Il documento di proposta della terza giornata regionale sulla salute mentale
La Terza Conferenza Regionale sulla Salute Mentale ha evidenziato un dato ormai incontrovertibile: la Calabria dispone oggi di strumenti programmatori e di indirizzo che solo pochi anni fa mancavano, ma permane una marcata difficoltà nel tradurre tali strumenti in organizzazione effettiva, servizi, personale, integrazione socio-sanitaria, monitoraggio e valutazione degli esiti. Il problema principale non è più l’assenza di norme o di piani, ma la persistente distanza tra approvazione degli atti e loro concreta esecuzione. L’integrazione socio-sanitaria deve essere intesa non solo come principio, ma come modello organizzativo operativo, fondato su responsabilità definite e strumenti concreti.
I contributi raccolti confermano inoltre che tale distanza produce una frammentazione multilivello: frammentazione del dato, della governance, dei servizi, degli interventi, dei percorsi di continuità delle cure e del rapporto tra sistema sanitario, sistema sociale, scuola, famiglie, medicina generale e territorio. La continuità delle cure rappresenta uno degli indicatori principali di qualità ed efficacia del sistema dei servizi.
Il presente documento è costruito come “Piattaforma di proposte per l’attuazione delle politiche regionali sulla salute mentale e le dipendenze.” Per ciascun tema vengono evidenziati: la criticità, il profilo amministrativo-giuridico-sanitario-sociale e la richiesta operativa conseguente.
La sfida non è elaborare nuovi modelli teorici, ma rendere operative le scelte già compiute, passando definitivamente dalla pianificazione all’azione.
Punto focale l’integrazione socio-sanitaria: intesa non solo come principio, ma come modello organizzativo operativo, fondato su responsabilità definite e strumenti concreti.
Il Budget di Salute rappresenta lo strumento più avanzato, ma la sua applicazione è ancora limitata e disomogenea, a causa di carenze formative, assenza di protocolli condivisi e difficoltà nella ricomposizione della spesa.
Rete territoriale e continuità delle cure: Persistono disomogeneità nella disponibilità e nel funzionamento dei servizi: CSM, SPDC, strutture residenziali e semiresidenziali, Centri Diurni e servizi domiciliari.
Emergono carenze nella neuropsichiatria infantile, ritardi nell’attivazione dei reparti ospedalieri e insufficienza di servizi per minori. Priorità alla programmazione strategica di interventi per l’età evolutiva, neuropsichiatria infantile e intercettazione precoce, così come per le dipendenze e comorbilità psichiatriche.
Nel documento si fa riferimento inoltre ai disturbi emergenti e all’accesso ai servizi con riferimento ai disturbi alimentari, ADHD adulto, dipendenze comportamentali ed esordi precoci restano ambiti poco strutturati.
Sotto la lente d’ingrandimento anche l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle demenze rendono centrale la presa in carico degli anziani.
Servizio civile: Comunità Progetto Sud mette a disposizione 16 posti. Scadenza del bando mercoledì 8 aprile 2026 alle ore 14.00
La Comunità Progetto Sud, in collaborazione con il CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti), mette a bando 16 posti per lo svolgimento del Servizio Civile Universale, da svolgersi nelle strutture di Lamezia Terme. La presentazione delle domande deve avvenire entro mercoledì 8 aprile 2026 alle ore 14.00 attraverso questo link https://domandaonline.serviziocivile.it/.
Sono tre le linee progettuali: autonomia delle persone con disabilità, progetti nell’ambito delle migrazioni e servizi per donne in difficoltà.
«Ogni anno – afferma il responsabile del Servizio Civile della Comunità Progetto Sud, Roberto Gatto – accogliamo giovani che scelgono di mettersi in gioco nei nostri servizi, vivendo un’esperienza intensa di condivisione e crescita. È un percorso che arricchisce tutte e tutti: i volontari, che sviluppano competenze e consapevolezza, e le nostre comunità, che si aprono a nuove energie e sguardi. Un’opportunità concreta per costruire il proprio futuro a partire dall’impegno nel presente»
Queste le opportunità in campo per questo bando che sta per chiudersi:
Progetto “Abili Gesti” prevede l’impiego di 10 risorse in 5 sedi in ambito assistenziale per lo sviluppo dell’autonomia e dell’inclusione sociale delle persone in condizione di disabilità;
Progetto “Geografie in Accoglienze” prevede l’impiego di 4 risorse in 2 sedi nel settore dell’accoglienza di migranti minorenni non accompagnati e non;
Progetto “Rinascere autonome” con l’impiego di 2 volontari in 1 sede in cui si lavorerà con donne vittime di violenza e madri in difficoltà.
Giovedì 26 marzo, dalle 16 alle 18, si terrà l’open day online iscrivendosi a questo form: https://forms.gle/uxMn44HyTBa7W4eC6 per la presentazione dei progetti di Servizio Civile promossi dal CNCA. L’incontro prevede una prima parte informativa e una seconda di confronto diretto tra aspiranti volontari ed enti, suddivisi per regione, con l’obiettivo di favorire la partecipazione e il protagonismo attivo dei giovani.
Tutte le informazioni possono essere consultate sul sito del CNCA a questo link: https://www.cnca.it/servizio-civile/ o inviando una mail a: serviziocivile@comunitaprogettosud.it oppure contattando il numero 3487913801
Cerchiamo: Operatore/trice socio-legale – Centro Legale, ambito Migrazioni
Sede di lavoro: Lamezia Terme
Contratto applicato: Part-time
La Comunità Progetto Sud ETS ricerca un/una Operatore/trice socio-legale da inserire nel team Centro Legale, dedicato all’ambito migrazioni.
Requisiti richiesti
Esperienza minima di 2 anni nel settore dei fenomeni migratori
Conoscenza delle normative vigenti e dei principali strumenti di tutela
Capacità di operare con un approccio integrato (giuridico, sanitario e sociale)
Ottime competenze di comunicazione scritta e orale
Competenze di comunicazione scritta e orale
Conoscenza avanzata di almeno una lingua straniera (es. inglese livello B2)
Buona padronanza degli strumenti informatici (pacchetto Office)
Patente di guida categoria B
Competenze trasversali
Lavoro in team
Comunicazione efficace scritta e orale con utenti e istituzioni
Capacità di redigere relazioni
Attitudine alla mediazione
Gestione dello stress
Proattività e flessibilità
Titoli preferenziali
Laurea in discipline giuridiche, sociali o umanistiche
📅 Scadenza per l’invio delle candidature: 3 aprile 2026
Per maggiori informazioni visita il nostro sito nella sezione ‘lavora con noi’:
Come candidarsi
Inviare il proprio CV all’indirizzo: uff.risorseumane@comunitaprogettosud.it
Oggetto dell’e-mail: Candidatura Operatore/trice socio-legale – Centro legale area migrazioni
L’annuncio è rivolto a tutte le persone, nel rispetto delle leggi 903/77 e 125/91 e dei D.Lgs. 215/2003 e 216/2003.
Mercoledì 19 marzo, alle ore 11 | Salone Chiostro San Domenico | Lamezia Terme (cz)
Lamezia Terme, 14 marzo 2026
Mercoledì 19 marzo, alle ore 11, il Salone Chiostro San Domenico di Lamezia Terme ospiterà il convegno regionale “L’Italia delle povertà – Calabria: Osservatorio e politiche del fare welfare”, promosso dall’Alleanza contro la Povertà in Calabria e la Rete di Trieste Calabria.
L’appuntamento porta e declina sul territorio regionale la recentissima ricerca “L’Italia delle povertà”, realizzata dall’Alleanza contro la Povertà insieme a Iref e presentata a livello nazionale a Roma lo scorso 5 febbraio. La ricerca mette in luce come la povertà in Italia non sia un’emergenza congiunturale, ma un fenomeno strutturale, plurale e in larga misura invisibile alle statistiche ufficiali: non esiste “la povertà”, ma “le povertà”, con profili sociali sempre più diversificati che vanno ben oltre le categorie tradizionali di marginalità.
Il rapporto evidenzia inoltre come la povertà minorile abbia raggiunto nel 2024 i livelli più alti degli ultimi dieci anni, e come le attuali politiche di contrasto — dall’Assegno di Inclusione al Supporto per la Formazione e il Lavoro — restino insufficienti rispetto alla complessità del fenomeno, anche alla luce di una popolazione sempre più eterogenea e trasversale di poveri e “quasi poveri”. In sintesi, la ricerca fotografa le povertà in Italia oltre i numeri ufficiali, restituendo un’immagine diversa e spesso distante da quella che emerge attraverso i dati e rappresentando dimensioni ancora più preoccupanti di quelle evidenziate dalle statistiche. Accanto alla lettura nazionale, sarà offerta una lettura regionale delle povertà, dando la parola a chi, sui territori, la incontra e la affronta ogni giorno con il proprio lavoro.
I lavori saranno aperti dai saluti del Sindaco di Lamezia Terme Mario Murone e del Presidente della Giunta Regionale della Calabria Roberto Occhiuto. Introdurrà e presiederà Pino Campisi, Coordinatore esecutivo dell’Alleanza contro la Povertà in Calabria.
Interverranno Don Giacomo Panizza, Portavoce regionale dell’Alleanza contro la Povertà in Calabria; Cosimo Cuomo, Dirigente del Settore 3 – Osservatorio Regionale dei servizi sociali e delle condizioni di povertà; Santo Biondo, del Comitato esecutivo dell’Alleanza Nazionale contro la Povertà in Italia; e Pasqualina Straface, Assessore regionale all’Inclusione sociale e Welfare e Pari Opportunità. Concluderà i lavori Antonio Russo, Portavoce nazionale dell’Alleanza contro la Povertà in Italia. Seguirà una sessione di confronto con i referenti dell’Alleanza contro la Povertà in Calabria e la Consulta delle Aggregazioni Laicali di Lamezia Terme.
«Con questo appuntamento parte il viaggio attraverso l’Italia della nostra ricerca, presentata a livello nazionale a Roma il 5 febbraio scorso – dichiara Antonio Russo, portavoce nazionale dell’Alleanza contro la Povertà in Italia – . Consapevoli di quanto i territori — Regioni, Enti locali, Servizi e Terzo settore — abbiano un ruolo cruciale nel monitorare, osservare, ascoltare e supportare chi vive in condizioni di povertà, ci teniamo particolarmente a portare questo strumento nelle diverse regioni e ringraziamo la Calabria per aver inaugurato questo percorso. La ricerca è pensata per offrire strumenti di riflessione e di lavoro alle istituzioni nazionali e locali, affinché nei confronti delle povertà si mettano in campo strumenti più efficaci e adeguati ai bisogni».
«Con il convegno facciamo una scommessa necessaria. – dice Don Giacomo Panizza, portavoce regionale di Alleanza contro la povertà in Calabria -. In Calabria non possiamo più sottovalutare una conoscenza più scientifica delle povertà e delle cause che fanno catalogare la nostra regione quasi sempre all’ultimo posto delle ricerche sul lavoro e sui temi della salute, dei servizi basilari e della qualità della vita. Insomma, evidenzieremo i vari indicatori relativi ai divari economici e civili ai quali, come società e istituzioni, siamo chiamati a mettere mano per sviluppare insieme le necessarie iniziative di cui abbiamo urgente bisogno e diritto».
21 marzo e 27 giugno 2026 | 8:00 – 17:00 | Oasi Bartolomea | Lamezia Terme (CZ)
Strumenti e strategie efficaci per l’identificazione e la gestione dei comportamenti problema in ambito professionale. Due giornate di formazione accreditata organizzate da La scuola del Sociale della Comunità Progetto Sud, in accordo con Ecom – educazione continua in medicina, che si svolgeranno nell’aula formativa dell’Oasi Bartolomea di Lamezia Terme dalle ore 8:00 alle 17:00 del 21 marzo e del 26 giugno 2026. (La scadenza per le iscrizioni è fissata al 14 marzo 2026 ore 12:00).
Il corso, accreditato per 15,5 ECM, è destinato a un numero max di 40 professionisti: psicologi, fisioterapisti, logopedisti, neuropsicomotricisti, infermieri, tecnici della riabilitazione psichiatrica, educatori professionali.
L’obiettivo è sviluppare la conoscenza della tematica, inquadrando le manifestazioni comportamentali nell’ottica neurobiologica e biopsicosociale e fornendo strumenti di analisi clinica e metodi/strategie di intervento per la prevenzione, la gestione e la riduzione dei comportamenti disfunzionali nei diversi ambienti di vita delle persone con disabilità.
Ai partecipanti sarà offerta una riflessione teorico – pratica sul benessere personale, familiare e le ripercussioni sociali delle criticità comportamentali delle persone con disabilità e dei familiari/caregiver.
«I comportamenti problema – dicono gli organizzatori – sono manifestazioni cliniche comuni delle persone con disabilità neuro cognitiva e relazionale e possono essere considerate espressioni di difficoltà della regolazione emotivo-comportamentale, della intersoggettività e della comunicazione. Il corso mira proprio a definire operativamente – sottolineano – proprio questi comportamenti problema, analizzandone topografia, funzione, definizione e cause, anche attraverso esercitazioni pratiche».
Per informazioni sulla didattica e i costi è possibile contattare:
Sabato 7 marzo 2026 | ore 18:00 | Piazzetta San Domenico | Lamezia Terme (CZ)
Nelle scorse settimane il mare ha restituito corpi sulle coste della Calabria e della Sicilia. Ancora una volta.
Dopo l’ennesima strage nel Mediterraneo, sentiamo l’urgenza di ritrovarci per un gesto collettivo: fermarci, fare memoria, non lasciare che il silenzio sia l’unica risposta.
Nomi Senza Riva nasce per ricordare le vittime del mare e affermare che ogni vita spezzata ci riguarda. Partecipa anche tu al flash mob e unisciti a noi trasformare il silenzio in memoria e responsabilità.
Il mare divide le rive. L’umanità le avvicina.
Il flash mob è promosso da: Comunità Progetto Sud, Cooperativa Sociale Inrete, SAI Due Soli e SAI LunaRossa di Lamezia Terme, SAI Terre Sorelle di Miglierina e dal Movimento Umanità in Ricerca
Esiste una comunità che ci è affidata? Di cui siamo non solo fondatori ma affidatari in senso stretto e reciproco della responsabilità? Anche del dopo, nel sociale e nel culturale? Nel senso dello sviluppo del Bene Comune come strumento di emancipazione collettiva?
Il nostro febbraio ruota attorno al tema: La comunità che ti è affidata. La comunità è un dono, una responsabilità o entrambe le cose. La Comunità Progetto Sud è stata, nei suoi cinquant’anni anche un destino, per alcuni, non sempre prevedibile.
E per meglio riflettere su la comunità che ci è affidata mettiamo in circolazione uno stralcio di Giacomo Panizza tratto da “Fare comunità dall’emarginazione”: la comunità è affidata a ciascuno e al gruppo.
Ogni comunità per essere stabile non ha bisogno solo di una struttura, ma soprattutto di una sana igiene mentale di gruppo. Ciascuna comunità ha un suo vissuto interiore, una sua spiritualità e un suo clima. È molto arricchente conservare la propria originalità, confrontandosi con quelle degli altri, senza scivolare di volta in volta dietro alle formule di vita di gruppo o alle attività che vanno di moda. Capita persino che qualche comunità cavalchi lancia in resta contro il modello di un’ altra, che si impegni addirittura a combatterlo, e si perda nella paranoia.
Capita anche che le antenne di un gruppo siano troppo in ascolto dell’esterno perché non c’è più nulla da dire all’interno della comunità, e il gruppo finisce con il navigare su una rotta tracciata da altri; non tanto perché costoro si infiltrino a dirigerla, ma per il semplice fatto che essi dall’esterno “attendono” alcune cose dalla comunità e questa, influenzata, si adegua alle loro aspettative.
La vita interiore di una comunità invece si esprime nella unicità di quelle persone che la compongono in quel luogo in quella fase di vita interna e in relazione a quel determinato contesto storico. Ogni progetto di vita in comune confluisce, con le motivazioni personali, con gli strumenti collettivi, con il modo di organizzarsi, in una “spiritualità” di gruppo.
Essa diventa un sapere nuovo, prodotto come una sintesi dall’incontro e dalla dialettica tra le diverse interiorità dei componenti. Nella profondità del suo essere ciascuno aderisce o rifiuta, rafforza o combatte la spiritualità che avvolge il gruppo. La condivisione ha in essa il tasto più sconvolgente. Più in un gruppo sono presenti le “diversità”, maggiormente viene difficile prevedere cosa aspettarsi dal proprio stesso gruppo.
La unicità di ciascuna comunità va riscoperta e riaffermata sempre nella prassi della condivisione, nella quotidianità e nel rispetto delle diversificate spiritualità. Ricercare questa sintesi implica liberare il significato fontale di un gruppo composto da persone ciascuna delle quali intende realizzarsi fondendo la propria vita insieme a quella delle altre.
Petali è la newsletter della Comunità Progetto Sud curata da Maria Pia Tucci, giornalista e ufficio stampa di Comunità Progetto Sud
Stefano Consiglio è Economista e Professore di Organizzazione aziendale alla Università Federico II di Napoli. Dal 2023 è Presidente di Fondazione con il Sud, Ente non profit privato nato nel 2006 dall’alleanza tra le fondazioni di origine bancaria e il mondo del Terzo Settore e del volontariato, per promuovere l’infrastrutturazione sociale del Mezzogiorno, cioè percorsi di coesione sociale e buone pratiche di rete per favorire lo sviluppo del Sud.
La Comunità Progetto Sud è stata sostenuta, negli anni, nell’avviare progettualità sociali e culturali, dalla Fondazione con il Sud e ancora oggi sono attive azioni e progettualità condivise.
Presidente Consiglio, qual è il ruolo della Fondazione con il Sud nei territori del Mezzogiorno?
La Fondazione con il Sud nasce con un obiettivo molto chiaro: stare al fianco di chi, nei territori del Sud Italia, prova concretamente a migliorare le cose. Noi crediamo profondamente che le comunità debbano essere affidate alle comunità stesse, in particolare a quelle realtà del Terzo Settore che operano ogni giorno sul campo. Il nostro lavoro non è sostituirci a chi vive e conosce i territori, ma sostenere, accompagnare, rafforzare quelle esperienze che lavorano nelle comunità e per le comunità.
In questo senso, una delle realtà più significative è sicuramente Comunità Progetto Sud, attiva in Calabria e in particolare nel territorio di Lamezia Terme. È un esempio importante, una testimonianza concreta del fatto che anche in contesti complessi, spesso raccontati solo per le loro difficoltà, esistono enormi opportunità e straordinarie energie positive.
2023_Stefano Consiglio visita il Centro autismo
Come è nato l’incontro tra la Fondazione e Progetto Sud?
È un incontro che risale a molti anni fa. Come accade per tutte le esperienze più solide, non è stato un episodio isolato, ma l’avvio di un percorso costruito nel tempo. Progetto Sud ha una caratteristica che noi riteniamo fondamentale: la capacità di intercettare sia le problematicità sia le opportunità del territorio. Non si limita a registrare i bisogni, ma li trasforma in occasioni di crescita collettiva.
C’è un aspetto che considero decisivo: l’approccio aperto. Troppe comunità rischiano di chiudersi, di ripiegarsi su sé stesse, di voler fare tutto esclusivamente con risorse interne. Questo è il modo peggiore per crescere. Una comunità deve certamente valorizzare ciò che possiede al proprio interno, ma deve anche sapersi aprire all’esterno, al diverso, a nuove competenze, a nuove persone, a nuove possibilità. Progetto Sud ha sempre dimostrato questa capacità di apertura, e anche grazie al nostro supporto è riuscita a realizzare interventi molto importanti sul territorio.
Qual è l’insegnamento più importante che esperienze come Progetto Sud offrono ai territori del Sud?
L’esperienza di Progetto Sud è una delle esperienze di riferimento per la nostra Fondazione. In questi anni abbiamo sostenuto oltre settemila realtà: alcune più strutturate, altre più piccole, ma tutte dimostrano che si può agire sui territori in maniera continuativa e incisiva.
C’è una frase che riassume bene questo spirito: nessuno da solo può fare niente. È necessario mettersi insieme, costruire alleanze, superare diffidenze. Si possono fare cose positive, si possono risolvere problemi complessi, ma occorre un lavoro collettivo e una visione condivisa. E soprattutto bisogna imparare a guardare alle fragilità non solo come limiti, ma come risorse da cui partire per costruire percorsi nuovi.
Qual è, secondo lei, l’elemento cruciale per lo sviluppo delle comunità?
La parola chiave è fiducia. Costruire fiducia all’interno delle comunità è l’obiettivo principale. Senza fiducia non c’è cooperazione, non c’è progettualità, non c’è futuro. Per questo la Fondazione sceglie consapevolmente di stare sempre un passo indietro. Non vogliamo essere protagonisti, ma facilitatori. Possiamo agire solo se sui territori esistono presìdi solidi, interlocutori credibili, organizzazioni capaci di dialogare con le famiglie, con le istituzioni, con il mondo economico e sociale. Presìdi come Progetto Sud erano importanti prima, oggi sono diventati indispensabili. In un tempo segnato da incertezze e fragilità crescenti, avere punti di riferimento affidabili significa dare stabilità e prospettiva alle comunità. Ed è proprio su questa alleanza tra Fondazione e realtà territoriali che si gioca la possibilità di costruire un Sud più coeso, più giusto e più capace di valorizzare le proprie energie migliori.
Quest’anno Comunità Progetto Sud compie 50 anni. Qual è il messaggio che la Fondazione desidera rivolgere in questa occasione?
Quando si raggiunge un traguardo come questo, la prima cosa da fare è fare i complimenti. Cinquant’anni sono un percorso lungo, impegnativo, che richiede visione, perseveranza e capacità di lavorare insieme. Noi, come Fondazione, compiamo 20 anni: siamo più “giovani”, ma in questi vent’anni siamo fieri di aver potuto dare una mano, di aver accompagnato questo cammino.
Il mio pensiero va a Don Giacomo Panizza, ma soprattutto a tutto il gruppo. Perché nessuno, da solo, può fare nulla. Le organizzazioni solide nascono e crescono grazie a comunità di persone che condividono valori, responsabilità e obiettivi. Il mio è quindi un augurio collettivo, a nome di tutta la Fondazione con il Sud e anche dell’impresa sociale “Con i Bambini”, per il lavoro fatto finora e per quello che verrà.
Nunzia Coppedè, oggi presidente della FISH Calabria, è una delle persone che, nel 1976 scelse di fare parte di un progetto che, come lei stessa dice, era nato anche con il suo contributo. Da un percorso di vita e di consapevolezza che l’aveva resa protagonista delle sue scelte.
Tra le altre, proprio la scelta che l’ha portata in Calabria. Tanto da farle dire «Sono cinquant’anni che sono in Calabria. È difficile dire che non sono calabrese». Anche se l’accento tradisce, nonostante questo mezzo secolo vissuto tra Lamezia e il mondo, le sue origini romane. La sua storia si potrebbe raccontare nella sua parola della vita: «contestazione».
«Contestazione che mi ha tenuta in vita negli anni, 15, nei quali sono stata chiusa in Istituto e la contestazione che ho imparato a gestire come sistema per far valere i diritti delle persone con disabilità».
A vederla e sentirla parlare è difficile immaginare la vita di Nunzia prima della Comunità Progetto Sud e prima ancora che arrivasse a Capodarco. Certamente è chiaro che ha nel DNA quella contestazione e la caparbietà di una donna che non si è lasciata travolgere da un destino che sembrava già scritto.
Nunzia, raccontaci un po’ di te…
«Sono nata a Tivoli, a Villa Adriana. Ho vissuto lì fino a dieci anni. Ho frequentato le scuole normali, pur essendo una persona con disabilità, da quando avevo cinque anni a dieci, le scuole elementari, poi ho dovuto lasciare la scuola. Ma volevo studiare. Per tutta una serie di situazioni, alla fine il posto dove mi sono però ritrovata era un posto dove non si studiava, anzi… quindici anni trascorsi al Cottolengo di Roma, dove, si potrebbe dire che ho vissuto nel nulla. Seicento persone separati in reparti. Il primo anno ero con bambine tutte più grandi di me, dal secondo anno fino a quando sono uscita sono stata all’infermeria Santa Benedetta, dove c’erano le persone più gravi che avevano bisogno di assistenza».
Nunzia da piccola | fonte: profilo social Nunzia Coppedè
Quando c’è stata la svolta?
«Dopo quindici anni. Anni in cui ho sempre contestato perché non volevo starci, e questo mi ha tenuto viva. Non pregavo, non facevo quello che le Suore, che gestivano la struttura, volevano. Per loro ero indemoniata e allora mi portavano a Lourdes. Ed è lì che ho incontrato una persona che mi ha parlato di Don Franco Monterubianesi, fondatore della Comunità di Capodarco. Gli ho scritto una lettera, e anche quello è stato complicato perché mi leggevano le lettere, ma sono uscita fuori all’atrio e l’ho affidata a una signora che è stata gentile e l’ha fatta arrivare nelle mani di Don Franco che è venuto subito a conoscermi e da lì io sono uscita… fuori».
Cosa hai trovato a fuori?
A Capodarco ho trovato un luogo completamente diverso. Ero con altre persone, intanto erano uomini e donne, non certo 600 ma molti di meno ed erano lì che dovevano fare un corso di formazione per imparare un mestiere. Un ambiente dove io non ero ritenuta numero e non erano gli altri che pensavano cosa dovevo fare io ma anzi l’opposto, tutti si aspettavano che io facessi qualcosa di importante per me e …l’ho fatto!
Devo dire la verità, quando sono uscita dall’istituto era il buio! Sapevo solo che non volevo stare più lì. Le regole dell’Istituto erano di chiusura e di esclusione, mentre a Capodarco tutti puntavano sul fatto che tu prendessi in mano la tua vita.
Qual è stata la prima cosa che hai fatto?
Una delle prime cose che ho fatto è stata quella di denunciare l’istituto in tutti i modi possibili e immaginabili. Come prima mi ha tenuto viva la contestazione all’interno dell’istituto, dopo mi ha spinto ad andare avanti il fatto di capire che ero in un ambiente che mi avrebbe permesso di riprendermi in mano la mia vita.
E la Calabria? Quando arriva il momento della Calabria?
Nel 1975 è venuto Padre Ignazio, un sacerdote di Catanzaro, e poi anche un gruppo di scout da Lamezia. Padre Ignazio era venuto a chiedere se potessimo far venire a Capodarco delle persone di Catanzaro che stavano sempre chiuse dentro casa e che andavano solo a Lourdes. Così è sorta l’idea di poter fare un progetto in Calabria, piuttosto che trasferire le persone nelle Marche. I primi a venire in Calabria siamo stati io e don Giacomo Panizza, con gli scout abbiamo fatto un campo a Buturo, un villaggio nel comune di Albi nella Sila catanzarese, e poi lo stesso anno, in estate, praticamente un meso dopo, a Sant’Irene di Briatico c’è stato un altro campo. Ci siamo ritrovati tutti lì e da lì poi abbiamo invitato a venire le persone della Calabria a Capodarco per imparare un mestiere.
Cosa ti ha fatto capire che quella era la svolta e anche la scelta di una comunità che ti si stava affidando?
Questo fatto che io fin dall’inizio mi fossi ritrovata coinvolta, dentro di me mi ha aiutato a scegliere. C’era il fatto che era un progetto dove io mi sono trovata coinvolta fin dal primo momento ed era una cosa dove io c’ero. C’ero, non era una cosa che mi veniva calata in testa e questo ha fatto sì che io scegliessi la Calabria senza nessun dubbio.
Quest’anno facciamo 50 anni, sono 50 anni che sono in Calabria, è difficile dire che non sono calabrese, nel senso che è una vita. Non mi sono mai pentita di questa scelta, la riferirei anche oggi.
La vita comunitaria mi ha dato prima la forza di tirare fuori tutto quello che potevo di me stessa, di lavorare anche su me stessa per capire, per migliorare, per poter continuare a fare altre scelte. A un certo punto ho scelto di fare lo sportello per i diritti e io avevo una terza media. Ho studiato e mi sono trovata ai tavoli dove si sono scritte Leggi. Insomma, a un certo punto quasi quasi non ci crede più nessuno che sono autodidatta, però ho sempre avuto questa grande voglia di compensare anche tutto quel periodo in cui mi ero annullata completamente.
Cosa si mette nel cartello del lascito in termini di valori dopo cinquant’anni di Comunità?
Mi sembra che questa cosa dell’accoglienza, comunque di cercare di trasmettere i valori dello stare insieme in un certo modo, dove ognuno può esprimere sé stesso, mi sembra che siano importanti, che vengano in qualche modo trasmessi. Anche se la trasmissione agli altri è complicata.
Io mi accorgo anche adesso che noi siamo diventati ormai in tanti, abbiamo un altro stile di vita, non siamo più quelli di prima. E noi ci portiamo dietro questa esperienza, ma quanto è difficile farla capire a chi arriva adesso!
La vita di oggi sembra che ti dia tutto, che ti mette tutto a disposizione e in qualche modo secondo me ti impedisce di vivere a fondo perché i valori rischiano di essere altri.
Com’è cambiata secondo te la percezione della disabilità negli anni, nel tempo? Come l’hai vista cambiare e come hai contribuito anche a cambiare questo sguardo che c’è sulle persone con disabilità?
È cambiato moltissimo e io sono consapevole di essere una degli artifici e non solo per la Calabria, di questo ne sono consapevole perché ci sono stata dentro in tutti i movimenti, anche nazionali, perché in tutti i tavoli abbiamo discusso queste cose, perché vedo che mi accorgo di conoscere sempre prima degli altri le modifiche a Leggi e proposte.
Certo in questo il giro della FISH è stato molto importante e anche il giro del DPI, Disabile People International, perché il DPI mi ha portato anche all’estero, per cui mi ha fatto conoscere anche molte esperienze di vita indipendente. Spagna, Germania, Austria, Grecia, Inghilterra, sono stata dappertutto e per cui ho visto cosa c’è fuori e cosa c’è qui.
E poi tutto il lavoro che si è fatto con la FISH all’interno del Governo. Oggi si parla di progetti di vita, progetti personalizzati, ma, l’ho messo pure sul nostro sito internet, il primo corso che abbiamo fatto noi qui, in questa sede (Siamo a Via dei Bizantini a Lamezia Terme – Palazzo Pensieri e Parole), è del 2004: corso di formazione da enti pubblici e enti privati, con il Comune, le associazioni, le famiglie. Oggi ne stiamo raccogliendo un pochino i frutti, perché comunque stiamo ancora lavorando per questo.
IL TEATRO COME ATTO DI RESPONSABILITÀ CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE
2 MARZO 2026 – ORE 19.00 TEATRO GRANDINETTI – LAMEZIA TERME (CZ) – INGRESSO LIBERO
Il 2 marzo 2026, alle ore 19.00, il Teatro Grandinetti ospiterà, con ingresso libero, Parole di pietra e lacrime di sale, una performance collettiva promossa dal Centro Antiviolenza Demetra di Lamezia Terme e scritta e diretta da Nadia Donato, con l’aiuto regia di Adele Paola.
Il Centro antiviolenza Demetra è quotidianamente impegnato nel contrasto alla violenza di genere e nel sostegno alle donne che intraprendono percorsi di fuoriuscita dalla violenza.
Al centro della serata vi sono le donne che hanno denunciato. Donne che hanno scelto di rompere il silenzio, di esporsi, di attraversare la paura per affermare un principio fondamentale: la violenza non è un destino, non è una colpa, non è una vergogna da nascondere.
Le donne protagoniste non recitano ma portano memoria. E nel farlo compiono un atto pubblico di responsabilità.
Accanto a loro, le professioniste e le operatrici che ogni giorno contrastano la violenza di genere attraverso l’ascolto, la tutela legale, il supporto psicologico, la protezione e l’accompagnamento nei percorsi di autonomia. Un’alleanza concreta, costruita nel tempo, che trasforma il dolore individuale in impegno collettivo.
Durante la serata saranno presentati i dati relativi a un anno di attività ma anche i dati aggregati del lungo periodo.
«I sedici anni di attività del Centro Antiviolenza Demetra – dice Francesca Fiorentino, Presidente dell’Associazione Mago Merlino, capofila del CAV – non sono solo numeri, ma storie: vite che hanno chiesto aiuto, donne che hanno intrapreso percorsi e che si sono date la possibilità di una rinascita». «Numeri che ci danno l’opportunità di leggere – continua – anche come cambiano le culture sociali dei territori e, in questo caso, del nostro».
Parole di pietra e lacrime di sale è un’opera che mette lo spettatore nella condizione di interrogarsi su un problema sociale che coinvolge tutti e tutte perché il contrasto alla violenza di genere non può essere delegato a pochi. È una responsabilità condivisa che riguarda le istituzioni, la società civile, gli uomini e le donne.
«Questa iniziativa nasce dal territorio e al territorio si rivolge, – conclude la Fiorentino – affinché il teatro diventi spazio di coscienza civile e luogo di scelta. Perché davanti alla violenza non esiste neutralità: esiste solo la responsabilità di decidere da che parte stare».
Numerose le collaborazioni che sostengono e hanno contribuito artisticamente alla messa in scena di Parole di Pietra e lacrime di sale: I Vacantusi, Associazione Senza Nodi, New Academy Jazz, A regola d’Arte di Tiziana De Matteo, Lions Lamezia Terme, Casa dello Spettacolo.
Per le coreografie: Adele Paola, Ramona Rotundo, Giorgia Conte
Per le immagini d’arte: Valeria Notaro
Attrice: Patrizia Anania
Ballerina: Melania Cittadino
Cantanti: Daniela Mazza, Elisabetta Parisi
Per informazioni: centrodemetra@gmail.com | cell. 327 7872647
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