulti di leggere precocemente i bisogni e i segnali di disagio dei ragazzi, prima che evolvano in forme di disturbo mentale».

Il progetto chiama a raccolta anche professionisti ed esperti disposti a mettere le proprie competenze a disposizione della collettività, per lanciare un messaggio chiaro:

«Siamo tutti responsabili della crescita sana dei nostri figli. La crescita di un adolescente non è una responsabilità esclusiva della scuola, del genitore o dello psicologo quando si manifesta il problema; è una responsabilità condivisa di tutta la comunità».

Lavorare nel sociale significa anche accettare l’imprevisto e saper rimodulare gli obiettivi quando la realtà si rivela diversa dalle aspettative. È qui che la ricercazione mostra il suo punto di forza, permettendo aggiustamenti in corso d’opera. Ma per intercettare davvero il disagio, spiega la psicologa, bisogna saper stare nel posto giusto.

«Una delle cose più importanti che questo lavoro insegna è il “lavorare sul confine”», conclude Maria Elena Godino. «Significa uscire dai luoghi istituzionali, dai servizi, dagli uffici, per stare nei contesti informali, che sono i luoghi dove incontri la gente. Chi vive al margine, nell’area della povertà educativa, ha grandi difficoltà ad accedere ai servizi o alla scuola. Lavorare ai confini significa lavorare negli spazi informali, a volte sull’uscio di casa. Ci fermiamo sul limite per agganciare queste persone, creare un’alleanza di fiducia e co-progettare insieme il futuro dei loro figli».

In copertina: Maria Elena Godino

premio l’asino che vola

Premio “L’asino che vola”, Gubbio (PG) 13-14 giugno 2026

Il Progetto

Il “Premio L’asino che vola. Dedicato a Goffredo Fofi” nasce dall’entusiasmo e dalla volontà di tanti collaboratori e collaboratrici delle riviste dirette da Fofi di rilanciare un riconoscimento da lui fondato nel 1992.

Gubbio, 13-14 giugno 2026

Ci ritroveremo a Gubbio, nella Biblioteca Comunale Sperelliana (Complesso monumentale di San Pietro), per due giorni di confronto sulle emergenze del presente:

  • 13 Giugno (ore 15.30): Seminario “Sul sentimento di guerra”. Un momento di riflessione collettiva necessario in questi tempi oscuri.
  • 14 Giugno (ore 11.30): Cerimonia di consegna dei premi a chi si è distinto per talento e inquietudine.

Perché abbiamo bisogno di te?

Il Premio è una costruzione collettiva, sostenuta dal Comune di Gubbio, dalla Famiglia dei Santubaldari e da una rete di associazioni amiche. Ma per renderlo davvero indipendente e aperto, abbiamo bisogno del contributo della nostra comunità fatta di amici e amiche, gruppi e associazioni.

Il nostro obiettivo è raccogliere 3.000 € entro il 12 giugno. Questi fondi serviranno a coprire le spese vive di organizzazione, l’ospitalità dei premiati e la logistica dei seminari, garantendo che l’accesso ai momenti di discussione resti libero per tutti.

Sostienici e diventa “Amico del premio”

Puoi contribuire in tre modi, ma ogni singola donazione – piccola o grande che sia – è per noi fondamentale:

  • Donazionelibera: partecipa con l’importo che preferisci per sostenere l’iniziativa.
  • 50 € – Amico del premio: Un gesto di vicinanza per sostenere le spese organizzative.
  • 200 € – Grande amico del premio: Un sostegno concreto per chi crede che l’educazione e il sociale siano le vere leve del cambiamento.

Il ringraziamento è per noi un atto politico: Tutti i donatori (liberi, da 20€ e da 50€) verranno pubblicamente ringraziati durante le giornate del Premio e sui nostri canali, perché questo progetto esiste solo grazie a questa preziosa trama di relazioni.

Il Premio è realizzato in collaborazione con:

  • Centro Sociale San Pietro
  • Associazione Settimana del Libro
  • Liceo Artistico G. Mazzatinti
  • Soci Coop di Gubbio … e soprattutto con te.

Aiutaci a far volare l’asino. Dona ora e partecipa alla rinascita di un premio necessario.

progetto senza titolo

Strade Maestre. Scuola Goffredo Fofi a Lamezia Terme: formazione e attivismo per un futuro diverso e migliore.

Dal 28 al 31 maggio la prima edizione del seminario “Eresie per il futuro”

A Lamezia Terme prende vita un nuovo spazio di pensiero e responsabilità condivisa: Strade Maestre. Scuola Goffredo Fofi, un percorso formativo dedicato a chi sente l’urgenza di comprendere il presente e contribuire a trasformarlo.
La prima edizione, dal titolo “Eresie per il futuro. Pensiero e pratiche”, si svolge dal 28 al 31 maggio 2026 e nasce per offrire strumenti concreti a giovani, operatori e attivisti impegnati nella costruzione di un cambiamento possibile.
Promossa da un gruppo di persone legate all’esperienza di Goffredo Fofi insieme a Comunità Progetto Sud, la scuola raccoglie e rilancia una delle sue intuizioni più profonde: formare coscienze capaci di agire, in modo critico e responsabile, nei contesti sociali e culturali contemporanei.

Una scuola per costruire pensiero e azione

Quattro giornate di lavoro, confronto e convivenza: lezioni, dialoghi, testimonianze, laboratori e proiezioni si intrecciano in un’esperienza residenziale che favorisce apprendimento e relazione.
Il percorso è rivolto a giovani dai 18 anni provenienti da tutta Italia, accomunati dal desiderio di partecipare attivamente alla vita pubblica, nei diversi ambiti – sociale, politico, culturale e artistico.
Il contesto non è casuale: il Sud, insieme al Mediterraneo, viene riconosciuto come spazio generativo di riflessione e pratiche di resistenza, capace di offrire chiavi di lettura e prospettive nuove.
La dimensione residenziale è parte fondamentale dell’esperienza: i momenti informali – pasti condivisi, tempi liberi, scambi spontanei – diventano occasione di incontro e crescita reciproca.
L’obiettivo è chiaro: creare relazioni, rafforzare reti, costruire percorsi comuni.
Con la consapevolezza che il cambiamento ha bisogno di visioni condivise e responsabilità diffuse.

Programma: temi e protagonisti

L’apertura del seminario, curata da Maurizio Braucci e Stefano De Matteis, sarà dedicata alle voci storiche del territorio con le testimonianze di Giacomo Panizza e Marina Galati (Comunità Progetto Sud) e di Maria Teresa Morano (Rete Antiracket), a sottolineare il legame tra pensiero e azione quotidiana. E la prima serata omaggerà, inoltre, la figura dell’intellettuale e attivista Goffredo Fofi, attraverso un racconto di De Matteis e la proiezione del film documentario “Suole di vento – storie di Goffredo Fofi” di Felice Pesoli.
Il programma si sviluppa attorno a quattro grandi aree tematiche:
  • Eresie di ieri e di oggi: un focus moderato da Giuliano Battiston che legherà il pensiero filosofico-operaio di Simone Weil alle attuali battaglie di fabbrica e alle sfide della diplomazia in contesti di guerra, con interventi di Giancarlo Gaeta, Francesca Gabbriellini e Francesco Strazzari.
  • Attivismi: una sessione coordinata da Giuseppe Grimaldi per analizzare i movimenti sociali italiani e internazionali e la politica dal basso, arricchita dai contributi di Luigi Manconi, Giacomo D’Alessandro e Lorena Cotza.
  • Disobbedienza e rivolta: un panel guidato da Giancarlo Gaeta dedicato alle pratiche di disobbedienza civile, alle resistenze in terra asiatica e al ruolo della controcultura, con gli interventi di Piero Giacchè, Giuliano Battiston, Pietro Savastio e Luigi Monti.
  • Documentare e controinformare: uno spazio moderato da Maurizio Braucci focalizzato sugli strumenti dell’informazione indipendente, dall’inchiesta radiofonica alle riviste di frontiera, con Lorenzo Pavolini e Luca Rossomando, seguito dalla proiezione di un documentario d’autore.Una comunità temporanea che genera futuro

E ora? Uno spazio aperto al possibile

Il seminario si concluderà con una sessione plenaria dedicata a immaginare sviluppi concreti: progetti individuali e collettivi, reti di collaborazione e nuove traiettorie di impegno.
Un passaggio che trasforma l’esperienza formativa in punto di partenza.

Pillole di Eresie (in aggiornamento)

Di seguito i link ad alcuni video interventi estratti dal Seminario:

Piergiorgio Giacchè: Cosa significa davvero “disobbedire”? E quando la disobbedienza diventa un atto civile e necessario?


Scarica il programma e i materiali

👉 In fondo a questa pagina è possibile scaricare il programma completo e i materiali della scuola, per approfondire contenuti, relatori e modalità di partecipazione.
servizio civile universale

Graduatorie Servizio Civile Universale 2026

Sono rese pubbliche le graduatorie del Servizio Civile Universale.

PROGETTO: RINASCERE AUTONOME | SEDE: CASA MEULI – VIA DEI BIZANTINI, 290 | Cod.Helios: 229378

PROGETTO: GEOGRAFIE IN INTEGRAZIONE | SEDE: LUNA ROSSA – VIA DEI BIZANTINI, 97 | Cod.Helios: 148448

PROGETTO: GEOGRAFIE IN INTEGRAZIONE | SEDE: CENTRO LEGALE – VIA CONFORTI, 67 | Cod.Helios: 201002

PROGETTO: ABILI GESTI |SEDE: CASA ACCOGLIENZA – VIA CONFORTI, 61 | Cod.Helios: 148442

PROGETTO: ABILI GESTI | SEDE: DOPO DI NOI – VIA DEI BIZANTINI, 99 | Cod.Helios: 148447

PROGETTO: ABILI GESTI | SEDE: CENTRO SINTONIA – VIA ANTONIO REILLO, 5 | Cod.Helios: 148453

PROGETTO: ABILI GESTI | SEDE: CENTRO AUTISMO – VIA DEL PROGRESSO, 472 | Cod.Helios: 148450

PROGETTO: ABILI GESTI | SEDE: L’ALTRA CASA – VIA DEI TIGLI, 4 | Cod.Helios: 148444

Questa associazione, a seguito del Bando per la selezione dei volontari S.C.U., pubblicato dal Dipartimento in data 01/06/2026, in virtù del quale sono state effettuate le selezioni per i progetti di Servizio Civile, riguardanti i PROGRAMMI DI SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE BANDO ORDINARIO SCU DEL 24.02.2026, viste le leggi 64/2001 e 106/2016 e in ottemperanza dell’art. 6, rende note le graduatorie PROVVISORIE suddivise per le sedi di attuazione del progetto. Avvio al servizio, per gli idonei selezionati, previsto per il 18 settembre 2026 salvo altre indicazioni da parte del Dipartimento per le Politiche Giovanili e per il Servizio Civile Universale.

 

giacomo panizza tedxvv maggio2026

Don Giacomo Panizza tra gli speaker del TEDx VV 2026

Comunicato stampa TEDx VV

Domani la nuova edizione del TEDx Vibo Valentia, venerdì 22 maggio 2026 alle ore 18 al Teatro Comunale della città. L’evento porterà sul palco tredici protagonisti provenienti da ambiti differenti, tra eccellenze nazionali e figure legate al territorio calabrese, con l’obiettivo di creare un momento di confronto, ascolto e ispirazione collettiva.

Il tema: “Scelte che cambiano una vita”Il filo conduttore scelto per questa edizione sarà “Scelte che cambiano una vita”, tema che attraverserà esperienze personali e professionali molto diverse tra loro. Al centro degli interventi ci sarà il peso delle decisioni individuali e il loro impatto sui percorsi umani, professionali e sociali. Una riflessione che toccherà temi come cambiamento, responsabilità, rinascita e trasformazione personale.

Gli ospiti dell’edizione 2026

Sul palco del TEDx Vibo Valentia saliranno Shaila Gatta, Tiziano Scarparo, Ginevra Lamborghini, Andrea Giovannini, don Giacomo Panizza, Angelo Greco, Pasquale Tridico, Salvatore Staiano, Roberto Davanzo, Bruno Nardo, Lys Gomis, Zineb Soukrati e Gianluca Callipo.

Tredici voci provenienti da mondi differenti – dallo sport all’impresa, dalla cultura al sociale, passando per diritto, comunicazione e percorsi personali – accomunate dalla volontà di condividere esperienze e visioni.

Un evento tra territorio e visione nazionale

TEDx Vibo Valentia punta a consolidarsi come spazio di partecipazione culturale e dialogo pubblico, valorizzando il rapporto tra realtà locali ed esperienze di rilievo nazionale. L’iniziativa nasce infatti con l’obiettivo di portare nel territorio idee e testimonianze capaci di generare consapevolezza e confronto.

Vibo Valentia come luogo di cultura e partecipazione

L’organizzazione sottolinea il valore dell’evento anche come occasione per rafforzare il ruolo di Vibo Valentia come luogo di cultura, partecipazione e progettualità futura. La serata sarà costruita come un percorso narrativo tra storie di crescita personale, momenti difficili e nuove opportunità, mostrando come una scelta possa modificare il corso di una vita.

L’appuntamento al Teatro Comunale

L’appuntamento con il TEDx Vibo Valentia è fissato per venerdì 22 maggio 2026 alle ore 18 presso il Teatro Comunale. Un evento che si propone di mettere al centro idee, esperienze e racconti capaci di parlare alla comunità e alle nuove generazioni.

Fonte della foto di copertina canali social TEDx VV

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“TRAME DI ACCOGLIENZA” per sostenere e costruire il futuro dell’affido dei minori non accompagnati

“TRAME DI ACCOGLIENZA”, è un evento del progetto FAMI Intessere, che si terrà sabato 9 maggio dalle ore 09:00 alle 14:00 presso la Sala Sintonia dell’Associazione Comunità Progetto Sud (via Antonio Reillo 5, Lamezia Terme).

L’iniziativa è promossa dal Coordinamento Nazionale delle Comunità Accoglienti, dall’Associazione Comunità Progetto Sud, dalla Fondazione don Calabria per il Sociale ETS e da Res Omnia e punta a promuovere l’affido familiare dei minori stranieri non accompagnati e  il mentoring di neomaggiorenni stranieri soli. L’appuntamento rappresenta un momento centrale del progetto “In Tessere”, a conclusione di un primo percorso formativo per aspiranti affidatari e mentori, rivelatosi dinamico e partecipato, in cui famiglie, cittadini e operatori del settore potranno confrontarsi attivamente.

La mattinata sarà scandita da tre pilastri fondamentali per l’inclusione:

  • Affido familiare e mentoring: strumenti per creare legami autentici e offrire supporto concreto ai giovani migranti nel loro percorso di crescita.
  • Responsabilità condivisa: una riflessione sul ruolo cruciale che la comunità territoriale nei percorsi di inclusione e autonomia dei giovani migranti.
  • Formazione: intesa come un’opportunità di attivazione collettiva e crescita per tutti gli attori coinvolti.

“Partecipare significa essere parte di una rete che accoglie, sostiene e costruisce futuro”, spiegano gli organizzatori. L’obiettivo è trasformare la solidarietà in un’esperienza condivisa, capace di generare nuove possibilità di accoglienza e una società più inclusiva.

Come partecipare

L’incontro si terrà in modalità mista. Per ragioni organizzative, è richiesta la conferma della partecipazione tramite la registrazione al seguente link:

 https://us06web.zoom.us/meeting/register/SnBuumZQQd2NLw5UqdGC8A

2026 limbadi maria chindamo

“Maria 10 anni dopo: Illuminiamo la sua voce, la verità e la giustizia”

Si svolgerà il 6 maggio in contrada Montalto a Limbadi alle ore 10.00 il sit-in dal titolo “Maria 10 anni dopo: Illuminiamo la sua voce, la verità e la giustizia”

A 10 anni dalla scomparsa di Maria Chindamo una rete di scuole, cittadine e cittadini, istituzioni, associazioni e cooperative, si incontrerà nel luogo nel quale Maria venne aggredita e poi fatta sparire, luogo oggi diventato spazio simbolo di rinascita, luce e speranza per un intero territorio.

Lo scorso anno, proprio davanti al cancello delle terre di Maria Chindamo, è stata inaugurata la struttura permanente dell’artista Luigi Camarilla e che rientra nel progetto “Illuminiamo le terre di Maria” promosso dal comitato “Controlliamo Noi le Terre di Maria” e realizzato grazie a CCO – Crisi Come Opportunità.

Anche quest’anno l’iniziativa è stata organizzata dalla famiglia Chindamo e da una eterogenea rete composta da Libera- Associazioni nomi e numeri contro le mafie, Centro Comunitario Agape, GOEL Gruppo cooperativo, Comunità Progetto Sud, Comitato Controlliamo Noi Le Terre Di Maria, Penelope Italia Odv, Crisi come Opportunità, Fondazione Una Nessuna Centomila, Centro di Women’s Studies Milly Villa – Unical, Comune di Limbadi.

L’iniziativa che si svolgerà dalle ore 10.00, oltre ai saluti delle autorità ed istituzioni, prevede gli interventi programmati di Arcangelo Badolati (Gazzetta del sud), di Nicodemo Gentile (Penelope-Avvocato della famiglia Chindamo), di Chiara Colosimo (Presidente commissione nazionale antimafia) e di Vincenzo Chindamo. Ad arricchire la giornata, il monologo dell’attrice Anna Mannella – estratto dello spettacolo teatrale “Se dicessimo la verità” di Giulia Minoli ed Emanuela Giordano. Prevista inoltre, la presenza delle rappresentanze delle scuole del territorio.

L’iniziativa assume quest’anno particolare rilievo per il decennale della scomparsa di Maria Chindamo, ricordando che si sta celebrando il processo per il femminicidio di Maria Chindamo presso la corte d’Assise di Catanzaro.

Il 6 maggio è diventato un momento ormai istituzionalizzato di memoria che rinnova un impegno che non si è mai fermato: rappresenta ora più che mai, un momento non solo di commemorazione ma anche e soprattutto di conferma della volontà di non spegnere la voce di Maria Chindamo, mettendo in luce la forte richiesta di verità e il vivo desiderio di giustizia.

Per informazioni Benedetta Genisio

benedetta.genisio@crisis-oportunita.org 3938886755

servizio civile universale

Calendario colloqui selezione Servizio Civile Universale

Sono di seguito pubblicati i calendari dei colloqui per la selezione dei candidati a svolgere il SCU 2026

La pubblicazione del calendario sul sito HA VALORE DI NOTIFICA DELLA CONVOCAZIONE ed i candidati che, pur avendo presentato la domanda, non si presentano al colloquio nei giorni stabiliti senza giustificato motivo, sono ESCLUSI DALLA SELEZIONE per non aver completato la relativa procedura.

Clicca sul titolo del progetto e scarica il calendario:

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Petali. Aprile 2026. Società liquida versus Comunità di cura

di  Giacomo Panizza

Penso “comunità” e mi arrivano alla mente due o più volti fino a una marea di persone collegate da un filo che le unisce ma non lega, pur regalandomi sensazioni di appartenenza e di libertà.

Sono due parole che vengono più volte contrapposte, nondimeno portano in sé significati potenti che smuovono persone di paesi e culture dissimili a prendersi reciprocamente cura le une delle altre.

Fare comunità comporta principî discordanti tra chi incoraggia una “società liquida” e chi promuove comunità di cura, aperte e solidali.

Eppure, etimologicamente “comunità” (da cum munus) è parola aggregante e non escludente perché il termine latino munus indica soggetti responsabili di compiti pubblici che svolgono un servizio oppure sono portatori di doni utili alla communitas, cioè a una società calibrata su relazioni e legami forti.

Il vocabolo Comunità si situa tra società (parola un po’ fredda poco coinvolgente) e comunione (parola calda e impegnativa come fraternità e sorellanza) richiamando così quella “solidarietà politica, economica e sociale di un Paese”[1] come l’Italia fatta dalle persone che la compongono.

Insomma, il sostantivo società viene con faciloneria rinforzato dall’aggettivo liquida instillato da comportamenti egoistici e dall’indifferenza di una parte della “società civile” (sic!)

Fare comunità, invece, richiama relazioni umanizzanti e non imbarbarenti. E non si fa comunità solo quando «l’unione fa la forza» ma principalmente perché arricchisce l’esistenza umana attraverso appartenenze reciproche e libertà liberanti; una società liquida invece si compone di persone “chiuse”, povere di qualità umanizzanti.

La maturità delle relazioni umane, amanti del vivere, aspira a orizzonti di comunione.

Ad aprile del cinquantesimo anno della Comunità Progetto Sud, Marina Frigerio e Angela Muraca ci offrono dei componimenti di paragone con le storie di appartenenza e libertà rinvenibili anche in una poesia di Khalil Gibran[2] che riporto con alcune righe iniziali:

I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di sé stessa.
Essi non provengono da voi, ma attraverso di voi.
E sebbene stiano con voi, non vi appartengono.
Potete dar loro tutto il vostro amore, ma non i vostri pensieri.
Perché essi hanno i propri pensieri.

[…]

[1] Cfr. Costituzione italiana Artt. 2, 3, 4, 32, 34, 117, 118, ecc.

[2] K. Gibran, Il profeta, “I figli”, 1923

Petali è la newsletter della Comunità Progetto Sud curata da Maria Pia Tucci, giornalista e ufficio stampa di Comunità Progetto Sud

L’immagine di copertina: “El plan internactional de viaje para gente que se siente joven”, ISIS, particolare poster.

angela muraca foto di maria pia tucci

La Comunità Progetto Sud è «una casa, con le porte sempre aperte»

di Maria Pia Tucci

Angela Muraca è psicologa e psicoterapeuta, si è occupata per molti anni di tossicodipendenze e più di recente di multi-dipendenze, è stata responsabile della Comunità terapeutica Fandango. É entrata nel mondo di Comunità Progetto Sud nel 1991, di cui è oggi socia e psicologa volontaria nell’area della salute mentale. Da settembre 2025 è impegnata nel progetto “Intrecci – Abitiamo il Lametino”.

La sua esperienza professionale punta lo sguardo sulla dinamicità, di quei fenomeni definiti “liquidi” da una certa sociologia -da Bauman in poi-, sia interni che esterni, di un territorio locale e globale come quello di cui è parte la Comunità Progetto Sud.

«All’età di 14 anni mentre frequentavo il gruppo parrocchiale, grazie alla suora che ci guidava, abbiamo avuto l’opportunità di scoprire contesti sociali diversi da quelli che conoscevamo fino ad allora. Abbiamo iniziato a relazionarci con gruppi che si occupavano di persone in condizione di disagio o fragilità: anziani soli, persone non vedenti, la comunità rom e, tra queste realtà, proprio la Comunità Progetto Sud, fin da subito è stata una presenza attiva sul territorio lametino: una casa con le porte sempre aperte, pronta ad accogliere chiunque ma anche capace di tessere relazioni profonde con persone e gruppi diffusi su scala regionale».

Angela, qual è il valore di essere una Comunità, di nome e di fatto?
«La parola “comunità”, presente nel nome stesso della nostra organizzazione, rappresenta il motore di tutto ciò che è stato costruito in questi cinquant’anni. Dal mio punto di vista, l’obiettivo dei soci fondatori non era semplicemente quello di creare in Calabria una struttura per persone con disabilità, ma quello di “fare comunità” insieme a loro, alle persone con disagio psichico, ai tossicodipendenti, ai volontari e alle istituzioni. Per questo, gli interventi sociali che pensiamo, progettiamo e realizziamo sono sempre stati – e continuano a essere – un processo dinamico e intenzionale, mai un’erogazione passiva di servizi».

Solidarietà e partecipazione sono punti focali delle relazioni: come si costruiscono i legami di fiducia dentro e fuori la comunità?
«I legami di fiducia si costruiscono attraverso la condivisione: si fanno insieme le lotte, si celebrano le conquiste e si affrontano le sconfitte. In questi anni la CPS ha espresso solidarietà in contesti molto diversi, dai più quotidiani ai più complessi, come la missione di pace in Ucraina a cui partecipa don Giacomo o l’impegno durante l’emergenza Nord Africa. La nostra scelta è sempre quella di stare al fianco delle persone, costruendo con loro e non per loro. Questo significa “sporcarsi le mani” e, a volte, rischiare la propria vita. Sarebbe molto più semplice limitarsi a una raccolta firme o alla consegna di un pacco alimentare; stare in prima linea significa invece contribuire affinché ogni persona possa trovare la propria strada e realizzare il progetto di vita sognato e desiderato».

 

 Ha incontrato, in questo lungo cammino, punti di forza e di debolezza?
«Non riesco a fare l’analisi dei punti di forza e di debolezza del contesto. Ogni contesto è il frutto del periodo storico, politico ed economico che sta vivendo. Se penso alle continue evoluzioni che la stessa Progetto Sud ha attraversato in questi 50 anni, mi fa dire che la forza della CPS è stata quella di non rinchiudersi su sé stessa ma l’essere sempre stata attiva e attenta non solo nel leggere le evoluzioni e i cambiamenti ma di contribuire, sempre insieme ad altri, al cambiamento del contesto. Se devo individuare un punto di forza è la dinamicità della CPS che nello stesso tempo può rappresentare un punto di debolezza perché richiede un forte consumo di energie e la capacità di “adattarsi” al cambiamento».

 Su cosa si è lavorato in questi anni e su cosa si lavora da oggi in poi?
«In due parole: giustizia sociale. Questo è il principio in assoluto che sta alla base della Comunità Progetto Sud, e saranno quelle che continueranno a guidarci verso il futuro».

Foto di copertina, intervista e montaggio: Maria Pia Tucci