francesco bevilacqua dal profilo facebook

Dell’abitare, dell’essere nel mondo e della felicità

di Maria Pia Tucci

Dialogare di ambiente con Francesco Bevilacqua, giornalista, scrittore e scopritore di luoghi, ci porta a camminare insieme a lui in una dimensione altra, dove il pensiero riesce a diventare anche azione.

È dal pensiero, dalla formazione umanistica che passano poi le azioni di cambiamento, ci diciamo salutandoci alla fine di un’intervista dove, a pensarci bene, la parola ambiente fa parte delle domande e mai delle risposte, perché parlare della terra, del modo di rispettarla, di conoscerla è come interrogarci sul concetto di felicità.

Qual è il legame tra giustizia sociale e tutela​ dell’ambiente?
È l’ecologia integrale di Papa Francesco. Occorre aver cura, nello stesso tempo, della Terra e delle persone. In particolare, di quelle che soffrono, di quelle che non hanno dignità perché senza lavoro, senza aiuto, senza diritti, senza servizi sociali minimi, di quelle che vivono nel bisogno, dei diseredati, degli ultimi della Terra. La Terra e le persone, le persone e la Terra: non c’è antropologia senza ecologia. E questo per una ragione evidente: nei duecentomila anni dacché i sapiens sono comparsi sulla Terra, questa è stata da loro gradualmente trasformata, mutata, aggredita, consumata. I sapiens hanno lasciato su di essa la loro impronta ecologica, che si è quasi sempre trasformata in danni, in ferite permanenti. La crisi climatica ne è un esempio lampante. Una piccola parte dei sapiens, quella che ha praticato il darwinismo sociale che è alla base dell’economia liberista adottata oggi da quasi tutti i paesi del mondo, ha stabilito che dovessero esservi delle classi dominanti e delle classi dominate, ha riservato per sé tutti i diritti, tutte le risorse, ed ha “utilizzato” e sfruttato i suoi co-specifici per appagare la propria ingordigia. Senza curarsi di ciò che accadeva alla Terra. Il pensiero delle classi dominanti è identico sia che si tratti del destino delle classi subalterne, sia che si tratti di quello della Terra: tutto è merce, tutto ha un prezzo, nulla ha valore, nulla ha dignità tranne che gli interessi di accumulazione finanziaria delle classi dominanti, le quali, dinanzi all’incredibile successo ottenuto dai sapiens con l’avvento dell’età della scienza e della tecnica e da ultimo con la capacità del capitalismo finanziario di condizionare tutto, hanno praticato pesantemente la hybris ossia quello che era il peccato più grave per gli antichi greci: la tracotanza, l’insolenza, il volersi fare Dio. Oggi, questo atteggiamento è quello che, nello stesso tempo tiene sotto scacco le classi dominate, l’Umanità in genere e la Terra nella sua interezza.

Qual è secondo lei la relazione tra comunità e territorio, sostenibilità, ecologia integrale e cura​del creato?
Ognuno di noi sceglie uno luogo come sua patria, casa, paesaggio. Questi termini sono per me sinonimi. È il luogo dell’origine di cui parla Rilke in “Lettere milanesi”: “Nasciamo, per così dire, provvisoriamente in un luogo; è a poco a poco che componiamo in noi il luogo della nostra origine, per rinascervi in un secondo tempo e ogni giorno più definitivamente”. Quando avvertiamo di essere giunti nel luogo della nostra origine, qualunque esso sia (anche fosse lontano mille miglia da dove siamo nati), allora non possiamo che riconoscerci componenti della comunità che in quel luogo vive.

Ma, come dice un grande ecologo americano, Aldo Leopold, occorre estendere il perimetro della comunità anche a suoli, acque, piante e animali. Ecco, la vera cura del creato – locuzione che Papa Francesco nella “Laudato sii” ha reso familiare – passa attraverso questa estensione. Estensione che si concretizza così: non solo gli uomini sono portatori di diritti ma anche il resto del creato, la Terra nel suo insieme e le singole parti di essa. Quindi anche le piante, gli animali, i suoli, le acque, l’aria, tutti i viventi. E l’uomo, che è la specie che più di tutte le altre ha accumulato potere, al punto da poter sottomettere tutte le altre componenti, deve riconoscere questi diritti e prendersi cura del creato.

D’altra parte, Martin Heidegger, che si è molto interrogato sull’essere nel mondo, quando parla dell’abitare, spiega che questo verbo significa sentirsi protetto, essere felice in un luogo ma anche proteggere, rendere felice quel luogo. Solo se pensiamo in questi termini il nostro essere comunità, il nostro abitare, può diventare sostenibile, cioè tale da non compromettere l’equilibrio e l’armonia dell’ecosistema in cui viviamo. Solo così diventeremo portatori di una vera etica della cura.

La responsabilità di ciascuno nei confronti dell’ambiente in che termini parte integrante della costruzione di comunità solidali e attente ai bisogni delle persone?
Direi che di fronte all’irresponsabilità dei governi e delle istituzioni, la responsabilità dei singoli e delle comunità intese come più individui che si riuniscono in una relazione stabile per il bene comune, sia l’unica cosa che può modificare lo stato attuale delle cose. Questo non vuol dire sfiduciare completamente le istituzioni pubbliche.

Senza le istituzioni non potremmo organizzare le società, ma a me piace dire che ciascuno di noi deve farsi istituzione. Voglio dire che dove le istituzioni non fanno, dobbiamo fare noi, dimostrando che fare il bene delle comunità è possibile e togliendo così ogni alibi alle istituzioni inadempienti. Ancora una volta l’esempio vale di più di ogni tentativo di convincimento, di ogni costrizione.

Qual è lo stato di salute della consapevolezza sociale nei confronti della tematica ambientale? (in generale e in Calabria)
Da questo punto di vista mi sento di avere il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà, secondo un motto che Antonio Gramsci rese famoso ma che egli stesso attribuì a Romain Rolland. Le nuove generazioni – intendo la parte maggioritaria, quella omologata nei comportamenti e che si lascia completamente influenzare dai modelli di comportamento dei persuasori occulti propagandati attraverso i social media – funzionano già come degli algoritmi biologici, un’espressione che lessi per la prima volta in un libro di Yuval Noah Harari che si intitola “Sapiens, da animali a dei”.

Sono cioè programmati per assumere comportamenti che sono già previsti dalle informazioni che vengono introdotte nelle loro menti, voluti dalle élite che dominano il mondo, quelle che – per evitare di sembrare complottista – ad esempio, si riuniscono a Davos al World Economic Forum e parlano apertamente di vecchio e nuovo ordine mondiale come fossero cose che loro, classi dominanti, sono veramente in grado di produrre e modificare a piacimento. Le nuove generazioni sono quindi, in massima parte, incapaci di fare scelte consapevoli, di distinguere il giusto dall’ingiusto, il bene dal male, il valore dal disvalore, la misura dalla dismisura.

Se una persona crede che gli unici obiettivi siano il danaro, il successo, il consumare, il piacere immediato, cercherà ogni scorciatoia possibile per raggiungerli, anche a costo di fare cose riprovevoli o, nel migliore dei casi, nel pensare egoisticamente solo a sé stessa. Questa è la realtà ed ecco perché, se uso la ragione, non posso che essere pessimista. Ma poiché sono un uomo, appartengo cioè all’unica specie che si è dotata di un’etica – così affermano filosofi e neurobiologi -, mi sforzo di essere ottimista con la volontà e di battermi, per quanto mi è possibile, come se il mio agire potesse ribaltare la tendenza dell’umanità. La stessa cosa vale per la Calabria. Ma ho constato che nei luoghi dove si è meno intruppati, dove non si vive come le api negli alveari (mi riferisco alle grandi concentrazioni urbane) è più facile assumere comportamenti non conformisti. In Calabria vedo tante persone, tante comunità le cui vite stesse sono esempi di ribellione pacifica, di resistenza.

francecso bevilacqua facebook
foto dal profilo facebook di Francesco Bevilacqua

Comunità Progetto Sud, che quest’anno compie 50anni di attività sociale, ha tra i suoi temi portanti anche la cura dell’ambiente. Il suo primo ricordo e incontro con la Comunità è legato a questo o ad altro? E qual è stato? E come continua questo intreccio su temi valoriali condivisi?
Il mio primo ricordo della Comunità Progetto Sud è legato alle lotte per i diritti delle persone diversamente abili, all’ “utopia” (così appariva allora) del mettere tutto in comune, dell’aiutarsi vicendevolmente, dell’emanciparsi con la dignità del lavoro. Ricordo che ero affascinato dalla libertà di pensiero che avvertivo nelle riunioni e nelle iniziative pubbliche che si svolgevano nella sede del primo nucleo della comunità, la volontà delle persone di capire, di conoscere prima di esprimere giudizi, la stella polare dei beni comuni e dello stare sempre dalla parte degli ultimi. All’epoca – parlo della fine degli anni ‘70 – ero un giovane universitario impegnato in politica, appassionato di musica e di giornalismo. Avevo ottenuto dal mio professore di filosofia del diritto, Luigi Lombardi Vallauri, il permesso di scrivere una tesi su un filosofo post-hegeliano, contemporaneo di Marx ed Engels, il cui pseudonimo letterario era Max Stirner, e dopo aver scritto a penna la tesi, mi rivolsi proprio alla comunità per dattiloscriverla. Cosa che feci con Franco Leone, col quale passavo ore a dettare e lui a scrivere lentamente. Ci interrompevamo spesso e chiacchieravamo a lungo. Ne nacque una bella amicizia che si interruppe solo con la sua morte.

A quell’epoca, pur non riconoscendomi completamente in una religione positiva, avevo già un senso religioso della vita, che, come dice William James, è il credere che esiste un ordine sovrannaturale e che il compito di ciascuno sia quello di armonizzare quanto più è possibile le nostre vite con quell’ordine. Ricordo che stavo delle ore nelle chiese di Firenze, dove studiavo, quando non c’era messa, e, a mio modo, meditavo, pregavo, cercavo di sentirmi in sintonia con ciò che per me era “il grande mistero”. Ma ero alla ricerca anche di qualcuno che traducesse quel mio bisogno di spiritualità in un impegno concreto, come avevo visto fare nel film di Franco Zeffirelli a San Francesco, film dinanzi al quale piangevo a lungo per la commozione. Ritrovai questa dimensione di un cristianesimo che vive nella storia proprio nella comunità.

Solo molti anni più tardi, leggendo e studiando, mi accorsi che vi era stato anche in Calabria un uomo che, proprio per aver teorizzato la conversione evangelica da applicare concretamente sulla Terra e nella storia e non in un oltre-mondo disincarnato, era stato tacciato di eresia. Quell’uomo era Gioacchino da Fiore. E scoprii anche che il suo pensiero aveva in qualche modo influenzato proprio il movimento francescano più rigoroso, quello che venne man mano esautorato della sua forza rivoluzionaria. E scoprii anche che il pensiero di Gioacchino da Fiore pare abbia influenzato don Zeno Saltini nella fondazione, nel 1931 della comunità di Nomadelfia vicino Grosseto.

Foto in evidenza:  dal profilo facebook di Francesco Bevilacqua

Dov’è la felicità? Nella cura della terra che fa da scudo all’indifferenza

di Maria Pia Tucci

Partendo da uno dei temi fondativi per mission di Comunità Progetto Sud, nel 2008 è nata l’idea di costituire la cooperativa sociale Le agricole, con la visione che l’agricoltura potesse essere non solo luogo di lavoro e di produzione di beni materiali, ma anche spazio di cura, attenzione all’ambiente e per l’accoglienza di soggetti fragili.
Un luogo privilegiato per offrire opportunità lavorative, ma anche di socializzazione e di relazione con la natura. Tutto questo unito a un senso di giustizia sociale, che si lega alla terra e alla sostenibilità ambientale.
Fondatrice e presidente de Le Agricole è Anna Maria Bavaro, che è anche tra le socie dell’Associazione Comunità Progetto Sud.

Come si è avvicinata al tema dell’ambiente?
Lavoro da circa 40 anni con persone con fragilità. Ma i fragili non sono “la fragilità”: hanno dentro risorse inimmaginabili. Stando a contatto con loro ho capito quanto sia importante non considerarli scarti della società, ma una ricchezza. Questo tema della giustizia sociale e della tutela dell’ambiente è profondamente interconnesso. Non possiamo pensare all’uno senza l’altro. Sono sempre stati elementi centrali e inscindibili della nostra missione. Parlare di tutela dell’ambiente significa anche considerare le conseguenze che i disastri ecologici hanno sui soggetti più fragili, a livello locale, nazionale e mondiale.

In che modo questi valori hanno trovato applicazione nella Comunità Progetto Sud e nella cooperativa Le Agricole?
Siamo partiti dall’idea di contrastare il modello dominante di produzione lineare e capitalistica. Ci siamo chiesti: perché non fare qualcosa di concreto? Così abbiamo scelto coltivazioni biologiche e la cura di terreni abbandonati, molto diffusi nella nostra regione. L’obiettivo era coniugare il lavoro con la socializzazione, la sostenibilità ambientale e la giustizia sociale, dando anche risposta ai bisogni di donne in situazioni di vulnerabilità. Grazie a un’intesa con la Chiesa, abbiamo fittato un loro terreno in disuso per offrire a donne e persone fragili la possibilità di ritrovare un senso nella propria vita attraverso il lavoro e il contatto con la terra.

Come si è sviluppata la cooperativa e cosa producete oggi?
Abbiamo iniziato coltivando ortaggi e frutta, cercando di rispondere ai bisogni della comunità. Abbiamo anche collaborato con gruppi di acquisto solidale (GAS) e coinvolto le famiglie, permettendo loro di conoscere e vivere direttamente l’orto. Abbiamo voluto creare un “orto vivo”, dove le famiglie potessero venire anche a raccogliere direttamente i prodotti. Questo per trasmettere una nuova idea di agricoltura, di produzione e di economia circolare. Per esempio, dal raccolto che loro facevano noi trattenevamo gli scarti, che non venivano buttati, ma riutilizzati come compost naturale. Anche attraverso queste azioni semplici abbiamo cercato di comunicare un messaggio importante.

Quindi un progetto anche educativo?
Assolutamente sì.

Si parla sempre più di tutela dell’ambiente “fatta con le persone”. Da ieri in avanti, cosa ci aspetta a livello di programmazione, considerando anche l’accelerazione dei cambiamenti climatici?
Ci aspetta un impegno ancora più consapevole. Dobbiamo contribuire a mantenere la terra viva, proprio mentre assistiamo a un’accelerazione dei cambiamenti climatici. Il tema della tutela dell’ambiente e quello della giustizia sociale sono intrinsecamente collegati: non si può pensare alla giustizia sociale senza la tutela dell’ambiente.

In che modo l’associazione Progetto Sud sta affrontando questa sfida?
Progetto Sud ha sempre tenuto insieme queste due dimensioni nella sua missione. Oggi, nel presente ma anche guardando al futuro, l’attenzione non può essere solo individuale: non è solo l’associazione in sé a doversene occupare, ma tutto il mondo che la compone. Stiamo elaborando un piano per la tutela ambientale che coinvolga le diverse realtà, le strutture fisiche e tutti i soggetti che appartengono all’associazione. Sappiamo di avere un impatto e quindi vogliamo assumercene la responsabilità. Come dicevo all’inizio è proprio l’idea di “scarto” che mi ha fatto riflettere. Oggi non solo le persone, ma anche la terra viene trattata come uno scarto. È stata dissacrata, massacrata.

La terra è fragile come le persone fragili: è un binomio naturale. Non si salva nessuno continuando a distruggere, dentro una logica di consumo continuo.

Il messaggio più profondo è che nel proteggere la terra proteggiamo noi stessi, comprese le persone più fragili. Sono loro che ci insegnano cosa significa essere fragili, ma anche come dare senso alla vita. Una domanda che mi sono sempre posta dov’è la felicità? Credo che la terra e le persone ci insegnino la relazione, il benessere e non l’esclusione, la cura e non l’indifferenza.

foto cnca dai social

Territorio, partecipazione e sostenibilità

di Caterina Pozzi | Presidente CNCA

Qual è il legame tra giustizia sociale e tutela dell’ambiente? Oggi appare sempre più chiaro che non si tratta di due ambiti distinti, ma di un’unica sfida. Come ricordava Papa Francesco nella Laudato sì “non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale”. La degradazione del pianeta e l’aumento delle disuguaglianze sono infatti prodotti dello stesso modello di sviluppo.

Le riflessioni e le pratiche che, come CNCA, stiamo portando avanti da diverso tempo mostrano come questo legame si concretizzi nei territori, dove comunità e ambiente si intrecciano. Il lavoro sociale non può più limitarsi a interventi assistenziali, ma è chiamato a essere trasformativo, capace di incidere sulle cause delle disuguaglianze e non solo sui loro effetti. In questa prospettiva, gli operatori sociali non sono semplicemente erogatori di servizi, ma “perturbatori di normalità”, attori di cambiamento che promuovono protagonismo, emancipazione e cittadinanza attiva.

Caterina Pozzi
Caterina Pozzi | Presidente CNCA

In questa prospettiva, la cura delle fragilità sociali si connette alla cura dei beni comuni, ambientali e relazionali, in un’ottica di responsabilità condivisa.

Zygmunt Bauman ha descritto con efficacia il nesso tra esclusione sociale e degrado ambientale, parlando di “vite di scarto”: così come il sistema produce rifiuti materiali, genera anche “rifiuti umani”, persone espulse dai processi economici. Contrastare questa logica significa ripensare profondamente i modelli economici di sviluppo, orientandoli all’inclusione e alla sostenibilità.

In questo senso, la riconversione ecologica del lavoro sociale rappresenta una sfida decisiva. Non si tratta solo di introdurre pratiche sostenibili, ma di ridefinire il modo stesso di produrre benessere: promuovere filiere locali, ridurre gli sprechi, valorizzare il riuso e l’agricoltura sostenibile, costruire economie che generino insieme valore sociale e ambientale. Come sottolinea Serge Latouche, “non c’è giustizia sociale senza giustizia ecologica”: la redistribuzione delle risorse e la tutela dell’ambiente devono procedere insieme.

Questa trasformazione implica anche una scelta profondamente politica. Non basta agire a livello individuale: è necessario incidere sulle politiche pubbliche, superando modelli economici fondati sulla competizione e sul profitto. Già Alexander Langer parlava della necessità di una “conversione ecologica” capace di ridefinire ciò che consideriamo desiderabile, orientando la società verso stili di vita più sobri, “lenti, profondi e dolci”.

Costruire comunità accoglienti significa allora tenere insieme territorio, partecipazione e sostenibilità, riconoscendo che il benessere non può prescindere dall’equilibrio con l’ambiente. La giustizia ambientale diventa così parte integrante della giustizia sociale: ascoltare “il grido della terra” significa, allo stesso tempo, ascoltare “il grido dei poveri”.

Fonte foto di copertina: social CNCA
2026 ups maria elena godino salute mentale (1)

Salute mentale in Calabria: dalla programmazione all’attuazione

Il documento di proposta della terza giornata regionale sulla salute mentale 

La Terza Conferenza Regionale sulla Salute Mentale ha evidenziato un dato ormai incontrovertibile: la Calabria dispone oggi di strumenti programmatori e di indirizzo che solo pochi anni fa mancavano, ma permane una marcata difficoltà nel tradurre tali strumenti in organizzazione effettiva, servizi, personale, integrazione socio-sanitaria, monitoraggio e valutazione degli esiti. Il problema principale non è più l’assenza di norme o di piani, ma la persistente distanza tra approvazione degli atti e loro concreta esecuzione. L’integrazione socio-sanitaria deve essere intesa non solo come principio, ma come modello organizzativo operativo, fondato su responsabilità definite e strumenti concreti.

I contributi raccolti confermano inoltre che tale distanza produce una frammentazione multilivello: frammentazione del dato, della governance, dei servizi, degli interventi, dei percorsi di continuità delle cure e del rapporto tra sistema sanitario, sistema sociale, scuola, famiglie, medicina generale e territorio. La continuità delle cure rappresenta uno degli indicatori principali di qualità ed efficacia del sistema dei servizi.

Il presente documento è costruito come “Piattaforma di proposte per l’attuazione delle politiche regionali sulla salute mentale e le dipendenze.” Per ciascun tema vengono evidenziati: la criticità, il profilo amministrativo-giuridico-sanitario-sociale e la richiesta operativa conseguente.

La sfida non è elaborare nuovi modelli teorici, ma rendere operative le scelte già compiute, passando definitivamente dalla pianificazione all’azione.

Punto focale l’integrazione socio-sanitaria: intesa non solo come principio, ma come modello organizzativo operativo, fondato su responsabilità definite e strumenti concreti.

Il Budget di Salute rappresenta lo strumento più avanzato, ma la sua applicazione è ancora limitata e disomogenea, a causa di carenze formative, assenza di protocolli condivisi e difficoltà nella ricomposizione della spesa.

Rete territoriale e continuità delle cure: Persistono disomogeneità nella disponibilità e nel funzionamento dei servizi: CSM, SPDC, strutture residenziali e semiresidenziali, Centri Diurni e servizi domiciliari.

Emergono carenze nella neuropsichiatria infantile, ritardi nell’attivazione dei reparti ospedalieri e insufficienza di servizi per minori. Priorità alla programmazione strategica di interventi per l’età evolutiva, neuropsichiatria infantile e intercettazione precoce, così come per le dipendenze e comorbilità psichiatriche.

Nel documento si fa riferimento inoltre ai disturbi emergenti e all’accesso ai servizi con riferimento ai disturbi alimentari, ADHD adulto, dipendenze comportamentali ed esordi precoci restano ambiti poco strutturati.

Sotto la lente d’ingrandimento anche l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle demenze rendono centrale la presa in carico degli anziani.

Scarica il documento esteso

screenshot 2026 03 25 094735

Servizio Civile universale: open day online il 26 marzo, scadenza domande 8 aprile 2026

Servizio civile: Comunità Progetto Sud mette a disposizione 16 posti. Scadenza del bando mercoledì 8 aprile 2026 alle ore 14.00

La Comunità Progetto Sud, in collaborazione con il CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti), mette a bando 16 posti per lo svolgimento del Servizio Civile Universale, da svolgersi nelle strutture di Lamezia Terme. La presentazione delle domande deve avvenire entro mercoledì 8 aprile 2026 alle ore 14.00 attraverso questo link https://domandaonline.serviziocivile.it/.

Sono tre le linee progettuali: autonomia delle persone con disabilità, progetti nell’ambito delle migrazioni e servizi per donne in difficoltà.

«Ogni anno – afferma il responsabile del Servizio Civile della Comunità Progetto Sud, Roberto Gatto – accogliamo giovani che scelgono di mettersi in gioco nei nostri servizi, vivendo un’esperienza intensa di condivisione e crescita. È un percorso che arricchisce tutte e tutti: i volontari, che sviluppano competenze e consapevolezza, e le nostre comunità, che si aprono a nuove energie e sguardi. Un’opportunità concreta per costruire il proprio futuro a partire dall’impegno nel presente»

Queste le opportunità in campo per questo bando che sta per chiudersi:

  • Progetto “Abili Gesti” prevede l’impiego di 10 risorse in 5 sedi in ambito assistenziale per lo sviluppo dell’autonomia e dell’inclusione sociale delle persone in condizione di disabilità;
  • Progetto “Geografie in Accoglienze” prevede l’impiego di 4 risorse in 2 sedi nel settore dell’accoglienza di migranti minorenni non accompagnati e non;
  • Progetto “Rinascere autonome” con l’impiego di 2 volontari in 1 sede in cui si lavorerà con donne vittime di violenza e madri in difficoltà.

Giovedì 26 marzo, dalle 16 alle 18, si terrà l’open day online iscrivendosi a questo form: https://forms.gle/uxMn44HyTBa7W4eC6 per la presentazione dei progetti di Servizio Civile promossi dal CNCA. L’incontro prevede una prima parte informativa e una seconda di confronto diretto tra aspiranti volontari ed enti, suddivisi per regione, con l’obiettivo di favorire la partecipazione e il protagonismo attivo dei giovani.

Tutte le informazioni possono essere consultate sul sito del CNCA a questo link: https://www.cnca.it/servizio-civile/ o inviando una mail a: serviziocivile@comunitaprogettosud.it oppure contattando il numero 3487913801

operatoretrice centro legale sito 1 875×500

Lavora con noi

Cerchiamo: Operatore/trice socio-legale – Centro Legale, ambito Migrazioni

Sede di lavoro: Lamezia Terme
Contratto applicato: Part-time

La Comunità Progetto Sud ETS ricerca un/una Operatore/trice socio-legale da inserire nel team Centro Legale, dedicato all’ambito migrazioni.

Requisiti richiesti

  • Esperienza minima di 2 anni nel settore dei fenomeni migratori
  • Conoscenza delle normative vigenti e dei principali strumenti di tutela
  • Capacità di operare con un approccio integrato (giuridico, sanitario e sociale)
  • Ottime competenze di comunicazione scritta e orale
  • Competenze di comunicazione scritta e orale
  • Conoscenza avanzata di almeno una lingua straniera (es. inglese livello B2)
  • Buona padronanza degli strumenti informatici (pacchetto Office)
  • Patente di guida categoria B

Competenze trasversali

  • Lavoro in team
  • Comunicazione efficace scritta e orale con utenti e istituzioni
  • Capacità di redigere relazioni
  • Attitudine alla mediazione
  • Gestione dello stress
  • Proattività e flessibilità

Titoli preferenziali

Laurea in discipline giuridiche, sociali o umanistiche

📅 Scadenza per l’invio delle candidature: 3 aprile 2026

Per maggiori informazioni visita il nostro sito nella sezione ‘lavora con noi’:

Come candidarsi

Inviare il proprio CV all’indirizzo: uff.risorseumane@comunitaprogettosud.it
Oggetto dell’e-mail: Candidatura Operatore/trice socio-legale – Centro legale area migrazioni

L’annuncio è rivolto a tutte le persone, nel rispetto delle leggi 903/77 e 125/91 e dei D.Lgs. 215/2003 e 216/2003.

2026 copertina alleanza contro le povertà 19 marzo invito

“L’ITALIA DELLE POVERTÀ – CALABRIA: OSSERVATORIO E POLITICHE DEL FARE WELFARE”

Mercoledì 19 marzo, alle ore 11 | Salone Chiostro San Domenico | Lamezia Terme (cz)

Lamezia Terme, 14 marzo 2026

Mercoledì 19 marzo, alle ore 11, il Salone Chiostro San Domenico di Lamezia Terme ospiterà il convegno regionale “L’Italia delle povertà – Calabria: Osservatorio e politiche del fare welfare”, promosso dall’Alleanza contro la Povertà in Calabria e la Rete di Trieste Calabria.

L’appuntamento porta e declina sul territorio regionale la recentissima ricerca “L’Italia delle povertà”, realizzata dall’Alleanza contro la Povertà insieme a Iref e presentata a livello nazionale a Roma lo scorso 5 febbraio. La ricerca mette in luce come la povertà in Italia non sia un’emergenza congiunturale, ma un fenomeno strutturale, plurale e in larga misura invisibile alle statistiche ufficiali: non esiste “la povertà”, ma “le povertà”, con profili sociali sempre più diversificati che vanno ben oltre le categorie tradizionali di marginalità.

Il rapporto evidenzia inoltre come la povertà minorile abbia raggiunto nel 2024 i livelli più alti degli ultimi dieci anni, e come le attuali politiche di contrasto — dall’Assegno di Inclusione al Supporto per la Formazione e il Lavoro — restino insufficienti rispetto alla complessità del fenomeno, anche alla luce di una popolazione sempre più eterogenea e trasversale di poveri e “quasi poveri”. In sintesi, la ricerca fotografa le povertà in Italia oltre i numeri ufficiali, restituendo un’immagine diversa e spesso distante da quella che emerge attraverso i dati e rappresentando dimensioni ancora più preoccupanti di quelle evidenziate dalle statistiche. Accanto alla lettura nazionale, sarà offerta una lettura regionale delle povertà, dando la parola a chi, sui territori, la incontra e la affronta ogni giorno con il proprio lavoro.

I lavori saranno aperti dai saluti del Sindaco di Lamezia Terme Mario Murone e del Presidente della Giunta Regionale della Calabria Roberto Occhiuto.  Introdurrà e presiederà Pino Campisi, Coordinatore esecutivo dell’Alleanza contro la Povertà in Calabria.

Interverranno Don Giacomo Panizza, Portavoce regionale dell’Alleanza contro la Povertà in Calabria; Cosimo Cuomo, Dirigente del Settore 3 – Osservatorio Regionale dei servizi sociali e delle condizioni di povertà; Santo Biondo, del Comitato esecutivo dell’Alleanza Nazionale contro la Povertà in Italia; e Pasqualina Straface, Assessore regionale all’Inclusione sociale e Welfare e Pari Opportunità. Concluderà i lavori Antonio Russo, Portavoce nazionale dell’Alleanza contro la Povertà in Italia. Seguirà una sessione di confronto con i referenti dell’Alleanza contro la Povertà in Calabria e la Consulta delle Aggregazioni Laicali di Lamezia Terme.

«Con questo appuntamento parte il viaggio attraverso l’Italia della nostra ricerca, presentata a livello nazionale a Roma il 5 febbraio scorso – dichiara Antonio Russo, portavoce nazionale dell’Alleanza contro la Povertà in Italia – . Consapevoli di quanto i territori — Regioni, Enti locali, Servizi e Terzo settore — abbiano un ruolo cruciale nel monitorare, osservare, ascoltare e supportare chi vive in condizioni di povertà, ci teniamo particolarmente a portare questo strumento nelle diverse regioni e ringraziamo la Calabria per aver inaugurato questo percorso. La ricerca è pensata per offrire strumenti di riflessione e di lavoro alle istituzioni nazionali e locali, affinché nei confronti delle povertà si mettano in campo strumenti più efficaci e adeguati ai bisogni».

«Con il convegno facciamo una scommessa necessaria. – dice Don Giacomo Panizza, portavoce regionale di Alleanza contro la povertà in Calabria -.  In Calabria non possiamo più sottovalutare una conoscenza più scientifica delle povertà e delle cause che fanno catalogare la nostra regione quasi sempre all’ultimo posto delle ricerche sul lavoro e sui temi della salute, dei servizi basilari e della qualità della vita. Insomma, evidenzieremo i vari indicatori relativi ai divari economici e civili ai quali, come società e istituzioni, siamo chiamati a mettere mano per sviluppare insieme le necessarie iniziative di cui abbiamo urgente bisogno e diritto».

 

Scarica la locandina – invito

copertina ecm comprendere e gestire i comportamenti problema

“COMPRENDERE E GESTIRE I COMPORTAMENTI PROBLEMA: STRATEGIE PER PROFESSIONISTI” CORSO ACCREDITATO ECM

21 marzo e 27 giugno 2026 | 8:00 – 17:00 | Oasi Bartolomea | Lamezia Terme (CZ)

Strumenti e strategie efficaci per l’identificazione e la gestione dei comportamenti problema in ambito professionale. Due giornate di formazione accreditata organizzate da La scuola del Sociale della Comunità Progetto Sud, in accordo con Ecom – educazione continua in medicina, che si svolgeranno nell’aula formativa dell’Oasi Bartolomea di Lamezia Terme dalle ore 8:00 alle 17:00 del 21 marzo e del 26 giugno 2026. (La scadenza per le iscrizioni è fissata al 14 marzo 2026 ore 12:00).

Il corso, accreditato per 15,5 ECM, è destinato a un numero max di 40 professionisti: psicologi, fisioterapisti, logopedisti, neuropsicomotricisti, infermieri, tecnici della riabilitazione psichiatrica, educatori professionali.

L’obiettivo è sviluppare la conoscenza della tematica, inquadrando le manifestazioni comportamentali nell’ottica neurobiologica e biopsicosociale e fornendo strumenti di analisi clinica e metodi/strategie di intervento per la prevenzione, la gestione e la riduzione dei comportamenti disfunzionali nei diversi ambienti di vita delle persone con disabilità.

Ai partecipanti sarà offerta una riflessione teorico – pratica sul benessere personale, familiare e le ripercussioni sociali delle criticità comportamentali delle persone con disabilità e dei familiari/caregiver.

«I comportamenti problema – dicono gli organizzatori – sono manifestazioni cliniche comuni delle persone con disabilità neuro cognitiva e relazionale e possono essere considerate espressioni di difficoltà della regolazione emotivo-comportamentale, della intersoggettività e della comunicazione. Il corso mira proprio a definire operativamente – sottolineano – proprio questi comportamenti problema, analizzandone topografia, funzione, definizione e cause, anche attraverso esercitazioni pratiche».

Per informazioni sulla didattica e i costi è possibile contattare:

Numero: 0968 341004 (Alessandro)

Scrivere a: formazione@comunitaprogettosud.it

Per la procedura di iscrizione seguire il link compilando tutti i campi richiesti:

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdVSW4WzqBjAhn3w5B5wilcxpzjKs6laWnTy53ViHKj25fBeg/viewform

Scarica la locandina

 

rassegna stampa

illametino.it

nomi senza riva

Nomi senza riva | Flash mob in memoria delle vittima del mare

Sabato 7 marzo 2026 | ore 18:00 | Piazzetta San Domenico | Lamezia Terme (CZ)

Nelle scorse settimane il mare ha restituito corpi sulle coste della Calabria e della Sicilia. Ancora una volta.
Dopo l’ennesima strage nel Mediterraneo, sentiamo l’urgenza di ritrovarci per un gesto collettivo: fermarci, fare memoria, non lasciare che il silenzio sia l’unica risposta.
Nomi Senza Riva nasce per ricordare le vittime del mare e affermare che ogni vita spezzata ci riguarda. Partecipa anche tu al flash mob e unisciti a noi trasformare il silenzio in memoria e responsabilità.
Il mare divide le rive. L’umanità le avvicina.

Il flash mob è promosso da: Comunità Progetto Sud, Cooperativa Sociale Inrete, SAI Due Soli e SAI LunaRossa di Lamezia Terme, SAI Terre Sorelle di Miglierina e dal Movimento Umanità in Ricerca

Il video

Scarica la cartolina

Rassegna stampa

Lameziaterme.it

Catanzarochannel.it

febbraio

Petali. Febbraio 2026. La comunità che ti è affidata

di Maria Pia Tucci

Esiste una comunità che ci è affidata? Di cui siamo non solo fondatori ma affidatari in senso stretto e reciproco della responsabilità? Anche del dopo, nel sociale e nel culturale? Nel senso dello sviluppo del Bene Comune come strumento di emancipazione collettiva?

Il nostro febbraio ruota attorno al tema: La comunità che ti è affidata. La comunità è un dono, una responsabilità o entrambe le cose. La Comunità Progetto Sud è stata, nei suoi cinquant’anni anche un destino, per alcuni, non sempre prevedibile.

Questa newsletter ci racconta un pezzo della vita fin qui di Nunzia Coppedè, presidente della FISH Calabria e un pezzo di strada fatto e che stiamo facendo insieme a Fondazione con il Sud con l’intervista al Presidente Stefano Consiglio.

E per meglio riflettere su la comunità che ci è affidata mettiamo in circolazione uno stralcio di Giacomo Panizza tratto da “Fare comunità dall’emarginazione”: la comunità è affidata a ciascuno e al gruppo.

Ogni comunità per essere stabile non ha bisogno solo di una struttura, ma soprattutto di una sana igiene mentale di gruppo. Ciascuna comunità ha un suo vissuto interiore, una sua spiritualità e un suo clima. È molto arricchente conservare la propria originalità, confrontandosi con quelle degli altri, senza scivolare di volta in volta dietro alle formule di vita di gruppo o alle attività che vanno di moda. Capita persino che qualche comunità cavalchi lancia in resta contro il modello di un’ altra, che si impegni addirittura a combatterlo, e si perda nella paranoia.

Capita anche che le antenne di un gruppo siano troppo in ascolto dell’esterno perché non c’è più nulla da dire all’interno della comunità, e il gruppo finisce con il navigare su una rotta tracciata da altri; non tanto perché costoro si infiltrino a dirigerla, ma per il semplice fatto che essi dall’esterno “attendono” alcune cose dalla comunità e questa, influenzata, si adegua alle loro aspettative.

La vita interiore di una comunità invece si esprime nella unicità di quelle persone che la compongono in quel luogo in quella fase di vita interna e in relazione a quel determinato contesto storico.
Ogni progetto di vita in comune confluisce, con le motivazioni personali, con gli strumenti collettivi, con il modo di organizzarsi, in una “spiritualità” di gruppo.

Essa diventa un sapere nuovo, prodotto come una sintesi dall’incontro e dalla dialettica tra le diverse interiorità dei componenti. Nella profondità del suo essere ciascuno aderisce o rifiuta, rafforza o combatte la spiritualità che avvolge il gruppo. La condivisione ha in essa il tasto più sconvolgente. Più in un gruppo sono presenti le “diversità”, maggiormente viene difficile prevedere cosa aspettarsi dal proprio stesso gruppo.

La unicità di ciascuna comunità va riscoperta e riaffermata sempre nella prassi della condivisione, nella quotidianità e nel rispetto delle diversificate spiritualità. Ricercare questa sintesi implica liberare il significato fontale di un gruppo composto da persone ciascuna delle quali intende realizzarsi fondendo la propria vita insieme a quella delle altre.

Petali è la newsletter della Comunità Progetto Sud curata da Maria Pia Tucci, giornalista e ufficio stampa di Comunità Progetto Sud